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Disegno Criminoso — Anno 2024

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549 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Disegno Criminoso

Provvedimenti

Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di porto d'armi e associazione mafiosa. La sentenza sottolinea che, per applicare l'istituto del disegno criminoso, non è sufficiente una generica tendenza a delinquere, ma è necessaria la prova di un'unica e programmata deliberazione iniziale che unisca tutte le condotte. La distanza temporale e la mancanza di un nesso finalistico specifico tra i reati sono stati elementi decisivi per escludere tale unicità.
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Spaccio lieve entità: la valutazione del giudice
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata, confermando la condanna per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di droga (249 dosi di cocaina) e di denaro (15.000 euro) rinvenuti. È stato inoltre negato il riconoscimento della continuazione con un precedente reato, poiché il lungo periodo di detenzione intercorso tra i fatti è stato ritenuto idoneo a interrompere il disegno criminoso.
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Disegno criminoso: spaccio e resistenza, la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte ha escluso il riconoscimento del disegno criminoso tra i due reati, qualificando la resistenza come una reazione estemporanea e non come parte di un piano deliberato in anticipo, confermando così la decisione dei giudici di merito.
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Reato continuato: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava il riconoscimento del reato continuato a un ex presidente di banca condannato per due distinti fallimenti. La Suprema Corte ha stabilito che, per valutare l'esistenza di un unico disegno criminoso, non è sufficiente un esame formale dei capi d'imputazione, ma è necessario un 'esame globale' e approfondito di tutte le condotte, dei loro legami e del contesto complessivo, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Reato continuato: quando non si applica la disciplina
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che applicava il reato continuato tra il porto illegale di un'arma e la successiva calunnia contro gli agenti. Secondo la Corte, la calunnia non faceva parte del piano originario, ma era una reazione estemporanea e imprevedibile all'arresto, rendendo impossibile configurare un unico disegno criminoso.
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Reato continuato: limiti del giudice dell’esecuzione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato a due sentenze per estorsione separate da circa tre anni. La Corte ha stabilito che una notevole distanza temporale indebolisce la presunzione di un unico disegno criminoso e ha ribadito che il giudice dell'esecuzione non può basare la sua decisione su fatti diversi da quelli accertati nelle sentenze irrevocabili.
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Reato continuato: no a reingressi occasionali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24774/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra due violazioni del divieto di reingresso in Italia. La Corte ha stabilito che la mera successione di reati, anche se funzionali ad altri illeciti, non basta a configurare l'unicità del disegno criminoso se le condotte appaiono occasionali e prive di una programmazione unitaria iniziale.
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Continuazione reato: no se manca disegno criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione della sorveglianza speciale, che chiedeva l'applicazione della continuazione reato con un altro episodio simile. La Corte ha confermato la decisione di merito, stabilendo che la mancanza di un unico disegno criminoso e la presenza di motivazioni estemporanee per le singole violazioni impediscono di riconoscere il vincolo della continuazione, anche a fronte di reati omogenei.
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Omessa dichiarazione: la Cassazione e gli oneri
Un imprenditore del settore automobilistico è stato condannato per omessa dichiarazione fiscale. In Cassazione, ha contestato il calcolo dell'IVA sui veicoli importati e il diniego delle attenuanti generiche, basato anche sul suo silenzio processuale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando che l'onere di provare il pagamento dell'IVA all'estero grava sull'imputato. Pur riconoscendo come errore la valutazione del silenzio, ha ritenuto che altri fattori, come i precedenti penali e la mancata riparazione del danno, giustificassero ampiamente la decisione dei giudici di merito.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva di riconoscere la continuazione tra reati, specificamente tra la partecipazione a un'associazione di tipo mafioso e un'estorsione commessa successivamente. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per applicare la continuazione tra reati in questo contesto, non basta un generico proposito criminale. È indispensabile dimostrare che il reato-fine (l'estorsione) fosse già stato programmato nelle sue linee essenziali al momento dell'ingresso del soggetto nell'associazione criminale. In assenza di tale prova, i reati restano distinti.
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Continuazione del reato: esclusa per evasioni distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per evasione. La richiesta di applicare la continuazione del reato tra due episodi di evasione è stata respinta a causa del notevole lasso di tempo intercorso, che esclude un medesimo disegno criminoso. È stata negata anche la particolare tenuità del fatto a causa dei gravi precedenti dell'imputato.
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Doppia conforme: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di tre imputati, condannati in primo e secondo grado per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha applicato il principio della "doppia conforme", stabilendo che i motivi di ricorso rappresentavano un tentativo inammissibile di ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità. La sentenza conferma quindi le condanne e chiarisce i limiti del sindacato della Cassazione in presenza di due decisioni di merito concordanti.
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Disegno criminoso: quando non c’è continuazione
Un ricorso viene dichiarato inammissibile dalla Cassazione. L'imputato sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso tra un tentato furto e precedenti reati di rapina, motivati dalla necessità di finanziare la dipendenza da alcol. La Corte esclude tale vincolo per la distanza temporale, la diversa natura dei reati e l'occasionalità del furto, ribadendo che la dipendenza da sola non configura un disegno criminoso unitario.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi a distanza di anni. L'ordinanza sottolinea che un notevole lasso temporale e la diversa natura dei crimini, come un reato di spaccio seguito dall'adesione a un'associazione criminale, escludono la sussistenza di un medesimo disegno criminoso iniziale, configurando invece autonome risoluzioni criminali.
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Continuazione tra reati: quando viene negata?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La decisione si fonda sulla mancanza di prova di un medesimo disegno criminoso e sulla notevole distanza temporale (oltre due anni) tra i reati, considerati espressione di autonome risoluzioni criminali piuttosto che di un unico progetto.
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Reato continuato: quando il tempo lo esclude
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del reato continuato tra sentenze per reati di droga commessi a distanza di anni. Secondo la Corte, un significativo lasso temporale tra i fatti può interrompere l'unicità del disegno criminoso, indicando che i reati successivi derivano da una nuova e autonoma decisione criminale, escludendo così i benefici del reato continuato.
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Continuazione tra reati: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale che negava il riconoscimento della continuazione tra reati di spaccio e detenzione di stupefacenti, giudicati con sentenze diverse. Secondo la Corte, il giudice dell'esecuzione ha errato nel non valutare adeguatamente la sovrapposizione temporale e il nesso finalistico tra le condotte, elementi chiave per identificare un unico disegno criminoso.
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Disegno criminoso: quando non si applica il reato
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una persona condannata per diversi furti, la quale chiedeva il riconoscimento del reato continuato. Secondo la Corte, la notevole distanza temporale e geografica tra i reati, unita alla diversità dei complici, non configura un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità a delinquere, escludendo così l'applicazione del più favorevole istituto della continuazione.
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Continuazione reati: limiti del giudice esecutivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reati in fase esecutiva per diverse sentenze definitive. La Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può concedere la continuazione se questa è già stata esplicitamente negata dal giudice del processo (c.d. giudice della cognizione), poiché tale decisione ha efficacia preclusiva.
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Reato continuato: quando non è riconosciuto dalla Corte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23420/2024, ha negato il riconoscimento del reato continuato per una serie di episodi di spaccio commessi nell'arco di quasi tre anni. La Corte ha stabilito che la notevole distanza temporale tra i delitti e le interruzioni dovute ad arresti e detenzione sono elementi che escludono l'esistenza di un unico e preordinato disegno criminoso, anche in presenza di reati omogenei e di un comune movente economico.
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