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Disapplicazione — Anno 2025

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109 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Rimborso IRBA: a chi chiederlo? Cassazione decide
Una società energetica ha richiesto a una Regione la restituzione dell'Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione (IRBA). La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3774/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il punto cruciale della decisione è la legittimazione passiva: per ottenere il rimborso IRBA, l'azione legale deve essere intentata contro l'Agenzia delle Dogane, che gestisce il tributo a livello nazionale, e non contro la Regione, che agisce solo come ente collettore. Citare in giudizio l'ente sbagliato comporta l'inammissibilità della domanda.
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Imposta Regionale Benzina: illegittima per la Cassazione
Una società petrolifera ha impugnato un avviso di pagamento per l'Imposta Regionale Benzina (IRBA) non versata, nonostante avesse delegato il pagamento al proprio fornitore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, dichiarando l'IRBA incompatibile con la normativa dell'Unione Europea. La Corte ha stabilito che, in assenza di una 'finalità specifica' (come quella ambientale), un'imposta di questo tipo non può essere aggiunta a prodotti già soggetti ad accisa. Di conseguenza, la normativa nazionale è stata disapplicata, annullando la pretesa fiscale anche per le annualità passate.
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Imposta sulla benzina: la Cassazione la annulla
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un avviso di pagamento relativo all'imposta sulla benzina (IRBA). Il tributo è stato giudicato incompatibile con la Direttiva UE 2008/118/CE perché privo di una "finalità specifica" che andasse oltre il generico finanziamento del bilancio regionale. La Corte ha stabilito che i giudici nazionali devono disapplicare la normativa interna in contrasto, incluse le clausole che miravano a preservare le obbligazioni tributarie passate.
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Rimborso imposta benzina: a chi chiedere il rimborso?
Una società di servizi automobilistici ha richiesto il rimborso dell'imposta regionale sulla benzina (IRBA) per il 2019, sostenendone l'incompatibilità con il diritto UE. La Corte di Cassazione, confermando tale incompatibilità, ha stabilito un principio fondamentale: la domanda di rimborso deve essere rivolta esclusivamente all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e non alla Regione destinataria del gettito. La sentenza ha quindi annullato la decisione precedente e dichiarato inammissibile il ricorso originario, poiché presentato contro l'ente sbagliato.
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Rimborso imposta benzina: Cassazione e diritto UE
Una società di distribuzione carburanti ha richiesto il rimborso dell'imposta regionale sulla benzina (IRBA) versata tra il 2015 e il 2020, sostenendone l'incompatibilità con la direttiva europea 2008/118/CE. La Corte di Cassazione, con la sentenza 3787/2025, ha accolto il ricorso, stabilendo che l'IRBA è illegittima perché priva di una 'finalità specifica' richiesta dal diritto UE. La Corte ha inoltre chiarito che la legittimazione passiva per le azioni di rimborso spetta esclusivamente all'Agenzia delle Dogane e non alla Regione, disponendo quindi il rimborso imposta benzina a favore della società.
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Rimborso IRBA: Cassazione chiarisce a chi chiederlo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3786/2025, ha stabilito l'illegittimità dell'Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione (IRBA) per contrasto con la normativa europea. La Corte ha chiarito che, nonostante l'abrogazione della norma prevedesse di far salvi gli effetti passati, tale clausola va disapplicata per il primato del diritto UE. Di conseguenza, i contribuenti hanno diritto al rimborso IRBA per le somme versate negli anni 2013-2020. La sentenza ha inoltre risolto un punto cruciale: la legittimazione passiva per le azioni di rimborso spetta esclusivamente all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, e non alle Regioni, data la natura erariale del tributo e la gestione centralizzata dell'accertamento e della riscossione.
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Potere del giudice penale: i limiti alla disapplicazione
Un cittadino viene condannato per reati edilizi e ambientali. Nel suo ricorso alla Corte di Cassazione, contesta la legittimità della costituzione di parte civile del Comune, sostenendo un vizio nella procura rilasciata dal vicesindaco. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, cogliendo l'occasione per definire con precisione i confini del potere del giudice penale di disapplicare un atto amministrativo. La sentenza stabilisce che tale potere è eccezionale e non può essere esercitato per vizi che riguardano il mero esercizio di un potere esistente, ma solo in caso di assoluta carenza di potere. Gli altri motivi, volti a una rilettura delle prove, sono stati dichiarati inammissibili.
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Ricorso in Cassazione: motivi nuovi e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché basato su motivi nuovi, non sollevati nel precedente grado di appello. La sentenza ribadisce che il ricorso in cassazione non può essere utilizzato per introdurre censure non discusse in precedenza, confermando la condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali.
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Raccolta scommesse illegale: onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un operatore condannato per raccolta scommesse illegale per conto di una società estera. La Corte ha stabilito che spetta all'imputato l'onere di provare la presunta natura discriminatoria della normativa nazionale rispetto al diritto UE, che avrebbe impedito alla società estera di ottenere la concessione. In assenza di tale prova, la condanna è legittima.
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Rivalsa IVA: la Cassazione tutela il fornitore
Una società di servizi, dopo aver pagato l'IVA accertata dall'Agenzia delle Entrate per prestazioni inizialmente fatturate in esenzione, ha agito in giudizio per recuperare tale importo dal proprio cliente. I giudici di primo e secondo grado avevano negato questo diritto, applicando una vecchia normativa nazionale. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il divieto di rivalsa IVA era contrario al principio di neutralità dell'IVA sancito dal diritto dell'Unione Europea. Pertanto, il giudice nazionale ha il dovere di disapplicare la norma interna e riconoscere il diritto del fornitore di recuperare l'imposta, garantendo che il peso del tributo ricada sul consumatore finale e non sull'impresa.
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Conguaglio bollette acqua: limiti alla retroattività
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha chiarito i limiti del conguaglio bollette acqua per periodi passati. La sentenza stabilisce che le richieste di adeguamento tariffario sono legittime solo se basate sulle regole in vigore al momento del consumo. Una nuova delibera dell'autorità di settore non può introdurre retroattivamente nuovi criteri di costo, ma può solo consentire la liquidazione di somme già dovute secondo il sistema tariffario precedente, tutelando così l'affidamento degli utenti.
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Società non operative: ricorso del Fisco inammissibile
Una società contribuente ottiene la disapplicazione della disciplina sulle società non operative. L'Amministrazione Finanziaria ricorre in Cassazione, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile per vizi procedurali, tra cui la mancata specificità dei motivi e la violazione del principio di autosufficienza. La Corte conferma la decisione di secondo grado favorevole alla società.
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Giurisdizione usi civici: la Cassazione decide
Cittadini agiscono per proteggere terreni a uso civico da un progetto eolico e da atti di privatizzazione. La Cassazione, risolvendo il conflitto di giurisdizione, stabilisce la competenza del Commissario per la liquidazione degli usi civici, e non del giudice amministrativo, poiché la questione centrale è l'accertamento della natura demaniale dei terreni (qualitas soli), che costituisce la premessa logica della controversia sulla giurisdizione usi civici.
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Discriminazione stranieri bonus: no a residenza lunga
La Corte di Cassazione ha confermato il carattere discriminatorio di due delibere di una Regione che imponevano lunghi periodi di residenza (5 o 10 anni) per l'accesso di cittadini stranieri a un 'bonus bebè' e un 'bonus affitti'. La Corte ha stabilito che tale requisito di residenza prolungata viola il principio di parità di trattamento sancito dalla normativa nazionale ed europea, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato la rimozione della clausola discriminatoria. Si tratta di un'importante pronuncia sulla discriminazione stranieri bonus.
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Avviso di accertamento motivato: basta il rinvio?
Una società contesta un avviso di accertamento IMU, sostenendo una carenza di motivazione. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che un avviso di accertamento motivato tramite il semplice rinvio a una delibera comunale pubblica è legittimo. Viene inoltre chiarito che spetta al contribuente l'onere di provare, con elementi oggettivi, un valore inferiore dell'immobile rispetto a quello determinato dal Comune.
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Inquadramento lavoratore pubblico: la Cassazione decide
Un lavoratore pubblico, dopo il trasferimento a un nuovo ente, ha richiesto un superiore inquadramento lavoratore pubblico basato su un accordo sindacale stipulato con il precedente datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un atto di inquadramento è inefficace se adottato dal precedente datore di lavoro quando il rapporto di lavoro è già cessato. La titolarità del rapporto al momento dell'atto è risultata decisiva, indipendentemente dall'efficacia retroattiva dell'accordo sindacale. La Corte ha anche escluso un'automatica equivalenza tra le mansioni previste dai diversi contratti collettivi.
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Retribuzione ferie: l’indennità di turno va inclusa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'amministrazione comunale, confermando il diritto di alcuni agenti di polizia locale a percepire l'indennità di turno anche durante le ferie. La decisione si fonda sul principio del diritto dell'Unione Europea secondo cui la retribuzione ferie deve essere complessiva e non inferiore a quella ordinaria, per evitare di dissuadere i lavoratori dal fruire del loro diritto al riposo. Qualsiasi elemento retributivo intrinsecamente legato alle mansioni svolte deve quindi essere incluso nel calcolo.
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Concessioni demaniali e Diritto UE: stop alle proroghe
Una società che gestisce un resort balneare ha chiesto il rimborso di canoni ritenuti eccessivi. L'amministrazione statale ha risposto mettendo in dubbio la validità della concessione stessa. La Corte di Cassazione, analizzando la normativa sulle concessioni demaniali, ha confermato che le proroghe automatiche sono incompatibili con le direttive dell'Unione Europea. Ha stabilito che le leggi nazionali che le prevedono devono essere ignorate (disapplicate) a favore di gare pubbliche, senza più la necessità di dimostrare un "interesse transfrontaliero". La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Rimborso addizionale accisa: sì dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un consumatore finale a ottenere il rimborso addizionale accisa sull'energia elettrica dal proprio fornitore. La decisione si fonda sulla sopravvenuta dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma che istituiva tale tributo, rendendo il pagamento originario privo di causa e quindi ripetibile ai sensi dell'art. 2033 c.c. La Corte ha rigettato il ricorso della società energetica, stabilendo che l'azione di restituzione va correttamente intentata nei confronti di chi ha materialmente ricevuto la somma, ovvero il fornitore.
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Indennità di turno ferie: va inclusa nella busta paga?
Un infermiere ha citato in giudizio l'Azienda Sanitaria per cui lavorava, chiedendo che l'indennità di turno fosse inclusa nella sua retribuzione durante le ferie. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che, in base al diritto dell'Unione Europea, l'indennità di turno ferie è una componente fissa e continuativa della retribuzione. Escluderla potrebbe scoraggiare il lavoratore dal godere del suo diritto al riposo. Pertanto, la normativa nazionale che ne prevede l'esclusione deve essere disapplicata.
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