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Disapplicazione — Anno 2025

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109 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Scorrimento graduatorie: nessun diritto all’assunzione
Una candidata idonea in una graduatoria pubblica ha citato in giudizio l'Amministrazione per non essere stata assunta, dato che i posti erano stati coperti con mobilità e incarichi ad interim. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che lo scorrimento delle graduatorie è una scelta discrezionale della P.A. e non un diritto soggettivo del candidato. La legge, inoltre, privilegia la mobilità rispetto allo scorrimento, e l'eventuale illegittimità di altre nomine non genera un automatico diritto all'assunzione.
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Commercio itinerante: legittimo il divieto per tutela
Due società di commercio itinerante, sanzionate per aver operato in un'area storica protetta di una grande città, hanno impugnato il provvedimento sostenendo la violazione delle norme sulla libera concorrenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il divieto di commercio itinerante è legittimo quando motivato da ragioni di pubblico interesse, come la tutela del patrimonio storico e culturale. Tale tutela, secondo la Corte, costituisce un valido motivo per limitare la libertà di iniziativa economica, prevalendo sulle norme a tutela della concorrenza.
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Società di comodo: la Cassazione e i limiti al Fisco
Una società, classificata dal Fisco come 'società di comodo', ha impugnato l'avviso di accertamento fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte, richiamando una fondamentale sentenza della Corte di Giustizia UE, ha stabilito che la normativa nazionale è in contrasto con il diritto europeo. In particolare, il diritto alla detrazione del credito IVA non può essere negato solo perché non vengono raggiunte soglie di ricavo minime. La Cassazione ha annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto della reale operatività dell'impresa e dei principi europei.
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Società di comodo: no al blocco rimborsi IVA
La Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa italiana sulle società di comodo non può bloccare il diritto al rimborso del credito IVA. La decisione si fonda sull'incompatibilità della legge nazionale con la direttiva IVA dell'Unione Europea. Il caso riguardava una società del settore alberghiero a cui era stato negato un rimborso dopo che il suo principale bene strumentale era stato posto sotto sequestro penale, impedendole di raggiungere i ricavi minimi. La Corte ha chiarito che, per avere diritto al rimborso, è sufficiente dimostrare l'esercizio effettivo di un'attività economica, disapplicando la norma nazionale che prevede soglie di ricavi presuntive.
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Nullità sentenza tributaria: il caso della motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la nullità di una sentenza tributaria per grave carenza di motivazione. Il caso riguardava la richiesta di una società di disapplicare le norme antielusive sul riporto delle perdite in una fusione avvenuta durante un piano di ristrutturazione aziendale. I giudici di merito avevano accolto la richiesta della società, ma la loro sentenza è stata annullata perché si limitava ad affermare la non elusività dell'operazione senza analizzare nel dettaglio la sussistenza dei presupposti di legge. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione meramente apparente, che si risolve in clausole di stile, viola il 'minimo costituzionale' richiesto e determina la nullità della sentenza tributaria.
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Delibera tariffaria TARSU: quando è legittima?
Una società alberghiera contesta una tassa sui rifiuti (TARSU) ritenendo illegittima la delibera tariffaria del Comune per carenza di motivazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Comune, stabilendo che tali delibere, essendo atti a contenuto generale, non necessitano di motivazione specifica. Inoltre, conferma la legittimità di tariffe differenziate tra categorie con diversa potenzialità di produzione di rifiuti, come alberghi e abitazioni private. La sentenza di secondo grado, che aveva disapplicato la delibera, viene annullata con rinvio.
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Iscrizione Albo concessionari: obbligo per tutti i soci?
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per tributi locali (TARSU) emesso da un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI), sostenendo la sua illegittimità. Il motivo era che una delle imprese associate, incaricata di svolgere mere attività di supporto, non possedeva il requisito dell'iscrizione all'Albo dei concessionari per la riscossione dei tributi. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al contribuente. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'RTI. Ha stabilito il principio secondo cui, in un RTI di tipo misto, l'obbligo di iscrizione Albo concessionari riguarda solo le imprese che svolgono le attività principali di accertamento e riscossione, e non quelle che si limitano a fornire servizi secondari e di supporto.
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Disapplicazione atto amministrativo: i limiti del GO
Un comune si oppone a un decreto ingiuntivo emesso a favore di un altro comune per la ripartizione di spese elettorali, sostenendo l'illegittimità degli atti amministrativi sottostanti. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la disapplicazione di un atto amministrativo da parte del giudice ordinario non è ammessa quando l'atto costituisce il fondamento diretto del diritto vantato, e non un mero antecedente logico. In tali casi, l'atto deve essere impugnato dinanzi al giudice amministrativo.
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Pagamento COSAP: serve l’uso effettivo del suolo?
La Cassazione ha stabilito che per il pagamento COSAP non è sufficiente aver ottenuto una concessione, ma è necessario l'effettivo utilizzo del suolo pubblico. Un'azienda, pur avendo una concessione, non ha occupato l'area e la Corte ha annullato la richiesta di pagamento del Comune, disapplicando il regolamento locale contrastante con la legge nazionale.
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