Un detenuto di 86 anni, affetto da gravi patologie fisiche e decadimento cognitivo, ha richiesto la detenzione domiciliare per motivi di salute. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato l'istanza ritenendo la salute compatibile con il carcere sulla base di relazioni interne ed intercettazioni telefoniche, senza disporre una perizia medica. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che, di fronte a un quadro clinico grave e a un'età avanzata, il giudice deve disporre accertamenti medico-legali specialistici e attualizzati. Occorre infatti verificare che la carcerazione non violi il divieto di trattamenti inumani e il diritto alla salute, bilanciando tali tutelati principi con le esigenze di sicurezza della collettività.
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