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Dies A Quo — Anno 2024

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479 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Decadenza fondo di garanzia: quando agire in giudizio
Una lavoratrice si è vista negare l'accesso al Fondo di Garanzia INPS per le ultime retribuzioni non pagate dal datore di lavoro fallito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione dell'INPS sulla decadenza fondo di garanzia, ritenendo l'azione giudiziaria tardiva. La lavoratrice ha impugnato la decisione in Cassazione, ma il processo si è estinto per rinuncia al ricorso prima di una decisione nel merito, evidenziando l'importanza cruciale del rispetto dei termini per non perdere i propri diritti.
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Rinuncia al ricorso: quando il giudizio si estingue
Una lavoratrice ricorreva in Cassazione contro l'INPS dopo che la Corte d'Appello aveva dichiarato la decadenza del suo diritto a ricevere le ultime tre mensilità dal Fondo di Garanzia a seguito del fallimento del datore di lavoro. Tuttavia, a causa di eventi personali legati al suo difensore, la lavoratrice ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia accettata dalla controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciarsi nel merito della questione sulla decadenza.
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Decadenza pensione: i termini per agire contro INPS
Un cittadino si è visto negare il diritto alla pensione perché la sua azione legale è stata considerata tardiva. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, specificando che in caso di decadenza pensione, se non si presenta un ricorso amministrativo, il termine di tre anni per agire in giudizio deve essere esteso di 300 giorni, ovvero il tempo previsto per l'intero iter amministrativo. Questa proroga ha salvato il diritto del ricorrente.
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Assenza imputato detenuto: quando è legittima?
Un imputato, agli arresti domiciliari, contesta la validità del suo processo d'appello per frode, svoltosi in sua assenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la sua conoscenza certa, sebbene informale, dell'autorizzazione a partecipare all'udienza rendeva volontaria la sua assenza. La sentenza affronta il tema dell'assenza imputato detenuto, chiarendo che la mancata notifica formale non invalida il procedimento se la conoscenza del provvedimento è provata. Sono state rigettate anche le censure sulla prescrizione e sul calcolo della pena.
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Errore di fatto: quando il ricorso in Cassazione è nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso straordinario per errore di fatto, presentato da un coordinatore di un gruppo di volontari condannato per peculato. L'imputato sosteneva un errore nella data di consumazione del reato, cruciale per la prescrizione. La Corte ha chiarito che l'errore lamentato non era un 'errore percettivo' (una svista), ma un errore di valutazione dei fatti avvenuto nei gradi di merito, e come tale non sanabile tramite ricorso straordinario, che ha presupposti molto stringenti.
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Omesso versamento: quando decorre la prescrizione?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per l'omesso versamento dei contributi previdenziali. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sul calcolo della prescrizione, stabilendo che il termine decorre non dall'ultima omissione, ma dalla scadenza per il versamento dell'ultima mensilità, fissata al 16 gennaio dell'anno successivo. Questo principio rende più certo il calcolo dei tempi per l'estinzione del reato.
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Potere istruttorio ufficioso: legittima la CTU esterna
Una società produttrice ricorre in Cassazione contro una sanzione per evasione di accise sull'energia elettrica, contestando l'acquisizione di una perizia (CTU) da un altro giudizio civile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità del potere istruttorio ufficioso del giudice tributario. Tale potere consente di acquisire documenti esterni, come una CTU, non per sopperire a carenze probatorie della parte, ma per integrare gli elementi già agli atti e pervenire a una decisione fondata, nel rispetto del contraddittorio.
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Prescrizione pena pecuniaria: stop con l’iscrizione
Un condannato si opponeva al pagamento di una sanzione sostenendo l'avvenuta estinzione per decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione pena pecuniaria: il termine cessa di decorrere non con la notifica della cartella esattoriale al debitore, ma nel momento, antecedente, in cui lo Stato iscrive il proprio credito a ruolo. Questo atto manifesta in modo inequivocabile la volontà di riscuotere, bloccando definitivamente il cronometro della prescrizione.
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Termine notifica sanzione: quando inizia a decorrere?
Un datore di lavoro è stato sanzionato per l'impiego di un dipendente senza preventiva comunicazione. In seguito al ricorso, la Corte di Cassazione ha confermato la validità della sanzione, stabilendo che il termine notifica sanzione di 90 giorni non decorre dal giorno della violazione, ma dalla conclusione del procedimento di accertamento da parte dell'autorità. La congruità della durata dell'accertamento è una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità se ben motivata.
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Termine opposizione Fornero: notifica essenziale
Un lavoratore veniva licenziato senza motivazione. Dopo un'ordinanza a suo favore, la società, inizialmente assente (contumace), proponeva opposizione. La questione chiave era la decorrenza del termine per tale opposizione. La Cassazione, con la sentenza 22007/2024, ha chiarito che per la parte contumace, il termine opposizione Fornero decorre solo dalla notifica formale dell'ordinanza da parte del vincitore, applicando per analogia le regole del procedimento d'ingiunzione. La Corte ha così respinto il ricorso del lavoratore, confermando l'inefficacia del licenziamento con condanna a un'indennità risarcitoria.
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Prescrizione restituzione indebito: quando inizia?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30659/2024, chiarisce un punto cruciale sulla prescrizione restituzione indebito. Il caso riguarda un Ente Locale che chiedeva la restituzione di contributi versati a un Ente Previdenziale per un dipendente, a seguito di un licenziamento la cui illegittimità è stata poi ribaltata. La Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale non decorre dalla decisione amministrativa finale, ma dal momento in cui la sentenza che imponeva il pagamento è stata annullata dalla stessa Cassazione, poiché da quella data è sorto il diritto alla restituzione.
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Illecito permanente: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21696/2024, ha stabilito che la costruzione abusiva in prossimità della linea doganale costituisce un illecito permanente. Di conseguenza, la prescrizione non decorre dalla fine dei lavori, ma dalla cessazione della condotta illecita. Tuttavia, la Corte ha annullato la decisione di merito per non aver verificato adeguatamente la legittimazione passiva del soggetto sanzionato, ovvero se fosse effettivamente lui il responsabile della concessione.
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Gestione Separata avvocati: obbligo e sanzioni
Una professionista ha contestato la richiesta dell'INPS per contributi alla Gestione Separata relativi al 2009, dato il suo reddito inferiore a 5.000 euro e il versamento del contributo integrativo alla cassa di categoria. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di versare i contributi, specificando che solo quelli che generano una copertura pensionistica effettiva (e non il contributo integrativo) esonerano dall'iscrizione. Tuttavia, in linea con una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato le sanzioni civili per il periodo antecedente alla legge chiarificatrice del 2011.
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Iscrizione Gestione separata: no sanzioni per avvocati
Un professionista con reddito inferiore alla soglia per l'iscrizione alla cassa di categoria ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21682/2024, ha confermato l'obbligo di iscrizione ma ha annullato le sanzioni civili per l'anno 2010. La decisione si fonda su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità delle sanzioni per i periodi antecedenti a una specifica legge del 2011, data l'incertezza normativa del passato. Di conseguenza, il ricorso principale dell'ente previdenziale, che verteva sulla tipologia di sanzione da applicare, è stato dichiarato assorbito.
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Restituzione nel termine: errore sul termine di 30 giorni
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte di Appello che aveva erroneamente dichiarato tardiva una richiesta di restituzione nel termine. La Suprema Corte ha chiarito che il termine corretto per l'imputato giudicato in assenza, senza effettiva conoscenza del procedimento, è di 30 giorni e non 10. Questo principio era valido anche prima della Riforma Cartabia, correggendo così un evidente errore di diritto commesso dai giudici di secondo grado.
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Deposito ricorso cassazione: onere della prova e termini
Un'azienda sanitaria vede il suo ricorso dichiarato improcedibile per tardivo deposito ricorso cassazione. La Corte sottolinea che l'onere di provare la data dell'ultima notifica, per il calcolo dei termini, spetta al ricorrente. La mancata prova del fallimento di una prima notifica rende irrilevante una successiva rinnovazione.
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Termine Legge Pinto: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30142/2024, ha stabilito un principio cruciale sul termine Legge Pinto. In un caso di ritardato pagamento di un indennizzo precedentemente ottenuto, il termine semestrale per richiedere una nuova equa riparazione (il cosiddetto 'Pinto su Pinto') decorre dal momento dell'effettiva soddisfazione del credito, ovvero dal pagamento, e non dalla data di conclusione formale delle procedure esecutive o di ottemperanza. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni cittadini, ritenendolo tardivo perché presentato oltre sei mesi dopo aver ricevuto il pagamento, anche se le procedure giudiziarie collegate si erano concluse successivamente.
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Esenzione IMU immobili merce: non è retroattiva
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento IMU per il 2012 relativo a immobili invenduti, chiedendo l'applicazione retroattiva dell'esenzione per gli "immobili merce" introdotta dal 2014. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'esenzione IMU immobili merce non può essere applicata retroattivamente. La Corte ha sottolineato che le agevolazioni fiscali sono di stretta interpretazione e che il legislatore ha piena discrezionalità nel fissare la loro data di decorrenza, senza che ciò violi i principi costituzionali.
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Illecito permanente: quando scatta il termine CONSOB?
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di illecito permanente come le carenze in materia di antiriciclaggio, il termine di 180 giorni per la contestazione da parte dell'Autorità di vigilanza non decorre dalla prima acquisizione di documenti, ma dalla cessazione della condotta illecita. La sentenza ribalta una decisione della Corte d'Appello, che aveva annullato una sanzione per tardività, sottolineando che la natura continuativa della violazione sposta in avanti il momento dell'accertamento definitivo.
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Esenzione IMU immobili invenduti: non è retroattiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21425/2024, ha stabilito che l'esenzione IMU per gli immobili invenduti (beni-merce) non è retroattiva. Una società immobiliare aveva richiesto l'applicazione del beneficio per l'anno 2013, ma la Corte ha respinto il ricorso, affermando che la volontà del legislatore di far decorrere l'esenzione dal 2014 era chiara e insindacabile, escludendo ogni violazione costituzionale.
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