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Dies A Quo — Anno 2024

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479 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dies A Quo

Provvedimenti

Iscrizione Gestione Separata per professionisti
Un professionista, anche lavoratore dipendente, si opponeva alla richiesta di iscrizione e pagamento dei contributi alla Gestione Separata dell'ente previdenziale per i redditi da lavoro autonomo. La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata, chiarendo che la prescrizione dei contributi decorre dalla scadenza del termine per il pagamento e non dalla dichiarazione dei redditi. Tuttavia, accogliendo un motivo di ricorso, ha annullato le sanzioni civili per l'omessa iscrizione, in applicazione di una recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità delle stesse per i periodi antecedenti a una specifica norma del 2011.
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Prescrizione rivalutazione contributiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32646/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che fissava l'inizio della prescrizione alla data di pensionamento del lavoratore. Secondo i giudici supremi, il termine di prescrizione decennale decorre non automaticamente dal pensionamento, ma dal momento in cui il lavoratore ha avuto, o avrebbe potuto avere, effettiva consapevolezza del danno derivante dall'esposizione qualificata all'agente nocivo. La Corte d'appello dovrà quindi effettuare un nuovo esame accertando in concreto tale momento.
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Difesa P.A. in giudizio: non vale per il lavoro in carcere
Un detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per differenze retributive relative al lavoro svolto in carcere. Il Ministero si è difeso tramite propri funzionari, eccependo la prescrizione del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che la facoltà di difesa P.A. in giudizio con proprio personale è limitata alle cause di pubblico impiego e non si applica al lavoro carcerario, che ha natura privatistica. Di conseguenza, la costituzione del Ministero e la relativa eccezione di prescrizione sono state dichiarate invalide, con la condanna dell'amministrazione al pagamento dell'intera somma richiesta.
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Lavoro carcerario: difesa del Ministero non valida
Un ex detenuto ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per differenze retributive relative al lavoro carcerario svolto. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la difesa del Ministero nel primo grado di giudizio era proceduralmente nulla. Il Ministero si era costituito tramite un proprio funzionario, ma la Corte ha chiarito che il lavoro carcerario configura un rapporto di diritto privato, per il quale è necessaria la difesa dell'Avvocatura dello Stato. Di conseguenza, l'eccezione di prescrizione sollevata dal Ministero è stata invalidata, portando alla condanna al pagamento delle somme richieste.
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Prescrizione contributi: il DPCM sposta la decorrenza
Un professionista si opponeva a una richiesta di contributi previdenziali per la Gestione Separata, ritenendola prescritta. La Corte d'Appello gli dava ragione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte ha stabilito che il termine per la prescrizione contributi non decorre dalla scadenza originaria, ma da quella posticipata da un DPCM. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale era tempestiva e il debito non era estinto.
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Prescrizione surroga INPS: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32178/2024, ha chiarito la natura della prescrizione surroga INPS per il recupero del TFR. L'Ente previdenziale, surrogandosi nei diritti del lavoratore, beneficia dello stesso termine di prescrizione. Se il diritto del lavoratore è accertato con sentenza passata in giudicato, il termine si estende da quinquennale a decennale. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito che, erroneamente, aveva ritenuto la sentenza tra lavoratore e datore come 'res inter alios acta', non influente ai fini della prescrizione.
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Mancata richiesta NASPI: il nesso causale è escluso
Un lavoratore, licenziato dopo un lungo periodo di sospensione, ha citato in giudizio l'ex datore di lavoro per il risarcimento dei danni, inclusa la perdita dell'indennità di disoccupazione (NASPI). La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la causa diretta del danno economico era la stessa omissione del lavoratore. La mancata richiesta NASPI da parte del dipendente interrompe il nesso causale con qualsiasi presunta condotta illecita dell'azienda, rendendo quest'ultima non responsabile per la perdita del sussidio.
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Prescrizione restituzione: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31864/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla prescrizione restituzione di somme versate in esecuzione di una sentenza di primo grado poi riformata in appello. Il caso riguardava una società che, dopo molti anni dalla riforma della sentenza, aveva richiesto a un ex dipendente la restituzione di una somma. La Corte ha chiarito che, in base alla normativa vigente (art. 336 c.p.c. post-riforma del 1990), il termine di prescrizione decennale non decorre dal momento in cui la sentenza di appello diventa definitiva, ma dalla data della sua pubblicazione. Di conseguenza, la richiesta della società, avanzata oltre dieci anni dopo la pubblicazione della sentenza di riforma, è stata dichiarata prescritta.
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Interruzione del processo: quando inizia a decorrere?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, confermando l'estinzione del processo d'appello. La decisione chiarisce un punto cruciale sull'interruzione del processo: sebbene il termine per la riassunzione decorra dalla conoscenza legale dell'evento e non dall'evento stesso, in questo caso l'estinzione è stata confermata a causa dell'invalidità della riassunzione. Questa era stata effettuata da un avvocato privato che non aveva più il potere di rappresentare l'ente, essendo la difesa passata per legge all'Avvocatura dello Stato.
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Responsabilità medico convenzionato: la Cassazione
Un'Azienda Sanitaria Locale ha citato in giudizio un medico convenzionato per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da un'eccessiva prescrizione di farmaci. Il medico si è difeso sollevando diverse eccezioni, tra cui il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore della Corte dei Conti e la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo la natura della responsabilità del medico convenzionato. L'ordinanza ha stabilito che l'azione dell'ASL ha natura contrattuale e non di danno erariale, confermando la competenza del giudice ordinario e il termine di prescrizione decennale.
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Culpa in vigilando: Cassazione conferma sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato le sanzioni amministrative a carico di due ex membri del collegio sindacale di un intermediario finanziario. Il caso riguarda la loro responsabilità per culpa in vigilando in relazione a gravi irregolarità nella prestazione di servizi di investimento e nella gestione di ordini. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, ritenendoli inammissibili in quanto miravano a un riesame del merito dei fatti, attività preclusa in sede di legittimità.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
Un medico specializzando ha citato in giudizio lo Stato per la mancata remunerazione relativa ai corsi di specializzazione frequentati tra il 1986 e il 1990. La Corte d'Appello aveva dichiarato il diritto prescritto. La Corte di Cassazione, confermando la decisione, ha ribadito che il termine decennale di prescrizione per i medici specializzandi decorre dal 27 ottobre 1999, dichiarando di conseguenza il ricorso inammissibile in quanto contrario a una giurisprudenza ormai consolidata.
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Responsabilità da contatto sociale: i limiti del notaio
Una promissaria acquirente ha citato in giudizio un notaio per un'errata iscrizione ipotecaria e un altro professionista per negligenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo i confini della responsabilità da contatto sociale. La responsabilità del notaio verso la danneggiata, terza estranea all'atto specifico, è stata qualificata come extracontrattuale e quindi prescritta, non rientrando la signora nella categoria dei "terzi protetti". La richiesta contro l'altro professionista è stata respinta per assenza di nesso causale.
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Azione di regresso INAIL: quando inizia la prescrizione
La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Istituto, confermando che l'azione di regresso INAIL si prescrive in tre anni dalla liquidazione dell'indennizzo se non viene avviato un procedimento penale per lesioni colpose. Un'azione per sole violazioni antinfortunistiche non sposta il termine.
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Prescrizione danni investimenti: quando decorre?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio cruciale sulla prescrizione danni investimenti. In un caso di perdite su obbligazioni a seguito del default dell'emittente, la Corte ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento non decorre dalla data dell'investimento, ma dal momento in cui il danno patrimoniale si è manifestato in modo concreto e oggettivamente percepibile, ovvero dal default della società emittente. La sentenza protegge gli investitori, riconoscendo che il diritto al risarcimento sorge solo quando la perdita diviene effettiva.
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Impugnazione tardiva: decorrenza termini e competenza
La Corte di Cassazione chiarisce un importante principio sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione di una misura cautelare. In caso di conflitto di competenza risolto a favore del giudice che aveva emesso l'atto, il termine per l'impugnazione tardiva decorre dalla notifica della sentenza della Cassazione che stabilisce la competenza. Un'istanza di riesame presentata oltre tale termine è inammissibile.
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Termine breve impugnazione: conta la ricezione!
A seguito di una richiesta di risarcimento danni per una caduta causata da una buca stradale, un Comune veniva condannato in primo grado. L'ente pubblico proponeva appello, ma questo veniva dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo un punto fondamentale sul termine breve impugnazione: il calcolo dei 30 giorni per impugnare decorre dalla data di ricezione della notifica della sentenza, non dalla data di spedizione. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per essere esaminata nel merito.
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Interruzione processo e società estinta: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che non può esserci interruzione del processo se una delle parti, una società, era già estinta prima dell'inizio della causa. Un'azione legale promossa da un'entità inesistente è radicalmente viziata. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato l'estinzione del giudizio per tardiva riassunzione, stabilendo che l'interruzione si applica solo per eventi sopravvenuti nel corso del giudizio. Di conseguenza, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, essendo venuto meno il titolo esecutivo originario.
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Clausola risolutiva espressa: come si esercita?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva dichiarato risolto un contratto di affitto di ramo d'azienda. La Corte ha stabilito che il giudice non può basare la risoluzione per inadempimento su una violazione (mancato pagamento dei canoni) diversa da quella specificamente contestata dalla parte che si è avvalsa della clausola risolutiva espressa (mancato pagamento dei conguagli). Tale operato costituisce una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (extrapetizione).
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