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Detenzione Di Stupefacenti

161 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato che punisce chi possiede sostanze stupefacenti illegali. La pena varia a seconda che la detenzione sia per uso personale o finalizzata alla vendita (spaccio).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione di Stupefacenti: L’Appello Respinto, non è Lieve Entità
Un Lavoratore è stato condannato per **detenzione di stupefacenti** (166 grammi di cocaina) destinata allo spaccio. La droga era nascosta in un'intercapedine nel giardino della sua abitazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, escludendo la possibilità di considerare il fatto di lieve entità, data la quantità di droga (675 dosi) e la sua partecipazione attiva. La Corte ha anche respinto le richieste di qualificare il fatto come favoreggiamento o di applicare attenuanti generiche, poiché il Lavoratore si era sottratto a una misura cautelare. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile per Spaccio
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di stupefacenti (cocaina e hashish) con l'intento di spaccio. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la piccola quantità di hashish non avesse rilevanza penale e chiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni generiche e ha confermato che la sostanza era già divisa in dosi e che erano stati trovati strumenti per il confezionamento. La quantità e qualità della cocaina escludevano la lieve entità. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per **detenzione di stupefacenti** (20 grammi di cocaina destinati allo spaccio), resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e la valutazione delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati dal Ricorrente erano ripetitivi, generici e tentavano di reinterpretare i fatti già esaminati. La Corte ha confermato che la qualificazione della condotta come spaccio non richiede la quantificazione del principio attivo e che la fuga e la colluttazione con i militari erano elementi validi per la condanna. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Lieve Entità negata, resistenza confermata
Un individuo è stato arrestato in flagranza per detenzione di stupefacenti (cocaina e hashish) e per resistenza a pubblico ufficiale con lesioni aggravate. Gli è stata applicata la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura, respingendo l'istanza difensiva che chiedeva di qualificare la detenzione di stupefacenti come di lieve entità e contestava le lesioni. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto corretta la valutazione che escludeva la lieve entità, data la varietà e quantità delle sostanze e i precedenti. Ha anche confermato la resistenza, considerando la condotta violenta complessiva dell'arrestato.
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Detenzione di stupefacenti tra peso e spaccio: no alla lieve entità
L'Imputato deteneva circa 159 grammi di sostanza stupefacente insieme a materiale per la pesatura e il confezionamento in dosi. I giudici di merito hanno condannato il soggetto escludendo l'uso personale e negando l'ipotesi della lieve entità, ravvisando una piena destinazione alla vendita. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la derubricazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la detenzione di stupefacenti con bilancini e dosi pronte dimostra una chiara capacità di diffusione sul mercato illegale. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Condanna per Droga Confermato
Un individuo, condannato per detenzione e cessione di eroina, ha presentato ricorso alla Suprema Corte contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la sua colpevolezza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che il ricorso riproponeva argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti, senza confrontarsi adeguatamente con le motivazioni della sentenza impugnata. La condanna è stata quindi confermata, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Confisca di denaro e spaccio: la Cassazione annulla il sequestro
Un uomo ha concordato una pena tramite patteggiamento per la detenzione di circa cinque grammi di cocaina e per altre infrazioni. Il giudice di merito ha ordinato la confisca della somma di denaro trovata in suo possesso, qualificandola come guadagno del reato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per contestare il sequestro dei contanti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la misura patrimoniale senza rinvio. I giudici hanno chiarito che la semplice detenzione di droga non genera in modo automatico un guadagno illecito. Di conseguenza, la confisca di denaro e spaccio non può applicarsi senza la prova di un effettivo scambio commerciale o di una vendita già avvenuta. La Corte ha ordinato la restituzione del denaro.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti ai sensi del d.P.R. 309/90. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale o che dovesse applicarsi un'ipotesi di reato meno grave. La Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso si basasse su questioni di fatto e di valutazione delle prove, già adeguatamente esaminate dalla Corte d'Appello. Tali questioni non rientrano tra quelle che la Cassazione può riesaminare. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata, e l'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di stupefacenti: uso personale o spaccio? La Cassazione decide
Un Individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti (hashish) trovati nella sua abitazione, dopo un controllo veicolare e successiva perquisizione domiciliare. Gli agenti hanno trovato bilancino di precisione e denaro contante, oltre alla droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Individuo, confermando la condanna per detenzione di stupefacenti finalizzata allo spaccio. Ha ritenuto infondate le argomentazioni della difesa, inclusa la richiesta di applicare l'articolo 131-bis del codice penale (non punibilità per lieve entità), perché non era stata sollevata nei gradi precedenti. La Corte ha ribadito la validità della motivazione dei giudici precedenti, basata sul quantitativo di droga, il bilancino e il denaro.
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Detenzione di Stupefacenti: Quando l’Uso Personale non Regge in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. L'uomo sosteneva che la droga fosse per uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione del giudice di merito. Quest'ultimo aveva valutato la quantità della sostanza (38 grammi di marijuana, pari a quasi 196 dosi), le circostanze del fermo (di notte, dopo aver sottratto un ciclomotore) e il contesto complessivo. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso presentasse solo lamentele sui fatti, già esaminate, e non vizi di diritto o motivazione. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Detenzione di stupefacenti: no al consumo di gruppo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato accusato del reato di detenzione di stupefacenti in concorso con terzi. La difesa sosteneva la destinazione della sostanza all'uso personale tramite consumo di gruppo e richiedeva la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, confermando il pieno contributo causale dell'uomo nella condotta illecita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure, le quali non contestavano in modo specifico la logica della decisione precedente. L'imputato subisce la conferma della condanna penale, con l'aggravante della recidiva, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di Stupefacenti: Appello Inammissibile per Nuova Valutazione Fatti
Un uomo è stato condannato per detenzione di stupefacenti con finalità di spaccio, reato previsto dall'Art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la droga fosse per uso personale e che i giudici avessero valutato male i fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il giudice di legittimità non può riesaminare i fatti e che la quantità e le modalità di confezionamento della droga, trovata in diversi luoghi di sua disponibilità, indicavano chiaramente la destinazione allo spaccio, non all'uso personale.
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Detenzione di stupefacenti: condanna definitiva per i complici
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di concorso in detenzione di stupefacenti di lieve entità, specificamente cocaina. I giudici di merito hanno inflitto la pena di un anno e otto mesi di reclusione con cinquemila euro di multa, applicando la recidiva a uno dei soggetti. Entrambi hanno presentato ricorso per cassazione: il primo ha contestato la prova della propria partecipazione materiale, mentre il secondo ha criticato l'entità della pena e il calcolo della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le impugnazioni. I giudici hanno valorizzato gli indizi della cooperazione, come la reazione all'irruzione delle forze dell'ordine e la preparazione notturna della droga. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto a ciascun ricorrente il versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Detenzione di stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Definitiva
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di stupefacenti (Art. 73 DPR 309/90). Ha sostenuto che la droga fosse per uso personale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto che le argomentazioni fossero già state esaminate e respinte nei gradi precedenti (doppia conforme). Il ricorso non ha offerto un confronto critico specifico. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti: Diritto di difesa contro prove schiaccianti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per **detenzione di stupefacenti** ai fini di spaccio. L'uomo era stato trovato con circa 29 grammi di marijuana, suddivisi in 46 involucri. La difesa aveva contestato la validità del processo, sostenendo che l'imputato non avesse avuto piena conoscenza degli atti e non avesse potuto accedere ai riti alternativi. Inoltre, aveva messo in dubbio la completezza dell'analisi sulla sostanza sequestrata e l'intento di spaccio. La Cassazione ha ritenuto che l'imputato fosse a conoscenza del procedimento per la sua partecipazione all'udienza di convalida dell'arresto. Ha anche confermato la validità dell'analisi a campione della droga e l'intento di spaccio, basandosi su quantità e modalità di detenzione. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese.
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Confisca per sproporzione: legittimo il sequestro al disoccupato
Un uomo trovato in possesso di undici grammi di sostanza stupefacente e quattrocento euro in contanti ha patteggiato la pena. Il giudice di merito ha ordinato la confisca del denaro. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la sola detenzione di droga non giustificasse il sequestro del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, pur non essendoci la prova diretta dello spaccio, si applica la confisca per sproporzione quando il valore del denaro non è giustificabile rispetto alle entrate ufficiose. L'uomo, infatti, era disoccupato e non aveva fornito alcuna spiegazione sull'origine delle banconote. L'imputato deve quindi pagare le spese di giudizio e una sanzione di tremila euro.
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Detenzione di stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini della detenzione di stupefacenti, distinguendo tra il possesso per uso personale e quello destinato alla vendita. Nel caso in esame, il quantitativo e le modalità di confezionamento hanno portato alla condanna dell'imputato, poiché superavano i limiti del consumo individuale. La decisione si basa sulla valutazione complessiva delle circostanze di fatto che escludono l'uso proprio.
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Confisca del denaro senza motivazione: annullato il sequestro
L'Imputato concorda una pena tramite patteggiamento per il reato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Il giudice per le indagini preliminari applica la pena richiesta e dispone la confisca del denaro trovato in sua disponibilità. La difesa propone ricorso per cassazione evidenziando la totale assenza di motivazione sulla provenienza delle somme e sulla sproporzione con i redditi dichiarati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla la sentenza sulla misura patrimoniale. I giudici chiariscono che la confisca del denaro nei casi di semplice detenzione richiede la prova specifica della sproporzione reddituale e la mancanza di giustificazioni lecite. La motivazione sommaria tipica del patteggiamento non si estende automaticamente ai beni espropriati. La causa viene rinviata al tribunale per un nuovo esame sulla misura patrimoniale.
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Detenzione di stupefacenti tra connivenza e concorso
La polizia controlla un monolocale in cui sorprende due occupanti e un terzo soggetto dopo circa venti minuti di attesa, scanditi dal rumore continuo dello scarico del water. All'interno gli agenti rinvengono materiale per il confezionamento, una dose di cocaina, bilancini e ventimila euro in contanti. I due occupanti subiscono la condanna per concorso nella detenzione di stupefacenti, mentre il terzo soggetto ottiene l'assoluzione per la presenza solo occasionale. I condannati propongono ricorso lamentando una mera connivenza passiva. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'impugnazione confermando la condanna. I giudici evidenziano che i due imputati hanno rivendicato la restituzione del denaro e hanno agito materialmente per disfarsi della sostanza durante il controllo.
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Detenzione ai fini di spaccio o uso personale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un addetto al noleggio natanti per il reato di detenzione ai fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano trovato l'uomo con diverse dosi di cocaina custodite in un borsello sotto l'ombrellone in pieno agosto. L'imputato sosteneva di detenere la sostanza per semplice uso personale dilazionato nel tempo. I giudici hanno invece ritenuto inverosimile portare sul luogo di lavoro una scorta personale eccedente il fabbisogno giornaliero, esponendola al calore e al rischio di controlli. La suddivisione in dosi pronte e il contesto operativo dimostrano l'intento di spaccio.
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