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Detenzione Di Stupefacenti

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161 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: prove e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti e porto d'armi. La Corte ha chiarito che non è possibile sollevare per la prima volta in Cassazione la questione della mancata perizia tossicologica. Inoltre, ha ribadito che la giustificazione per il porto di un coltello rappresenta una valutazione di fatto, non sindacabile in sede di legittimità. La condanna è stata confermata sulla base di plurimi indizi che indicavano una finalità di spaccio.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione e coltivazione di marijuana. La Corte ha confermato che la presenza di strumenti per il confezionamento, la suddivisione in dosi e la coltivazione di numerose piante sono indici chiari della finalità di spaccio, escludendo l'uso personale. La pronuncia ribadisce i confini della detenzione di stupefacenti penalmente rilevante.
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Detenzione stupefacenti: l’auto del figlio vale prova?
Un soggetto viene condannato per detenzione di stupefacenti trovati in un'auto intestata al figlio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando che la presenza delle chiavi nell'abitazione dell'imputato e la vicinanza del veicolo sono elementi sufficienti a dimostrarne la disponibilità e, di conseguenza, la responsabilità penale. La sentenza ribadisce che la valutazione dei fatti è di competenza esclusiva dei giudici di merito.
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Detenzione di stupefacenti: Cassazione e spaccio
Un soggetto condannato per possesso di cocaina e hashish ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per spaccio. La decisione si basa su elementi oggettivi come l'ingente quantitativo di sostanze (sufficiente per 83 dosi di cocaina e 555 di hashish), la presenza di un bilancino di precisione e la situazione economica precaria dell'imputato, ritenuti incompatibili con la tesi della scorta personale. La sentenza ribadisce che la **detenzione di stupefacenti** di diverso tipo integra un concorso di reati.
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Detenzione di stupefacenti: quando è reato procurarli
Una donna è stata condannata per detenzione di stupefacenti (crack) destinati al compagno agli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la colpevolezza. La sentenza sottolinea che qualsiasi forma di illecita detenzione di stupefacenti, incluso l'atto di procurarli per conto di terzi, costituisce reato. Sono stati respinti tutti i motivi di ricorso, inclusa la richiesta di applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione di attenuanti generiche.
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Detenzione di stupefacenti: la responsabilità del padre
Un padre è stato condannato per detenzione di stupefacenti, nonostante sostenesse che la droga, trovata in un locale ad uso comune, fosse del figlio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. Secondo la Corte, la non esclusività del locale e altri indizi, come l'odore di marijuana sulla persona del padre, erano sufficienti a fondare la sua responsabilità penale, rendendo irrilevante la sua versione dei fatti. La grande quantità di sostanza ha inoltre impedito di qualificare il reato come di lieve entità.
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Detenzione di stupefacenti: prova e chiavi immobile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. La droga era stata trovata in un appartamento non abitato, ma nella sua esclusiva disponibilità. La prova decisiva è stata il ritrovamento delle chiavi di tale immobile sul comodino dell'imputato, un elemento che, secondo la Corte, dimostra la sua responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio, rendendo irrilevante la sua assenza fisica al momento della perquisizione e superando le questioni sull'utilizzabilità delle dichiarazioni di un familiare.
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Detenzione di stupefacenti: quando il ricorso è infondato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che, nel caso di reato di lieve entità, il narcotest è sufficiente a provare la natura della sostanza, rendendo irrilevante la determinazione del principio attivo. Inoltre, il possesso di dosi già confezionate e di bilancini di precisione, unitamente a circostanze inverosimili, costituisce prova sufficiente per escludere l'uso personale e configurare l'illecita detenzione di stupefacenti.
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Detenzione di stupefacenti: ricorso per 34g di cocaina
La Corte di Cassazione esamina un ricorso avverso una condanna per detenzione di stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di 34,5 grammi di cocaina pura, da cui si potevano ricavare 230 dosi. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna di primo grado, spingendo la difesa a ricorrere in Cassazione.
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Detenzione di stupefacenti: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. Il ricorso è stato giudicato generico perché non contestava specificamente gli elementi probatori (diversi tipi di droga, videosorveglianza, materiale per confezionamento) che, secondo i giudici, dimostravano chiaramente l'intento di spacciare e la pericolosità sociale del soggetto.
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Detenzione di stupefacenti: quando è reato e quando no
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse per uso personale, ma la Corte ha stabilito che la sua richiesta equivaleva a una rivalutazione delle prove (quantità, suddivisione in dosi), un compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito e non alla Corte di legittimità. La condanna è stata quindi confermata.
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Detenzione di stupefacenti: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio di una donna, ritenendo il suo comportamento attivo e non di mera connivenza. La ricorrente, durante una perquisizione, aveva consegnato spontaneamente agli agenti sia la sostanza illecita che i bilancini di precisione. Secondo la Corte, tale gesto dimostra una piena consapevolezza e un ruolo di custodia, superando la semplice conoscenza passiva dell'attività illecita del compagno e configurando un concorso nel reato.
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Detenzione di stupefacenti: il concorso tra coniugi
Una coppia viene condannata per detenzione di stupefacenti. Il marito allerta la moglie dell'arrivo della polizia e lei getta la droga dal balcone. La Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili, confermando che l'avvertimento del marito e l'immediata azione della moglie sono prove sufficienti a dimostrare la loro corresponsabilità nel reato.
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Detenzione di stupefacenti: quando si esclude il fatto lieve
La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, escludendo l'ipotesi di lieve entità. Decisivi non solo il quantitativo (894 dosi di hashish), ma anche il contesto: il reato è stato commesso durante gli arresti domiciliari, con l'ausilio di un sistema di videosorveglianza per eludere i controlli e la presenza di messaggi criptici sul cellulare. La Corte ha ritenuto che la combinazione di questi elementi dimostrasse una gravità tale da non poter qualificare il fatto come lieve e da negare le attenuanti generiche.
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Detenzione stupefacenti: quando la condotta è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna condannata per detenzione stupefacenti. La Corte ha stabilito che il tentativo di occultare la droga durante un controllo di polizia è una prova chiara della sua consapevolezza e del suo coinvolgimento, rendendo irrilevante la tesi difensiva della sua presunta ignoranza riguardo alle attività del coniuge.
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Detenzione di stupefacenti: la disponibilità delle chiavi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti di un individuo, chiarendo un principio fondamentale: per configurare il reato non è necessario il contatto fisico con la droga. È sufficiente avere la disponibilità di fatto del luogo in cui questa è custodita, come dimostrato dal possesso delle chiavi dell'appartamento usato come deposito. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo le prove indiziarie (l'avvicinamento al luogo, la fuga alla vista della polizia) gravi, precise e concordanti e sufficienti a provare la colpevolezza.
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Detenzione di stupefacenti: la prova indiziaria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di una donna. La colpevolezza è stata provata sulla base di elementi indiziari, quali la disponibilità delle chiavi di una cantina usata come deposito per la droga e il possesso di un'ingente somma di denaro di provenienza ingiustificata. Secondo la Corte, la giustificazione fornita dall'imputata è risultata implausibile, rafforzando il quadro accusatorio costruito dai giudici di merito. La sentenza chiarisce il valore della prova indiziaria nel reato di detenzione di stupefacenti.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
Un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti (hashish) ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello, pur riconoscendo l'ipotesi lieve del reato, aveva confermato la sua responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le doglianze manifestamente infondate. Le motivazioni dei giudici di merito sulla riconducibilità della sostanza e sulla finalità di spaccio sono state giudicate coerenti, così come la mancata esclusione della recidiva, data la carriera criminale dell'imputato.
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Detenzione di stupefacenti: il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sull'impossibilità di rivalutare i fatti in sede di legittimità e sulla palese incompatibilità tra l'ingente quantitativo di droga (centinaia di dosi) e di denaro contante con l'ipotesi della particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis c.p.
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Detenzione di stupefacenti: chiavi e responsabilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che il possesso ingiustificato delle chiavi dei garage contenenti la droga costituisce prova decisiva della responsabilità, a prescindere dalla contestazione delle dichiarazioni iniziali non firmate dall'imputato.
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