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Detenzione Di Stupefacenti

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161 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La decisione conferma che la presenza congiunta di una quantità rilevante di droga, un bilancino di precisione e sostanze già suddivise in dosi costituisce un quadro indiziario solido e sufficiente a provare la finalità di cessione a terzi, anche in assenza di denaro contante.
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Detenzione di stupefacenti: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha confermato che la prova della destinazione alla cessione può essere desunta da un insieme di indizi, come la quantità e diversità della droga, una somma di denaro e il viavai di persone, e non solo dal dato ponderale. Respinta anche la doglianza sulla presunta nullità della notifica all'imputato.
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Detenzione di stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per spaccio, chiarendo che per provare la detenzione di stupefacenti a fini di spaccio non basta superare i limiti quantitativi. È necessaria una valutazione complessiva di tutti gli indizi, come la presenza di un bilancino di precisione e di denaro non giustificato, specialmente se l'imputato è disoccupato.
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Detenzione di stupefacenti: quando è reato grave?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di oltre 2000 dosi di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato che l'ingente quantitativo e le modalità di conservazione della droga sono elementi sufficienti per escludere la qualificazione del fatto come reato minore, confermando la finalità di spaccio e respingendo la richiesta di una nuova valutazione dei fatti.
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Detenzione di stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, in concorso con il partner. La droga era stata rinvenuta nella loro auto, nella borsetta della donna e in una cassaforte comune. La Corte ha rigettato il ricorso, specificando che l'ingente quantità e varietà della droga, le modalità di occultamento e la presenza di molto contante escludono la possibilità di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità'. Inoltre, ha chiarito che l'esito più favorevole del processo separato a carico del complice non ha alcuna influenza sulla decisione, data l'autonomia di ciascun giudizio.
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Detenzione di stupefacenti: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, volti a una nuova valutazione delle prove (come le dichiarazioni di un coimputato), non sono ammissibili in sede di legittimità se la motivazione della corte d'appello è logica. Inoltre, è stato confermato che un'ingente quantità di droga (500 grammi di hashish) è incompatibile con la qualificazione di reato di lieve entità, a causa dell'elevato pericolo di diffusione.
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Detenzione di stupefacenti: ricorso inammissibile
Un uomo condannato in Appello per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti sono di competenza esclusiva dei giudici di merito. L'ordinanza sottolinea che, in presenza di una motivazione logica e congrua da parte della Corte d'Appello, non è possibile contestare in sede di legittimità la finalità dello spaccio, la gravità del fatto o la mancata concessione delle attenuanti generiche.
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Detenzione di stupefacenti: la disponibilità del luogo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di stupefacenti, chiarendo che non è necessario il contatto fisico con la sostanza. È sufficiente la disponibilità di fatto del luogo in cui la droga è custodita, provata da indizi come la familiarità con il posto e la presenza di oggetti personali. Il ricorso dell'imputato, che negava il legame con un garage contenente 500 grammi di marijuana, è stato dichiarato inammissibile.
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Detenzione di stupefacenti: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che la valutazione sulla destinazione della sostanza deve basarsi su un'analisi complessiva di vari elementi, come il confezionamento in dosi, il possesso di denaro contante e la condotta dell'imputato. Il ricorso è stato ritenuto generico e manifestamente infondato, in quanto non contestava efficacemente le logiche motivazioni della Corte d'Appello, la quale aveva anche negato le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali del ricorrente.
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Detenzione stupefacenti: nasconderli è concorso
Una donna è stata condannata per detenzione di stupefacenti perché la droga del convivente è stata trovata nel suo armadio, tra i suoi vestiti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che occultare la sostanza in un luogo di pertinenza esclusiva costituisce un contributo attivo al reato (concorso), e non una mera e non punibile connivenza. La dichiarazione autoaccusatoria del convivente non è stata ritenuta sufficiente per scagionarla.
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Detenzione stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 537/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti (cannabis, hashish e cocaina). La Corte ha ritenuto adeguata la motivazione della Corte d'Appello, che aveva escluso l'uso personale basandosi sulla diversità delle sostanze e sul materiale per il confezionamento. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del fatto a causa di un precedente specifico.
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Detenzione di stupefacenti: quando scatta la confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza conferma che il possesso di una cospicua somma di denaro, sproporzionata rispetto alla capacità reddituale inesistente dell'imputato, giustifica la confisca. La Corte ha inoltre escluso la qualificazione del reato come 'fatto di lieve entità' a causa delle prove che indicavano un'attività di spaccio sistematica e non occasionale.
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Detenzione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di stupefacenti (189 grammi, per circa 1990 dosi). Il ricorso è stato ritenuto una mera ripetizione di argomenti già adeguatamente respinti dalla Corte d'Appello, la quale aveva valutato non solo la quantità della sostanza, ma anche le modalità della condotta, confermando la responsabilità penale. A causa della manifesta infondatezza del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero generici e che la sentenza impugnata avesse logicamente collegato l'imputata a tre distinti episodi di sequestro di droga, basandosi su elementi come la comune provenienza e destinazione dei pacchi. La decisione sottolinea come la concatenazione logica degli indizi possa fondare una condanna.
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Detenzione di stupefacenti: appello infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti. I motivi, basati su una mera contestazione dei fatti e sulla richiesta di una pena più mite, sono stati ritenuti manifestamente infondati, confermando la decisione della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di stupefacenti, nello specifico una quantità di marijuana corrispondente a oltre 1.400 dosi. La Corte ha stabilito che un quantitativo così cospicuo, unito alla deperibilità della sostanza, è incompatibile con la tesi dell'uso personale. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni difensive una mera riproposizione di tesi già respinte e hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche.
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Detenzione di stupefacenti: quando il ricorso è vago
Una donna ricorre in Cassazione contro una condanna per detenzione di stupefacenti, sostenendo la propria inconsapevolezza riguardo all'attività illecita del marito. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile in quanto generico, assertivo e privo di una critica puntuale alla sentenza impugnata. La decisione si fonda sulla logicità delle motivazioni dei giudici di merito, che avevano evidenziato la piena consapevolezza dell'imputata sulla base di plurimi elementi probatori.
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Detenzione di stupefacenti: quando la quantità basta?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di stupefacenti (GBL). La Corte ha stabilito che la grande quantità della sostanza, unita ad altri indizi, è sufficiente a escludere l'uso personale. Inoltre, ha chiarito che la mancata traduzione della sentenza non la rende nulla se non si dimostra un pregiudizio concreto alla difesa.
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Detenzione di stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13723/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che, per distinguere lo spaccio dall'uso personale, il giudice deve valutare un insieme di indizi, come la coltivazione, la disponibilità di strumenti per il confezionamento e la quantità della sostanza. Tali elementi, nel loro complesso, possono superare la tesi dell'uso personale e impedire l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Detenzione di stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione conferma che, per provare lo spaccio, non è sufficiente la quantità di droga, ma è necessaria una valutazione complessiva di altri elementi come strumenti per il confezionamento, contabilità e precedenti penali. Tali fattori, unitamente alla commissione del reato in detenzione domiciliare, hanno giustificato il diniego di pene alternative e dell'ipotesi di reato di lieve entità.
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