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Deroga In Pejus

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Significa 'deroga in peggio'. Si verifica quando un contratto di livello inferiore (es. regionale) introduce condizioni di lavoro peggiorative rispetto a quelle previste dal contratto di livello superiore (nazionale).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rimborso Spese Legali Assicurazione: Clausola Nulla Se Limita Scelta
Un Professionista, incaricato di un progetto, ha chiesto il pagamento del suo compenso. L'Azienda committente ha contestato vizi progettuali, chiedendo un risarcimento e riducendo il compenso. Il Professionista ha chiamato in causa la sua Assicurazione. Il Tribunale ha condannato il Professionista a risarcire l'Azienda e l'Assicurazione a indennizzare il Professionista. La Corte d'Appello ha negato il rimborso spese legali assicurazione (spese di resistenza) al Professionista, a causa di una clausola che escludeva il rimborso per avvocati non designati dall'Assicurazione. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che tale clausola è nulla perché deroga in modo sfavorevole all'Art. 1917 c.c., che garantisce il rimborso delle spese di resistenza. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Responsabilità solidale negli appalti: stipendi salvi
Alcuni lavoratori di una cooperativa subappaltatrice hanno richiesto le retribuzioni non percepite durante una sospensione del servizio causata dalla siccità fluviale. La società appaltatrice principale ha rifiutato il pagamento, sostenendo che l'appalto originario proveniva da un ente pubblico e invocando clausole di sospensione. I giudici hanno stabilito la piena nullità di tali clausole peggiorative rispetto ai contratti collettivi e hanno confermato l'operatività della responsabilità solidale negli appalti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio appaltatore, confermando che il legame privato tra appaltatore e subappaltatore tutela i dipendenti anche se il committente originario è un ente pubblico.
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Minimale contributivo: la crisi non riduce i contributi INPS
Una società cooperativa ha impugnato un verbale dell'INPS che contestava il mancato rispetto del minimale contributivo per i propri soci lavoratori. La cooperativa sosteneva che, avendo deliberato uno stato di crisi aziendale ai sensi della legge, fosse legittimata a ridurre l'orario di lavoro e la retribuzione sotto i limiti del contratto collettivo nazionale, riducendo proporzionalmente anche i contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la delibera dello stato di crisi non esonera la cooperativa dall'obbligo di rispettare il minimale contributivo. I contributi previdenziali devono quindi essere calcolati sulla retribuzione minima stabilita dal contratto collettivo nazionale di categoria, rendendo irrilevante la riduzione interna operata dalla cooperativa. Di conseguenza, la cooperativa è stata condannata a pagare le differenze contributive e le spese di giudizio.
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Ticket restaurant: presenza effettiva contro assenze per ferie
Alcuni dipendenti di un'azienda autostradale hanno chiesto il riconoscimento del diritto ai ticket restaurant anche per i giorni di assenza equiparati al lavoro, come ferie o malattia, basandosi sul contratto collettivo nazionale. La Corte d'Appello aveva dato loro ragione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda. I giudici hanno stabilito che l'accordo aziendale del 2015 ha sostituito interamente la vecchia indennità di mensa con i ticket restaurant, prevedendoli solo per i giorni di effettiva presenza superiore a quattro ore. La Cassazione ha chiarito che i contratti collettivi aziendali possono derogare a quelli nazionali e che l'accordo va interpretato nella sua interezza, considerando anche il comportamento successivo delle parti, e non isolando le singole clausole.
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Erogazione dei ticket restaurant: presenza o ferie?
Un'azienda ha impugnato la sentenza che riconosceva ad alcuni dipendenti il diritto ai buoni pasto anche per i giorni di assenza equiparati al servizio, come ferie o malattia. La Corte d'Appello aveva basato la decisione sull'accordo aziendale del 2015. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che i giudici di merito hanno interpretato l'accordo in modo isolato. L'erogazione dei ticket restaurant sostituisce interamente la vecchia indennità di mensa ed è legata alla presenza effettiva in servizio di almeno quattro ore, senza le vecchie equiparazioni del contratto nazionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Indennità chilometrica: da semplice rimborso a vera retribuzione
Il datore di lavoro, un ente di bonifica, ha impugnato la decisione che lo condannava a pagare a un dipendente le differenze sull'indennità chilometrica per l'uso del mezzo proprio. Il datore sosteneva che l'indennità avesse natura di mero rimborso spese, regolabile al ribasso dalla contrattazione regionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'indennità chilometrica erogata in modo fisso e continuativo per raggiungere luoghi montani disagiati ha natura retributiva. Di conseguenza, essa è protetta dalle clausole di salvaguardia e non può essere ridotta dalla contrattazione locale senza espressa delega del contratto nazionale. Vince il lavoratore, che mantiene il diritto alle differenze economiche.
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Bonus tagliato? Contratto individuale più forte dell’accordo
Un lavoratore aveva diritto a un 'premio di collaborazione' garantito dal suo contratto personale. Successivamente, un accordo sindacale aziendale ha peggiorato le condizioni, legando il premio al raggiungimento di obiettivi di bilancio, e l'azienda ha smesso di pagarlo. La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto collettivo non può introdurre una deroga in pejus del contratto individuale se questo contiene condizioni più favorevoli per il lavoratore. Il diritto del dipendente, cristallizzato nel suo contratto personale, prevale sull'accordo collettivo peggiorativo. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a pagare i premi non corrisposti.
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Indennità chilometrica è stipendio, non rimborso: vince il lavoratore
Un lavoratore del settore idraulico-forestale usava la propria auto per raggiungere cantieri disagiati. L'Azienda gli corrispondeva un rimborso forfettario basato su un contratto regionale, inferiore a quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale (CCNL). La Cassazione ha dato ragione al Lavoratore, stabilendo il principio dell'indennità chilometrica retributiva. Poiché l'indennità era erogata in modo fisso e continuativo per compensare il disagio di lavorare in zone montane, essa va considerata parte dello stipendio e non un mero rimborso spese. Di conseguenza, il contratto regionale non poteva peggiorare il trattamento economico più favorevole previsto dal CCNL, non avendo quest'ultimo delegato la materia. L'Azienda ha perso la causa e ha dovuto pagare le differenze.
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Calcolo del TFR: la Cassazione tutela l’assegno aziendale fisso
Alcuni ex dipendenti di una fondazione lirica hanno richiesto l'inclusione di un assegno integrativo aziendale nel calcolo del TFR. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda basandosi su una clausola dell'accordo aziendale che negava effetti retributivi a tale voce. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il calcolo del TFR deve seguire il principio di onnicomprensività previsto dall'art. 2120 c.c. Gli accordi aziendali possono derogare alla legge solo se la volontà di esclusione è chiara, univoca e coordinata con il contratto collettivo nazionale. Poiché l'assegno era fisso e continuativo, la sua esclusione richiedeva un'analisi interpretativa più rigorosa, non limitata al solo dato letterale della clausola aziendale.
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Premio di collaborazione: prevale il contratto individuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 774/2024, ha stabilito che un accordo sindacale peggiorativo non può modificare un trattamento più favorevole, come un premio di collaborazione, previsto nel contratto individuale di lavoro. Inoltre, ha confermato che la prescrizione dei crediti di lavoro decorre dalla fine del rapporto a seguito delle riforme sulla stabilità.
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Minimale contributivo: No a deroghe peggiorative
Una società cooperativa ha impugnato un avviso di addebito per oltre un milione di euro per omessi versamenti contributivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il minimale contributivo, basato sul CCNL delle organizzazioni più rappresentative, non può essere derogato in peggio da accordi aziendali. Inoltre, ha stabilito che le indennità di trasferta sistematiche costituiscono retribuzione imponibile e che i contributi sono dovuti anche per le assenze non giustificate da legge o contratto collettivo.
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