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Rimborso Spese Legali Assicurazione: Clausola Nulla Se Limita Scelta

Un Professionista, incaricato di un progetto, ha chiesto il pagamento del suo compenso. L’Azienda committente ha contestato vizi progettuali, chiedendo un risarcimento e riducendo il compenso. Il Professionista ha chiamato in causa la sua Assicurazione. Il Tribunale ha condannato il Professionista a risarcire l’Azienda e l’Assicurazione a indennizzare il Professionista. La Corte d’Appello ha negato il rimborso spese legali assicurazione (spese di resistenza) al Professionista, a causa di una clausola che escludeva il rimborso per avvocati non designati dall’Assicurazione. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che tale clausola è nulla perché deroga in modo sfavorevole all’Art. 1917 c.c., che garantisce il rimborso delle spese di resistenza. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 21220 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il Rimborso Spese Legali Assicurazione: La Cassazione Protegge il Professionista

Il mondo delle assicurazioni e della responsabilità professionale è spesso complesso, pieno di clausole e condizioni che possono generare dubbi. Una delle questioni più dibattute riguarda il rimborso spese legali assicurazione, in particolare le cosiddette “spese di resistenza”. Recentemente, la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza fondamentale che chiarisce un aspetto cruciale: l’invalidità delle clausole che limitano la scelta dell’avvocato da parte dell’assicurato per ottenere il rimborso delle spese legali. Questa decisione rafforza la posizione dei professionisti e degli assicurati, garantendo una maggiore libertà e tutela.

La Vicenda: Un Ingegnere Contro L’Azienda e L’Assicurazione

La storia inizia con un Professionista, un ingegnere, che aveva ricevuto l’incarico da un’Azienda per la redazione di un progetto esecutivo. Dopo aver completato il lavoro, il Professionista ha richiesto il pagamento del suo compenso. Tuttavia, l’Azienda ha contestato la presenza di numerosi vizi e carenze nel progetto, sostenendo di aver dovuto affrontare spese aggiuntive per correggerli. Per questo motivo, l’Azienda ha proposto una domanda riconvenzionale (una richiesta di risarcimento danni presentata dal convenuto contro l’attore nella stessa causa) e ha chiesto una riduzione del compenso dovuto al Professionista.

Di fronte a questa richiesta, il Professionista ha deciso di chiamare in causa la sua Assicurazione, in quanto titolare di una polizza di responsabilità civile professionale. L’Assicurazione si è costituita in giudizio, negando la responsabilità del proprio assicurato e, in ogni caso, eccependo l’inefficacia del contratto di assicurazione per alcune clausole.

Le Decisioni dei Giudici di Merito sul Rimborso Spese Legali Assicurazione

Il Tribunale di Busto Arsizio ha dato ragione all’Azienda, condannando il Professionista a risarcire i danni subiti. Ha anche stabilito che l’Assicurazione dovesse tenere indenne il Professionista da tale condanna, nei limiti previsti dalla polizza e al netto della franchigia (la parte di danno che resta a carico dell’assicurato).

Il Professionista ha deciso di appellare la sentenza, chiedendo, tra le altre cose, il rimborso spese legali assicurazione, ovvero le spese sostenute per difendersi dalla pretesa risarcitoria dell’Azienda. Queste spese sono tecnicamente definite “spese di resistenza”. La Corte d’Appello di Milano, però, ha rigettato questa richiesta. I giudici di secondo grado hanno ritenuto che il Professionista non avesse diritto al rimborso a causa di una specifica clausola contrattuale. Questa clausola escludeva il rimborso delle spese legali se l’assicurato si fosse avvalso di avvocati o periti non designati dall’Assicurazione stessa. La Corte d’Appello ha considerato questa clausola valida e pienamente efficace.

Le Motivazioni della Cassazione: La Nullità della Clausola

Il Professionista non si è arreso e ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha accolto il ricorso, basandosi su un principio fondamentale del diritto delle assicurazioni. La Cassazione ha esaminato l’articolo 1917, terzo comma, del Codice Civile, che stabilisce chiaramente che le spese sostenute dall’assicurato per difendersi da un’azione di risarcimento danni sono a carico dell’assicuratore, entro il limite di un quarto della somma assicurata.

La chiave di volta della decisione risiede nell’articolo 1932, primo comma, del Codice Civile. Questa norma prevede che le disposizioni relative, tra gli altri, all’articolo 1917, terzo comma, non possono essere derogate se non in senso più favorevole all’assicurato. Questo significa che qualsiasi clausola contrattuale che peggiori la posizione dell’assicurato rispetto a quanto stabilito dalla legge è da considerarsi nulla.

La Cassazione ha quindi stabilito che la clausola che subordina il rimborso spese legali assicurazione alla designazione dei legali da parte dell’assicuratore rappresenta una “deroga in pejus” (una modifica in senso peggiorativo) all’articolo 1917, terzo comma, del Codice Civile. Tale clausola è, di conseguenza, affetta da nullità. La legge, infatti, non pone condizioni al diritto dell’assicurato di ottenere il rimborso di queste spese. Le spese di resistenza sono considerate spese di salvataggio, sostenute nell’interesse comune dell’assicurato e dell’assicuratore, e il loro rimborso non può essere arbitrariamente limitato da condizioni contrattuali sfavorevoli.

Le Conclusioni: Un Nuovo Esame del Rimborso Spese Legali Assicurazione

Con questa importante pronuncia, la Corte di Cassazione ha cassato (annullato) la sentenza della Corte d’Appello di Milano. La causa è stata rinviata alla stessa Corte d’Appello, ma in una diversa composizione, affinché decida nuovamente sul punto del rimborso spese legali assicurazione per il Professionista. La Corte d’Appello dovrà ora applicare il principio di diritto stabilito dalla Cassazione: la clausola che limita il diritto dell’assicurato al rimborso delle spese legali in base alla scelta del professionista è nulla.

Questo significa che il Professionista avrà una nuova opportunità di ottenere il rimborso delle spese legali sostenute per difendersi. La sentenza rappresenta un monito per le compagnie assicurative e una tutela per gli assicurati, ribadendo che le clausole contrattuali non possono limitare i diritti fondamentali previsti dalla legge in modo sfavorevole per l’assicurato.

Cosa sono le “spese di resistenza” in un contratto di assicurazione?
Le “spese di resistenza” sono le spese legali che un assicurato sostiene per difendersi in giudizio da una richiesta di risarcimento danni avanzata da un terzo. L’assicurazione, entro certi limiti, deve coprirle.

Un’assicurazione può imporre all’assicurato di usare solo avvocati da essa designati per il rimborso delle spese legali?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola contrattuale che subordina il rimborso delle spese legali alla scelta di avvocati designati dall’assicuratore è nulla, in quanto limita un diritto dell’assicurato.

Qual è la conseguenza di una clausola assicurativa ritenuta “nulla”?
Una clausola nulla è come se non fosse mai esistita. Non produce effetti legali e non può essere applicata. In questo caso, l’assicurato mantiene il diritto al rimborso delle spese legali secondo quanto previsto dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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