\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Erogazione dei ticket restaurant: presenza o ferie?

Un’azienda ha impugnato la sentenza che riconosceva ad alcuni dipendenti il diritto ai buoni pasto anche per i giorni di assenza equiparati al servizio, come ferie o malattia. La Corte d’Appello aveva basato la decisione sull’accordo aziendale del 2015. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda, stabilendo che i giudici di merito hanno interpretato l’accordo in modo isolato. L’erogazione dei ticket restaurant sostituisce interamente la vecchia indennità di mensa ed è legata alla presenza effettiva in servizio di almeno quattro ore, senza le vecchie equiparazioni del contratto nazionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 21991 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

L’erogazione dei ticket restaurant e il nodo delle assenze

L’erogazione dei ticket restaurant rappresenta uno dei benefici aziendali più diffusi e apprezzati dai lavoratori dipendenti. Tuttavia, la sua concreta applicazione genera spesso accesi contrasti tra datore di lavoro e personale, specialmente riguardo ai giorni di assenza giustificata. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questo diritto, analizzando il rapporto tra i contratti collettivi nazionali e gli accordi integrativi aziendali. La vicenda nasce dalla richiesta di alcuni dipendenti che pretendevano i buoni pasto anche per le giornate di ferie, festività o malattia.

Il contrasto tra accordo aziendale e contratto nazionale

Nel caso specifico, i lavoratori svolgevano mansioni diverse da quelle di esattore autostradale. Essi chiedevano il riconoscimento dei buoni pasto per i giorni di assenza equiparati al servizio effettivo. Questa equiparazione era prevista dal contratto collettivo nazionale di settore per la vecchia indennità di mensa. L’azienda si opponeva a tale richiesta. Secondo la società, un accordo aziendale successivo aveva sostituito la vecchia indennità con i nuovi buoni pasto. Questo accordo stabiliva il diritto al beneficio solo per i giorni di presenza effettiva al lavoro per almeno quattro ore. I giudici nei primi gradi di giudizio avevano dato ragione ai dipendenti, ritenendo che l’accordo aziendale non avesse espressamente cancellato le tutele del contratto nazionale.

Le regole per interpretare i contratti collettivi

La questione centrale riguarda il modo in cui si devono interpretare gli accordi tra azienda e sindacati. La legge stabilisce regole precise per comprendere la reale volontà delle parti firmatarie. Non è possibile limitarsi a leggere una singola frase in modo isolato. Questo errore viene definito interpretazione atomistica. Il giudice deve invece esaminare l’intero testo contrattuale e coordinare le diverse clausole tra loro. Inoltre, è fondamentale valutare il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla firma dell’accordo. Nel settore del lavoro, i contratti aziendali possono derogare a quelli nazionali, introducendo anche regole meno favorevoli, purché non vengano toccati i diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio del lavoratore.

Le motivazioni della Cassazione sull’erogazione dei ticket restaurant

Le motivazioni della Cassazione sull’erogazione dei ticket restaurant si concentrano proprio sull’errore metodologico compiuto dai giudici d’appello. La Suprema Corte ha rilevato che i giudici di merito hanno analizzato l’accordo aziendale in modo parziale e frammentato. Essi non hanno considerato la progressione delle trattative sindacali nel tempo. L’azienda aveva già introdotto la stessa regola per altre categorie di dipendenti in passato. Inoltre, una comunicazione interna successiva all’accordo chiariva esplicitamente che i giorni di ferie non avrebbero dato diritto ai buoni pasto. I giudici d’appello hanno ignorato questo comportamento successivo dell’azienda e il criterio di sistematicità nell’interpretazione delle clausole. L’accordo aziendale del 2015 ha sostituito integralmente la vecchia disciplina nazionale, raddoppiando il valore economico del beneficio ma limitandolo alla presenza effettiva.

Le conclusioni sul diritto ai buoni pasto

Le conclusioni sul diritto ai buoni pasto confermano la vittoria dell’azienda e definiscono un principio importante per la gestione dei benefit aziendali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società e ha annullato la sentenza precedente. La causa dovrà essere nuovamente discussa davanti alla Corte d’Appello di Milano in una diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà applicare correttamente le regole di interpretazione dei contratti, valutando l’accordo aziendale nella sua interezza e considerando il comportamento delle parti. Questa decisione ribadisce che i buoni pasto non costituiscono un elemento automatico della retribuzione, ma la loro erogazione dipende strettamente dalle specifiche regole stabilite dalla contrattazione aziendale.

I buoni pasto spettano anche durante i giorni di ferie o malattia?
Dipende dagli accordi aziendali. Se l’accordo integrativo sostituisce la disciplina nazionale e prevede i buoni solo per la presenza effettiva, le assenze non danno diritto al beneficio.

Un accordo aziendale può peggiorare le regole del contratto collettivo nazionale?
Sì, la contrattazione aziendale può derogare a quella nazionale anche in modo meno favorevole per i lavoratori, fatti salvi i diritti già acquisiti.

Come si deve interpretare un accordo sindacale in caso di dubbi?
Bisogna valutare l’intero testo del contratto in modo globale e analizzare anche il comportamento successivo delle parti, senza limitarsi a una sola frase.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati