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Ticket restaurant: presenza effettiva contro assenze per ferie

Alcuni dipendenti di un’azienda autostradale hanno chiesto il riconoscimento del diritto ai ticket restaurant anche per i giorni di assenza equiparati al lavoro, come ferie o malattia, basandosi sul contratto collettivo nazionale. La Corte d’Appello aveva dato loro ragione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda. I giudici hanno stabilito che l’accordo aziendale del 2015 ha sostituito interamente la vecchia indennità di mensa con i ticket restaurant, prevedendoli solo per i giorni di effettiva presenza superiore a quattro ore. La Cassazione ha chiarito che i contratti collettivi aziendali possono derogare a quelli nazionali e che l’accordo va interpretato nella sua interezza, considerando anche il comportamento successivo delle parti, e non isolando le singole clausole.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 21978 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso dei ticket restaurant negati durante le ferie

L’erogazione dei buoni pasto rappresenta da sempre un tema caldo nel diritto del lavoro. Molti dipendenti si chiedono se questo beneficio spetti anche durante i giorni di assenza giustificata, come le ferie o la malattia. La Corte di Cassazione ha affrontato questa questione con una recente ordinanza. Il caso riguarda alcuni dipendenti di un’importante concessionaria autostradale. I lavoratori pretendevano di ricevere il ticket restaurant anche per le giornate di assenza equiparate al servizio effettivo. Essi basavano la richiesta sulle regole del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. L’Azienda si è opposta a questa richiesta. La società ha evidenziato l’esistenza di un accordo aziendale successivo. Questo accordo modificava le regole nazionali.

Il contrasto tra contratto nazionale e accordo aziendale

Il Contratto Collettivo Nazionale prevedeva una indennità sostitutiva di mensa. Questa indennità spettava anche in caso di ferie, festività o infortuni. Nel 2015, l’Azienda e i sindacati hanno firmato un accordo integrativo aziendale. Questo testo ha sostituito l’indennità di mensa con un buono pasto di valore superiore. L’accordo aziendale stabiliva però una condizione precisa. Il beneficio spettava solo per i giorni di effettiva presenza in servizio superiore a quattro ore. I dipendenti ritenevano che le vecchie tutele del contratto nazionale fossero ancora valide. La Corte d’Appello aveva inizialmente accolto la tesi dei lavoratori. I giudici di secondo grado avevano interpretato l’accordo in modo isolato. L’Azienda ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

Le regole per interpretare correttamente un accordo di lavoro

La Corte di Cassazione ha censurato il metodo interpretativo usato nei gradi precedenti. I giudici di merito non possono limitarsi a leggere una singola frase di un contratto. L’interpretazione deve essere sistematica e complessiva. L’articolo 1362 del codice civile impone di cercare la comune intenzione delle parti. Questa ricerca non deve fermarsi al senso letterale delle parole. L’articolo 1363 del codice civile stabilisce che le clausole si interpretano le une per mezzo delle altre. Bisogna inoltre valutare il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla firma. Nel caso specifico, l’Azienda aveva inviato una email esplicativa subito dopo l’accordo. In quel testo si chiariva che le ferie non davano diritto al buono pasto. Un successivo accordo del 2018 ha poi confermato questa linea.

Le motivazioni della sentenza sui ticket restaurant

Le motivazioni della sentenza sui ticket restaurant si fondano sul principio di autonomia negoziale dei contratti collettivi. I contratti aziendali hanno pari dignità rispetto a quelli nazionali. Le parti sociali possono quindi modificare le regole nazionali a livello locale. Questa modifica può essere anche peggiorativa per i lavoratori, purché non tocchi diritti già definitivamente acquisiti. La sostituzione dell’indennità di mensa con il buono pasto è stata totale. L’accordo aziendale ha introdotto una disciplina completamente nuova e autosufficiente. Non è possibile applicare le vecchie regole di favore del contratto nazionale a un istituto ormai regolato in modo diverso a livello aziendale. L’interpretazione atomistica della Corte d’Appello ha violato le regole del codice civile.

Le conclusioni sul diritto ai ticket restaurant

Le conclusioni sul diritto ai ticket restaurant confermano la vittoria dell’Azienda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società e ha annullato la decisione precedente. La causa dovrà essere decisa nuovamente dalla Corte d’Appello di Milano in una diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà applicare i criteri di interpretazione sistematica indicati dalla Cassazione. Questa pronuncia stabilisce un principio chiaro per il futuro. I buoni pasto non costituiscono un diritto assoluto e automatico in ogni caso di assenza. La loro erogazione dipende strettamente dagli accordi collettivi vigenti in azienda. Se l’accordo aziendale prevede il buono solo per la presenza effettiva, il lavoratore in ferie non può pretenderlo.

Il dipendente ha sempre diritto ai buoni pasto durante le ferie?
No, l’erogazione dei buoni pasto durante le ferie dipende dagli accordi collettivi aziendali, che possono limitare il beneficio ai soli giorni di presenza effettiva.

Un accordo aziendale può peggiorare le regole del contratto nazionale?
Sì, gli accordi aziendali possono derogare anche in senso peggiorativo ai contratti nazionali, purché non vadano a ledere diritti già definitivamente acquisiti nel patrimonio del lavoratore.

Come si deve interpretare un contratto collettivo di lavoro in caso di dubbi?
Il contratto deve essere interpretato valutando tutte le clausole insieme e analizzando il comportamento complessivo delle parti, anche successivo alla firma dell’accordo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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