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Ticket restaurant: l’Azienda vince contro le assenze equiparate

L’Azienda ha impugnato la sentenza che riconosceva ad alcuni dipendenti il diritto a ricevere i ticket restaurant anche per le giornate di assenza giustificata, come ferie o malattia, equiparate al lavoro effettivo. La Corte d’Appello aveva basato la decisione sull’accordo aziendale del 2015. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Azienda, stabilendo che i giudici di merito hanno interpretato l’accordo in modo parziale e isolato. Secondo la Suprema Corte, l’interpretazione dei contratti collettivi deve seguire criteri logico-sistematici, valutando la comune intenzione delle parti e il loro comportamento successivo, come l’invio di comunicazioni interne e accordi integrativi successivi che limitavano i ticket restaurant ai soli giorni di effettiva presenza. La causa è stata quindi rinviata per una nuova decisione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 21976 Anno 2023
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Pubblicato il 19 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il diritto ai ticket restaurant tra presenza effettiva e assenze equiparate

La questione della spettanza dei buoni pasto durante i giorni di assenza per ferie o malattia rappresenta un tema molto dibattuto nel diritto del lavoro. Molti dipendenti ritengono che tali benefici debbano essere garantiti anche durante i periodi di riposo o di assenza giustificata, qualora i contratti collettivi equiparino queste giornate al servizio effettivo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo argomento, analizzando i limiti di applicabilità dei ticket restaurant all’interno degli accordi aziendali integrativi. La controversia nasce dal ricorso presentato da un’importante Azienda contro la decisione dei giudici di merito, i quali avevano riconosciuto a un gruppo di lavoratori il diritto a ricevere i buoni pasto anche per i giorni di assenza.

L’origine della controversia sui buoni pasto aziendali

I Lavoratori, impiegati con mansioni diverse da quelle di esattore autostradale, avevano richiesto il pagamento dei buoni pasto per le giornate di ferie, festività, infortunio e ricovero ospedaliero. Secondo la loro tesi, l’accordo aziendale del 2015, che sostituiva la vecchia indennità di mensa con i buoni pasto, non escludeva le equiparazioni previste dal contratto collettivo nazionale. I giudici di primo e secondo grado avevano accolto questa richiesta, ritenendo che il testo dell’accordo aziendale fosse chiaro nel mantenere l’estensione dei benefici anche ai giorni di assenza tutelata. L’Azienda ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando una errata interpretazione delle clausole contrattuali da parte dei giudici di merito.

Le regole per interpretare i contratti collettivi

La Cassazione ha ricordato che l’interpretazione dei contratti aziendali non può limitarsi a una lettura isolata delle singole parole. I giudici devono applicare i criteri stabiliti dal codice civile, analizzando l’intero testo in modo coordinato. Non è possibile fermarsi al significato letterale di una sola frase se questo contrasta con la reale intenzione delle parti sociali. Inoltre, assume un ruolo fondamentale il comportamento complessivo tenuto dalle parti anche dopo la firma dell’accordo. Nel caso specifico, l’Azienda aveva inviato comunicazioni interne chiare e aveva successivamente firmato un ulteriore accordo nel 2018 che confermava l’erogazione dei buoni pasto solo a fronte di una presenza minima di quattro ore giornaliere.

Le motivazioni della decisione sui ticket restaurant

La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell’Azienda evidenziando l’errore metodologico compiuto nei precedenti gradi di giudizio. I giudici d’appello hanno applicato una interpretazione atomistica, ovvero frammentata, dell’accordo del 2015. Essi non hanno considerato il collegamento logico con l’accordo del 2007, che già escludeva le equiparazioni per altre categorie di dipendenti, né hanno valutato il comportamento successivo delle parti. La mail inviata dall’ufficio del personale subito dopo l’accordo e il testo del contratto integrativo del 2018 dimostrano in modo inequivocabile che la comune intenzione dei firmatari era quella di legare i ticket restaurant alla presenza effettiva in servizio. La sostituzione dell’indennità di mensa con i buoni pasto non comportava quindi il trasferimento automatico delle vecchie regole di equiparazione delle assenze.

Le conclusioni sul caso dei ticket restaurant

La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello di Milano in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà riesaminare l’accordo aziendale del 2015 applicando correttamente le regole di interpretazione logico-sistematica e tenendo conto della reale volontà delle parti. Questa decisione stabilisce un principio importante per le aziende e i lavoratori. I ticket restaurant non costituiscono un elemento automatico della retribuzione dovuto in ogni caso, ma la loro erogazione dipende strettamente dalle specifiche pattuizioni dei contratti aziendali, che possono legittimamente limitarne la spettanza ai soli giorni di lavoro effettivo. Per uno dei lavoratori coinvolti, la Cassazione ha invece dichiarato la cessazione della materia del contendere a seguito di un verbale di conciliazione firmato in sede sindacale.

I ticket restaurant spettano sempre durante i giorni di ferie o malattia?
No, la spettanza dei buoni pasto durante le assenze dipende da quanto stabilito dagli accordi aziendali e dai contratti collettivi applicati.

Come si interpretano gli accordi aziendali in caso di dubbio?
Bisogna analizzare l’intero testo del contratto in modo coordinato, valutando anche il comportamento delle parti successivo alla firma e non solo le singole parole.

Cosa succede se un lavoratore firma una conciliazione sindacale durante la causa?
Il processo si conclude per quel lavoratore con la cessazione della materia del contendere, in quanto l’accordo privato risolve definitivamente la disputa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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