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Maggioranza assemblea condominiale: i millesimi non bastano

Una condomina ha impugnato una delibera approvata in seconda convocazione con il voto favorevole di due soli condomini su quattro presenti, benché titolari di oltre 766 millesimi. Nel corso del giudizio il condominio ha sostituito la decisione con una nuova delibera. I giudici di merito hanno dichiarato cessata la lite, condannando però la condomina alle spese legali ritenendo la prima delibera valida per la prevalenza dei millesimi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione: per la valida maggioranza assemblea condominiale in seconda convocazione occorre il doppio quorum, ossia la maggioranza delle teste presenti (almeno tre su quattro) e almeno un terzo del valore dell’edificio. La Cassazione ha accolto il ricorso e disposto il riesame per la corretta attribuzione delle spese.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 28629 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Il rispetto delle regole sulla maggioranza assemblea condominiale

Le decisioni del condominio richiedono il rispetto rigoroso dei parametri legali. Molti ritengono che possedere la maggioranza assoluta dei millesimi basti per approvare qualsiasi scelta. La normativa stabilisce invece un doppio vincolo fondamentale. La valida adozione di una delibera richiede sia il valore economico dei millesimi, sia il consenso numerico delle persone presenti. La corretta formazione della maggioranza assemblea condominiale tutela i singoli proprietari contro lo strapotere dei grandi titolari di quote.

La vicenda analizzata dalla Corte di Cassazione riguarda un edificio composto da quattro partecipanti. Durante una riunione di seconda convocazione, due soli condomini hanno votato a favore di una decisione, mentre gli altri due hanno espresso voto contrario. I votanti favorevoli detenevano una quota cospicua, pari a 766,424 millesimi. Una proprietaria dissenziente ha quindi impugnato il verbale davanti al giudice per violazione del criterio numerico.

Il doppio quorum nella maggioranza assemblea condominiale

La riforma del condominio ha chiarito i presupposti di validità delle delibere in seconda convocazione. L’articolo 1136 del Codice Civile prevede requisiti distinti per la costituzione della riunione e per l’approvazione delle decisioni. L’assemblea si costituisce validamente con un terzo dei condomini e un terzo del valore dell’edificio. Al contrario, l’approvazione dell’ordine del giorno esige la maggioranza numerica degli intervenuti, unita ad almeno un terzo dei millesimi.

Nei condomini con numero pari di partecipanti, come nel caso di quattro presenti, la metà dei voti non basta. La maggioranza delle teste richiede la metà più uno degli intervenuti. Pertanto, su quattro persone presenti, occorrono almeno tre voti favorevoli. Due voti a favore su quattro generano una situazione di parità numerica che impedisce l’approvazione della delibera, a prescindere dal valore millesimale dei votanti.

Le motivazioni sulla maggioranza assemblea condominiale e le spese legali

I giudici di secondo grado avevano erroneamente ritenuto valida la delibera iniziale, basandosi sulla vecchia formulazione della legge precedente al 2012. Secondo la Corte d’Appello, il valore millesimale prevaleva sul computo delle teste. Questa errata valutazione ha portato a condannare ingiustamente la condomina alle spese di lite, applicando il principio della soccombenza virtuale (il giudizio ipotetico su chi avrebbe perso la causa) dopo che il condominio aveva sanato la delibera con una nuova assemblea.

La Corte di Cassazione ha censurato integralmente questo ragionamento. La legge vigente tutela la persona del condomino accanto alla consistenza economica del suo bene. Senza la maggioranza numerica dei presenti, la delibera nasce invalida. Di conseguenza, la condomina aveva pienamente ragione nell’impugnare la decisione originaria, rendendo illegittima la sua condanna alle spese.

Le conclusioni: i principi stabiliti dalla Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della proprietaria, cassando la pronuncia d’appello e rinviando la causa per un nuovo giudizio. Il giudice del rinvio dovrà rivalutare la ripartizione delle spese processuali, tenendo conto dell’effettiva fondatezza della contestazione iniziale.

Il provvedimento ribadisce un principio cardine: i millesimi elevati non possono mai azzerare il peso del voto personale. Nelle assemblee condominiali in seconda convocazione, qualsiasi delibera approvata senza la maggioranza delle teste presenti resta viziata e annullabile.

Quale maggioranza serve in seconda convocazione per approvare una delibera condominiale ordinaria?
Occorre il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all’assemblea (metà più uno delle persone presenti) che rappresenti almeno un terzo del valore dell’edificio (333,33 millesimi).

Cosa accade se votano a favore solo due condomini su quattro presenti ma con molti millesimi?
La delibera non è valida perché manca la maggioranza numerica dei presenti, che su quattro partecipanti richiede almeno tre voti a favore, indipendentemente dai millesimi posseduti.

Come vengono regolate le spese di causa se il condominio sostituisce la delibera impugnata?
Il giudice dichiara cessata la materia del contendere e liquida le spese secondo la soccombenza virtuale, verificando chi avrebbe vinto la causa al momento della proposizione del ricorso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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