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Demanio

91 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Insieme dei beni immobili che appartengono allo Stato o ad altri enti territoriali e sono destinati all'uso pubblico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Proprietà Demaniale: Privati contro Stato, Cassazione rinvia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso sulla Proprietà Demaniale di terreni costieri. Alcuni proprietari privati contestavano l'appartenenza di queste aree allo Stato. I giudici di merito avevano già riconosciuto la natura demaniale dei beni, rigettando le pretese dei privati. La Suprema Corte, pur non potendo riunire formalmente tutti i ricorsi simili, ha deciso di trattarli congiuntamente. Questa ordinanza interlocutoria rinvia la decisione finale a un nuovo ruolo per una discussione congiunta di tutti i ricorsi che sollevano la stessa questione di diritto, al fine di garantire una maggiore efficienza processuale.
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Sequestro Preventivo: PM restituisce, ma la Cassazione blocca
Un'area demaniale marittima con un cottage è stata oggetto di un sequestro preventivo per occupazione abusiva. L'Autorità Giudiziaria aveva inizialmente revocato il sequestro, disponendo la restituzione diretta dei beni al Demanio dello Stato. L'Occupante ha contestato questa decisione. Il Tribunale del riesame ha annullato la revoca, ripristinando il sequestro preventivo. La Cassazione, esaminando il ricorso dell'Autorità Giudiziaria, ha chiarito che la revoca di un sequestro preventivo per il venir meno dei presupposti non consente di attribuire il bene direttamente al presunto proprietario (il Demanio) prima di una sentenza definitiva. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il sequestro preventivo deve rimanere fino alla conclusione del procedimento, senza anticipare decisioni sulla proprietà.
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Usucapione beni demaniali: quando è possibile?
La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di un condominio volta a ottenere l'usucapione beni demaniali su un'area adibita a parcheggio. I giudici hanno stabilito che il semplice disuso non integra la sdemanializzazione tacita, richiedendosi invece atti positivi della Pubblica Amministrazione. Inoltre, è mancata la prova di un possesso esclusivo, dato l'uso dell'area da parte della collettività.
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Pagamento COSAP: autostrade battute, i viadotti si pagano
Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di liquidazione emessi dal concessionario della riscossione di un Comune, che richiedevano il Pagamento COSAP per gli anni 2010 e 2011. La richiesta riguardava l'occupazione di spazi soprastanti il suolo pubblico tramite viadotti autostradali. La concessionaria sosteneva di avere diritto all'esenzione prevista per lo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società autostradale, stabilendo che il Pagamento COSAP è dovuto da chi trae un beneficio economico diretto dall'occupazione del suolo pubblico, come il concessionario che riscuote i pedaggi, agendo in piena autonomia organizzativa e non come mero sostituto dello Stato.
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Riparto di giurisdizione: Comune contro allevatori per i pascoli
Un Comune ha chiesto la condanna di alcuni Allevatori al rilascio di un terreno pubblico e al pagamento dei canoni arretrati per l'occupazione. Gli Allevatori si sono difesi sostenendo di possedere regolari concessioni amministrative e hanno eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice amministrativo. Dopo le decisioni dei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione relativa al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo in materia di concessioni di beni demaniali, ha deciso di rimettere la causa alle Sezioni Unite. Saranno queste ultime a stabilire quale giudice sia competente a decidere sulla validità delle concessioni e sulla richiesta di rilascio dei terreni.
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Termine di impugnazione: demanio negato e ricorso tardivo
Una società di ristorazione ha chiesto di acquistare un'area demaniale su cui sorgevano i propri immobili. L'Agenzia del Demanio ha rifiutato la richiesta per mancanza di titoli edilizi validi. Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha confermato il rifiuto. La società ha proposto ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, ma oltre la scadenza di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il termine di impugnazione di quarantacinque giorni decorre tassativamente dalla notifica del solo dispositivo della sentenza, effettuata dalla cancelleria. Questa regola speciale non viola il diritto di difesa o i principi europei, poiché la parte può comunque richiedere copia delle motivazioni o, in caso di impedimenti oggettivi e documentati, chiedere la rimessione in termini.
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TOSAP sui cavalcavia: paga il concessionario, non lo Stato
Una società concessionaria autostradale ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi da un Comune per il pagamento della TOSAP relativa ad alcuni cavalcavia sovrastanti le strade comunali. La società sosteneva di non dover pagare il tributo in quanto semplice gestore di un'opera di proprietà dello Stato e riteneva applicabile l'esenzione prevista per gli enti pubblici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il concessionario autostradale è il soggetto passivo d'imposta. L'occupazione di spazi pubblici comunali con viadotti e cavalcavia comporta una sottrazione della superficie all'uso pubblico locale, rendendo dovuto il tributo. Inoltre, l'esenzione non spetta alle società concessionarie che gestiscono l'opera a fini economici, anche se la proprietà finale resta pubblica.
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Ponti e Canone occupazione spazi pubblici: Autostrade perde
Un'azienda comunale ha richiesto a una società concessionaria autostradale il pagamento del Canone occupazione spazi pubblici per i cavalcavia che sovrastano le strade comunali. La società si è opposta, sostenendo che lo spazio aereo appartiene allo Stato e che l'opera è pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società concessionaria. I giudici hanno chiarito che il proprietario del suolo (il Comune) possiede anche lo spazio sovrastante e che la società concessionaria, beneficiando economicamente della gestione dell'autostrada, è il vero soggetto obbligato al pagamento. Di conseguenza, la società concessionaria perde la causa e deve pagare il canone, le sanzioni per omessa dichiarazione e le spese processuali.
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Imposta regionale sulle concessioni statali: canone ridotto, tassa ridotta
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi dalla Regione per il pagamento dell'imposta regionale sulle concessioni statali relativa agli anni 2013 e 2014. La controversia riguarda la base imponibile di tale imposta: la Società riteneva che dovesse essere calcolata sul canone ridotto a seguito dell'adesione alla definizione agevolata, mentre la Regione pretendeva il calcolo sul canone originario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, stabilendo che la riduzione del canone demaniale ottenuta tramite la sanatoria ridetermina a tutti gli effetti la somma dovuta. Di conseguenza, anche la base imponibile dell'imposta regionale sulle concessioni statali deve essere proporzionalmente ridotta, garantendo l'allineamento tra il canone effettivamente versato e il tributo regionale. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Imposta regionale sulle concessioni statali ridotta se il canone scende
Un'azienda che gestisce concessioni demaniali ha aderito alla definizione agevolata per ridurre il canone dovuto allo Stato. L'Ente Pubblico Regionale ha emesso un avviso di accertamento pretendendo il pagamento dell'imposta regionale calcolata sul canone originario e non su quello ridotto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico Regionale, confermando che l'imposta regionale sulle concessioni statali deve essere calcolata sul canone effettivamente versato a seguito della rottamazione. La riduzione del canone riduce proporzionalmente anche la base imponibile del tributo regionale, poiché esiste un legame necessario di allineamento tra il canone e l'imposta stessa. Di conseguenza, l'Ente Pubblico Regionale perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Imposta comunale sulla pubblicità: il Comune perde senza prove
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società concessionaria di un'area portuale contro gli avvisi di accertamento del Comune per l'omesso pagamento dell'imposta comunale sulla pubblicità per gli anni 2013 e 2014. Sebbene il Comune abbia il potere di tassare i cartelli pubblicitari anche nelle aree demaniali portuali che rientrano nei suoi confini geografici, la Cassazione ha stabilito che, in caso di omessa dichiarazione, la tassa decorre solo dal 1° gennaio dell'anno in cui viene effettuato l'accertamento (nel caso specifico, il 2015). Di conseguenza, il Comune non può pretendere il pagamento per gli anni passati senza fornire prove concrete della presenza dei cartelli in quel periodo.
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Prescrizione del diritto all’indennità: l’attesa costa caro
Una società concessionaria ha chiesto il pagamento di un'indennità per la devoluzione al demanio di un ex casello ferroviario dopo la scadenza della concessione. L'Amministrazione Pubblica ha eccepito la prescrizione del diritto all'indennità. La società sosteneva che il termine iniziasse a decorrere solo dopo una sentenza definitiva che aveva chiarito l'incertezza sulla proprietà del bene. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prescrizione del diritto all'indennità decorre dal momento in cui la concessione scade, poiché solo gli ostacoli di diritto impediscono il decorso del termine. Le incertezze soggettive o i tempi necessari per accertare il diritto costituiscono meri ostacoli di fatto, irrilevanti per fermare la prescrizione.
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Trasferimento aree demaniali: no all’acquisto automatico
Un'associazione sportiva ha chiesto l'accertamento del trasferimento di proprietà di un'area fluviale ex demaniale, basandosi su un provvedimento del Comune. L'associazione sosteneva che il passaggio del bene dallo Stato al Comune fosse avvenuto in modo automatico per legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il trasferimento aree demaniali al patrimonio comunale non avviene in modo automatico (*ipso iure*), ma richiede un formale atto di cessione a trattativa privata e la determinazione del prezzo. Di conseguenza, il Comune non poteva trasferire all'associazione un bene non ancora entrato nel proprio patrimonio. L'associazione perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Pagamento COSAP cavalcavia: la concessionaria non è lo Stato
La Corte di Cassazione ha stabilito il principio del pagamento COSAP per i cavalcavia autostradali da parte della società concessionaria. Una società che gestisce autostrade aveva ricevuto un avviso di pagamento dal Comune per l'occupazione del soprassuolo comunale con i suoi cavalcavia. La società si opponeva, sostenendo di dover beneficiare dell'esenzione fiscale prevista per lo Stato, proprietario dell'infrastruttura. La Corte ha respinto questa tesi, chiarendo che l'esenzione è personale e vale solo per lo Stato. La società concessionaria, agendo come un'impresa privata con scopo di lucro, è il soggetto che realizza l'occupazione di fatto e trae un'utilità economica dalla gestione. Pertanto, è tenuta al pagamento del canone, anche se l'occupazione è senza un formale atto di concessione comunale.
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Terreno occupato dal Comune: la giurisdizione del giudice ordinario
Un Comune occupa alcuni terreni privati per realizzare un'area sosta per camper, senza un regolare provvedimento. I proprietari si rivolgono al tribunale per riavere i loro beni. Nasce un conflitto su quale giudice debba decidere: quello civile o quello amministrativo? La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro: quando un cittadino contesta la natura pubblica di un bene e rivendica il proprio diritto di proprietà contro la Pubblica Amministrazione, la competenza spetta sempre al giudice civile. La Corte ha quindi confermato la giurisdizione del giudice ordinario, respingendo il ricorso del Comune e dando ragione ai proprietari.
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Pagamento COSAP: Concessionario autostradale non è come lo Stato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento COSAP da parte del concessionario autostradale è dovuto anche se l'opera è di proprietà dello Stato. Una società che gestisce un'autostrada aveva realizzato dei viadotti sopra strade provinciali. L'ente locale ha richiesto il pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico. La società si opponeva, sostenendo di godere dell'esenzione prevista per lo Stato. La Corte ha respinto questa tesi: l'esenzione è personale e non si estende al concessionario, che è un soggetto privato che opera con scopo di lucro. L'occupazione, avvenuta senza autorizzazione della Provincia, è considerata abusiva e quindi soggetta al canone.
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Viadotto su strada provinciale: il concessionario paga la COSAP
Una società concessionaria di un'autostrada si opponeva alla richiesta di pagamento del canone COSAP da parte di un Ente Locale per l'occupazione dello spazio aereo sopra le strade provinciali con i propri viadotti. La società sosteneva di essere esente, agendo per conto dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento COSAP concessionario è dovuto. L'esenzione prevista per lo Stato è strettamente personale e non si estende al concessionario, che è un soggetto giuridico distinto con finalità di lucro. L'occupazione, avvenuta senza un titolo specifico rilasciato dall'Ente Locale proprietario del suolo, giustifica la richiesta di pagamento del canone. Di conseguenza, l'Ente Locale ha vinto la causa.
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Confine demaniale: tassa ridotta dal Giudice, la Cassazione annulla
Un proprietario terriero contesta i contributi richiesti da un Consorzio di Bonifica, sostenendo che la superficie tassabile del suo terreno si è ridotta a causa di lavori su un canale confinante. La Corte di Cassazione interviene per chiarire il corretto criterio di determinazione del confine demaniale e proprietà privata. La Corte stabilisce che il confine va identificato nel 'livello medio delle piene ordinarie' del corso d'acqua, senza considerare le modifiche artificiali come argini o riporti di terra. Poiché il giudice precedente aveva applicato un criterio errato, la Cassazione accoglie il ricorso del Consorzio e ordina un nuovo esame della questione, basato sul principio di diritto corretto.
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TOSAP cavalcavia autostradali: la Società paga, non lo Stato
Una società concessionaria di un'autostrada si opponeva al pagamento della TOSAP richiesta da un Comune per l'occupazione dello spazio aereo con i propri viadotti. La società sosteneva di non dover pagare, poiché l'opera è di proprietà dello Stato e di interesse nazionale. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. Ha stabilito che il soggetto tenuto al pagamento della TOSAP cavalcavia autostradali è proprio la società concessionaria. Questo perché è lei a gestire l'opera, a sfruttarla economicamente e a trarne un beneficio diretto. La proprietà statale del bene non è rilevante ai fini del tributo. L'azienda ha quindi perso la causa.
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Litispendenza: la Cassazione chiarisce i limiti
Una cittadina ha impugnato un avviso di pagamento relativo a indennità per l'occupazione di aree demaniali costiere, rivendicando l'acquisto per usucapione. Il Tribunale ha dichiarato la litispendenza e cancellato la causa dal ruolo, poiché esistevano altri giudizi identici pendenti presso lo stesso ufficio giudiziario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la litispendenza non può essere applicata se i processi pendono nello stesso tribunale. In tali casi, il giudice deve disporre la riunione delle cause o la sospensione per pregiudizialità, garantendo l'efficienza del processo.
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