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Usucapione beni demaniali: quando è possibile?

La Corte d’Appello ha respinto la richiesta di un condominio volta a ottenere l’usucapione beni demaniali su un’area adibita a parcheggio. I giudici hanno stabilito che il semplice disuso non integra la sdemanializzazione tacita, richiedendosi invece atti positivi della Pubblica Amministrazione. Inoltre, è mancata la prova di un possesso esclusivo, dato l’uso dell’area da parte della collettività.

Riferimento:
SENTENZA CORTE DI APPELLO DI TRENTO N. 128 2026 - N. R.G. 00000033 2024 DEPOSITO MINUTA 03 07 2026 PUBBLICAZIONE 24 07 2026
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Pubblicato il 10 agosto 2026 in Diritto Civile, Diritto Immobiliare, Giurisprudenza Civile

Usucapione beni demaniali: perché il disuso non basta

Il tema dell’usucapione beni demaniali rappresenta una delle sfide più complesse nel diritto civile immobiliare. Molti ritengono, erroneamente, che un terreno pubblico abbandonato o non più utilizzato per la sua funzione originaria possa essere acquisito per usucapione da un privato che lo utilizzi per anni. Tuttavia, una recente sentenza della Corte d’Appello chiarisce i rigidi confini che proteggono il patrimonio pubblico.

I fatti di causa: il parcheggio conteso

La vicenda nasce dalla pretesa di un gruppo di condomini di vedersi riconosciuta la proprietà, per intervenuta usucapione, di un piazzale sterrato utilizzato come parcheggio. Una parte di questo piazzale, tuttavia, risultava iscritta nei registri tavolari come demanio statale e comunale (ex relitto stradale).

I condomini sostenevano che l’area avesse perso la sua natura pubblica da decenni, configurando una sdemanializzazione tacita. A riprova di ciò, citavano l’uso esclusivo del parcheggio e l’installazione di una stanga di accesso. In primo grado, il Tribunale aveva rigettato le domande, ordinando la rimozione della stanga e negando che il solo disuso potesse trasformare un bene pubblico in un bene usucapibile dai privati.

La decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello ha confermato integralmente la decisione di primo grado, respingendo l’appello dei condomini. Il punto centrale della decisione riguarda l’impossibilità di procedere all’usucapione beni demaniali in assenza di una prova rigorosa della perdita della natura pubblica del bene.

I giudici hanno chiarito che il bene demaniale è, per sua natura, inalienabile e non può essere oggetto di possesso utile all’usucapione finché non viene sdemanializzato. Nel caso di specie, non è stata fornita alcuna prova di atti della Pubblica Amministrazione che manifestassero in modo univoco la volontà di sottrarre il bene all’uso pubblico.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri giuridici essenziali:

La sdemanializzazione tacita richiede atti positivi

Secondo la giurisprudenza consolidata, la sdemanializzazione tacita non può derivare dalla mera inerzia della Pubblica Amministrazione o dal prolungato disuso del bene. Perché un bene demaniale diventi patrimonio disponibile (e quindi usucapibile), è necessaria la presenza di atti positivi, certi e univoci da parte dell’amministrazione che siano incompatibili con la volontà di mantenere la destinazione pubblica. Il fatto che un relitto stradale non sia più percorso da veicoli non significa che lo Stato vi abbia rinunciato.

La carenza del possesso esclusivo

Un altro elemento decisivo è stato il fallimento della prova del possesso uti dominus. Le testimonianze raccolte hanno evidenziato che, almeno fino a pochi anni prima dell’inizio della causa, il piazzale era utilizzato liberamente non solo dai condomini, ma anche da turisti e altri cittadini. Tale uso promiscuo esclude il carattere di esclusività necessario per l’usucapione. L’installazione della stanga, avvenuta solo nel 2010, non ha permesso il decorso del termine ventennale richiesto dalla legge per l’acquisto della proprietà.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la tutela dei beni pubblici prevale sugli interessi privati, a meno che non si dimostri un abbandono formale o comportamenti attivi della P.A. volti a dismettere il bene. Per chi intende avviare un’azione di usucapione beni demaniali, il requisito dell’esclusività del possesso e la prova della natura patrimoniale (non demaniale) del terreno sono ostacoli insormontabili se il bene è ancora catalogato come pubblico. La rimozione della stanga abusiva e la condanna alle spese per i condomini sottolineano il rischio di agire senza solide basi documentali sulla natura giuridica dei terreni.

Si può usucapire un terreno che risulta demaniale ma è abbandonato?
No, il semplice abbandono o disuso del bene da parte della Pubblica Amministrazione non è sufficiente a rendere il bene usucapibile, essendo necessari atti positivi e univoci che ne dichiarino la sdemanializzazione.

Cosa serve per provare la sdemanializzazione tacita di un bene?
Occorre dimostrare che la Pubblica Amministrazione ha compiuto atti concreti e certi, incompatibili con la volontà di mantenere il bene ad uso pubblico, non bastando la mera inerzia nel tempo.

L’uso di un parcheggio da parte di turisti impedisce l’usucapione ai condomini?
Sì, perché l’usucapione richiede un possesso esclusivo e se l’area è accessibile alla collettività viene meno il requisito del possesso uti dominus necessario per l’acquisto della proprietà.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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