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Decadenza — Anno 2024

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521 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Decadenza

Provvedimenti

Notifica ai soci: la Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22729/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di riscossione tributaria per le società di persone estinte. La tempestiva notifica di una cartella di pagamento a uno solo dei soci interrompe il termine di decadenza per l'azione di riscossione nei confronti di tutti gli altri soci. Questi ultimi potranno essere raggiunti dalla pretesa fiscale, che sarà soggetta unicamente al più lungo termine di prescrizione e non a quello di decadenza. La sentenza chiarisce che, a seguito della cancellazione della società, si verifica un fenomeno successorio in cui i soci subentrano nei debiti sociali.
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Decadenza azione giudiziaria: il ricorso tardivo
Un lavoratore ha perso il diritto ai benefici previdenziali per esposizione all'amianto a causa della decadenza dell'azione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso è stato presentato oltre il termine triennale, calcolato a partire da 90 giorni dopo la proposizione del ricorso amministrativo contro il diniego dell'ente previdenziale.
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Raddoppio dei termini: non si applica all’IRAP
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento per l'utilizzo di fatture false. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22589/2024, ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sul raddoppio dei termini per l'accertamento. Sebbene l'estensione dei termini sia legittima in presenza di reati fiscali per imposte sui redditi e IVA, la Corte ha chiarito che tale raddoppio dei termini non si applica all'IRAP, poiché per questa imposta non sono previste sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Raddoppio dei termini: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha chiarito le condizioni per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale in presenza di reati tributari. L'ordinanza analizza il caso di un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP notificato oltre i termini ordinari. La Corte ha stabilito che, per le norme applicabili al caso, il raddoppio è legittimo se sussistono elementi che comportano l'obbligo di denuncia penale, anche se questa è tardiva o il procedimento viene archiviato. Ha però escluso l'applicazione del raddoppio per l'IRAP, in quanto le relative violazioni non sono penalmente sanzionate.
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Abuso contratti a termine: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un gruppo di lavoratori contro un ente pubblico agricolo, stabilendo principi chiave sull'abuso dei contratti a termine. La Corte ha chiarito che il termine per contestare una serie di contratti decorre dall'ultimo rapporto di lavoro, non dai singoli contratti. Inoltre, ha specificato che un ente pubblico non economico non può essere qualificato come "imprenditore agricolo" e, pertanto, non può beneficiare delle deroghe previste per tale settore. Infine, ha ribadito che la nozione di "stagionalità" deve essere interpretata in modo restrittivo e l'onere di provare tale natura grava sul datore di lavoro, annullando la precedente decisione e rinviando il caso alla Corte d'Appello.
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Decorrenza accatastamento: quando scade l’ICI?
La Corte di Cassazione affronta il tema della decorrenza dell'accatastamento e i suoi effetti sui termini di decadenza per l'accertamento ICI. La sentenza chiarisce che una nuova rendita catastale, seppur con effetti retroattivi, non sospende né riapre il termine di decadenza quinquennale per la notifica degli avvisi di accertamento. La Corte ha annullato gli accertamenti per gli anni dal 2002 al 2005 in quanto tardivi, salvando solo quello per il 2006 grazie al principio della scissione degli effetti della notifica. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria di una scissione per i debiti tributari anteriori.
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Decadenza NASpI: obbligo comunicazione lavoro autonomo
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza NASpI si applica anche in caso di mancata comunicazione di un'attività di lavoro autonomo già esistente al momento della domanda di disoccupazione. L'obbligo di informare l'INPS non riguarda solo le nuove attività intraprese durante la percezione del sussidio, ma anche quelle preesistenti. La Corte ha chiarito che questa non è un'interpretazione analogica vietata, ma un'interpretazione estensiva della norma, coerente con la finalità legislativa di correlare il sussidio allo stato di disoccupazione effettivo.
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Indennità NASpI: decade per il socio amministratore?
La Corte di Cassazione ha stabilito che non decade dal diritto all'indennità NASpI il lavoratore che non comunica all'ente previdenziale la sua preesistente carica di socio e amministratore di una S.r.l. La mera titolarità della carica non costituisce "attività lavorativa autonoma" che obbliga alla comunicazione, la quale è richiesta solo in caso di effettivo svolgimento di un'attività lavorativa retribuita.
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Massimale pensionabile: la Cassazione fa chiarezza
Un lavoratore dello spettacolo ha contestato l'applicazione del massimale pensionabile sulla propria pensione. La Corte d'Appello gli ha dato ragione, ma l'ente previdenziale ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il limite massimo alla retribuzione giornaliera pensionabile per i lavoratori dello spettacolo è ancora in vigore e deve essere applicato, annullando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Decadenza pensione: termini e ricorso amministrativo
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una richiesta di pensione indiretta per la vedova di un ex assessore comunale. L'ente previdenziale si era opposto alla decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che l'azione legale della richiedente era tardiva. La Corte ha chiarito che i termini per la decadenza della pensione decorrono dalla conclusione 'virtuale' del procedimento amministrativo, indipendentemente da risposte tardive dell'ente. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Decadenza agenzia: esclusa l’applicazione art. 32
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23348/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di decadenza agenzia. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza previsto dall'art. 32 della legge n. 183/2010 per l'impugnazione del recesso non si applica ai contratti di agenzia. La controversia vedeva un agente opporsi a una società preponente dopo la risoluzione del rapporto. I giudici di merito avevano dichiarato la domanda improcedibile per tardività. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la norma sulla decadenza riguarda esclusivamente i rapporti di collaborazione continuata e non i contratti di agenzia, data la loro specifica disciplina e natura. Di conseguenza, il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame nel merito.
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Errata comunicazione ente: quando c’è risarcimento?
Una cittadina ha citato in giudizio un ente previdenziale per danni derivanti da una errata comunicazione ente relativa ai termini di impugnazione, che ha causato la decadenza del suo diritto di contestare il diniego di una prestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sull'errore scusabile del cittadino e sul suo diritto al risarcimento è una questione di fatto, di competenza esclusiva dei giudici di merito e non sindacabile in sede di legittimità.
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Impugnazione tardiva: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento. La decisione si fonda sul principio che le contestazioni relative a una cartella esattoriale, come vizi di notifica o calcolo degli importi, devono essere sollevate tramite l'impugnazione tempestiva della cartella stessa. Un'impugnazione tardiva rende l'atto definitivo e le sue pretese non più contestabili in una fase successiva. La presenza di un precedente giudicato sulla regolarità della notifica ha ulteriormente blindato la decisione.
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Patto di non concorrenza: obblighi e decadenza
Una ex dipendente perde il diritto al corrispettivo per il patto di non concorrenza per non aver presentato trimestralmente la documentazione richiesta a prova del rispetto dell'obbligo. La Cassazione ha qualificato il termine per la presentazione come termine di decadenza, confermando la decisione della Corte d'Appello e rigettando il ricorso della lavoratrice.
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Prenotazione a debito: la Cassazione decide sul reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente, confermando che l'imposta di registro su una sentenza di risarcimento danni si applica con il meccanismo della prenotazione a debito quando i fatti alla base della condanna costituiscono, anche solo astrattamente, un reato. La Corte ha inoltre chiarito che la competenza per la riscossione spetta all'ufficio giudiziario e che si applica il termine di prescrizione decennale, non quello di decadenza.
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Decadenza imposta registro: 3 anni dopo la sentenza
Una società impugnava un avviso di liquidazione per imposta di registro. A seguito di una sentenza che rideterminava il valore imponibile del bene, l'Agenzia delle Entrate notificava un nuovo atto oltre tre anni dopo. La Cassazione ha stabilito che si applica il termine decadenziale imposta di registro triennale, e non quello decennale, poiché l'ente doveva svolgere una nuova attività di determinazione dell'imposta. Di conseguenza, il diritto dell'Agenzia era estinto per decadenza.
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Prescrizione pubblico impiego: la Cassazione decide
Una Azienda Ospedaliera ha impugnato una decisione che qualificava un contratto di collaborazione come lavoro subordinato. La Corte di Cassazione, pur confermando la natura subordinata del rapporto, ha accolto il motivo relativo alla prescrizione pubblico impiego. Ha stabilito che il termine di prescrizione per i crediti di lavoro decorre in costanza di rapporto e non dalla sua cessazione, data l'assenza di stabilità del posto e del conseguente 'timore' del licenziamento. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Agevolazione prima casa: la rinuncia è impossibile
Un contribuente, dopo aver beneficiato dell'agevolazione prima casa per una quota immobiliare, ha tentato di rinunciarvi anni dopo per richiederla su un nuovo immobile. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che l'agevolazione prima casa, una volta legittimamente fruita, non è rinunciabile, ribadendo così il divieto di una sua seconda applicazione.
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Prescrizione crediti lavoro pubblico: la Cassazione
Una lavoratrice ottiene il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato con un'azienda ospedaliera. La Cassazione, però, chiarisce che la prescrizione dei crediti da lavoro pubblico decorre durante il rapporto e non dalla sua cessazione, accogliendo il ricorso dell'ente. Questa decisione si basa sull'assenza di 'metus' (timore di ritorsioni) per il lavoratore pubblico contrattualizzato, a differenza del settore privato.
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Prescrizione decennale: quando si applica alle cartelle
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riscossione di un'imposta, fondata su un avviso di accertamento divenuto definitivo a seguito di una sentenza passata in giudicato, è soggetta alla prescrizione decennale (actio iudicati) e non ai più brevi termini di decadenza. Questo principio si applica anche se la sentenza che ha reso definitivo l'accertamento è una pronuncia di rito, come una declaratoria di inammissibilità del ricorso del contribuente. La Corte ha rigettato il ricorso di una socia di una società di persone che contestava una cartella di pagamento per IRPEF, sostenendo che il titolo della riscossione era ormai la sentenza e non più l'originario avviso di accertamento.
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