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Decadenza — Anno 2024

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521 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Decadenza

Provvedimenti

Comunicazione lavoro autonomo NASpI: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11543/2024, ha stabilito che l'obbligo di comunicazione del lavoro autonomo per i percettori di NASpI sussiste anche per le attività preesistenti alla domanda di disoccupazione. La mancata comunicazione all'ente previdenziale entro 30 giorni comporta la decadenza dal beneficio. La Corte ha ritenuto che l'obbligo non riguarda solo le nuove attività intraprese durante la fruizione dell'indennità, ma anche quelle già in essere, per garantire la corretta verifica dei requisiti reddituali.
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Rimborso credito IVA: onere della prova senza limiti
Una società finanziaria si è vista negare un rimborso credito IVA perché la documentazione a supporto, risalente a oltre dieci anni prima, non è stata fornita. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11417/2024, ha stabilito che l'Amministrazione Finanziaria può sempre verificare l'esistenza di un credito per cui si chiede il rimborso, anche se i termini per l'accertamento fiscale sono scaduti. L'onere della prova resta sempre a carico del contribuente, che non può invocare il superamento del termine decennale di conservazione delle scritture contabili per giustificare la mancata produzione dei documenti.
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Decadenza lavoro agricolo: la Cassazione sui termini
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice agricola, confermando la sua decadenza dal diritto di impugnare la cancellazione dagli elenchi INPS. La Corte ha stabilito che il termine di 120 giorni previsto dalla legge si applica indipendentemente dalla specifica procedura amministrativa seguita per il ricorso, non costituendo un'applicazione analogica illegittima. La decisione sottolinea la perentorietà dei termini in materia di decadenza lavoro agricolo.
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Notifica atti tributari: quando è valida?
Un contribuente contesta la tardività della notifica di una cartella esattoriale. La Cassazione chiarisce che, ai fini della decadenza, la notifica atti tributari si perfeziona per l'ente impositore al momento della consegna dell'atto all'agente notificatore, e non al momento della ricezione da parte del destinatario, rigettando il ricorso.
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Decadenza previdenziale: la nuova legge non è retroattiva
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di decadenza previdenziale. Un nuovo termine di decadenza, introdotto da una legge successiva, si applica anche alle situazioni preesistenti, ma la sua decorrenza inizia solo dalla data di entrata in vigore della nuova norma. Nel caso di specie, la richiesta di una pensionata per il riconoscimento di vecchi contributi, presentata nel 2012, non poteva essere considerata decaduta in base a una legge del 2011, poiché il termine non era ancora trascorso. La sentenza di appello è stata quindi annullata.
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Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
Una società immobiliare ha contestato un avviso di accertamento IMU sostenendo la mancata notifica. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione apparente, giudicandola incomprensibile e contraddittoria. Il ragionamento del giudice non chiariva perché la notifica fosse valida, rendendo impossibile ricostruire il percorso logico della decisione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Raddoppio termini: la Cassazione chiarisce la norma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12554/2024, interviene sulla questione del raddoppio termini per l'accertamento fiscale di capitali detenuti all'estero. Il caso riguarda un contribuente con fondi in un conto a San Marino per gli anni 2004-2007. La Corte ha stabilito che la norma che raddoppia i termini di accertamento (art. 12, co. 2-bis, D.L. 78/2009) ha natura procedimentale. Di conseguenza, si applica secondo il principio 'tempus regit actum', anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore, purché i termini ordinari non fossero ancora scaduti. La sentenza della commissione tributaria regionale, che aveva dichiarato la decadenza del potere di accertamento, è stata quindi cassata con rinvio.
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Rimborso IVA atipico: la decadenza biennale è rigida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12533/2024, ha stabilito che la richiesta di rimborso IVA atipico deve essere presentata entro il termine di decadenza di due anni. Un consorzio, dopo aver inizialmente optato per la compensazione di un credito IVA e averlo omesso nelle dichiarazioni successive, ha perso il diritto al rimborso presentandone istanza cinque anni dopo. La Corte ha chiarito che il principio di neutralità dell'IVA non può superare termini procedurali ragionevoli posti a garanzia della certezza del diritto.
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Decadenza riliquidazione pensione: salvo il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza riliquidazione pensione, prevista da una specifica normativa, si applica solo agli arretrati maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale. Il diritto del pensionato a ottenere il ricalcolo della propria pensione per il futuro rimane intatto, in quanto diritto fondamentale e imprescrittibile. L'ente previdenziale è stato quindi condannato a ricalcolare la pensione e a corrispondere gli arretrati limitatamente al triennio.
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Responsabilità cessionario: frode e raddoppio termini
La Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità del cessionario d'azienda in caso di trasferimento fraudolento per eludere il fisco. In tale ipotesi, la responsabilità per i debiti tributari del cedente è illimitata. L'ordinanza specifica inoltre che il raddoppio dei termini di accertamento, in presenza di reati tributari, non si applica all'IRAP, portando all'annullamento parziale dell'avviso di accertamento.
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Decadenza vizi immobile: quando denunciare i difetti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12350/2024, chiarisce un punto fondamentale sulla decadenza vizi immobile. Il termine di un anno per la denuncia dei gravi difetti (ex art. 1669 c.c.) non decorre dalla prima avvisaglia, ma dal momento in cui il proprietario acquisisce una conoscenza sicura e completa della loro gravità e delle cause. Nel caso esaminato, la scoperta di una semplice macchia di umidità, poi trattata, non è stata ritenuta sufficiente a far partire il termine, che invece è stato individuato nel momento successivo in cui, liberato l'immobile, sono emerse gravi infiltrazioni. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente anticipato il momento della piena consapevolezza, ribadendo la necessità di una conoscenza certa del vizio.
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Interessi rimborso IVA: stop se manca la garanzia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12252/2024, ha stabilito un principio chiave in materia di interessi rimborso IVA. Se il contribuente ritarda nel fornire la documentazione richiesta, inclusa la garanzia fideiussoria, la maturazione degli interessi a suo favore viene sospesa. Nel caso specifico, una società aveva richiesto interessi su un credito IVA, ma l'Agenzia Fiscale li aveva riconosciuti solo in parte, escludendo i periodi di ritardo. La Suprema Corte ha dato ragione all'Amministrazione Finanziaria, affermando che non si possono addossare all'erario gli oneri derivanti da un'inerzia del contribuente, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per la restituzione di contributi previdenziali, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a seguito di una giurisprudenza sfavorevole consolidatasi nel frattempo, ha optato per la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti.
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Decadenza rivalutazione amianto: la Cassazione conferma
Un lavoratore ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, ma la sua domanda è stata respinta in tutti i gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha confermato che l'azione legale, se proposta oltre i termini di legge, è soggetta a decadenza. Tale decadenza estingue l'intero diritto alla maggiorazione contributiva e non solo le quote arretrate, poiché il beneficio è considerato un diritto autonomo rispetto alla pensione. La tardività dell'azione ha reso superfluo l'esame del merito della richiesta.
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Rivalutazione contributiva: quando scatta la decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza del diritto a ottenere la rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto. Un lavoratore aveva presentato domanda giudiziale ben oltre il termine di tre anni e trecento giorni dalla domanda amministrativa. La Corte ha stabilito che la decadenza, prevista dall'art. 47 del d.P.R. 639/1970, estingue l'intero diritto alla prestazione e non solo i ratei pregressi, poiché il beneficio della rivalutazione contributiva è autonomo rispetto alla pensione principale e soggetto a proprie regole temporali.
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Decadenza benefici amianto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori esposti all'amianto, confermando la legittimità della decadenza dei benefici previdenziali per chi non ha presentato la domanda all'INAIL entro il 15 giugno 2005. La sentenza stabilisce che il termine di decadenza benefici amianto, introdotto dal D.L. 269/2003, non è incostituzionale, in quanto mira a garantire la certezza del diritto e la stabilità della finanza pubblica. Viene chiarito che la normativa successiva non ha riaperto i termini.
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Doppia ratio decidendi: l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un lavoratore per benefici legati all'amianto. La decisione si fonda sul principio della doppia ratio decidendi: il ricorrente aveva impugnato solo una delle due autonome motivazioni della sentenza d'appello, rendendo il suo ricorso proceduralmente inaccoglibile.
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Decadenza benefici amianto: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello sul tema della decadenza benefici amianto. È stato stabilito che il termine di decadenza previsto dal D.L. 269/2003 non si applica ai lavoratori che avevano già maturato i diritti pensionistici secondo la normativa precedente. La Corte ha chiarito che i diritti acquisiti sono salvaguardati, ordinando un nuovo esame del caso.
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Prescrizione imposta di registro: la guida completa
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina della prescrizione dell'imposta di registro. A seguito di un avviso di liquidazione divenuto definitivo, il Fisco ha dieci anni per riscuotere l'imposta. Tuttavia, per le sanzioni e gli interessi collegati, il termine di prescrizione è più breve, pari a cinque anni. La sentenza analizza un caso in cui, a causa di questa distinzione, i contribuenti sono stati tenuti a pagare l'imposta ma non le sanzioni e parte degli interessi, ormai prescritti.
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Abuso contratti a termine: quando impugnare?
Un gruppo di lavoratori del settore pubblico ha contestato l'abuso di una serie di contratti a termine stipulati con un Ente Locale. Le corti di merito avevano respinto la domanda, ritenendo i lavoratori decaduti dal diritto di impugnazione per non aver contestato il primo contratto della serie. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: in caso di successione di contratti, il termine per l'impugnazione decorre dalla scadenza dell'ultimo contratto, poiché è solo in quel momento che si concretizza e si può valutare l'abuso dell'intera sequenza. La sentenza chiarisce quindi il corretto momento per agire legalmente contro l'abuso contratti a termine.
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