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Decadenza — Anno 2024

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521 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Decadenza

Provvedimenti

Decadenza garanzia appalto: quando è tardi?
In un caso di contratto d'appalto, la Corte di Cassazione ha confermato la decisione di secondo grado che dichiarava la decadenza della garanzia per vizi dell'opera. La Suprema Corte ha stabilito che la consegna dell'opera senza riserve da parte del committente equivale ad accettazione tacita e fa scattare i termini per la denuncia dei difetti. La denuncia, avvenuta oltre due anni dopo, è stata ritenuta tardiva, rendendo irrilevante la successiva azione legale. Questo caso sottolinea l'importanza per il committente di contestare tempestivamente i vizi per non incorrere nella decadenza garanzia appalto.
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Proroga contratto a termine: quando scatta la conversione
Un lavoratore ottiene la conversione del suo contratto a tempo indeterminato dopo una serie di estensioni. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo la distinzione cruciale tra proroga contratto a termine e rinnovo. La sentenza stabilisce che il termine per l'impugnazione decorre dalla cessazione finale del rapporto, considerando le proroghe come parte di un unico contratto. Inoltre, viene ribadita la necessità di una causale specifica per le proroghe successive ai primi 12 mesi, pena la conversione del rapporto.
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Decadenza vizi appalto: clausola contrattuale decisiva
In una controversia relativa a un contratto di subappalto, la Corte di Cassazione ha cassato con rinvio la sentenza d'appello per non aver considerato un'eccezione di decadenza vizi appalto basata su una specifica clausola contrattuale. Il giudice di secondo grado aveva erroneamente omesso di pronunciarsi sulla tardività della denuncia dei difetti, sollevata dal subappaltatore in base ai termini pattuiti nel contratto, concentrandosi solo sulla normativa generale del Codice Civile. La Suprema Corte ha ribadito che le eccezioni, anche se assorbite in primo grado, se ritualmente riproposte, devono essere esaminate.
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Conguaglio contributi CIGS: quando si evita la decadenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34274/2024, chiarisce i termini per il conguaglio dei contributi CIGS. La Corte ha stabilito che, per evitare la decadenza, non è sufficiente la richiesta di autorizzazione all'INPS, ma è necessario l'effettivo pagamento della differenza contributiva. Tale pagamento deve avvenire entro il giorno 16 del mese successivo alla fine del periodo di paga in cui scade il termine semestrale. Nel caso specifico, pur correggendo la motivazione della Corte d'Appello, la Cassazione ha ritenuto il pagamento dell'azienda tempestivo, rigettando il ricorso dell'INPS.
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Decadenza prestazioni previdenziali: il caso
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla decadenza delle prestazioni previdenziali. Il caso riguarda una lavoratrice che aveva ricevuto solo una parte dell'indennità di disoccupazione riconosciutale. L'ente previdenziale sosteneva che il diritto alle mensilità mancanti fosse decaduto. La Corte ha stabilito che la decadenza per prestazioni previdenziali non si applica quando il diritto è stato interamente riconosciuto ma solo parzialmente pagato, distinguendo nettamente tra 'riconoscimento parziale' e 'pagamento parziale'.
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Pensione spettacolo: limite retributivo per Quota B
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34200/2024, ha stabilito che per la pensione spettacolo, il calcolo della cosiddetta "Quota B" (relativa alle anzianità maturate dal 1° gennaio 1993) deve rispettare il massimale di retribuzione giornaliera pensionabile previsto dall'art. 12 del d.P.R. n. 1420/1971. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale, cassando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso tale limite. Viene così consolidato l'orientamento secondo cui tale massimale non è stato abrogato e costituisce un elemento coessenziale della disciplina pensionistica, più favorevole, per i lavoratori del settore.
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Obbligo comunicazione NASpI per attività preesistente
Una beneficiaria dell'indennità di disoccupazione NASpI non aveva comunicato all'ente previdenziale i redditi derivanti da un'attività di lavoro autonomo preesistente alla richiesta del sussidio. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34056/2024, ha stabilito che l'obbligo di comunicazione NASpI sussiste anche per le attività lavorative già in essere, e non solo per quelle avviate durante il periodo di fruizione del beneficio. La mancata comunicazione entro i termini previsti comporta la decadenza dal diritto all'indennità. La Corte ha chiarito che il fattore determinante è la contemporaneità tra la percezione del sussidio e lo svolgimento dell'attività lavorativa, indipendentemente da quando quest'ultima sia iniziata.
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Obbligo comunicazione NASpI: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la decadenza dal diritto all'indennità NASpI per mancata comunicazione di redditi da lavoro autonomo preesistenti non è automatica. L'ente previdenziale deve dimostrare che l'attività svolta rientri specificamente nella nozione di 'lavoro autonomo o d'impresa individuale'. Nel caso esaminato, un richiedente si era visto negare il sussidio per non aver dichiarato redditi da cariche sociali. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando alla Corte d'Appello per una nuova valutazione dei fatti, sottolineando che non basta provare l'esistenza di un reddito, ma occorre qualificarne la fonte come attività lavorativa autonoma ai sensi della normativa sull'obbligo comunicazione NASpI.
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Obbligo comunicazione NASpI: il ruolo di presidente
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di comunicazione NASpI non si applica alla carica di presidente di una società cooperativa preesistente alla domanda di disoccupazione. Tale ruolo, per la sua natura di immedesimazione organica con l'ente, non rientra nelle definizioni di lavoro autonomo o subordinato che comportano la decadenza dal sussidio in caso di omessa comunicazione. L'ente previdenziale non può quindi negare l'indennità basandosi su questa specifica omissione.
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Contrabbando semplice: la Cassazione attende la Consulta
Un contribuente ha impugnato un atto di contestazione per evasione di dazi e IVA su orologi di lusso importati illecitamente. La Cassazione, investita della questione, ha sospeso il procedimento. La Corte ha deciso di attendere la pronuncia della Corte Costituzionale su un caso analogo relativo al contrabbando semplice, che potrebbe avere un impatto decisivo sulla controversia in esame, in particolare sulle sanzioni e la confisca.
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Conguaglio CIG: come evitare la decadenza per errori
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non perde il diritto al conguaglio CIG se effettua la compensazione entro i termini di legge, anche in presenza di un errore formale nella comunicazione all'ente previdenziale. La sentenza chiarisce che l'atto che interrompe la decadenza è il conguaglio stesso (un'operazione contabile automatica) e non la richiesta o la successiva comunicazione dei dati.
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Notifica cartella di pagamento: effetti sul socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33870/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di riscossione. La notifica della cartella di pagamento effettuata unicamente alla società di persone è sufficiente a impedire la decadenza del diritto dell'amministrazione finanziaria di agire anche nei confronti del socio illimitatamente responsabile. Questa decisione chiarisce che l'atto notificato al debitore principale ha un effetto conservativo che si estende a tutti i coobbligati in solido, senza la necessità di una notifica individuale al socio entro lo stesso termine di decadenza.
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Acquisizione sanante: giurisdizione e indennizzo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha definito i contorni della procedura di acquisizione sanante (art. 42-bis d.P.R. 327/2001). Il caso riguardava un Comune che, dopo aver occupato illegittimamente un terreno per decenni, lo ha acquisito formalmente. La Corte ha stabilito che la competenza a decidere sull'indennizzo spetta al giudice ordinario, anche se viene chiesta la nullità dell'atto. Ha inoltre chiarito che il termine per contestare l'importo è quello di prescrizione decennale e che il calcolo deve basarsi sul valore di mercato del bene al momento del decreto di acquisizione, non dell'originaria occupazione.
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Indennità di mobilità: domanda entro il termine
La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto all'indennità di mobilità è subordinato alla presentazione di una specifica domanda all'ente previdenziale entro un termine di decadenza. Questo termine non viene sospeso o interrotto da eventuali cause in corso per l'impugnazione del licenziamento o per l'iscrizione nelle liste di mobilità. La mera iscrizione in tali liste è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per ottenere la prestazione economica. Di conseguenza, il ricorso di una lavoratrice che aveva presentato la domanda oltre il termine, attendendo l'esito di un altro giudizio, è stato respinto.
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Esenzione IMU beni merce: la dichiarazione è cruciale
Un Comune ha impugnato una sentenza che concedeva a una società l'esenzione IMU beni merce. L'ente sosteneva che la società non avesse presentato l'apposita dichiarazione richiesta per legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché questa contestazione è stata sollevata per la prima volta in sede di legittimità e avrebbe richiesto un'indagine sui fatti, non consentita in quella fase processuale. Di conseguenza, la decisione favorevole alla società è stata confermata.
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IMU beni merce: la dichiarazione è obbligatoria
Una società immobiliare si è vista negare l'esenzione IMU per i cosiddetti "beni merce" a causa della mancata presentazione della dichiarazione richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la dichiarazione è un adempimento obbligatorio e non surrogabile, la cui omissione comporta la decadenza dal beneficio fiscale, anche se il Comune è a conoscenza dei fatti.
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Obbligo dichiarativo IMU: no esenzione senza istanza
Una società immobiliare si è vista negare l'esenzione IMU per i cosiddetti "beni merce" a causa della presentazione tardiva della relativa istanza. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3375/2024, ha confermato la decisione, stabilendo che l'obbligo dichiarativo IMU è un requisito tassativo e perentorio. La mancata presentazione della dichiarazione entro i termini previsti comporta la decadenza dal beneficio, anche se il Comune è a conoscenza della situazione fattuale degli immobili.
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Esenzione IMU beni merce: la dichiarazione è decisiva
Una società immobiliare si è vista negare l'esenzione IMU beni merce per l'annualità 2014 a causa della presentazione tardiva della dichiarazione necessaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la dichiarazione è un obbligo perentorio a pena di decadenza. Anche se il Comune è a conoscenza della natura degli immobili, l'adempimento formale non può essere omesso né sanato a posteriori, neppure in virtù di normative successive più favorevoli. La sentenza conferma che la mancata dichiarazione comporta non solo la perdita del beneficio fiscale ma anche l'applicazione delle relative sanzioni.
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Indennità di mobilità: il termine per la domanda
La Corte di Cassazione conferma che la domanda per l'indennità di mobilità deve essere presentata entro un termine di decadenza di 60 giorni dall'inizio della disoccupazione. Questo termine non è sospeso né interrotto dalla pendenza di un giudizio per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. La presentazione tardiva della domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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Indennità di mobilità: la domanda va fatta subito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33707/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di indennità di mobilità: la domanda all'INPS deve essere presentata entro il termine di decadenza di 60 giorni, anche se è in corso un contenzioso per il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle apposite liste. La Corte ha chiarito che attendere l'esito del giudizio prima di presentare la domanda comporta la perdita definitiva del diritto alla prestazione.
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