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Decadenza — Anno 2024

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521 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Decadenza

Provvedimenti

Indennità di mobilità: il giudicato riflesso sull’INPS
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori per l'ottenimento dell'indennità di mobilità. La Corte ha confermato la decadenza per alcuni e, per altri, ha applicato il principio del giudicato riflesso, estendendo all'ente previdenziale gli effetti di una precedente sentenza tra lavoratori e datore di lavoro sulla classificazione aziendale, escludendo così il diritto alla prestazione.
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Calcolo pensione spettacolo: il tetto retributivo
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della pensione, sostenendo l'inapplicabilità di un vecchio tetto retributivo. L'ente previdenziale ha impugnato la decisione favorevole al lavoratore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente, confermando la piena vigenza del tetto retributivo per il calcolo della pensione spettacolo (specificamente per la "quota B") e chiarendo le regole sulla decadenza triennale per la richiesta di arretrati. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Calcolo pensione spettacolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso cruciale riguardante il calcolo pensione spettacolo. La controversia vedeva contrapposti un pensionato del settore e l'ente previdenziale in merito alla corretta metodologia di calcolo della cosiddetta "Quota B" della pensione. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che il massimale giornaliero previsto dalla normativa del 1971 (DPR 1420/1971) rimane applicabile, seppur aggiornato, e non è stato abrogato dalle riforme successive. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di riliquidazione si applica solo ai ratei maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale, senza estinguere il diritto alla pensione ricalcolata per il futuro.
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Pensione lavoratori spettacolo: calcolo Quota B
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul calcolo della pensione per i lavoratori dello spettacolo, accogliendo il ricorso di un ente previdenziale. La Corte ha stabilito che per il calcolo della "Quota B" della pensione si applica uno specifico massimale giornaliero di retribuzione, come previsto da una normativa del 1971, e non il massimale annuo generale. Inoltre, ha chiarito che la decadenza triennale per le richieste di ricalcolo non estingue il diritto, ma limita solo gli arretrati recuperabili a quelli maturati nei tre anni precedenti la domanda giudiziale.
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Pensione di reversibilità: decadenza o prescrizione?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del termine di cinque anni per la richiesta della pensione di reversibilità previsto da un ente previdenziale privato. La Corte ha stabilito che non si tratta di un termine di prescrizione, ma di un termine di decadenza che incide solo sulla decorrenza delle somme arretrate. Se la domanda viene presentata oltre i cinque anni dal decesso, il diritto alla pensione non si estingue, ma i pagamenti decorrono dalla data della domanda e non dal decesso, con diritto a una somma forfettaria per il periodo precedente. L'appello della vedova è stato quindi respinto.
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Comunicazione CIGS: obbligatoria anche per i piloti
Un pilota in Cassa Integrazione (CIGS) aveva iniziato un nuovo lavoro all'estero senza darne comunicazione preventiva all'ente previdenziale, ritenendo che l'attività fosse finalizzata solo al mantenimento del brevetto di volo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34907/2024, ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito. Ha stabilito che l'esenzione dall'obbligo di comunicazione si applica solo se l'attività è *esclusivamente* destinata al mantenimento delle licenze, un fatto che deve essere rigorosamente accertato. La mancata indagine sulla reale natura del nuovo contratto di lavoro ha portato all'annullamento della sentenza precedente, sottolineando l'importanza della comunicazione preventiva CIGS per evitare la decadenza dal beneficio.
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Obbligo di comunicazione CIGS: il caso del pilota
La Corte di Cassazione ha stabilito che un pilota in Cassa Integrazione deve rispettare l'obbligo di comunicazione preventiva all'ente previdenziale per qualsiasi nuova attività lavorativa, anche se svolta all'estero. L'eccezione, che esonera da tale obbligo, si applica solo se l'attività è finalizzata in modo esclusivo al mantenimento del brevetto di volo. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva escluso la decadenza dal beneficio senza accertare la natura esclusiva dell'attività, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Comunicazione NASpI: obbligo anche per Partita IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34895/2024, ha stabilito che chi percepisce l'indennità di disoccupazione NASpI deve comunicare all'ente previdenziale anche l'esistenza di un'attività di lavoro autonomo preesistente alla disoccupazione. L'omessa comunicazione NASpI entro 30 giorni dalla domanda comporta la decadenza dal diritto alla prestazione. La Corte ha chiarito che l'obbligo non riguarda solo le nuove attività intraprese, ma anche quelle già in essere, poiché ciò che rileva è la contemporaneità tra la percezione del sussidio e lo svolgimento di un'attività potenzialmente redditizia.
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Comunicazione attività lavorativa: obbligo anche per ASpI
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34893/2024, ha stabilito che il beneficiario dell'indennità di disoccupazione ASpI è tenuto a effettuare la comunicazione di attività lavorativa autonoma all'ente previdenziale anche se tale attività era già in essere prima dello stato di disoccupazione. La mancata comunicazione entro i termini di legge comporta la decadenza dal diritto alla prestazione, a prescindere dal fatto che l'ente fosse già a conoscenza dell'attività per altre vie. Il ricorso dell'ente è stato quindi accolto, ribaltando la decisione della Corte d'Appello.
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Decadenza NASpI amministratore: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34891/2024, ha stabilito che non si verifica la decadenza NASpI per il beneficiario che omette di comunicare la carica di amministratore di società. Tale incarico, infatti, non è classificabile come "attività lavorativa autonoma o di impresa individuale", le uniche per cui la legge prevede l'obbligo di comunicazione a pena di perdita del sussidio. La decisione rigetta il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo la natura giuridica del rapporto tra amministratore e società.
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Decadenza NASpI: il termine per agire in giudizio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione giudiziaria per ottenere la NASpI è soggetta a un termine di decadenza non prorogabile. Nel caso esaminato, un lavoratore ha presentato ricorso oltre il termine di un anno e 300 giorni dalla domanda amministrativa, vedendo così la sua richiesta definitivamente respinta. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per la decadenza NASpI è di ordine pubblico e il suo decorso non può essere interrotto né da un ricorso amministrativo tardivo né da una decisione tardiva dell'ente previdenziale.
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Obbligo comunicazione CIGS: il training è lavoro?
La Cassazione chiarisce l'obbligo di comunicazione CIGS per i piloti che svolgono attività di addestramento. Se il training non è solo per mantenere la licenza, ma anche per ottenere nuove abilitazioni per una futura assunzione, la comunicazione preventiva all'Ente Previdenziale è obbligatoria, pena la perdita del sussidio. L'ordinanza sottolinea la necessità di un accertamento puntuale sulla reale finalità dell'attività svolta dal lavoratore.
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Eccezione in senso stretto e difesa in appello
La Corte di Cassazione chiarisce che l'Amministrazione Finanziaria, in appello, può difendersi dall'erronea applicazione della prescrizione da parte del giudice di primo grado, argomentando in favore della decadenza. Tale difesa non costituisce una 'questione nuova' né un'inammissibile eccezione in senso stretto, poiché quest'ultima può essere sollevata solo dalla parte interessata (il contribuente) e non dall'ente impositore contro sé stesso. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado che aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'appello dell'Agenzia.
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Rimborso credito IVA: onere della prova del credito
Una società si è vista negare una richiesta di rimborso credito IVA. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'Amministrazione Finanziaria può sempre contestare l'esistenza del credito in sede di rimborso, anche dopo la scadenza dei termini di accertamento. L'onere di provare l'esistenza del credito grava interamente sul contribuente, che nel caso specifico non aveva fornito documentazione adeguata.
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Notifica del ricorso: Cassazione ordina la rinnovo
L'Amministrazione Finanziaria ricorre in Cassazione contro una sentenza che annullava un accertamento fiscale. La Corte rileva un vizio nella notifica del ricorso ad alcuni eredi e, con ordinanza interlocutoria, ne ordina la rinnovazione, sospendendo la decisione sul merito. Il caso originario riguarda l'applicazione del raddoppio dei termini di accertamento per una società accusata di essere una 'mera cartiera'.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
Una società, dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio una causa per la restituzione di contributi versati a seguito di un'alluvione, ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, ha formalizzato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in questi casi non si applicano sanzioni pecuniarie aggiuntive e non si provvede sulle spese se la controparte non si è costituita.
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Credito d’imposta non indicato: è inesistente?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34691/2024, ha stabilito che un credito d'imposta non indicato nel quadro RU della dichiarazione dei redditi, ma legittimamente utilizzato in compensazione, non si considera 'inesistente', bensì 'non spettante'. La Corte ha chiarito che l'omissione costituisce una mera irregolarità formale, rilevabile tramite controlli automatizzati. Di conseguenza, non si applica il termine di accertamento più lungo di otto anni previsto per i crediti inesistenti, ma quello ordinario, più breve. La decisione, basata su un precedente delle Sezioni Unite, ha portato al rigetto del ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando l'annullamento dell'atto di recupero per tardività.
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Raddoppio termini accertamento: quando è legittimo?
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF, sostenendo che fosse stato notificato oltre i termini di decadenza. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato il raddoppio termini accertamento a causa di sospetti reati tributari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il raddoppio dei termini è legittimo quando sussiste l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale.
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Dichiarazione integrativa: i limiti per i crediti
Una società ha tentato di correggere la propria dichiarazione dei redditi dopo cinque anni per includere un credito d'imposta per il settore cinematografico. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34639/2024, ha respinto tale possibilità. La Corte ha stabilito che la richiesta di tali benefici fiscali non è una mera correzione di un errore (dichiarazione di scienza), ma una scelta vincolante (atto negoziale). Pertanto, la dichiarazione integrativa non è ammissibile oltre i termini previsti, a pena di decadenza.
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Obbligo comunicazione NASpI: quando è necessario?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo comunicazione NASpI per redditi da lavoro autonomo sussiste solo se il beneficiario svolge effettivamente un'attività lavorativa. Non è sufficiente essere socio accomandatario di una società se non si presta lavoro attivo. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva dichiarato la decadenza dal beneficio senza accertare questo presupposto fondamentale.
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