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Decadenza — Anno 2023

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842 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Decadenza

Provvedimenti

Incandidabilità: l’assoluzione cancella la vecchia misura
Un Consigliere Comunale viene dichiarato decaduto dalla carica a causa di una vecchia misura di prevenzione applicata molti anni prima. Tuttavia, l'amministratore era stato successivamente assolto con formula piena per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del politico, stabilendo che l'assoluzione definitiva cancella l'automatismo della decadenza e dell'incandidabilità. I giudici hanno chiarito che una misura di prevenzione ormai esaurita non può giustificare l'incandidabilità se è intervenuta una sentenza di assoluzione definitiva, a meno che non vi sia una nuova e attuale valutazione della pericolosità del soggetto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.
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Vittime della criminalità organizzata: indennizzi senza scadenza
Gli eredi di un uomo ucciso nel 1977 in una faida mafiosa hanno chiesto i benefici assistenziali per le vittime della criminalità organizzata. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'assegno vitalizio ma ha dichiarato prescritto il diritto ad altri indennizzi per il decorso del termine di due anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che la legge del 1998 ha eliminato il termine di decadenza biennale per gli eventi passati. Di conseguenza, il Ministero dell'Interno ha perso il ricorso principale, mentre la decisione sulla decadenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare i benefici spettanti ai familiari della vittima.
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Ingiusta detenzione: assolto ma senza indennizzo se c’è fuga
Il Richiedente ha richiesto l'equa riparazione per l'ingiusta detenzione subita in carcere a seguito di un'accusa di duplice omicidio, da cui è stato poi assolto con sentenze definitive. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda sia per la tardività della richiesta relativa al primo omicidio, sia per la presenza di una colpa grave ostativa all'indennizzo. Il Richiedente, infatti, frequentava criminali di spicco, possedeva armi e si era rifugiato all'estero usando utenze fittizie per non farsi rintracciare. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la condotta gravemente colposa del Richiedente ha contribuito a trarre in inganno gli inquirenti, escludendo così il diritto al risarcimento statale.
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Ricalcolo della pensione: salvi i ratei futuri anche in ritardo
Un pensionato ha richiesto all'ente previdenziale il ricalcolo della pensione per un errato conteggio dei contributi. La Corte d'Appello ha dichiarato l'azione inammissibile per intervenuta decadenza triennale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che la decadenza per la richiesta di ricalcolo della pensione non ha effetto tombale sull'intero diritto. Essa colpisce esclusivamente le differenze economiche sui ratei maturati oltre i tre anni precedenti alla domanda giudiziale, lasciando intatti i ratei successivi. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Indennità di mobilità: l’INPS perde il ricorso per errore di difesa
Un lavoratore ottiene dal Tribunale il riconoscimento del diritto all'iscrizione nelle liste di mobilità. Successivamente richiede all'Ente Previdenziale il pagamento della relativa indennità di mobilità. L'Ente nega la prestazione eccependo il mancato rispetto del termine di decadenza di 68 giorni dal licenziamento. La Corte d'Appello condanna l'Ente, ritenendo che il precedente giudizio avesse già accertato definitivamente il diritto alla prestazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Ente Previdenziale poiché quest'ultimo non ha contestato la specifica motivazione dei giudici d'appello sul valore di giudicato della prima sentenza, ma si è limitato a riproporre la questione della decadenza. Di conseguenza, il lavoratore conserva il diritto a ricevere l'indennità.
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Responsabilità solidale negli appalti: l’INPS non ha limiti
Una società appaltatrice è stata condannata a pagare oltre centosessantamila euro di contributi previdenziali non versati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la responsabilità solidale negli appalti si applica anche alle società a partecipazione pubblica che agiscono come soggetti privati. Inoltre, i giudici hanno chiarito che l'ente previdenziale non è soggetto al termine di decadenza di due anni per richiedere i contributi, ma solo alla normale prescrizione. Di conseguenza, il ricorso dell'azienda è stato rigettato, confermando l'obbligo di pagamento dei contributi previdenziali accertati dagli ispettori.
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Rimborso IVA indebita: errore milionario ma richiesta tardiva
L'Azienda ha richiesto il rimborso di oltre due milioni di euro versati per errore a titolo di IVA nel 2010. L'istanza è stata presentata nel luglio 2013, ritenendo che il termine biennale decorresse dalla successiva dichiarazione annuale o dal versamento di gruppo. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso per tardività della domanda. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che il termine per il rimborso IVA indebita inizia a decorrere dal momento della liquidazione periodica mensile in cui l'errore è stato commesso (maggio 2010), e non dalla dichiarazione annuale. L'Azienda perde definitivamente il diritto al rimborso.
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Onere della prova contenuto plico: società perde rimborso IVA
Una società estera ha chiesto il rimborso dell'IVA per l'anno 2005, sostenendo di aver spedito la richiesta all'interno di una busta raccomandata contenente anche un'altra istanza. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, eccependo la decadenza per non aver mai ricevuto la domanda del 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'onere della prova contenuto plico spetta al mittente se sostiene di aver inserito più documenti nella stessa busta e il destinatario ne contesta la ricezione. Non opera, in questo caso, la presunzione di conoscenza a carico del destinatario. La società perde la causa e deve pagare le spese.
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Responsabilità solidale negli appalti: niente decadenza per INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto al Committente il pagamento dei contributi previdenziali non versati dall'Appaltatore per un appalto di servizi. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'Ente decaduto dall'azione, ritenendo applicabile il termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che in tema di responsabilità solidale negli appalti il termine di decadenza biennale non si applica alle azioni degli enti previdenziali. Queste ultime rimangono soggette unicamente alla prescrizione ordinaria. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Contraddittorio endoprocedimentale: nullo l’atto anticipato
L'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Dogane hanno emesso avvisi di accertamento per accise e altre imposte nei confronti di una società di bevande prima della scadenza del termine di sessanta giorni dalla consegna del verbale di verifica. Le autorità hanno giustificato l'urgenza con l'imminente scadenza dei termini di decadenza dell'azione fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle Agenzie, stabilendo che la scadenza dei termini dell'amministrazione non costituisce un'urgenza idonea a violare il contraddittorio endoprocedimentale. Il ritardo organizzativo interno non può ricadere sul contribuente, rendendo nullo l'accertamento notificato in anticipo.
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Tutela del credito ipotecario: vince la banca contro la confisca
Un istituto di credito ha richiesto la tutela del credito ipotecario su un immobile confiscato nell'ambito di un procedimento penale per traffico di stupefacenti. Il Tribunale di Bologna aveva dichiarato la domanda inammissibile perché tardiva, applicando retroattivamente il termine di decadenza di 180 giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione, recependo la sentenza numero 18 del 2023 della Corte Costituzionale, ha accolto il ricorso del creditore. La Consulta ha infatti stabilito che per le confische già definitive, il termine di 180 giorni decorre solo dall'entrata in vigore della riforma antimafia (19 novembre 2017) e non prima. Di conseguenza, la domanda depositata l'8 maggio 2018 è tempestiva. La Cassazione ha annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Contribuzione volontaria: ritardo di 4 giorni non fa perdere la pensione
Un pensionato ha pagato una rata della contribuzione volontaria al Fondo integrativo del personale del gas con quattro giorni di ritardo. L'ente previdenziale ha dichiarato la decadenza del pensionato dal diritto di proseguire i versamenti integrativi. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno accolto il ricorso del pensionato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, stabilendo che il ritardo nel pagamento esclude solo la copertura assicurativa del trimestre di riferimento, ma non comporta la perdita del diritto a proseguire la contribuzione volontaria né la decadenza dal trattamento pensionistico integrativo.
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Rimborso dell’ecotassa: il fisco perde contro i crediti continui
Una società energetica ha impugnato il diniego dell'Amministrazione Finanziaria che considerava prescritto un credito di oltre 55.000 euro relativo all'ecotassa sulle emissioni. L'Agenzia delle Dogane riteneva applicabile il termine biennale di decadenza calcolato a partire dai singoli versamenti trimestrali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che per le imposte strutturate con acconti e conguagli, come l'ecotassa, il credito riportato di anno in anno non scade. Il termine biennale per chiedere il rimborso dell'ecotassa inizia a decorrere solo dalla chiusura definitiva del rapporto tributario o dall'ultima dichiarazione di consumo. Di conseguenza, la società ha vinto la causa, vedendosi riconosciuto il diritto a utilizzare il credito accumulato.
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Trasferimento d’azienda: lavoratori esclusi senza limiti di tempo
Alcuni lavoratori hanno fatto causa alla vecchia e alla nuova società per ottenere il riconoscimento del loro passaggio alle dipendenze di quest'ultima. I lavoratori sostenevano che si fosse verificato un trasferimento d'azienda a seguito della reinternalizzazione delle attività di magazzino. I giudici di merito avevano rigettato la domanda, ritenendo l'azione ormai fuori tempo massimo per il superamento del termine di sessanta giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno stabilito che il termine di decadenza non si applica quando il dipendente escluso rivendica la prosecuzione del rapporto di lavoro con il nuovo datore di lavoro. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'appello.
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Avviso bonario o cartella diretta? La Cassazione decide sulle sanzioni
Una società ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato, lamentando la mancata notifica dell'avviso bonario e chiedendo la riduzione delle sanzioni al dieci per cento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'avviso bonario è obbligatorio solo se il controllo evidenzia discrepanze rispetto al dichiarato o imposte maggiori. Se il contribuente dichiara ma non versa, il fisco può emettere direttamente la cartella con sanzioni piene al trenta per cento. Inoltre, il mancato pagamento delle rate comporta la decadenza dal beneficio della rateizzazione e l'iscrizione a ruolo dei residui importi con sanzioni piene. Il contribuente perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Rimborso IVA negato: la Cassazione fissa il limite dei due anni
Una società di importazione ha pagato una maggiore imposta in dogana nel gennaio 2010 a seguito di un controllo. Nel maggio 2012 ha presentato istanza per il rimborso IVA, ma l'Amministrazione finanziaria l'ha respinta perché tardiva. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, stabilendo che il termine di decadenza di due anni decorre dal giorno del pagamento dell'imposta. Anche se le norme europee tutelano la neutralità del tributo, gli Stati membri possono fissare termini temporali ragionevoli per garantire la certezza del diritto. Poiché il termine biennale era scaduto prima della presentazione della domanda e prima dell'entrata in vigore delle nuove norme nazionali più favorevoli, il diritto al rimborso si era ormai estinto. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Aree edificabili ICI: la tassazione scatta prima del via libera
L'erede di una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per il recupero dell'ICI dovuta per l'anno 2005 su alcune aree edificabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un terreno è considerato edificabile ai fini fiscali non appena viene inserito nel piano regolatore generale adottato dal Comune, a prescindere dall'approvazione regionale. Inoltre, le delibere comunali che stabiliscono i valori medi delle aree fungono da presunzioni semplici valide per determinare la base imponibile. Infine, l'omessa comunicazione al proprietario della variazione urbanistica non rende nullo l'atto impositivo se non viene dimostrato un reale pregiudizio alla difesa. Vince il Comune, con la conferma della legittimità dell'accertamento sulle aree edificabili ICI.
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Responsabilità per gravi difetti: condomino batte costruttore
Un'impresa immobiliare, proprietaria di varie unità in un condominio, ha citato in giudizio i progettisti e l'impresa costruttrice per gravi infiltrazioni d'acqua dal tetto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei costruttori, rigettando i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la responsabilità per gravi difetti ex art. 1669 c.c. si applica alle infiltrazioni che compromettono la funzionalità dell'immobile. Inoltre, il termine di un anno per denunciare i vizi inizia a decorrere solo quando il danneggiato acquisisce una piena e sicura consapevolezza tecnica dei difetti e delle loro cause, spesso tramite una perizia. Infine, la Corte ha stabilito che ogni singolo condomino è pienamente legittimato ad agire in giudizio per i danni alle parti comuni dell'edificio, senza dover attendere l'iniziativa dell'amministratore.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco perde contro i cittadini
Due coniugi residenti in una zona colpita dal terremoto del 1990 presentano istanza per ottenere il rimborso imposte sisma 1990, pari al 90% di quanto versato per IRPEF e ILOR negli anni 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate nega il diritto, sostenendo che l'agevolazione riguardi solo le imposte non ancora pagate e che la richiesta sia tardiva. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Fisco. I giudici confermano che l'agevolazione spetta anche a chi ha già pagato, sotto forma di rimborso. Inoltre, stabiliscono che la domanda è tempestiva se presentata entro due anni dall'entrata in vigore della legge di conversione n. 31 del 2008. I contribuenti vincono definitivamente la causa e hanno diritto alla restituzione delle somme oltre al pagamento delle spese legali.
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Compensazione di crediti IVA inesistenti: Fisco vince
L'Azienda ha utilizzato in compensazione un credito IVA ritenuto inesistente dal Fisco, originato da operazioni fittizie risalenti ad anni precedenti. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un atto di recupero per l'imposta indebitamente compensata. L'Azienda ha impugnato l'atto sostenendo che il credito si fosse ormai consolidato per il decorso dei termini di accertamento dell'anno di origine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'amministrazione finanziaria può contestare la compensazione di crediti IVA inesistenti in qualsiasi momento, senza limiti di tempo legati alla decadenza dell'anno di formazione del credito. Di conseguenza, l'Azienda perde la causa e deve restituire le somme oltre a pagare le spese legali.
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