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Dato Ponderale

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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
Un soggetto condannato per detenzione di quasi 50 grammi di marijuana e oltre 70 di hashish ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La valutazione complessiva, basata sull'ingente numero di dosi ricavabili (1.183) e sul rinvenimento di una cospicua somma di denaro, è stata ritenuta incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: non solo la quantità conta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità basandosi solo sulla quantità dello stupefacente. La Corte ha ribadito che per questa attenuante contano anche la condotta dell'imputato e il contesto generale, non solo il dato ponderale della sostanza, che nel caso specifico avrebbe permesso di ricavare 227 dosi.
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Detenzione stupefacenti: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ribadito che, per provare l'intento di spaccio, non è sufficiente il solo dato quantitativo della sostanza, ma occorre valutare un complesso di elementi indiziari come il frazionamento in dosi, il luogo del ritrovamento, il tentativo di fuga e il possesso di strumenti per il confezionamento. È stata inoltre negata l'attenuante del lucro di speciale tenuità, poiché la quantità di droga era tale da generare un profitto non minimo.
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Detenzione stupefacenti: quando si esclude l’uso?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha stabilito che, per distinguere tra uso personale e spaccio, non è sufficiente il solo dato ponderale, ma è necessaria una valutazione complessiva che includa le condizioni economiche e il comportamento dell'imputato. È stata inoltre confermata la legittimità del diniego delle pene sostitutive basato sulla personalità negativa del soggetto, desunta anche da precedenti penali.
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Spaccio di droga: i criteri di prova per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha confermato che, per provare la destinazione allo spaccio, non basta la quantità della droga, ma occorre una valutazione globale di tutti gli indizi, come la presenza di bilancini di precisione e la sproporzione tra il valore della sostanza e le capacità economiche dell'imputato.
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Spaccio lieve entità: la quantità elevata lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio lieve entità, ma la Corte ha ritenuto che l'elevata quantità di droga (100 dosi di cocaina e 1900 di marijuana), l'alta percentuale di principio attivo e il sequestro di 4.000 euro fossero elementi incompatibili con la fattispecie di minore gravità.
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Possesso di droga: quando è spaccio e non uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per possesso di droga ai fini di spaccio. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, valorizzando una serie di indizi: l'ingente quantitativo di hashish (oltre 100 grammi, pari a 1243 dosi), la situazione economica precaria dell'imputato (incompatibile con l'acquisto di una simile scorta), il possesso di una dose già confezionata e le circostanze del controllo, avvenuto di notte in un'area appartata. Questo caso ribadisce che per distinguere tra uso personale e spaccio, il giudice deve valutare globalmente tutti gli elementi, non solo il dato ponderale.
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Spaccio di lieve entità: la quantità esclude il reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, il quale richiedeva la qualificazione del fatto come spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la notevole quantità di stupefacente (100 grammi di cocaina, per 516 dosi) è un elemento di per sé sufficiente a escludere l'ipotesi meno grave, in quanto indicativo di un'attività di spaccio florida e non modesta.
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Finalità di spaccio: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per detenzione con finalità di spaccio. I giudici ribadiscono che la valutazione dei fatti, se logica e ben motivata, non è sindacabile in sede di legittimità. La decisione si basa su plurimi indizi come quantità e confezionamento.
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Fatto di minore gravità: non basta la poca droga
Un detenuto, durante un permesso di lavoro esterno, ha tentato di introdurre in carcere hashish e cocaina. Ha impugnato la condanna sostenendo che si trattasse di un fatto di minore gravità, data la modesta quantità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione del fatto di minore gravità non può basarsi solo sul dato quantitativo. È necessario un apprezzamento complessivo che includa le modalità dell'azione e il contesto, in questo caso l'abuso di un beneficio e la pericolosità dell'introduzione di droghe in un istituto penitenziario.
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Piccolo spaccio: no se le dosi sono migliaia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 295 grammi di hashish. La richiesta di derubricare il reato a 'piccolo spaccio' è stata respinta perché l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 2.700) è stato ritenuto incompatibile con l'ipotesi di un'attività di modesta entità, indicando invece l'inserimento in circuiti di traffico più ampi.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per detenzione di stupefacenti, poiché i motivi presentati erano generici e non contenevano una critica specifica alla sentenza impugnata. La decisione sottolinea come la modalità di approvvigionamento della droga, tramite spedizione di un pacco, indichi un'organizzazione del traffico. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricorso inammissibile: marijuana e motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per la detenzione di oltre un chilo di marijuana. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non hanno offerto un'analisi critica della sentenza impugnata, confermando la condanna e aggiungendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Quantitativo di droga: quando esclude l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione e detenzione di oltre 1,8 kg di cannabis. La Corte ha stabilito che un simile quantitativo di droga, da cui si potevano ricavare quasi 3.900 dosi, è un elemento oggettivo incompatibile con la tesi dell'uso personale e configura il reato di spaccio, escludendo anche l'ipotesi del fatto di lieve entità. Il ricorso è stato inoltre respinto per la genericità dei motivi, che non criticavano analiticamente la sentenza impugnata.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte ha ribadito che un elevato dato ponderale della sostanza è un indicatore sufficiente a dimostrare l'inserimento del soggetto in circuiti criminali organizzati, giustificando così una valutazione di maggiore gravità del fatto e l'esclusione del beneficio.
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Piccolo spaccio: quando non si applica la lieve entità
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di oltre 680 grammi di cocaina e hashish. La Corte ha respinto la richiesta di riqualificare il reato come 'piccolo spaccio' (fatto di lieve entità), citando l'ingente quantità e la varietà delle droghe, il possesso di attrezzatura per il confezionamento e la recidiva specifica dell'imputato come elementi incompatibili con un'ipotesi delittuosa minore.
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Ricorso inammissibile: termini per l’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile perché presentato oltre i termini di legge. Il caso riguardava una condanna per detenzione di stupefacenti. La decisione sottolinea l'importanza del rispetto delle scadenze procedurali e le conseguenti sanzioni pecuniarie, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità spaccio: quando è esclusa dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, confermando l'esclusione della fattispecie di lieve entità spaccio. La decisione si fonda su elementi oggettivi quali l'ingente quantitativo (52 grammi), l'elevato principio attivo (48%) e il considerevole numero di dosi ricavabili (169), ritenuti indicatori di una offensività non minima e incompatibili con la qualificazione del reato come di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti, specificando i criteri per riconoscere l'ipotesi di reato di fatto di lieve entità. La Corte ha stabilito che i giudici non possono basarsi unicamente sul dato quantitativo della droga (in questo caso circa 80 grammi di hashish), ma devono effettuare una valutazione complessiva che tenga conto di tutti gli elementi indicativi di una minima offensività della condotta, come la mancanza di strumenti per il confezionamento, l'esiguità del denaro rinvenuto e la ridotta capacità economica dell'imputato. La decisione sottolinea come una visione d'insieme sia necessaria per distinguere il piccolo spaccio da attività criminali più strutturate.
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Finalità di cessione: quando la detenzione è spaccio
La Cassazione conferma la condanna per spaccio, superando la tesi dell'uso personale. La Corte ha ritenuto provata la finalità di cessione basandosi sul frazionamento della sostanza in dosi, la presenza di un bilancino di precisione e la quantità detenuta, giudicando illogica la versione difensiva dell'imputato.
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