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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fatto di lieve entità: la Cassazione e la droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5265/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo che la notevole quantità di eroina sequestrata (oltre 300 dosi) fosse un elemento ostativo a tale qualificazione, indicando un ruolo non marginale dell'imputato nel mercato della droga.
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Recidiva spaccio: quando il reato non è lieve entità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per detenzione di un ingente quantitativo di marijuana. La Corte conferma che la notevole quantità di stupefacente e la specifica recidiva spaccio di uno degli imputati, con precedenti gravi e recenti, escludono l'ipotesi di reato di lieve entità e giustificano la condanna.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di sostanza stupefacente, ritenuto elemento decisivo per escludere l'ipotesi attenuata.
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Reato di minore gravità: No se la droga è tanta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La richiesta di qualificare il fatto come reato di minore gravità è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di droga detenuto (6 kg di hashish, per oltre 33.000 dosi) e delle modalità operative, elementi ritenuti incompatibili con una minore offensività del fatto. Di conseguenza, è stata confermata la condanna e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti: Cassazione e spaccio
Un soggetto condannato per possesso di cocaina e hashish ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per spaccio. La decisione si basa su elementi oggettivi come l'ingente quantitativo di sostanze (sufficiente per 83 dosi di cocaina e 555 di hashish), la presenza di un bilancino di precisione e la situazione economica precaria dell'imputato, ritenuti incompatibili con la tesi della scorta personale. La sentenza ribadisce che la **detenzione di stupefacenti** di diverso tipo integra un concorso di reati.
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Detenzione per spaccio: gli indizi della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. La condanna si basava su una serie di indizi convergenti: la quantità (oltre 20 grammi di marijuana), l'occultamento negli indumenti intimi, l'assenza di un lavoro e di strumenti per il consumo personale. La Corte ha ribadito che il suo giudizio non può rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità della motivazione, ritenuta in questo caso ineccepibile.
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Spaccio di lieve entità: la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per spaccio, stabilendo che per escludere l'ipotesi di spaccio di lieve entità non è sufficiente basarsi solo sulla quantità e diversità delle droghe (nella specie, 5,5 gr di cocaina e 41 gr di hashish). È necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi della condotta, come le modalità dell'azione e la capacità organizzativa del soggetto, che nel caso di specie mancava.
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Piccolo spaccio: no alla lieve entità se continuativo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione e spaccio di cocaina. La Corte ha escluso l'ipotesi di piccolo spaccio, valorizzando non solo la quantità di droga, ma anche la continuità dell'attività criminale, testimoniata da un cliente abituale, e il possesso di una cospicua somma di denaro non giustificata. È stata inoltre confermata la confisca dei beni per sproporzione, poiché l'imputato non ha fornito prove della loro lecita provenienza.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di appello, che non presentavano una critica specifica alla sentenza impugnata, e su una rinuncia al ricorso non formalizzata correttamente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. La difesa sosteneva che la modica quantità (25 grammi) dovesse far rientrare il reato nell'ipotesi di fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma deve considerare il contesto complessivo. Operare in una nota "piazza di spaccio", con la sostanza già suddivisa in numerose dosi, indica una capacità organizzativa e una clientela vasta che escludono la lieve entità del fatto.
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Spaccio di droga: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla grande quantità di stupefacente rinvenuto (oltre mille dosi), sulla presenza di appunti e somme di denaro sproporzionate rispetto al reddito, elementi che configurano un'attività strutturata e non un fatto di lieve entità. Sono stati rigettati anche i motivi relativi alla mancata concessione delle attenuanti generiche, a causa dei precedenti penali, e alla confisca del denaro.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità'. La Corte ha stabilito che per escludere tale ipotesi non rileva solo la notevole quantità di droga (183 dosi di hashish e 35,5 di cocaina), ma anche la capacità organizzativa dimostrata, come l'uso di telecamere di sorveglianza e la capacità di reperire sostanze nonostante fosse agli arresti domiciliari.
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Detenzione stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi l'ingente quantitativo (oltre 850 grammi) e un test antidroga negativo effettuato due mesi prima del fatto, elementi considerati indicativi della finalizzazione allo spaccio e non al consumo personale.
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Riqualificazione del reato: non solo la quantità conta
Un soggetto ha impugnato la riqualificazione del reato di spaccio da lieve a grave, sostenendo che la quantità di droga non fosse sufficiente a giustificare tale modifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la riqualificazione del reato non si basa solo sul dato ponderale, ma anche e soprattutto sull'organizzazione dei mezzi, che nel caso di specie indicava un'attività di spaccio sistematica e strutturata.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio e non uso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione stupefacenti. La detenzione di 444,2 grammi di hashish e di un bilancino è stata ritenuta incompatibile con l'uso personale e non qualificabile come 'fatto lieve', confermando la finalità di spaccio.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione precedente, sottolineando che la notevole quantità di stupefacente (quasi 1.200 dosi) e il fatto che lo spaccio avvenisse durante gli arresti domiciliari sono elementi incompatibili con tale ipotesi. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto lieve stupefacenti: quando è escluso dalla Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che l'ipotesi di fatto lieve stupefacenti non è applicabile in presenza di elementi di particolare gravità. Tra questi, la notevole quantità e la diversa tipologia di sostanze, la disponibilità di ingenti somme di denaro e le modalità organizzate dello spaccio. La valutazione di questi aspetti spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte ribadisce che per tale qualificazione è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli elementi (quantità e qualità della sostanza, mezzi, modalità dell'azione). In questo caso, la quantità significativa (17,93g per 345 dosi) e gli strumenti per il confezionamento sono stati ritenuti sufficienti a escludere la minima offensività del fatto, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Fatto di lieve entità: la valutazione globale del giudice
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, T.U. Stupefacenti), sostenendo che i giudici avessero considerato solo la quantità di droga. La Corte ha ribadito che la valutazione per il fatto di lieve entità deve essere globale, considerando mezzi, modalità, circostanze dell'azione, quantità e qualità della sostanza. Nel caso specifico, la quantità notevole (oltre 150g per 376 dosi), le modalità organizzate (due luoghi di stoccaggio, strumenti per confezionare, ordini via cellulare) escludevano la minima offensività, giustificando il diniego del beneficio.
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Destinazione allo spaccio: ricorso generico inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 100 grammi di hashish. Il ricorso è stato giudicato generico in quanto non contestava specificamente le prove sulla destinazione allo spaccio, come la quantità e il confezionamento.
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