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Dato Ponderale

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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa mirava a ottenere la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità, ma i giudici hanno ritenuto determinanti il dato ponderale (365 dosi di eroina), il contenuto della galleria fotografica dello smartphone e il possesso di denaro contante. Tali elementi, già valutati nei precedenti gradi di giudizio, escludono la natura minima dell'attività delittuosa.
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Detenzione stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un uomo trovato in possesso di circa 0,7 grammi di cocaina e 380 euro in contanti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale e la provenienza lecita del denaro da lavoro irregolare, i giudici hanno ritenuto decisivi il comportamento nervoso al controllo, la suddivisione del denaro in banconote di piccolo taglio e l'assenza di un'occupazione stabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su motivi generici e ripetitivi, impedendo così anche la declaratoria di prescrizione maturata dopo la sentenza di appello.
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Lieve entità: i limiti per lo spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, negando la riqualificazione del fatto nella **lieve entità**. Nonostante la difesa sostenesse l'occasionalità della condotta e l'assenza di organizzazione, il possesso di circa 100 grammi di hashish, idonei a produrre oltre 500 dosi, è stato ritenuto un dato quantitativo insuperabile. La sentenza chiarisce che la valutazione degli indici deve essere globale, ma un singolo elemento negativo di forte rilievo può escludere l'applicazione della fattispecie attenuata.
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Lieve entità: i limiti nel traffico di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, confermando l'esclusione della lieve entità. Il ricorrente chiedeva la derubricazione del reato, ma i giudici hanno rilevato che il possesso di oltre 2 kg di anfetamina, corrispondenti a 2430 dosi, è incompatibile con il concetto di piccolo spaccio. La decisione sottolinea come il dato ponderale e il grado di purezza siano elementi ostativi alla concessione dell'attenuante.
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Traffico di stupefacenti: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 16 grammi di cocaina. La difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno rigettato l'istanza. L'elevata purezza della sostanza (75%) e la possibilità di ricavare 78 dosi singole sono state considerate prove di un inserimento strutturato nel mercato dello spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: limiti alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di 51 kg di bulbi di papavero contenenti oltre 400 grammi di morfina. La difesa aveva richiesto la derubricazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno ritenuto il dato ponderale incompatibile con tale beneficio. Sono state inoltre negate le circostanze attenuanti generiche a causa della presenza di precedenti penali specifici e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Sostanze stupefacenti: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti a carico di un soggetto sorpreso a disfarsi di circa 104 grammi di hashish. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le censure sulla responsabilità erano meramente riproduttive di quanto già esaminato nei gradi di merito. La Corte ha escluso la qualificazione del fatto come di lieve entità, citando l'elevato numero di dosi ricavabili (254) e la mancanza di elementi positivi per la concessione delle attenuanti generiche, confermando la pena fissata nel minimo edittale.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio nei confronti di un soggetto che trasportava 35 dosi di cocaina e 542 di hashish. La difesa aveva tentato di derubricare il fatto a uso personale, ma i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi, sul frazionamento in bustine e sul comportamento elusivo dell'imputato al momento del controllo. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri di esclusione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti per un caso riguardante il possesso di sostanze dalle quali erano ricavabili 640 dosi medie. La decisione si fonda sulla preminenza del dato ponderale e sull'elevata purezza della droga, elementi che denotano una capacità offensiva incompatibile con l'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto riproponeva censure già adeguatamente risolte nei precedenti gradi di giudizio.
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Destinazione allo spaccio: prova e indizi univoci.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di cocaina, confermando che la destinazione allo spaccio può essere provata attraverso indizi gravi e precisi. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, il numero di dosi ricavabili (52), il confezionamento in 13 involucri termosaldati e il tentativo di fuga hanno integrato la prova della finalità di cessione. La Corte ha inoltre ribadito che il diniego dei benefici di legge può essere implicito se giustificato dalla gravità del fatto e dai precedenti penali dell'imputato.
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Sostanze stupefacenti: i criteri per lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di **sostanze stupefacenti** a fini di spaccio, dichiarando inammissibile il ricorso del prevenuto. Il sequestro di 851 dosi di marijuana, unitamente a bilancini di precisione e denaro contante, ha permesso ai giudici di escludere l'uso personale e la lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Fattispecie lieve: quando lo spaccio è grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio, negando l'applicazione della fattispecie lieve. La decisione si basa sulla corretta valutazione operata dai giudici di merito riguardo al peso della sostanza, alla sua suddivisione in dosi e alla varietà dei prodotti rinvenuti. Tali fattori sono stati ritenuti incompatibili con il riconoscimento di una condotta di minima offensività, portando alla conferma della condanna e all'irrogazione di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità, ma i giudici hanno confermato che l'elevato dato ponderale e la capacità diffusiva della droga escludono tale attenuante. È stata inoltre confermata la misura di sicurezza dell'espulsione per la comprovata pericolosità sociale del soggetto, rigettando le doglianze sulla recidiva poiché formulate in modo generico.
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Lieve entità e spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della lieve entità per un soggetto trovato in possesso di 123 grammi di cocaina suddivisi in 209 dosi. La decisione sottolinea come il quantitativo rilevante, unitamente al rinvenimento di somme di denaro ingiustificate per un disoccupato, impedisca l'applicazione dell'attenuante. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo l'aumento di pena per recidiva specifica, evidenziando l'accresciuta capacità criminale dell'imputato nel settore degli stupefacenti.
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Detenzione stupefacenti: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di oltre 500 dosi di hashish e marijuana. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché l'elevato dato ponderale e la presenza di materiale per il confezionamento escludono la qualificazione del fatto come lieve entità. Inoltre, la Corte ha negato le attenuanti generiche in assenza di una confessione documentata e a fronte di un sequestro avvenuto tramite perquisizione.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha stabilito che la decisione dei giudici di merito era correttamente motivata sulla base della gravità del fatto, desunta dal dato ponderale e dalla condotta di fuga dell'imputato, elementi che precludono il riconoscimento delle attenuanti generiche.
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Finalità di spaccio: i criteri per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa contestava la responsabilità penale con motivazioni ritenute generiche e prive di fondamento. La Suprema Corte ha confermato che la **finalità di spaccio** è stata correttamente accertata dai giudici di merito basandosi su tre pilastri: il peso significativo della droga, la suddivisione della stessa in dosi e il ritrovamento di strumenti idonei al confezionamento. Oltre all'inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità: quando è esclusa nel traffico di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva la riqualificazione del reato di detenzione di stupefacenti nella fattispecie di **lieve entità**. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, basandosi sulla purezza della cocaina sequestrata e sulle modalità del trasporto, avvenuto in auto con altre tre persone. La sentenza ribadisce che, in presenza di una motivazione logica e completa basata su dati ponderali e qualitativi, la valutazione del giudice di merito non può essere messa in discussione in sede di legittimità.
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Coltivazione di stupefacenti: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di coltivazione di stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di tre piante di marijuana e 290 grammi di sostanza essiccata. Nonostante la tesi difensiva sostenesse l'uso personale, i giudici hanno ritenuto determinanti la presenza di un bilancino di precisione, un sistema di aerazione e il considerevole dato ponderale della droga. La sentenza ribadisce che la coltivazione domestica non è punibile solo se minima e priva di indici di inserimento nel mercato illegale.
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Lieve entità: quando lo spaccio diventa reato grave
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della **lieve entità** per un imputato trovato in possesso di circa 80 grammi di cocaina e oltre 500 grammi di hashish. Nonostante il ricorso della difesa, i giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili (273 per la cocaina), il possesso di più telefoni cellulari e la mancata prova di tossicodipendenza configurano un'attività di spaccio organizzata e sistematica. La decisione ribadisce che la qualificazione del fatto deve derivare da una valutazione globale di tutti gli indici normativi, impedendo l'applicazione dell'attenuante in presenza di un carico offensivo rilevante.
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