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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio: guida al ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio nei confronti di un imputato trovato in possesso di hashish e cocaina. La decisione si basa sul rinvenimento di bilancini e materiale da confezionamento. La Corte ha inoltre chiarito che le nullità procedurali non sollevate in appello non possono essere oggetto di ricorso per Cassazione.
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Detenzione di stupefacenti e reato di lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, negando la qualificazione del fatto come lieve entità. Il caso riguardava il possesso di 160 grammi di marijuana (782 dosi), un bilancino di precisione e precedenti specifici. La Corte ha chiarito che l'elevato numero di dosi e l'assenza di prove sul consumo personale giustificano la responsabilità penale, rendendo irrilevante la capacità economica dell'imputato di acquistare la droga per uso proprio.
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Spaccio di lieve entità: quando viene escluso?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie dello spaccio di lieve entità per un caso riguardante il possesso di cocaina equivalente a 247 dosi. La decisione si fonda sull'elevata purezza della sostanza e sulle modalità di occultamento, fattori ritenuti incompatibili con la minore offensività del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di stupefacenti: criteri di prova
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti nei confronti di un soggetto trovato in possesso di droga in una nota zona di spaccio. La decisione si fonda sul superamento della soglia per uso personale, l'assenza di redditi leciti e il possesso di denaro contante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti: rigetto della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti dopo il ritrovamento di circa 500 grammi di cocaina nel suo camion. La difesa sosteneva un ritrovamento fortuito, ma i giudici hanno ritenuto tale tesi inverosimile data la quantità e le modalità di occultamento della droga durante un trasporto merci.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Il caso analizza il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di hashish. La difesa ha richiesto il riconoscimento della lieve entità stupefacenti, ma la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. La decisione è basata sull'elevato quantitativo di dosi ricavabili e sul possesso di un bilancino di precisione, elementi che escludono la minima offensività del fatto.
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Lieve entità spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha analizzato i confini della lieve entità spaccio in un caso di detenzione di cocaina. La decisione chiarisce che il possesso di strumenti professionali e l'elevata purezza della sostanza impediscono la qualificazione del reato come di minore gravità, confermando condanne severe.
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Coltivazione di marijuana: quando è reato grave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7857/2026, ha confermato la condanna per coltivazione di marijuana e detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Il caso riguardava il rinvenimento di 154 piante e diverse sostanze suddivise in dosi. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando l'esclusione dell'ipotesi di lieve entità a causa dell'organizzazione dell'attività e della quantità di droga, ribadendo inoltre che lo stato di incensuratezza non garantisce automaticamente le attenuanti generiche.
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Detenzione stupefacenti: limiti e reato impossibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione stupefacenti relativa a oltre un chilogrammo di eroina. La sentenza chiarisce che la bassa percentuale di principio attivo non configura un reato impossibile, specialmente in presenza di sostanze altamente pericolose come la monoacetilmorfina.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e analisi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di tre imputati condannati per reati di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. I motivi del ricorso, tra cui la richiesta di riconoscimento della minore offensività del fatto e la critica alla valutazione delle prove, sono stati ritenuti manifestamente infondati o volti a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità. La decisione sottolinea i rigidi limiti del giudizio di Cassazione, confermando che l'inammissibilità ricorso Cassazione scatta quando le censure non riguardano vizi di legge.
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Detenzione per spaccio: gli indizi che contano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione per spaccio di stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione di plurimi indizi quali la quantità della sostanza, le modalità di occultamento e i precedenti penali specifici del soggetto, elementi ritenuti sufficienti a escludere l'ipotesi dell'uso personale.
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Fatto lieve stupefacenti: quando la quantità esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 46276/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa puntava al riconoscimento del fatto lieve stupefacenti, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito: l'ingente quantità di droga (1500 dosi) è un elemento talmente negativo da escludere l'ipotesi di minore gravità, rendendo irrilevanti altre valutazioni.
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Ricorso inammissibile spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Il ricorso è stato ritenuto generico, in quanto si limitava a ripetere censure già respinte in appello. La Corte ha confermato che la suddivisione della droga in dosi e il possesso di un bilancino di precisione costituiscono un quadro probatorio solido, che va oltre il mero dato quantitativo della sostanza.
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Destinazione stupefacenti: come si prova lo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio, rigettando la tesi dell'uso personale. La Corte ha stabilito che la destinazione stupefacenti a fini di vendita può essere provata tramite indizi gravi, precisi e concordanti, come la notevole quantità (in questo caso, 916 dosi), la presenza di bilancini di precisione e denaro.
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Inammissibilità ricorso penale per pena stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Il ricorso mirava a un'ulteriore riduzione della pena, ma la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione del giudice d'appello, che aveva già considerato attenuanti, precedenti penali e quantità della sostanza. L'inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando è esclusa
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) non si applica in caso di detenzione di diverse tipologie di sostanze stupefacenti, quantitativi non irrilevanti e una condotta concomitante di resistenza a pubblico ufficiale. Tali elementi, nel loro insieme, delineano una gravità complessiva che osta al riconoscimento del beneficio.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44449/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa basata sull'uso personale di stupefacenti è stata respinta a causa del rinvenimento di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento, elementi ritenuti indicativi dell'attività di spaccio. La Corte ha inoltre confermato la congruità della pena inflitta.
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Attenuanti generiche: quando la Cassazione le nega
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di 200gr di cocaina. I giudici hanno confermato il diniego delle attenuanti generiche e del fatto di lieve entità, non basandosi solo sulla quantità della droga, ma anche sulla condotta processuale e sulla gravità complessiva del fatto.
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Fatto di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa sosteneva l'uso personale e la configurabilità del fatto di lieve entità. La Corte ha rigettato tali tesi, valorizzando il notevole quantitativo di cocaina sequestrata (205 grammi), il numero di dosi ricavabili, le risultanze delle intercettazioni e la sproporzione tra le condizioni economiche dell'imputato e il valore della droga. È stata inoltre confermata la decisione di non concedere le attenuanti generiche, data la personalità dell'imputato e i suoi precedenti penali.
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Fatto di lieve entità: i criteri per l’applicazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 285 grammi di hashish. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che il notevole quantitativo, le modalità della condotta e il contesto criminale escludono la possibilità di applicare l'ipotesi attenuata. La sentenza ribadisce che anche un solo elemento negativo di rilievo è sufficiente per negare il beneficio.
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