La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato con 28,5 grammi di cocaina in casa. L'imputato sosteneva che la droga potesse appartenere ad altri conviventi e che, in ogni caso, si trattasse di un fatto lieve. I giudici hanno respinto entrambe le tesi. La responsabilità è stata provata da un nastro adesivo che collegava in modo univoco l'imputato alla droga. Inoltre, l'ipotesi del reato lieve è stata esclusa non tanto per il peso, ma per l'altissima purezza della sostanza (81-82%). Questo elemento, secondo la Corte, indica un acquisto all'ingrosso e un legame con circuiti criminali, rendendo la detenzione di stupefacenti non qualificabile come di lieve entità.
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