LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dato Ponderale

Pagina 7 di 23

445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di sostanze stupefacenti: ospitare amici costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti in concorso, nello specifico 74,49 grammi di cocaina. L'imputato sosteneva di non essere a conoscenza della droga portata in casa da due ospiti temporanei. Tuttavia, i giudici di merito hanno ritenuto provata la sua consapevolezza e partecipazione. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata la condanna penale e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico circa 60 grammi di cocaina purissima al 79%. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale e chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entit. I giudici hanno confermato la condanna basandosi su prove evidenti dello spaccio: il possesso di materiale per il confezionamento, un'ingente somma di denaro e un biglietto con nomi e cifre riconducibile a una contabilit dell'attività illecita. Di conseguenza, il ricorso stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti in spazi comuni: condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto hashish in una pertinenza della sua abitazione. L'imputato sosteneva che il locale fosse in comproprietà con altri eredi, ma la Corte ha ritenuto decisivi alcuni indizi: il ritardo nell'aprire il cancello, il rumore dello sciacquone nel tentativo di disfarsi della droga, il possesso di contanti e altra sostanza. La richiesta di riqualificare il fatto come di lieve entità è stata respinta a causa del peso della droga e del fatto che l'uomo fosse già agli arresti domiciliari. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Lieve entità e spaccio: quando la droga non è un fatto marginale
L'Imputato è stato condannato per detenzione e cessione di cocaina ed hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del diritto di difesa per la mancata concessione della trattazione orale e la mancata riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'istanza di discussione orale era tardiva rispetto ai termini perentori del rito cartolare emergenziale. Inoltre, l'elevato numero di dosi ricavabili (166 di cocaina pura al 77% e 130 di hashish), l'assenza di redditi leciti e le modalità di spaccio escludono l'applicazione della lieve entità, dimostrando un inserimento stabile nel mercato illecito della droga. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la condanna per quattro grammi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di quattro grammi di cocaina, suddivisi in ventinove dosi pronte per la vendita, e di materiale per il confezionamento. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi sulla ripartizione della droga, sull'assenza di un reddito stabile e su un precedente specifico. La Cassazione ha ribadito che la destinazione allo spaccio si desume da elementi oggettivi e logici, respingendo ogni censura procedurale sollevata tardivamente rispetto al rito abbreviato scelto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Aumento della pena per recidiva: la gravità esclude gli sconti
L'Imputato è stato condannato dalla Corte di appello di Bologna a quattro anni e dieci mesi di reclusione per quindici violazioni della legge sugli stupefacenti. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'omessa motivazione in merito all'aumento della pena per recidiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione dei giudici di secondo grado logica e completa. I giudici hanno infatti valorizzato la gravità dei fatti, l'ingente quantitativo di droga trafficata e il ruolo di primo piano dell'indagato, elementi che dimostrano una spiccata pericolosità sociale e giustificano pienamente l'applicazione della recidiva qualificata e il diniego delle attenuanti generiche.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: la quantità smentisce la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici hanno però confermato la condanna, evidenziando che l'elevato quantitativo di sostanza e il numero di dosi ricavabili escludono sia il consumo personale sia la lieve entità. La Cassazione ha chiarito che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Lieve entità dello stupefacente: quantità e modalità negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per reati sugli stupefacenti. L'imputato lamentava la mancata applicazione della circostanza attenuante della lieve entità dello stupefacente. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che le modalità dell'azione e il significativo dato ponderale della sostanza sequestrata impediscono la concessione dello sconto di pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: 170 grammi di cocaina costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per concorso nella detenzione di 170 grammi di cocaina destinati allo spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello Spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello. La richiesta è stata respinta a causa dell'elevato quantitativo di droga e delle modalità concrete del reato, accertate tramite intercettazioni e pedinamenti della polizia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Poca droga ma troppa organizzazione: niente lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. I ricorrenti chiedevano la derubricazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'organizzazione strutturale, l'intensità dell'attività di cessione e i precedenti penali degli imputati escludono la configurabilità del fatto lieve, rendendo i ricorsi del tutto infondati e ripetitivi.
Continua »
Lieve entità dello spaccio: quando il taccuino nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, basandosi unicamente sul peso della droga sequestrata (poco più di 20 grammi). I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che la gravità del fatto emergeva da altri elementi inequivocabili: il possesso di strumenti per il confezionamento e la pesatura, il rinvenimento di denaro contante e di appunti manoscritti con nomi e cifre riconducibili a un'attività di spaccio ben organizzata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: 4 kg non sono uso personale
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico quattro chilogrammi di hashish, equivalenti a oltre trentaseimila dosi singole. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e divisa con altre due persone, richiedendo la riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la tesi dell'uso personale è incompatibile con l'enorme quantitativo sequestrato e che i motivi del ricorso si limitavano a contestare valutazioni di fatto già logicamente argomentate nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: perché non basta il peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità, basandosi unicamente sul dato ponderale della sostanza. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'esclusione della lieve entità era giustificata da elementi concreti: la presenza di appunti indicanti una cerchia non modesta di clienti e la quantità di droga sequestrata, idonea a confezionare oltre 68 dosi. È stata inoltre confermata la recidiva a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Droga in auto: concorso e connivenza non punibile a confronto
Due uomini a bordo di un'auto vengono fermati dai Carabinieri dopo un inseguimento ad alta velocità. Durante il controllo, i militari rinvengono eroina e marijuana nascoste sotto il sedile e nel cambio. Entrambi i soggetti vengono condannati per detenzione di stupefacenti in concorso. Gli imputati ricorrono in Cassazione sostenendo che la loro condotta integrasse una semplice connivenza non punibile, poiché la droga era sotto il sedile del passeggero. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che non vi è connivenza non punibile se i soggetti agiscono attivamente per eludere i controlli e nascondere la droga. Entrambi i ricorrenti perdono la causa e sono condannati a pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Continua »
Valutazione delle prove: la Cassazione non riscrive i fatti
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità a seguito del ritrovamento di sostanze stupefacenti diverse, suddivise in dosi e con sostanze da taglio. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una errata valutazione delle prove da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione non può effettuare una nuova ricostruzione dei fatti o rivalutare l'attendibilità degli elementi raccolti, ma deve limitarsi a verificare la correttezza logica e giuridica della decisione impugnata. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Possesso di stupefacenti: i criteri di prova
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema del possesso di stupefacenti, stabilendo che il superamento dei limiti tabellari non costituisce prova automatica di spaccio. Per una condanna, sono necessari ulteriori indizi concreti che dimostrino la destinazione della sostanza alla vendita, come il confezionamento o il possesso di strumenti per la pesatura.
Continua »
Confisca per sproporzione: quando i regali non salvano il denaro
Il caso riguarda un uomo trovato in possesso di cocaina e marijuana, confezionate in dosi e nascoste in casa insieme a bilancini di precisione e 24.500 euro in contanti. I giudici di merito lo hanno condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e hanno disposto la confisca del denaro. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la destinazione allo spaccio e la misura patrimoniale, sostenendo che il denaro derivasse da regali di compleanno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della confisca per sproporzione. I giudici hanno evidenziato che l'uomo, trovandosi agli arresti domiciliari, non poteva svolgere attività lavorativa lecita in grado di giustificare una simile somma, rendendo inverosimile la tesi delle donazioni familiari.
Continua »
Detenzione di stupefacenti: uso personale o spaccio in casa?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato del reato di detenzione di stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua abitazione oltre 118 grammi di hashish, materiale per il confezionamento e alcune dosi già pronte. La difesa sosteneva l'uso personale e contestava la sentenza d'appello per aver motivato richiamando semplicemente la decisione di primo grado. I giudici di legittimità hanno invece ritenuto legittima la motivazione per relationem, poiché i motivi di appello riproducevano genericamente le stesse questioni già risolte. Inoltre, la quantità di droga (pari a 750 dosi) e il materiale da imballaggio dimostrano la finalità di spaccio, in mancanza di prove sullo stato di tossicodipendenza dell'imputato. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Lieve entità del fatto: quando gli strumenti negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, circa cinquantacinque grammi di canapa indiana. L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato nell'ipotesi attenuata di lieve entità del fatto. I giudici hanno confermato che per riconoscere la lieve entità del fatto non basta valutare solo il quantitativo di droga, ma occorre un esame complessivo. Nel caso specifico, il possesso di strumenti per il confezionamento, come bilancino di precisione, nastro isolante e alluminio, e la suddivisione in dosi escludono l'applicazione dell'attenuante. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Droga in casa: quando il fatto di lieve entità viene escluso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione a fini di spaccio di circa 70 grammi di hashish. La difesa chiedeva di riqualificare il reato come fatto di lieve entità, evidenziando il basso principio attivo e l'assenza di denaro contante. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione d'appello, valorizzando elementi concreti come il possesso di tre bilancini di precisione, venti bustine per il confezionamento e la suddivisione della droga in dosi pronte per la vendita. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »