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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso personale stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish ai fini di spaccio, il quale sosteneva che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità, ma deve considerare tutte le circostanze. In questo caso, una precedente cessione di cocaina, il ritrovamento di materiale per il confezionamento e la divisibilità della sostanza in 21 dosi sono stati ritenuti prove sufficienti a escludere l'ipotesi di uso personale stupefacenti e a confermare l'intento di spaccio.
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Finalità di spaccio: quando la detenzione è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo che la finalità di spaccio non si desume solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi. Nel caso specifico, la presenza di un bilancino di precisione, il confezionamento delle dosi e la mancata dichiarazione di essere consumatore sono stati elementi decisivi per confermare la condanna.
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Criteri spaccio stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione conferma che per stabilire i criteri per lo spaccio di stupefacenti non è sufficiente il solo dato quantitativo, ma è necessaria una valutazione globale di tutti gli indizi, come le modalità di confezionamento, l'occultamento ingegnoso e il sospetto viavai di persone.
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Spaccio di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione di hashish, marijuana e cocaina. La richiesta di qualificare il reato come spaccio di lieve entità è stata respinta, poiché la Corte ha ritenuto che la varietà delle sostanze, la quantità (170 grammi di hashish), le modalità professionali di trasporto e il complessivo giro d'affari indicassero un'attività criminale non modesta, incompatibile con l'ipotesi di minima offensività richiesta dalla norma.
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Valutazione recidiva: il potere del giudice di merito
Un individuo condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la correttezza della decisione del giudice di merito. È stato ribadito che la valutazione della recidiva non è automatica, ma richiede un'analisi concreta della maggiore pericolosità del reo, basata su elementi come la sistematicità del comportamento illecito e i precedenti specifici.
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Ipotesi lieve stupefacenti: quando non si applica?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di qualificare il reato come ipotesi lieve stupefacenti è stata respinta perché la condotta non era occasionale, considerati la pluralità di acquirenti, la varietà delle sostanze (cocaina ed eroina) e il numero di cessioni.
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Ipotesi lieve stupefacenti: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso che chiedeva la riqualificazione di un reato di spaccio in ipotesi lieve stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione complessiva di più elementi: la quantità significativa di cocaina (idonea a produrre 146 dosi), la suddivisione in 60 involucri e le astute modalità di occultamento (tramite un magnete sull'auto), considerati indici di una condotta non occasionale.
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Ipotesi lieve: quando non si applica per droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione di non applicare l'ipotesi lieve per detenzione di stupefacenti. La valutazione si è basata sulla notevole quantità di droga (sufficiente per 201 dosi), il possesso di un'arma e i numerosi precedenti penali dell'imputato, che hanno impedito anche la concessione delle attenuanti generiche.
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Ipotesi lieve stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, negando la riqualificazione del reato nell'ipotesi lieve stupefacenti. La decisione si fonda sulla valutazione congiunta della notevole quantità di sostanza (idonea a produrre oltre 1800 dosi) e delle particolari modalità di occultamento, realizzate modificando un'autovettura per il trasporto clandestino. Questi elementi, secondo la Corte, escludono l'occasionalità della condotta e giustificano il rigetto della tesi difensiva.
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Particolare tenuità del fatto e droga: quando è escluso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 100g di hashish. La Corte conferma la decisione dei giudici di merito di non applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi sulla notevole quantità di stupefacente, indicativa di spaccio, e su un precedente di polizia che suggerisce la non occasionalità della condotta.
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Impugnazione pena: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 18748/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la misura della pena inflitta per cessione e detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto l'impugnazione pena generica e infondata, confermando che la motivazione della Corte d'Appello era adeguata, dato il quantitativo di droga (circa 250 dosi) e le modalità della condotta, anche se la pena era inferiore alla media edittale.
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Spaccio di lieve entità: droga in carcere, no sconto
Una donna, condannata per aver introdotto un'ingente quantità di hashish (pari a 766 dosi) in un istituto penitenziario per il fratello detenuto, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La motivazione si basa sul fatto che la notevole quantità di stupefacente e le specifiche modalità della condotta (occultamento e introduzione in carcere) sono elementi sufficienti per escludere l'ipotesi del reato lieve.
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Piccolo spaccio: non basta la quantità, conta tutto
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si contestava l'esclusione dell'ipotesi di piccolo spaccio, ma la Corte conferma che la valutazione deve essere complessiva, considerando non solo la quantità della droga ma anche l'organizzazione dell'attività (videosorveglianza, utenze dedicate, mezzi per la consegna), che in questo caso denotava una sistematica attività criminale e non un fatto di lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito non avessero adeguatamente motivato il rigetto della qualificazione del reato come fatto di lieve entità e della concessione delle attenuanti generiche, nonostante la modesta quantità di droga leggera e l'assenza di precedenti penali dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: quantità e Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 502 grammi di hashish. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale ipotesi valorizzando come preponderante il dato quantitativo della sostanza, da cui era possibile ricavare oltre 5.000 dosi.
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Fatto di lieve entità: Cassazione e criteri di valutazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Si ribadisce che per qualificare un reato come fatto di lieve entità non basta il solo dato quantitativo della sostanza, ma occorre una valutazione complessiva di tutti gli elementi del caso, come già stabilito dalle Sezioni Unite.
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Fatto di lieve entità: quando il quantitativo lo esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13679/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti e resistenza. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi del 'fatto di lieve entità' a causa del notevole quantitativo di marijuana (pari a 772 dosi) e dei precedenti penali specifici del soggetto, ritenuti indici di un inserimento in contesti criminali.
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Detenzione stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di 12,5 grammi di cocaina. La Corte ha stabilito che la detenzione stupefacenti non può essere considerata per uso personale quando la quantità non è trascurabile e si combina con altri indizi, come lo stato di disoccupazione dell'imputato (incompatibile con l'acquisto) e le anomale modalità di occultamento. Questi elementi, valutati insieme, costituiscono prova sufficiente della finalità di spaccio.
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Lieve entità stupefacenti: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità stupefacenti. La decisione si basa sulla considerevole quantità di cocaina detenuta (107 grammi) e sulla somma di denaro (540 euro) trovata in suo possesso, elementi ritenuti incompatibili con la fattispecie meno grave.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti che chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità. La decisione si basa sulla correttezza della valutazione della Corte d'Appello, che aveva escluso la lieve entità in considerazione della notevole quantità di cocaina (mezzo chilogrammo), dei precedenti specifici dell'imputato e dell'esistenza di uno stabile canale di approvvigionamento. L'ordinanza ribadisce che la valutazione sulla gravità del fatto è un'analisi complessiva che spetta ai giudici di merito.
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