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Dato Ponderale

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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Circostanze attenuanti generiche: ricorso vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui che richiedevano il riconoscimento del reato di lieve entità e delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorso è stato respinto per genericità e manifesta infondatezza, poiché si limitava a riproporre le stesse censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del giudice di merito, se logica e ben motivata, non è sindacabile, e che la concessione delle attenuanti dipende dall'assenza di elementi negativi e dalla presenza di fattori positivi, qui mancanti.
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Fatto lieve: quando è escluso nello spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti, il quale richiedeva l'applicazione dell'ipotesi di reato di fatto lieve. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'uso della propria abitazione come luogo di incontro per un notevole afflusso di acquirenti e il significativo dato quantitativo della sostanza sono elementi incompatibili con la qualificazione di fatto lieve. La decisione ribadisce che la valutazione del fatto lieve deve considerare tutti i parametri (mezzi, modalità, circostanze) e che anche un solo indice negativo può essere decisivo per escluderla.
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Fatto lieve: quando la Cassazione lo esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre individui condannati per spaccio di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come fatto lieve è stata respinta perché la notevole quantità di droga, l'uso di un casolare abbandonato come base logistica e la disponibilità di ingenti somme di denaro sono stati ritenuti elementi incompatibili con l'ipotesi di minore gravità.
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Giudizio abbreviato: prove utilizzabili dopo la richiesta
La Corte di Cassazione conferma la condanna per detenzione di stupefacenti, chiarendo un punto cruciale sul giudizio abbreviato. Una consulenza tossicologica, depositata dopo la richiesta di rito abbreviato, è pienamente utilizzabile se acquisita legittimamente durante le indagini e nota all'imputato. La Corte rigetta il ricorso, ritenendo infondate le censure sulla valutazione della prova, la determinazione della pena e il diniego delle attenuanti generiche, basati proprio su tale consulenza.
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Spaccio in carcere: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre individui coinvolti in un episodio di spaccio in carcere. Due soggetti avevano ceduto un panetto di hashish a un detenuto, lanciandolo da un palazzo adiacente al penitenziario. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, escludendo la destinazione a uso personale della droga, data l'ingente quantità (oltre 440 dosi), e la fattispecie di lieve entità, a causa della gravità e dell'organizzazione del fatto. La sentenza sottolinea come il contesto carcerario aggravi il disvalore penale dell'azione.
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Aggravante ingente quantità: la prova indiretta
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza di condanna per traffico di droga, limitatamente alla sussistenza dell'aggravante ingente quantità. La Corte ha stabilito che, in assenza di sequestro e analisi della sostanza, la prova di tale aggravante non può basarsi apoditticamente solo su dichiarazioni o intercettazioni, ma richiede un'indagine più rigorosa e ulteriori elementi di prova per determinare il dato ponderale effettivo.
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Fatto di lieve entità: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9706/2024, interviene su un caso di detenzione di stupefacenti. Viene confermato che la qualificazione di un 'fatto di lieve entità' non dipende solo dalla quantità della droga, ma da una valutazione complessiva di tutti gli elementi. La Corte ha però annullato la sentenza per difetto di motivazione riguardo alla pena inflitta, sottolineando l'obbligo del giudice di giustificare le proprie scelte sanzionatorie.
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Detenzione di stupefacenti: la prova dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha confermato che la prova della destinazione alla cessione può essere desunta da un insieme di indizi, come la quantità e diversità della droga, una somma di denaro e il viavai di persone, e non solo dal dato ponderale. Respinta anche la doglianza sulla presunta nullità della notifica all'imputato.
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Ingente quantità stupefacenti: la colpa è sufficiente
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per la detenzione di quasi 10 kg di cocaina. La sentenza chiarisce che per l'applicazione dell'aggravante per l'ingente quantità di stupefacenti non è necessaria la piena consapevolezza del quantitativo, ma è sufficiente che l'ignoranza sia dovuta a colpa. La Corte ha ritenuto che le circostanze del caso, come le dimensioni del carico e le modalità di custodia, rendessero la presunta inconsapevolezza dell'imputata colpevole.
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Uso personale stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. Sebbene la detenzione di 600 dosi di cannabis non basti da sola, la presenza di un bilancino di precisione e una situazione economica precaria sono stati ritenuti indizi sufficienti a escludere l'ipotesi dell'uso personale stupefacenti, confermando che la prova deve essere valutata globalmente.
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Lieve entità nello spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di cocaina, che chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di 'lieve entità'. La Corte ha ribadito che tale qualifica non può derivare solo dalla quantità di droga, ma richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi, come la durata, la professionalità e la sistematicità dell'attività. Nel caso specifico, l'incessante commercio e l'organizzazione, seppur rudimentale, sono stati considerati ostativi al riconoscimento della lieve entità.
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Fatto di lieve entità: la valutazione complessiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva la riqualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte sottolinea che per tale qualificazione non basta valutare la quantità di droga (nel caso, 580 grammi di marijuana), ma è necessaria una valutazione complessiva che includa le modalità dell'azione, i mezzi utilizzati (bilancini, macchina per sottovuoto) e le circostanze, come la programmazione dell'illecito, che nel caso di specie escludevano la lieve entità.
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Piccolo spaccio: non basta il solo peso della droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso che chiedeva la riqualificazione di un reato di spaccio in 'piccolo spaccio'. La Corte ha ribadito che per escludere la lieve entità del fatto non si può guardare solo al dato quantitativo (in questo caso circa 382 grammi di hashish), ma è necessaria una valutazione globale che comprende anche il principio attivo e altre circostanze, confermando un orientamento consolidato contro soglie predefinite.
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Attenuanti generiche: no se la droga è tanta
Una persona condannata per traffico di stupefacenti vedeva la sua pena ridotta in Appello. Tuttavia, il suo ricorso in Cassazione per ottenere le attenuanti generiche è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la notevole quantità di sostanza trasportata e l'assenza di elementi positivi giustificavano pienamente il diniego del beneficio, rendendo il ricorso manifestamente infondato.
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Coltivazione stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la coltivazione di stupefacenti. La decisione si basa su due punti chiave: i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello e l'ingente quantità di sostanza (pari a 1.274 dosi) escludeva la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità. La Corte ha confermato la validità della valutazione dei giudici di merito, che avevano tenuto conto dell'ammissione dell'imputato di coltivare con l'intenzione di vendere.
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Detenzione di stupefacenti: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, volti a una nuova valutazione delle prove (come le dichiarazioni di un coimputato), non sono ammissibili in sede di legittimità se la motivazione della corte d'appello è logica. Inoltre, è stato confermato che un'ingente quantità di droga (500 grammi di hashish) è incompatibile con la qualificazione di reato di lieve entità, a causa dell'elevato pericolo di diffusione.
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Ipotesi lieve: quando la droga è troppa per l’uso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di cocaina. La Corte ha escluso l'ipotesi lieve del reato, data l'ingente quantità di stupefacente (oltre 340 grammi) e la presenza di materiale da taglio, ritenendo infondata la tesi dell'esclusivo uso personale.
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Collaborazione tardiva: pena non ridotta (Cassazione)
Un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando un'insufficiente riduzione della pena a fronte della sua collaborazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che una collaborazione tardiva e non decisiva (poiché non ha portato all'identificazione del fornitore né al recupero di tutta la droga) non giustifica un maggior sconto di pena, specialmente in presenza di ingenti quantitativi di sostanze e di un comportamento astuto da parte dell'imputato.
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Fatto di lieve entità: non basta la quantità di droga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4048/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di hashish. La difesa sosteneva si trattasse di un fatto di lieve entità, ma la Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato ponderale (quantità). Elementi come il numero di dosi ricavabili (oltre 3.000), le modalità di occultamento e i precedenti specifici dell'imputato sono decisivi per escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità e giustificare una pena superiore al minimo.
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Fatto di lieve entità e droga: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di marijuana. La difesa sosteneva l'uso personale o, in subordine, la qualificazione del reato come fatto di lieve entità. La Corte ha ribadito che la valutazione non può basarsi solo sul dato ponderale, ma deve considerare un insieme di indici, come le modalità di conservazione e l'enorme numero di dosi ricavabili (oltre 1.300), elementi che in questo caso escludevano la lieve entità del fatto, configurando un'attività di spaccio.
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