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Dato Ponderale

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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: Cassazione e uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che il notevole quantitativo di droga (hashish per 443 dosi, 22 volte oltre il limite) e il possesso di un bilancino di precisione sono elementi sufficienti a escludere sia la destinazione a uso personale sia l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Fatto di lieve entità: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in fatto di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità di droga, ma deve considerare tutti gli indici di professionalità, come il possesso di bilancini di precisione e la suddivisione in dosi, che escludono la lieve entità del reato.
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Uso personale stupefacenti: i criteri del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti. La decisione ribadisce che per distinguere l'uso personale stupefacenti dalla destinazione a terzi, il giudice deve valutare non solo la quantità della droga, ma un insieme di elementi come le modalità di confezionamento, la situazione economica dell'imputato e le circostanze dell'azione. In questo caso, tali elementi concorrevano a escludere la finalità meramente personale.
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Fatto di lieve entità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La richiesta di qualificare il reato come 'fatto di lieve entità' è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di stupefacenti (oltre 2000 dosi di hashish e cocaina), delle modalità di occultamento e della chiara destinazione al mercato, elementi ritenuti incompatibili con una condotta di lieve gravità.
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Ricorso inammissibile: spaccio e spese processuali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato poiché la notevole quantità di droga (oltre 200 dosi) e la situazione economica dell'imputato erano incompatibili con un uso personale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di lieve entità: quantità e modalità contano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La Corte ha stabilito che per la configurazione del reato di lieve entità non basta valutare la sola quantità di droga, ma occorre considerare anche le modalità organizzative dell'attività, come l'allestimento di una piantagione in un appartamento dedicato, che escludono la minore gravità del fatto.
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Fatto di lieve entità: quantità e spaccio di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di oltre 1,5 kg di marijuana. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di principio attivo, sufficiente per 808 dosi, è un elemento decisivo che impedisce di qualificare il reato come lieve, rendendo irrilevanti le altre circostanze.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso dalla Corte
La Cassazione conferma la condanna per spaccio, escludendo l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La decisione si basa non solo sulla quantità di droga, ma anche sul possesso di denaro e lo stato di disoccupazione, indizi di professionalità.
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Ipotesi lieve stupefacenti: quando la quantità esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di qualificare il reato come ipotesi lieve stupefacenti è stata respinta a causa dell'ingente quantitativo di dosi ricavabili (2340), ritenuto un indice di offensività incompatibile con la fattispecie di minor gravità, a prescindere dalla bassa percentuale di principio attivo. La Corte ha confermato che un dato ponderale così significativo è sufficiente a escludere la lieve entità del fatto.
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Fatto di lieve entità: la quantità esclude la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di un ingente quantitativo di stupefacenti (ecstasy e anfetamine), escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'enorme numero di pastiglie. La difesa dell'imputata, basata sulla presunta ignoranza della natura drogante delle sostanze, è stata respinta in quanto ritenuta non credibile dai giudici.
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Detenzione stupefacenti: quando è spaccio? La Cassazione
Un soggetto, trovato in possesso di 240 grammi di marijuana, ha impugnato la misura degli arresti domiciliari sostenendo fosse per uso personale. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la detenzione stupefacenti si presume finalizzata allo spaccio quando, oltre alla quantità, vi sono altri indizi come il comportamento elusivo, le giustificazioni deboli e una situazione economica incongrua con l'acquisto.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su droga e motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per detenzione di stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico e basato su questioni di fatto, non idoneo a contestare la solida motivazione della Corte d'Appello, che si fondava sulla quantità (100g di cocaina), l'elevata purezza (74%) e la confessione dell'imputata. Di conseguenza, è stata confermata la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse adeguata, basandosi su elementi come la quantità della sostanza, l'occultamento in un parco pubblico e la presenza di un complice con una confezione identica, tutti indizi chiari della finalità di spaccio.
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Detenzione di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso aspecifici e ripetitivi, confermando la validità della motivazione della Corte d'Appello, che si basava su prove quali il quantitativo della sostanza, le modalità di confezionamento, il ritrovamento di un'agenda con nomi e cifre, l'uso di un'auto a noleggio per nascondere le dosi e un cellulare che riceveva continue chiamate e che l'imputato si rifiutava di sbloccare. Anche la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta.
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Spaccio lieve: i criteri della Cassazione per escluderlo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, escludendo la possibilità di qualificare il fatto come 'spaccio lieve' (art. 73, comma 5, d.p.r. 309/1990). La decisione si è basata non solo sulla quantità di droga sequestrata (hashish, marijuana e cocaina), ma soprattutto sugli indici di un'attività organizzata, come il rinvenimento di ingenti somme di denaro, appunti contabili e modalità di confezionamento professionali. La Corte ha ritenuto che tali elementi dimostrassero un livello di organizzazione incompatibile con la fattispecie di lieve entità, rigettando così il ricorso del condannato.
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Spaccio di lieve entità: quando è escluso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo la lieve entità a causa della notevole quantità, della diversa tipologia di stupefacenti detenuti (cocaina, crack, marijuana) e del rinvenimento di una cospicua somma di denaro, elementi ritenuti incompatibili con un'attività di 'piccolo spaccio'.
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Reato di lieve entità: no se la droga è tanta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, confermando l'esclusione del reato di lieve entità. La decisione si fonda sulla notevole quantità di cocaina detenuta (quasi 21 grammi), sull'elevata purezza (70,3%) e sul numero di dosi ricavabili (140), elementi che, uniti alla condizione personale dell'imputato, indicavano una significativa potenzialità diffusiva e un inserimento in circuiti criminali più ampi.
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Uso personale stupefacenti: quando scatta lo spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando una condanna per spaccio di droga. La decisione si fonda sulla grande quantità della sostanza, sufficiente per oltre 300 dosi, e sul ritrovamento di materiale per il confezionamento, elementi che escludono l'ipotesi di uso personale stupefacenti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Destinazione allo spaccio: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la tesi dell'uso personale, confermando che la destinazione allo spaccio può essere desunta da più indizi, quali la quantità della sostanza, il suo confezionamento in dosi e l'incompatibilità con la situazione economica del detentore.
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Spaccio di lieve entità: quando non è concesso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La decisione si fonda sulla valutazione di elementi concreti come la notevole quantità di cocaina, sufficiente per 229 dosi, il ritrovamento di una cospicua somma di denaro e di un registro contabile dell'attività illecita. Tali fattori, secondo i giudici, dimostrano un'attività di spaccio professionale e non occasionale, escludendo così la possibilità di applicare l'attenuante della lieve entità.
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