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Dato Ponderale

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445 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione ai fini di spaccio e strumenti di confezionamento
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per la detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che la droga fosse destinata a un uso personale, vista la ridotta quantità e l'uso lecito degli strumenti trovati, tra cui bilancini, coltello, taglierino e mannite. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'Imputato valorizzando l'insieme del materiale da confezionamento ritrovato, combaciante con le dosi già pronte. La Cassazione ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto, evidenziando che il reato è avvenuto in un ambiente domestico condiviso con figli minori. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nello spaccio: troppi grammi e ricorso bocciato
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di stupefacenti, possesso di un taser e custodia non autorizzata di 90 chilogrammi di fuochi d'artificio sotto il letto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio a causa dell'elevato dato ponderale della sostanza, pari a oltre 700 grammi di hashish da cui si potevano ricavare circa 2.800 dosi singole. Tale quantità assorbe ogni altra considerazione sulla portata dell'attività criminale. La Corte ha inoltre giudicato inverosimile la giustificazione fornita per i fuochi pirotecnici, asseriti come destinati a un uso familiare per le feste. Infine, la presenza di precedenti penali ha precluso la concessione della sospensione condizionale della pena. L'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammesse.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: poca droga, ma è spaccio
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti destinata allo spaccio, nonostante le forze dell'ordine abbiano sequestrato soltanto due dosi di cocaina. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'uso personale e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio si ricava da un insieme di indizi: il ritardo nell'aprire la porta ai Carabinieri, l'impianto di videosorveglianza sulla strada, i bagni allagati per disfarsi della sostanza e il possesso di denaro non giustificato durante gli arresti domiciliari. La scarsa quantità trovata rappresentava solo il residuo della droga distrutta. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso non salva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa ha lamentato la mancata concessione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto, il mancato riconoscimento della continuazione tra reati e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo se fondato sul dato ponderale della sostanza e sui rischi per la salute. La continuazione richiede un disegno criminoso unitario prefissato, non una generica abitudine a delinquere. Infine, i precedenti penali giustificano il no alle attenuanti. L'Imputato paga le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione e spaccio di stupefacenti: l’uso personale non regge
I giudici hanno confermato la condanna inflitta a una persona sorpresa con marijuana, cocaina e un'arma impropria mentre si recava a un festival musicale. L'imputata sosteneva la destinazione a uso personale della droga e invocava la particolare tenuità del fatto per evitare la pena. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La quantità rilevante, la suddivisione delle dosi e la presenza contestuale di reati contro le forze dell'ordine e di porto abusivo d'armi hanno confermato la fattispecie di detenzione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando la ricorrente alle spese processuali e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio: stop a sconti di pena per piazze organizzate
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la gestione organizzata di una piazza di spaccio, la suddivisione della cocaina e del crack in dosi pronte alla vendita e la complessiva condotta escludono categoricamente il fatto di lieve rilevanza penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: cocaina, dosi e contanti la negano
L'Imputato è stato condannato per traffico illecito di sostanze stupefacenti a tre anni di reclusione e tredicimila euro di multa, dopo il sequestro di duecentosessanta grammi di cocaina, materiale per il confezionamento e oltre duemilaseicento euro in contanti. La difesa ha presentato ricorso per ottenere la qualificazione del fatto come lieve entità nello spaccio, contestando inoltre la mancanza di una perizia chimica quantitativa e qualitativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo rilevante, gli strumenti per dosare la droga e il denaro denotano un'attività criminale stabile e strutturata, incompatibile con la fattispecie attenuata. Inoltre, la Corte ha ribadito che il solo esito del narcotest è sufficiente per accertare la natura della sostanza.
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Lieve entità negli stupefacenti esclusa per ingente peso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato alla pena di due anni di reclusione e seimila euro di multa per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità negli stupefacenti e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici supremi hanno confermato la decisione della Corte di Appello, stabilendo che il rilevante quantitativo sequestrato, pari a due virgola sette chilogrammi di hashish con oltre quattrocento grammi di principio attivo puro, impedisce la qualificazione della condotta come fatto lieve. Il quantitativo accertato dimostra un inserimento in un circuito di spaccio significativo, giustificando il rigetto del ricorso e la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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630 dosi di ketamina: no a lieve entità spaccio stupefacenti
L'Imputato ha impugnato la condanna per traffico illecito di sostanze stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità spaccio stupefacenti. Il ricorrente trasportava e deteneva seicentotrenta dosi singole di ketamina. I giudici di merito hanno escluso l'ipotesi attenuata a causa dell'ingente quantitativo della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che un elevato dato ponderale impedisce di considerare il fatto di minima offensività e condannando l'Imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale o detenzione a fine di spaccio: la Cassazione decide
Le forze dell'ordine hanno trovato L'Indagato in possesso di quaranta grammi di hashish suddivisi in panetti, due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento, telefoni e schede SIM. Il Giudice di primo grado ha respinto la richiesta di custodia cautelare, ritenendo la sostanza destinata a uso personale perché i precedenti episodi di spaccio riguardavano droghe diverse. Il Tribunale dell'appello ha invece disposto gli arresti domiciliari, riconoscendo la sussistenza della detenzione a fine di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura restrittiva: la detenzione di bilancini, telefoni e il passato criminale dimostrano l'attività di spaccio abituale, a prescindere dal tipo di droga detenuta.
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Spaccio di lieve entità escluso se la droga garantisce 780 dosi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per plurimi episodi di cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la qualificazione dei fatti come spaccio di lieve entità e il riconoscimento del reato continuato. I giudici hanno respinto le richieste. L'ingente quantitativo di droga sequestrata, pari a ben 780 dosi singole, esclude categoricamente la particolare tenuità del fatto. Inoltre, la Suprema Corte ha negato la continuazione tra le varie condotte illecite commesse nell'arco di cinque anni. La reiterazione prolungata delle vendite a clienti differenti dimostra una scelta di vita stabile per procurarsi un reddito e non un unico disegno delinquenziale iniziale. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione alla cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di droga: i limiti della Cassazione
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti, chiedendo la riqualificazione della condotta nell'ipotesi più attenuata. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero errato nel negare la lieve entità nel reato di droga, senza valutare adeguatamente la qualità e la diversità delle sostanze sequestrate. La Suprema Corte ha respinto il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulle circostanze del fatto spetta al giudice di merito, il quale ha motivato correttamente il rigetto considerando le ammissioni dell'interessato, la quantità della sostanza, le modalità di occultamento e la presenza di dosi già confezionate per la vendita. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro.
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Dosi eccessive e fatto di lieve entità: ricorso respinto
L'Imputata ha impugnato la sentenza d'appello contestando il mancato riconoscimento della fattispecie di fatto di lieve entità per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le analisi tecniche avevano accertato la presenza di 174 dosi complessive ricavabili dal materiale sequestrato, suddivise in hashish e marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che il superamento del limite quantitativo ragionevole esclude automaticamente l'attenuante speciale, poiché il solo dato ponderale dimostra un pericolo elevato e rende irrilevante qualsiasi altro elemento favorevole alla difesa. L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di cocaina. I giudici hanno accertato una struttura organizzata caratterizzata dall'uso di due automobili, un appartamento adibito al confezionamento delle dosi e il possesso di un'ingente somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità della condotta e ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che la presenza di una logistica articolata impedisce la riqualificazione del reato nella fattispecie minore.
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Uso personale o destinazione allo spaccio: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti fermati a bordo di un veicolo con cocaina suddivisa in ventitré dosi, marijuana nell'abitacolo, denaro in banconote di piccolo taglio e un coltello a serramanico. I giudici hanno respinto la tesi del mero uso personale e della connivenza passiva della passeggera. Elementi univoci, quali il frazionamento della sostanza, il possesso di contanti compatibili con la vendita al minuto e l'occultamento attivo della droga, attestano la destinazione allo spaccio. Rigettata anche la particolare tenuità per il porto del coltello, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Detenzione ai fini di spaccio o uso personale: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un addetto al noleggio natanti per il reato di detenzione ai fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano trovato l'uomo con diverse dosi di cocaina custodite in un borsello sotto l'ombrellone in pieno agosto. L'imputato sosteneva di detenere la sostanza per semplice uso personale dilazionato nel tempo. I giudici hanno invece ritenuto inverosimile portare sul luogo di lavoro una scorta personale eccedente il fabbisogno giornaliero, esponendola al calore e al rischio di controlli. La suddivisione in dosi pronte e il contesto operativo dimostrano l'intento di spaccio.
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Lieve entità spaccio: stop a calcoli solo sul peso e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga e resistenza. La difesa ha contestato la mancata applicazione della lieve entità spaccio per 45 grammi di hashish e la confisca di mille euro. I giudici di merito avevano negato l'attenuante basandosi solo sul peso della sostanza e avevano confiscato il denaro nonostante l'assoluzione per quel singolo episodio. La Suprema Corte ha accolto entrambi i motivi. I giudici hanno stabilito che il solo peso non esclude la lieve entità se mancano strutture organizzate. Inoltre, la confisca del denaro richiede un collegamento diretto con un reato accertato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena ed è stata ordinata la restituzione immediata dei contanti all'imputato.
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Spaccio di lieve entità escluso per la varietà della droga
L'Imputato ha subito una condanna per molteplici cessioni e detenzioni di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il quantitativo, la gestione simultanea di droghe diverse e la continuità dello smercio escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: alloggio e soldi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati di droga. L'uomo chiedeva il riconoscimento della lieve entità nello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto le censure perché meramente ripetitive e prive di fondamento giuridico. L'organizzazione logistica, dimostrata dal soggiorno in una struttura alberghiera finalizzato all'attività illecita, unita al consistente quantitativo di stupefacente e alla disponibilità economica, esclude la qualificazione del fatto come lieve. I precedenti penali confermano inoltre la persistente pericolosità sociale del soggetto, giustificando pienamente la recidiva applicata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione conferma la condanna
I giudici di merito hanno condannato l'Imputato a sei mesi di reclusione e ottocento euro di multa per il reato di spaccio di lieve entità. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la destinazione allo spaccio della sostanza e chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno chiarito che il giudice di legittimità non può rivalutare le prove già esaminate nei gradi precedenti. Inoltre, l'esclusione della punibilità per particolare tenuità richiede congiuntamente un'offesa minima e la non abitualità della condotta, requisiti entrambi esclusi con motivazione logica dalla corte territoriale. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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