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Corte Edu

14 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, un tribunale internazionale che garantisce il rispetto della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ergastolo e liberazione condizionale: ricorso inammissibile
Un condannato all'ergastolo ha presentato ricorso per ottenere la commutazione della sua pena in trenta anni di reclusione, invocando principi europei e questioni di legittimità costituzionale sull'ergastolo. La Corte d'Appello aveva rigettato la sua richiesta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'ergastolo non è incostituzionale se prevede la possibilità di liberazione condizionale. La Corte ha chiarito che il condannato non rientrava nei presupposti per la riduzione della pena, anche perché i motivi aggiunti non erano stati sottoscritti da un difensore abilitato.
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Ergastolo e Giudizio Abbreviato: La Cassazione chiarisce i limiti
Un Condannato ha chiesto di sostituire la sua pena dell'ergastolo con isolamento diurno con una reclusione di trent'anni. La sua richiesta si basava sull'interpretazione della sentenza "Scoppola" della Corte EDU. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha chiarito che il principio della sentenza Scoppola si applica solo a chi era stato ammesso al "giudizio abbreviato" e poi condannato all'ergastolo. Poiché il Condannato non aveva mai avuto accesso al "giudizio abbreviato", la sua situazione non era paragonabile. La Corte ha quindi ribadito che il "giudizio abbreviato e ergastolo" sono legati da condizioni specifiche, non estendibili a chi non ha seguito tale rito.
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Ergastolo: Richiesta di Rideterminazione Rifiutata dalla Cassazione
Un Condannato ha cercato di ottenere la rideterminazione della sua pena dell'ergastolo, chiedendo che fosse trasformata in una pena detentiva temporanea. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, ritenendo l'ergastolo legittimo. Il Condannato ha poi presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità della pena perpetua. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'ergastolo non è una pena perpetua in senso assoluto, poiché l'ordinamento penitenziario prevede meccanismi di riesame della pena e possibilità di reinserimento sociale. Per questo motivo, la questione di legittimità costituzionale sull'ergastolo è stata ritenuta infondata.
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Ergastolo: la Cassazione conferma la sua Legittimità, respinto il ricorso
Un condannato all'ergastolo ha chiesto la sostituzione della sua pena con 30 anni di reclusione, ma la sua richiesta è stata respinta. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la pena dell'ergastolo viola la Costituzione e la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la legittimità dell'ergastolo è confermata, poiché il sistema italiano prevede la liberazione condizionale, rendendo la pena non perpetua. La Corte ha ritenuto le argomentazioni del ricorrente generiche e infondate.
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Processo penale telematico: PEC errata invalida il ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile il ricorso del Cittadino perché inviato a un indirizzo PEC ordinario dell'ufficio giudiziario anziché a quello specifico ministeriale per il deposito degli atti penali. Il Cittadino ha impugnato la decisione sostenendo che l'atto era comunque giunto alla cancelleria competente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nel regime del processo penale telematico l'invio a un indirizzo PEC non autorizzato comporta l'inammissibilità dell'atto, anche se pervenuto all'ufficio. L'unica eccezione si verifica se l'atto viene tempestivamente inoltrato dall'indirizzo errato a quello corretto. Di conseguenza, il Cittadino ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Rinnovazione dell’istruzione dibattimentale: stop ai ribaltoni
Il caso riguarda un uomo condannato in appello per estorsione dopo essere stato assolto in primo grado. La Corte d'Appello aveva ribaltato la sentenza senza riascoltare i testimoni chiave. Dopo una condanna da parte della Corte EDU per violazione del giusto processo, l'uomo ha chiesto la revisione della condanna. La Corte d'Appello di Caltanissetta ha però rinnovato solo parzialmente le prove. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, annullando la decisione. I giudici hanno stabilito che la rinnovazione dell'istruzione dibattimentale deve essere totale e riguardare tutte le prove dichiarative decisive che avevano supportato l'assoluzione originaria, per garantire un giudizio equo.
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Autorizzazione indagini bancarie: il fisco perde se non la esibisce
L'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento basato su indagini finanziarie, lamentando che l'Ufficio non avesse esibito l'autorizzazione necessaria per accedere ai suoi conti correnti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'autorizzazione indagini bancarie non è un semplice atto interno. Alla luce della giurisprudenza europea, se il fisco non dimostra l'esistenza di un'autorizzazione scritta e motivata a fronte di una contestazione, i dati bancari raccolti sono inutilizzabili. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione precedente e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame, escludendo le prove illegittime.
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Sospensione del processo tributario: stop per la Corte EDU
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'IVA per l'anno 1998, contestando la decisione della CTR favorevole all'Amministrazione Finanziaria. Nelle more del giudizio di Cassazione, il Contribuente ha richiesto la sospensione del processo tributario. La richiesta si fonda sulla pendenza di un ricorso, già dichiarato ammissibile, davanti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Corte EDU) riguardante una controversia analoga per l'anno d'imposta 2001. La Corte di Cassazione, rilevando l'opportunità di attendere la pronuncia europea per garantire la coerenza delle decisioni, ha accolto l'istanza e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa della decisione definitiva della Corte EDU.
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Ordine di Demolizione: Diritto alla Casa non Salva l’Abuso
Un proprietario ha impugnato un ordine di demolizione per un abuso edilizio, sostenendo che l'immobile fosse l'unica abitazione per la sua famiglia, che includeva anche una persona con problemi di salute. Ha invocato il principio di proporzionalità e il diritto alla casa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'ordine di demolizione abuso edilizio ha una funzione inderogabile: ripristinare l'ordine urbanistico violato. Questo principio non può essere usato per legittimare un illecito, soprattutto quando il responsabile era consapevole dell'abuso fin dall'inizio e ha agito con inerzia. La necessità di ristabilire la legalità prevale sulle esigenze abitative del singolo.
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Abuso edilizio: quando la demolizione è legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un ordine di demolizione relativo a un immobile oggetto di abuso edilizio. Il ricorrente aveva richiesto la revoca del provvedimento invocando il principio di proporzionalità, sostenendo che l'immobile fosse la sua unica abitazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il soggetto non ha fornito prove concrete circa la sua indigenza o l'impossibilità di reperire un altro alloggio, limitandosi a contestazioni generiche senza documentare la propria situazione economica e patrimoniale.
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Pregresso giudicato: la Cassazione non si ripete
Un individuo, la cui confisca per truffa era stata confermata nonostante la prescrizione del reato, ha presentato ricorso in Cassazione dopo una sentenza favorevole della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. La Suprema Corte ha dichiarato il non luogo a provvedere, motivando la decisione sulla base del principio del pregresso giudicato, poiché si era già pronunciata su un ricorso identico presentato in precedenza dallo stesso soggetto.
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Mandato di arresto europeo: stop alla consegna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che autorizzava la consegna di un cittadino rumeno al Belgio, in esecuzione di un mandato di arresto europeo. La decisione si fonda sulla mancata verifica d'ufficio, da parte della Corte d'Appello, delle effettive condizioni delle carceri belghe, nonostante fossero già note criticità sistemiche. La Suprema Corte ha stabilito che la mera diversità formale del mandato non esime il giudice dal dovere di accertare il rispetto dei diritti fondamentali del detenuto.
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Violazione CEDU: la Cassazione annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per omicidio a seguito di una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU). La CEDU aveva riscontrato una violazione del diritto a un equo processo (art. 6 CEDU) perché la Corte d'Appello aveva ribaltato una precedente assoluzione basandosi su una diversa interpretazione delle testimonianze, senza però procedere a una nuova escussione dei testimoni chiave. La Cassazione, applicando l'art. 628-bis c.p.p., ha revocato la propria precedente sentenza di rigetto e ha annullato la condanna d'appello, disponendo un nuovo processo per sanare la violazione CEDU.
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Ordine di demolizione: quando è inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza Num. 28383 del 2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un ordine di demolizione. La Corte ha chiarito che allegazioni generiche sui rischi della demolizione non sono sufficienti per revocarlo, e il principio di proporzionalità viene applicato con criteri rigorosi, tenendo conto della consapevolezza dell'illegalità da parte del costruttore.
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