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Controricorrente

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12241 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessazione materia del contendere: accordo e fine lite
Un dipendente di un ente previdenziale aveva ottenuto ragione in primo e secondo grado riguardo una retribuzione extra. L'ente ha presentato ricorso in Cassazione, ma prima dell'udienza le parti hanno raggiunto un accordo. La Corte Suprema ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al processo senza una decisione nel merito.
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Errore revocatorio: i limiti dell’impugnazione
Un ricorrente ha tentato di far revocare una precedente ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo un errore di fatto nella valutazione di un contratto di rendita vitalizia. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo la netta distinzione tra un errore revocatorio (una svista percettiva su un fatto processuale) e un errore di giudizio (una errata valutazione giuridica), che non può essere motivo di revocazione. Il caso evidenzia come questo strumento straordinario non possa essere usato per ridiscutere il merito della controversia.
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Trasporto non autorizzato: quando scatta la confisca
Una cooperativa, autorizzata al solo trasporto di merci, ha subito la confisca del proprio natante per aver trasportato due turisti a pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo che il trasporto di persone costituisce un servizio completamente diverso da quello per cui era stata rilasciata l'autorizzazione. Pertanto, si configura un'ipotesi di esercizio di attività in totale assenza di licenza (trasporto non autorizzato), che legittima la sanzione accessoria della confisca, e non una mera difformità dal titolo posseduto.
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Chiamata in causa del terzo: estensione automatica
In un caso di infiltrazioni d'acqua, la Corte di Cassazione ha stabilito che la chiamata in causa del terzo, identificato dal convenuto come l'unico responsabile, comporta l'estensione automatica della domanda originaria dell'attore nei confronti di tale terzo. La controversia vedeva i proprietari di due alloggi citare in giudizio il vicino del piano superiore, il quale a sua volta chiamava in causa la cooperativa costruttrice. La Corte ha confermato la condanna della cooperativa, non in qualità di appaltatrice, ma come proprietaria e custode dell'immobile, ritenendola responsabile dei vizi strutturali che hanno causato i danni.
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Debito fuori bilancio: chi paga il professionista?
Un professionista ha citato in giudizio un Comune per ottenere il pagamento di una prestazione. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che in caso di debito fuori bilancio, la responsabilità del pagamento non ricade sull'ente pubblico ma direttamente sul funzionario che ha autorizzato la spesa senza rispettare le procedure contabili. Di conseguenza, è stata negata anche l'azione per ingiustificato arricchimento, poiché il professionista avrebbe dovuto agire contro il funzionario responsabile.
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Conversione lire euro: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32961/2023, ha risolto un'importante questione sulla conversione lire euro. Il caso riguarda un cittadino che ha richiesto di poter cambiare le sue vecchie lire dopo la scadenza. La Corte ha stabilito che il termine per esercitare tale diritto è di prescrizione ordinaria decennale e non un termine di decadenza, come sostenuto dal Ministero dell'Economia. Questa decisione si basa sull'analisi degli effetti di una precedente pronuncia di incostituzionalità che, annullando una norma restrittiva, ha creato un vuoto normativo colmato dalla disciplina generale del codice civile. Di conseguenza, il ricorso del Ministero è stato respinto.
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Riscossione crediti previdenziali: la Legge 228/2012
Un ente previdenziale privato ha contestato l'applicazione della Legge 228/2012, che prevede l'annullamento di vecchi crediti iscritti a ruolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa sulla riscossione crediti previdenziali si applica a tutti gli enti, pubblici e privati, che utilizzano il sistema del ruolo. La Corte ha chiarito che l'annullamento riguarda solo la procedura di riscossione esattoriale e non il diritto di credito sottostante, che può essere recuperato con azioni ordinarie.
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Risarcimento danno pubblico impiego: quando non è dovuto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32904/2023, chiarisce che il risarcimento danno nel pubblico impiego per l'illegittima successione di contratti a termine non è dovuto se il lavoratore viene successivamente 'stabilizzato'. Tuttavia, tale assunzione a tempo indeterminato deve essere in un rapporto di causa-effetto diretto con il precedente abuso, e non una mera conseguenza agevolata. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il risarcimento senza verificare questo nesso causale, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Cessazione materia del contendere: accordo che estingue
La Corte di Cassazione, con ordinanza, dichiara la cessazione della materia del contendere in un caso tra un ente previdenziale e un professionista. Le parti avevano raggiunto un accordo di conciliazione durante il giudizio di legittimità. La Corte stabilisce che tale accordo fa venire meno la necessità di una pronuncia, annullando le sentenze precedenti e specificando che non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto solo per i ricorsi respinti o inammissibili.
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Assegno ad personam: cosa entra nel calcolo? Analisi
Un dipendente, trasferito da un ente pubblico soppresso a un Ministero, ha richiesto il mantenimento del trattamento economico precedente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la norma speciale applicabile tutela l'irriducibilità della retribuzione tramite un assegno ad personam che include solo le voci fisse e continuative. La Corte ha escluso il riconoscimento automatico dell'anzianità pregressa ai fini della progressione di carriera e di alcuni emolumenti variabili, come i premi assicurativi, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello.
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Cessazione materia del contendere: stop al processo
Un professionista aveva impugnato la sentenza di una Corte d'Appello in una causa di lavoro contro un ente previdenziale. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, chiedendo al giudice di prenderne atto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, stabilendo che in questi casi non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'accordo tra le parti fa venire meno l'efficacia delle sentenze precedenti.
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Licenziamento disciplinare: motivazione e tutele
Un lavoratore, licenziato per motivi disciplinari, otteneva in Appello la dichiarazione di illegittimità del recesso ma solo un'indennità economica. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo la motivazione del giudice d'Appello 'apparente'. Il giudice, infatti, non aveva spiegato perché la condotta del lavoratore non rientrasse tra quelle punibili con una sanzione conservativa (meno grave del licenziamento) prevista dal contratto collettivo, un'analisi necessaria per escludere la reintegrazione nel posto di lavoro. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Efficacia del giudicato e sanzioni: il caso risolto
La Cassazione ha annullato una sanzione per abuso di informazioni privilegiate emessa da un'autorità di vigilanza contro un operatore finanziario. La decisione si fonda sull'efficacia del giudicato favorevole ottenuto precedentemente dalla società, coobbligata in solido, per gli stessi fatti. La Corte ha stabilito che la sentenza di annullamento, basata sulla mancanza di prova della condotta illecita dell'operatore, poteva essere estesa a suo vantaggio, determinando l'annullamento della sanzione personale.
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Prova indiziaria: Cassazione su abuso di informazioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32829/2023, ha annullato una decisione della Corte d'Appello in un caso di abuso di informazioni privilegiate. La Corte ha stabilito che la prova indiziaria, basata su un insieme di elementi gravi, precisi e concordanti, è lo strumento principale per accertare tale illecito. La Cassazione ha respinto la tesi secondo cui una presunzione non può basarsi su un'altra presunzione (divieto di 'praesumptio de praesumpto'), affermando che la valutazione degli indizi deve essere complessiva e sintetica, non frammentata.
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Strada privata ad uso pubblico: limiti al passaggio
Una società costruttrice, dopo aver edificato delle villette, si è vista negare l'accesso a una strada privata adiacente, poiché i proprietari di quest'ultima hanno ripristinato una recinzione. La società ha agito in giudizio sostenendo il suo diritto di passo, basato sul fatto che la strada fosse soggetta a uso pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che una servitù di passaggio per uso pubblico su una strada privata non conferisce automaticamente ai proprietari dei fondi confinanti il diritto di creare nuovi e diretti accessi. Questo tipo di utilizzo è considerato più intenso e diverso dal semplice transito consentito alla collettività.
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Responsabilità liquidatore: no iscrizione a ruolo necessaria
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 32790/2023, ha stabilito un principio fondamentale sulla responsabilità liquidatore di società. Un liquidatore aveva saldato i creditori chirografari ignorando i debiti IVA e le ritenute alla fonte dovute all'Erario, risultanti dalla dichiarazione fiscale. La Corte ha chiarito che l'Amministrazione Finanziaria può agire direttamente contro il liquidatore negligente senza la necessità di una preventiva iscrizione a ruolo del debito della società. La responsabilità del liquidatore è infatti personale, di natura civilistica e non tributaria, derivante dalla violazione dei suoi doveri, e il debito societario ne è solo il presupposto fattuale.
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Contributi statali enti locali: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione chiarisce il metodo di calcolo per i contributi statali enti locali destinati a compensare i minori introiti ICI. La sentenza stabilisce che le perdite di gettito già compensate negli anni precedenti non possono essere ricalcolate per raggiungere le soglie di accesso al contributo. Si deve tener conto solo delle nuove perdite o di quelle non compensate, affermando la prevalenza della legge sulla prassi amministrativa.
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Interessi indennità occupazione: da quando decorrono?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32763/2023, ha stabilito che gli interessi sull'indennità di occupazione di un immobile, dovuta ai sensi dell'art. 1591 c.c., decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dalle singole scadenze dei canoni. La Corte ha accolto il ricorso del conduttore su questo punto, cassando la sentenza d'appello che aveva stabilito una decorrenza diversa.
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Radiazione medico: Cassazione rinvia per vizio notifica
Un medico, radiato dall'albo per aver diffuso informazioni considerate anti-scientifiche sulle vaccinazioni, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prima di valutare il merito, ha rilevato un vizio nella notifica dell'atto al Pubblico Ministero. Di conseguenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha ordinato la rinnovazione della notifica, rinviando la decisione sulla legittimità della radiazione medico.
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Appello incidentale: notifica al contumace essenziale
La Corte di Cassazione, con ordinanza, affronta il tema dell'appello incidentale. Un ricorso congiunto di un imprenditore e della sua società viene deciso in modo divergente: inammissibile per tardività quello dell'imprenditore, accolto quello della società. La Corte chiarisce che l'appello incidentale che aggrava la posizione di una parte contumace in appello deve essere a questa notificato. In assenza di notifica, la sentenza d'appello è viziata per violazione del contraddittorio e va cassata nella parte relativa alla condanna della società.
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