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Controricorrente — Anno 2025

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5384 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Controricorrente

Provvedimenti

Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte della Curatela dell'eredità giacente, subentrata al ricorrente deceduto. La rinuncia, accettata dalle controparti, ha portato alla chiusura del processo senza una decisione sul merito e senza condanna alle spese, evidenziando il ruolo della curatela nella gestione dei procedimenti legali pendenti.
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Lite temeraria: ricorso inammissibile dopo accordo
Una società propone ricorso in Cassazione contro una sentenza di risarcimento danni a favore di un ex dipendente, nonostante avesse già firmato una conciliazione giudiziale rinunciando all'azione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire e condanna la società per lite temeraria, sanzionando l'abuso dello strumento processuale e la violazione dei doveri di lealtà e probità.
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Rivalutazione contributi: l’anno di riferimento corretto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che per il calcolo delle pensioni dei professionisti forensi, la rivalutazione contributi sui redditi deve iniziare dal 1980. Tuttavia, la Corte ha precisato che il diritto alla prestazione pensionistica è strettamente legato ai contributi 'effettivamente versati'. Pertanto, se un professionista ha versato meno del dovuto a causa di un calcolo errato basato su un indice di rivalutazione inferiore, la sua pensione dovrà essere calcolata sulla base di quanto versato. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per valutare se l'errore del professionista nel versamento fosse 'scusabile'.
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Onere della riserva: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione stabilisce che il mancato rispetto dell'onere della riserva in un appalto pubblico comporta la decadenza da ogni pretesa, incluse quelle per danno extracontrattuale. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente ritenuto una domanda di risarcimento svincolata dalla tardività delle riserve, affermando che la tardività preclude l'esame di qualsiasi pretesa collegata, a prescindere dal titolo giuridico invocato.
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Autonoma organizzazione IRAP: il socio non paga
Un professionista, socio di una grande società di consulenza, ha richiesto il rimborso dell'IRAP, sostenendo di non disporre del requisito della autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che l'inserimento del professionista nella struttura organizzativa di un'altra entità giuridica, della quale non è titolare o responsabile, esclude il presupposto impositivo. La sentenza chiarisce che l'utilizzo di una organizzazione altrui non equivale a possederne una propria ai fini dell'imposta.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con ordinanza, ha rigettato il ricorso di un medico specializzando che chiedeva il risarcimento dei danni per la tardiva attuazione di direttive europee. Il punto centrale è la prescrizione del risarcimento medici. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il termine di prescrizione decennale decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999. Tale legge, pur non risolvendo del tutto la questione, ha creato la certezza giuridica necessaria per poter agire in giudizio, rendendo infondata la tesi di una perdurante incertezza.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30147/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici che chiedevano il risarcimento per non aver ricevuto compenso durante la specializzazione. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che il diritto al risarcimento si è estinto per prescrizione, essendo decorso il termine decennale a partire dalla legge n. 370/1999. È stata inoltre inflitta una condanna per lite temeraria, data la palese infondatezza dei ricorsi basati su questioni già ampiamente decise dalla giurisprudenza.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammessa?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava un debito tributario tramite l'impugnazione di un estratto di ruolo. La Corte ha ribadito che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra di subire un pregiudizio concreto e attuale, come l'esclusione da appalti pubblici. La semplice mancata notifica della cartella di pagamento non è sufficiente a giustificare l'azione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società alimentare ha presentato ricorso per regolamento di competenza contro una decisione della Corte d'Appello relativa a un contratto di franchising. Prima dell'udienza, la società ha rinunciato al ricorso e la controparte ha accettato. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che in caso di accettazione della rinuncia non si provvede sulle spese di lite.
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Firma ordinanza Cassazione: solo il Presidente firma?
Un cittadino ha promosso un'azione di nullità contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo la sua invalidità per la mancata firma del giudice relatore. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che, a differenza della sentenza, per la validità della firma dell'ordinanza Cassazione è sufficiente la sola sottoscrizione del Presidente, come previsto dal codice di procedura civile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato per lite temeraria.
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Notifica irreperibilità assoluta: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una notifica di atti fiscali a un contribuente. La decisione si fonda sull'insufficienza delle ricerche effettuate dal messo notificatore per rintracciare il destinatario. Secondo la Corte, annotazioni generiche come 'civico sconosciuto' non bastano a giustificare una notifica per irreperibilità assoluta, che richiede un'indagine più approfondita e documentata sulla residenza del contribuente.
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Plafond IVA: Sostanza vince sulla forma formale
Un'azienda, qualificata come esportatore abituale, si è vista contestare l'uso del plafond IVA a causa di un'omissione formale nella dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sussistenza dei requisiti sostanziali prevale sull'errore formale, annullando la decisione precedente. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione basata sui fatti e non solo sulla forma, riaffermando un principio di tutela per le imprese che operano correttamente.
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Credito d’imposta ricerca: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate relativo a un credito d'imposta ricerca e sviluppo. La decisione si fonda su un vizio procedurale: l'Agenzia non ha impugnato una delle due autonome ragioni giuridiche ('rationes decidendi') su cui si basava la sentenza d'appello, rendendo superfluo l'esame del merito della questione.
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Verbale ispettivo: valore probatorio e limiti
Una società logistica contesta una richiesta di contributi basata su un verbale ispettivo. La Cassazione respinge il ricorso, specificando il valore probatorio del verbale ispettivo: esso costituisce piena prova solo per i fatti attestati direttamente dall'ispettore, mentre le altre informazioni sono liberamente valutabili dal giudice insieme a tutte le altre prove. La decisione della Corte d'Appello è stata confermata perché fondata su una pluralità di elementi convergenti.
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Risarcimento medici specializzandi: prescrizione e dies a quo
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la consolidata giurisprudenza secondo cui il diritto al risarcimento medici specializzandi si prescrive in dieci anni a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/1999. La Corte ha ritenuto irrilevanti le incertezze giurisprudenziali addotte dai ricorrenti.
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Rinuncia ricorso incidentale: niente sanzioni
Una società, dopo aver presentato un controricorso e un ricorso incidentale, vi rinuncia formalmente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30151/2025, dichiara estinto il giudizio. La decisione chiarisce che la rinuncia al ricorso incidentale non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione è prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità e non può essere applicata per analogia.
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Responsabilità condominio: tubature private e danni
Un professionista cita in giudizio il condominio per danni da infiltrazioni d'acqua. I tribunali respingono la richiesta perché la perizia tecnica (CTU) ha accertato che la rottura è avvenuta in un tratto di tubazione di proprietà privata. La Cassazione conferma, escludendo la responsabilità del condominio quando il danno non origina da una parte comune dell'edificio.
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Legittimazione ad causam: socia e società estinta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il socio di una società estinta e cancellata dal registro delle imprese è privo di legittimazione ad causam per impugnare un avviso di accertamento indirizzato esclusivamente alla società. La notifica dell'atto al socio non è sufficiente a conferirgli tale legittimazione. La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, rilevando d'ufficio il difetto originario di legittimazione, poiché la ricorrente non poteva agire in nome e per conto di un ente giuridicamente non più esistente al momento della notifica dell'atto.
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Ricorso inammissibile: le ragioni non impugnate
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché gli appellanti hanno omesso di contestare una delle plurime e autonome ragioni su cui si fondava la decisione della Corte d'Appello. Il caso riguardava la restituzione di una somma erroneamente accreditata da una banca. La Suprema Corte ribadisce che, in presenza di motivazioni multiple e indipendenti, è necessario impugnarle tutte per evitare l'inammissibilità.
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Accertamento bancario soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale basato su indagini bancarie estese ai conti correnti personali dei soci di una società in accomandita semplice. La Corte ha stabilito che se l'Agenzia delle Entrate fornisce prove del collegamento tra i conti personali e l'attività aziendale, scatta una presunzione legale di maggiori ricavi. L'onere di provare la natura extra-aziendale delle movimentazioni spetta quindi ai contribuenti. Il ricorso è stato respinto in quanto i motivi sono stati giudicati generici e miranti a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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