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Contraffazione Di Marchio

20 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'uso non autorizzato di un marchio registrato identico o simile a quello altrui per prodotti o servizi identici o affini, creando un rischio di confusione per il pubblico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contraffazione di Marchio: Preuso Batte Registrazione Formale
Un Rappresentante di un'azienda è stato condannato per Contraffazione di marchio e altri reati, avendo commercializzato un prodotto vinicolo con un segno distintivo che imitava quello di un'Azienda Concorrente, sebbene quest'ultimo non fosse registrato ma ampiamente utilizzato. La Corte d'Appello aveva prosciolto l'imputato per prescrizione del reato di cui all'art. 517 c.p. e per insussistenza del fatto per altri reati, ma aveva confermato il risarcimento del danno. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Rappresentante, ribadendo che la condanna di primo grado era valida per tutti i reati contestati e che la protezione del marchio spetta anche in caso di preuso, ovvero un uso consolidato nel tempo, indipendentemente dalla registrazione formale.
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Contraffazione di Marchio: Ricorso Inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per `contraffazione di marchio` (articoli 473 e 474 ter del codice penale). Il ricorrente contestava la sua responsabilità, il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e il diniego della sospensione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto che la motivazione della Corte d'Appello fosse corretta e priva di vizi logici. La semplice pendenza di una controversia civile sulla titolarità del marchio non giustifica la condotta di contraffazione. Il ricorso è stato respinto, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Contraffazione di Marchio: L’inganno grossolano non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per detenzione e vendita di prodotti con marchio contraffatto e ricettazione. Il Lavoratore aveva sostenuto che la contraffazione fosse troppo grossolana per ingannare, e che il reato fosse prescritto o di minima entità. La Corte ha ribadito che la contraffazione di marchio protegge la fede pubblica, non solo l'acquirente, e che la grossolanità non esclude il reato. Ha inoltre escluso la prescrizione per la recidiva qualificata e l'attenuante della tenuità del fatto per la recidiva reiterata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Contraffazione di Marchio: Ricorso Inammissibile, Fatto o Diritto?
Un imputato, già condannato per contraffazione di marchio, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli lamentava un presunto travisamento della prova e una motivazione insufficiente nella sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il suo ruolo è verificare il rispetto della legge, non riesaminare i fatti o le prove. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende per l'inammissibilità del ricorso sulla contraffazione di marchio.
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Contraffazione di marchio e tutela del segno noto
Il caso riguarda la contraffazione di marchio figurativo noto nel settore della certificazione vegana. Il Tribunale ha accertato l'uso illecito di un segno grafico simile da parte di un'azienda alimentare, condannandola al risarcimento danni basato sul prezzo del consenso, valorizzando la forza e la notorietà del segno originale nonostante la diversità dei settori operativi.
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Contraffazione di marchio: la Cassazione difende il brand forte
Una società estera, titolare di un marchio nel settore fotovoltaico, ha citato in giudizio un'azienda concorrente per ottenere la dichiarazione di nullità del marchio di quest'ultima per contraffazione di marchio. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ritenendo il marchio originale dotato di forte capacità distintiva. L'azienda concorrente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omessa interruzione del processo per il fallimento della controparte e contestando la forza del marchio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che solo la parte colpita dal fallimento può eccepire l'interruzione del processo e che lievi modifiche non escludono la contraffazione di marchio se il segno originale è forte. L'azienda ricorrente perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Contraffazione di marchio: la stella vince sull’imitazione
Una nota azienda di calzature ha citato in giudizio un'impresa concorrente per la contraffazione di marchio del proprio celebre segno distintivo (una stella deformata e mozzata applicata sulle scarpe) e per concorrenza sleale. La società concorrente si è difesa sostenendo che il segno fosse nullo perché privo di capacità distintiva e assimilabile a un semplice marchio di forma ornamentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa concorrente, confermando la validità del marchio figurativo. La Corte ha stabilito che la stella deformata costituisce un marchio forte con elevato potere distintivo. Di conseguenza, l'uso di un segno simile sulle calzature concorrenti, anche con lievi varianti grafiche o parzialmente coperto da cuciture, integra la contraffazione di marchio e la concorrenza sleale per l'evidente rischio di confusione tra i consumatori.
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Marchio Stella contro Stella Rosa: quando non c’è contraffazione
Una società vinicola italiana, titolare del marchio registrato "Stella", ha avviato una causa per contraffazione di marchio contro un importatore americano e due aziende imbottigliatrici. L'importatore vendeva vini con il marchio "Stella Rosa" e varianti come "Stella Platinum". La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società italiana. I giudici hanno stabilito che "Stella" è un marchio debole, data l'ampia diffusione di nomi simili nel settore vinicolo. Di conseguenza, l'aggiunta di un termine come "Rosa" o "Platinum" è sufficiente a escludere qualsiasi rischio di confusione per i consumatori. La società italiana perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
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Contraffazione di marchio: quando i fornitori pagano i danni
Una società titolare di un noto marchio di confetture ha chiesto il risarcimento dei danni a diversi professionisti (un grafico, uno stampatore e dei confezionatori) che avevano collaborato alla produzione di prodotti falsificati destinati al mercato estero. I collaboratori si erano difesi sostenendo di essere stati ingannati dai promotori della truffa e di aver agito in buona fede. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento accogliendo questa tesi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che in sede civile la colpa per la contraffazione di marchio si presume. I professionisti non possono limitarsi a invocare la buona fede, ma devono dimostrare di aver usato la diligenza dell'agente modello, verificando l'effettiva autorizzazione all'uso del marchio prima di prestare i propri servizi.
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Modellini e contraffazione di marchio: il piccolo batte il colosso
Il Produttore di modellini in miniatura ha citato in giudizio l'Azienda automobilistica per ottenere l'accertamento negativo della contraffazione, sostenendo che la riproduzione fedele in scala ridotta di auto d'epoca non violasse i diritti di marchio e d'autore. I giudici di merito hanno dato ragione al Produttore, escludendo la contraffazione di marchio e condannando l'Azienda al risarcimento dei danni. L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione contestando, tra l'altro, la giurisdizione italiana. Le Sezioni Unite hanno dichiarato inammissibile il motivo sulla giurisdizione poiché l'Azienda non ha impugnato entrambe le ragioni autonome poste alla base della decisione d'appello, rimettendo la causa alla sezione semplice per l'esame del merito.
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Marchio storico contro cognome del fondatore: concorrenza sleale
Un'azienda storica di caffè ha fatto causa al discendente del fondatore e alla sua nuova società per violazione di un accordo transattivo, contraffazione del marchio e concorrenza sleale. Le parti avevano pattuito limiti all'uso del cognome di famiglia. La nuova società ha tuttavia utilizzato la storia familiare per promuovere i propri prodotti. Il Tribunale ha accertato la concorrenza sleale e liquidato i danni all'immagine, decisione confermata in appello. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'azienda storica, rilevando un'omessa pronuncia della Corte d'Appello sulla domanda relativa alla pubblicità ingannevole, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Contraffazione di Marchio: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un commerciante è stato condannato per la vendita di prodotti con marchi contraffatti. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la propria consapevolezza e l'applicazione delle norme sulla contraffazione di marchio. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dei fatti spetta ai giudici di merito e che la contraffazione del marchio inganna la fede pubblica. L'Imputato dovrà pagare le spese processuali e risarcire l'Azienda Titolare del Marchio.
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Contraffazione di marchio: la tutela del brand
Il Tribunale di Venezia ha accolto il ricorso di una società produttrice di abbigliamento contro un noto influencer e la sua azienda. Il caso riguarda la contraffazione di marchio e la concorrenza sleale per l'uso di segni grafici e denominativi troppo simili a quelli della ricorrente. Il Giudice ha rilevato un elevato rischio di confusione per il consumatore, ordinando l'inibitoria immediata, la rimozione dei prodotti dal mercato e l'applicazione di penali per ogni violazione futura.
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Accordo tra marchi violato: nome su vetrina costa la condanna
Una celebre Casa di Moda ha citato in giudizio il Licenziatario di un'Azienda di Pelletteria per aver violato un vecchio accordo di coesistenza tra marchi. L'accordo vietava all'Azienda di Pelletteria di usare il solo nome comune come insegna. Il Licenziatario, invece, lo ha apposto sulle vetrofanie dei suoi negozi. La Corte di Cassazione ha confermato la violazione, stabilendo che l'uso del nome sulla vetrina, anche senza essere un'insegna tradizionale, serve ad attirare il pubblico sfruttando la notorietà del marchio della Casa di Moda. Questo comportamento genera un rischio di confusione e va contro lo scopo dell'accordo. Di conseguenza, la Casa di Moda ha vinto la causa.
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Contraffazione di Marchio: Condannato Anche per un Falso Evidente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imprenditore per la contraffazione di marchio di un noto brand di calzature. L'imputato sosteneva che il falso fosse 'grossolano' e quindi non idoneo a ingannare i consumatori. Tuttavia, i giudici hanno stabilito un principio fondamentale: il reato di contraffazione di marchio tutela la 'pubblica fede', ovvero la fiducia collettiva nei marchi, e non solo il singolo acquirente. Pertanto, il reato sussiste anche se l'inganno non si realizza, perché viene comunque lesa l'autenticità del segno distintivo. La Corte ha precisato che la confondibilità va valutata in modo complessivo e non analitico, specialmente in presenza di un marchio 'forte' e rinomato.
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Contraffazione di marchio: tollera il rivale e perde la causa
Una società di pasticceria ha citato in giudizio un'azienda concorrente, fondata da alcuni suoi ex soci, per contraffazione di marchio. L'azienda accusata utilizzava un segno simile, ma sosteneva di averlo fatto prima della registrazione del marchio della rivale. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla seconda azienda, respingendo il ricorso della prima. I giudici hanno stabilito che l'uso precedente del segno (preuso) e la prolungata tolleranza da parte del titolare del marchio registrato hanno reso legittimo l'operato del concorrente. La Corte ha ritenuto inammissibili le censure della ricorrente, confermando la decisione dei giudici di merito e il risarcimento minimo per un uso illecito solo temporaneo.
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V con borchie vs V nel cerchio: no alla contraffazione di marchio
Due note case di moda, legate da un accordo di coesistenza del 1979, si scontrano sull'uso di loghi contenenti la lettera 'V'. Una delle due aziende accusa l'altra di contraffazione di marchio, sostenendo che un suo logo con una 'V' borchiata ('V-Rockstud') sia troppo simile al proprio marchio con una 'V' in un cerchio. La Corte di Cassazione ha esaminato i due segni, giudicandoli 'totalmente diversi' dal punto di vista grafico. Secondo i giudici, le differenze stilistiche (uno squadrato e tridimensionale, l'altro semplice e bidimensionale) sono tali da escludere qualsiasi rischio di confusione per il consumatore. Di conseguenza, la Corte ha negato la sussistenza della contraffazione di marchio e ha respinto le richieste di entrambe le società.
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Concorrenza Sleale Parassitaria: Ex Licenziatario Condannato
Un'azienda licenziataria, dopo la fine del contratto per un noto marchio di occhiali, viene accusata di aver imitato le iniziative commerciali del suo ex partner. La Cassazione interviene sul tema della **concorrenza sleale parassitaria**. La Corte chiarisce che tale illecito non richiede la contraffazione del marchio, ma si configura quando un'impresa si appropria sistematicamente del lavoro altrui. Pur non essendoci violazione del marchio, la condotta complessiva è stata giudicata sleale. La Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda imitatrice ma accoglie in parte quello del titolare del marchio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per correggere alcuni errori nella precedente sentenza, in particolare sulla mancata emissione di un ordine di cessazione della condotta.
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Contraffazione di marchio: guida alla tutela del design
La Corte d'Appello ha accertato la contraffazione di marchio e la concorrenza sleale per imitazione servile in un caso riguardante il settore orafo. La decisione ribadisce la forza dei marchi di fantasia e la decadenza dei segni posteriori ingannevoli. Nonostante l'accertamento degli illeciti, la richiesta di risarcimento è stata respinta per carenza di prove concrete sul danno subito.
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Confusione tra marchi: ‘FARINE’ vs ‘FARINELLA’
Una società titolare del marchio "FARINELLA" ha citato in giudizio un concorrente che utilizzava il segno "FARINE COFFEE & BAKERY", lamentando la contraffazione. La convenuta si è difesa sostenendo che "FARINELLA" fosse un marchio debole. Il Tribunale di Milano ha respinto questa tesi, qualificando "FARINELLA" come marchio di fantasia e quindi forte. Ha poi accertato la sussistenza di un'elevata somiglianza visiva, fonetica e concettuale tra i due segni, idonea a generare confusione tra marchi nel consumatore medio. Di conseguenza, ha inibito l'uso del marchio contraffatto, ordinandone la rimozione.
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