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Contraffazione di marchio e tutela del segno noto

Il caso riguarda la contraffazione di marchio figurativo noto nel settore della certificazione vegana. Il Tribunale ha accertato l’uso illecito di un segno grafico simile da parte di un’azienda alimentare, condannandola al risarcimento danni basato sul prezzo del consenso, valorizzando la forza e la notorietà del segno originale nonostante la diversità dei settori operativi.

Riferimento:
SENTENZA TRIBUNALE DI FIRENZE N. 4218 2026 - N. R.G. 00008723 2024 DEPOSITO MINUTA 19 08 2026 PUBBLICAZIONE 20 08 2026
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Contraffazione di marchio: quando il segno è forte la tutela è totale

La contraffazione di marchio rappresenta una delle sfide più delicate per le imprese che investono nella costruzione di un’identità solida e riconoscibile. Recentemente, un’importante decisione del Tribunale di Firenze ha fatto luce sulla protezione dei marchi dotati di particolare forza e notorietà, ribadendo che la tutela legale può estendersi anche oltre lo specifico settore merceologico di appartenenza.

Il caso: l’uso non autorizzato di un logo figurativo

La vicenda trae origine dall’azione legale intrapresa da un’organizzazione specializzata nella certificazione di prodotti vegetariani e vegani. Il titolare del marchio, un disegno stilizzato raffigurante due fili d’erba e una foglia, ha citato in giudizio un’azienda produttrice di alimenti vegetali. L’accusa riguardava l’integrazione di un segno grafico quasi identico all’interno del marchio denominativo utilizzato dal produttore sui propri prodotti e sul sito internet.

Nonostante la diversità di attività (certificazione contro produzione alimentare), l’attrice ha sostenuto che tale condotta configurasse una violazione del proprio diritto di esclusiva, chiedendo l’inibitoria all’uso e il risarcimento dei danni patrimoniali e morali.

La decisione del Tribunale

Il Tribunale ha accolto le tesi dell’attrice, dichiarando sussistente la contraffazione di marchio. La sentenza ha evidenziato come l’inserimento di un segno molto simile a quello originale all’interno di un altro marchio costituisca una violazione oggettiva della privativa.

Un punto centrale della decisione è stato il riconoscimento della natura di marchio forte e della notorietà del segno dell’attrice. Questo status impedisce la riproducibilità non autorizzata da parte di terzi, rendendo irrilevante il fatto che le due aziende operino in segmenti differenti del mercato alimentare. Il giudice ha quindi inibito alla convenuta ogni ulteriore utilizzo del marchio contestato.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sul principio della tutela rafforzata per i marchi che godono di rinomanza. Il Collegio ha osservato che la somiglianza visiva tra la lettera grafica utilizzata dalla convenuta e il simbolo dell’attrice era tale da determinare un’interferenza con la privativa.

Inoltre, la Corte ha applicato l’articolo 125 del Codice della Proprietà Industriale per la quantificazione del danno. In assenza di prove specifiche su perdite ulteriori, il danno è stato calcolato sulla base del cosiddetto prezzo del consenso. È stato cioè quantificato il compenso che l’azienda avrebbe dovuto pagare se avesse stipulato un regolare contratto di licenza d’uso, moltiplicato per gli anni di utilizzo illecito documentato.

Le conclusioni

Le conclusioni dell’autorità giudiziaria hanno portato alla condanna della società convenuta al pagamento di oltre ventimila euro a titolo di risarcimento del danno, oltre alla rifusione delle spese di lite. È stata invece rigettata la richiesta di danni morali e di immagine, poiché non adeguatamente provati e allegati in modo generico. Questo provvedimento conferma che la protezione della proprietà industriale è un pilastro fondamentale del diritto commerciale, specialmente quando il segno distintivo rappresenta un valore di mercato consolidato e ampiamente riconosciuto dal pubblico.

Cosa succede se un’azienda usa un logo simile a un marchio noto in un altro settore?
Se il marchio originale è considerato forte e gode di notorietà, la legge impedisce la sua riproduzione anche in settori differenti per evitare che terzi sfruttino indebitamente la sua fama o creino interferenze con il diritto di esclusiva.

Come viene calcolato il risarcimento per l’uso non autorizzato di un marchio?
Il danno può essere calcolato tramite il criterio del prezzo del consenso, ovvero determinando la somma che il contraffattore avrebbe dovuto corrispondere al titolare per ottenere una licenza d’uso regolare per tutto il periodo della violazione.

È possibile richiedere il risarcimento dei danni morali per la contraffazione?
Sì, ma il danno morale deve essere provato in modo specifico e non può essere richiesto in modo generico; in mancanza di prove circostanziate sul pregiudizio subito, il giudice potrebbe rigettare tale specifica richiesta.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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