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Contra Ius

37 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che significa 'contro la legge'. Una minaccia di un male 'contra ius' si riferisce alla prospettazione di un danno ingiusto, che non trova fondamento nell'ordinamento giuridico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concussione e prescrizione: Reato estinto, ma il risarcimento resta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ex assessore comunale condannato per concussione tentata continuata. L'uomo aveva cercato di ottenere una percentuale sui futuri appalti pubblici da un imprenditore, minacciando di ostacolare l'assegnazione dei lavori. Nonostante la condanna nei gradi precedenti, la Suprema Corte ha annullato la sentenza per gli effetti penali a causa dell'intervenuta prescrizione del reato, poiché il tempo massimo per perseguire il crimine era scaduto. Tuttavia, ha confermato le statuizioni civili, mantenendo l'obbligo per l'ex assessore di risarcire i danni all'imprenditore. La Corte ha ribadito la distinzione tra concussione e induzione indebita, sottolineando la natura costrittiva dell'abuso di potere.
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Invasione di terreni o edifici: casa del padre
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici, sostenendo la propria estraneità all'illecito poiché era subentrato nell'immobile occupato in origine dal padre ed era nato nell'abitazione stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste in presenza di un'occupazione senza titolo, anche priva di violenza o coazione fisica, e che il trascorrere del tempo o la tolleranza del proprietario non legalizzano la posizione dell'occupante. Abitare in un immobile su indicazione del genitore non costituisce una giustificazione, ma conferma la condotta materiale dell'Imputato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Invasione di terreni o edifici: reato anche senza violenza
Un cittadino ha impugnato la condanna per il reato di invasione di terreni o edifici destinati a uso pubblico, sostenendo l'assenza di prove sulla sua introduzione arbitraria e non violenta nell'alloggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo un principio consolidato: per configurare il reato non serve un'azione violenta o l'effrazione materiale. È sufficiente accertare che il soggetto occupi l'immobile senza alcun titolo legittimo di assegnazione. L'occupazione non autorizzata integra pienamente la condotta punibile dalla legge penale.
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Tentata estorsione o diritto di credito? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata estorsione nei confronti di un soggetto che pretendeva somme di denaro senza alcun titolo giuridico. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che per configurare il reato meno grave di esercizio arbitrario è indispensabile l'esistenza di una pretesa giuridicamente tutelabile. Nel caso specifico, l'imputato era pienamente consapevole di agire in modo illecito per ottenere un profitto ingiusto, escludendo così qualsiasi diritto reale o presunto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Occupazione abusiva di immobili: pagare le bollette non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di occupazione abusiva di immobili. L'imputato, subentrato nella gestione di un locale commerciale precedentemente occupato da un'associazione, sosteneva di aver agito in buona fede poiché pagava regolarmente le bollette delle utenze. Secondo la difesa, il pagamento delle bollette dimostrava l'assenza di dolo (la volontà di commettere il reato). La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il pagamento delle utenze o l'allaccio ai servizi pubblici non sanano l'illegalità dell'occupazione. Il reato si perfeziona infatti al momento dell'introduzione abusiva nell'edificio. Di conseguenza, l'occupante è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza scasso
Il Pubblico Ministero ha chiesto un decreto penale di condanna per due soggetti accusati del reato di invasione di terreni o edifici. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta, assolvendo gli imputati perché l'ingresso nell'immobile era avvenuto senza scasso o violenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, chiarendo che il reato non richiede modalità esecutive violente o effrazioni. Per la configurazione del reato è sufficiente l'introduzione arbitraria e non autorizzata nell'altrui proprietà con la consapevolezza dell'illegittimità e lo scopo di occupare l'immobile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di proscioglimento e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per la prosecuzione del procedimento penale.
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Recidiva facoltativa: la condanna tra vecchi reati e nuove colpe
L'Imputato, condannato per rapina aggravata ed evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva facoltativa. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero applicato l'aumento di pena basandosi solo sui precedenti penali, senza valutare l'effettiva pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in tema di recidiva facoltativa, l'obbligo di motivazione è pienamente soddisfatto quando la sentenza dimostra, anche brevemente, che il nuovo reato rappresenta la prosecuzione di un percorso criminale già avviato. Nel caso specifico, la ripetizione di rapine a mano armata per ottenere profitti ingiusti giustifica ampiamente l'aumento di pena. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni: il transito col trattore non è reato
Un agricoltore è stato condannato per il reato di invasione di terreni per aver attraversato due volte con il proprio trattore il fondo del vicino, con cui era in corso una causa civile per una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che il reato di invasione di terreni richiede un'occupazione stabile e prolungata nel tempo, volta a esercitare un potere di fatto sull'immobile altrui. Un accesso sporadico, occasionale ed episodico, come il semplice transito temporaneo a bordo di un mezzo agricolo, non configura la condotta illecita punita dalla legge penale, mancando il requisito della stabilità dell'occupazione.
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Reato di estorsione: la minaccia implicita del pregiudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente, confermando la condanna per il reato di estorsione. L'imputato aveva avanzato richieste di denaro illecite a Le Vittime, rafforzando la minaccia facendo leva sulla propria condizione di pregiudicato detenuto agli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha ribadito che l'uso della propria reputazione criminale integra pienamente l'atteggiamento minatorio richiesto per il reato di estorsione, volto a ottenere un profitto ingiusto. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la valutazione della credibilità delle persone offese spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, salvo evidenti contraddizioni. Di conseguenza, Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni o edifici: la prescrizione non cancella l’abuso
Un uomo ha occupato abusivamente un immobile dal 1990 al 2020. Il Tribunale di primo grado ha dichiarato il reato estinto per prescrizione, calcolando il tempo dall'inizio dell'occupazione. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Procura, stabilendo che il reato di invasione di terreni o edifici ha natura permanente. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo quando l'occupazione cessa effettivamente o con la pronuncia della prima condanna. Poiché nel caso specifico l'occupazione è terminata nel 2020, il reato non è ancora prescritto. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo processo.
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Occupazione abusiva di immobile: condannato chi paga l’affitto
Due familiari di un assegnatario deceduto continuavano ad abitare in un alloggio popolare, pagando regolarmente i canoni ma senza un formale provvedimento di subentro. Accusati del reato di invasione di edifici, la difesa sosteneva la liceità del possesso originario per motivi di parentela. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. La Corte ha stabilito che il subentro non autorizzato in un alloggio pubblico configura il reato di occupazione abusiva di immobile. L'ospitalità o il legame di parentela con il precedente inquilino non legittimano la permanenza dopo il suo decesso, poiché l'assegnazione pubblica segue regole tassative. Esclusa anche la particolare tenuità del fatto a causa della lunga durata dell'occupazione.
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Occupazione abusiva di immobile: la condanna non va in prescrizione
Una cittadina è stata condannata per l'occupazione abusiva di immobile di proprietà pubblica, iniziato nel 2011. Il Tribunale aveva inizialmente dichiarato la prescrizione, considerando il reato istantaneo. La Corte di Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando la colpevolezza dell'imputata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'occupazione abusiva di immobile è un reato permanente. La condotta illecita non si esaurisce con l'ingresso iniziale, ma continua finché dura l'occupazione. Di conseguenza, la prescrizione inizia a decorrere solo con lo sgombero o con la sentenza di primo grado, avvenuta nel 2023, rendendo il reato non ancora prescritto. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Guasto o scarico non autorizzato? La Cassazione conferma la multa
Un'azienda di gestione idrica è stata multata per aver sversato reflui in un fiume. La causa scatenante era un dispositivo di sicurezza, uno 'scolmatore', che funzionava ininterrottamente anche senza piogge. L'azienda sosteneva fosse un semplice malfunzionamento di un impianto autorizzato. La Corte di Cassazione ha invece stabilito un principio fondamentale: uno scolmatore che opera in condizioni normali si trasforma in un vero e proprio **scarico non autorizzato**. Questa non è una violazione minore, ma un illecito grave che giustifica la sanzione senza necessità di un preavviso. La Corte ha quindi dato ragione alla Regione, confermando la multa all'azienda.
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Invasione di Immobili: Occupare dopo altri non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di immobili a carico di due persone. Gli imputati si erano difesi sostenendo di aver occupato la proprietà solo dopo una precedente invasione da parte di terzi. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: il reato di invasione di immobili si configura con l'introduzione arbitraria ('contra ius', cioè senza diritto) nell'altrui proprietà per goderne. Non rileva il fatto che l'immobile fosse già stato invaso in precedenza. L'elemento centrale è l'assenza di un titolo che legittimi l'accesso e la conseguente occupazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Doppia Sospensione Pena: Revoca Annullata se il Giudice non Verifica
La Cassazione ha annullato la revoca della sospensione condizionale della pena disposta da un Giudice dell'esecuzione. Il caso riguardava un condannato che aveva ottenuto il beneficio per la seconda volta, superando i limiti di pena totali. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il Giudice dell'esecuzione non può revocare il beneficio basandosi sulla semplice supposizione che il giudice precedente non fosse a conoscenza della prima condanna. È obbligatorio acquisire e verificare il fascicolo processuale originale per accertare la 'conoscenza concreta e documentale' della causa ostativa. Senza questa prova, la revoca è illegittima. Di conseguenza, il condannato ha vinto il ricorso.
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Minaccia di azione legale per estorsione: condannato imprenditore
Un imprenditore minaccia un'azione civile contro una donna per le spese di custodia dei suoi cavalli. Lo scopo reale, però, non è recuperare il credito, ma costringerla a convincere il suo convivente a ritirare una causa di lavoro contro lo stesso imprenditore. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione. Il principio sancito è che la minaccia di azione legale per estorsione si configura quando uno strumento legale, anche se basato su una pretesa astrattamente legittima, viene usato per ottenere un profitto ingiusto e non collegato alla pretesa stessa. L'imprenditore ha perso il ricorso.
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Invasione di terreni o edifici: condanna anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone per il reato di invasione di terreni o edifici. Gli imputati avevano occupato abusivamente un immobile e sostenevano che la loro presenza fosse solo temporanea e che il reato fosse ormai prescritto. La Corte ha respinto queste argomentazioni, stabilendo un principio fondamentale: per l'invasione di terreni o edifici non è necessaria la violenza. È sufficiente l'ingresso arbitrario ('contra ius') con l'intenzione di occupare stabilmente l'immobile. Inoltre, essendo un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dalla fine dell'occupazione, non dal suo inizio. La condanna è stata quindi resa definitiva.
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Estorsione processuale: azione legale per un debito non è reato
Un creditore avvia una procedura di recupero crediti basata su un contratto commerciale. La parte debitrice lo accusa di reato, sostenendo che l'azione legale sia una forma di minaccia. La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione del creditore, stabilendo un principio chiave sull'estorsione processuale. Secondo i giudici, l'utilizzo di strumenti legali, anche in modo aggressivo, non costituisce reato se l'obiettivo è tutelare un diritto previsto dalla legge. Per configurare l'estorsione, l'azione giudiziaria deve essere un mero pretesto per ottenere un 'profitto ingiusto', ovvero un vantaggio illecito e totalmente estraneo al rapporto giuridico originario. In questo caso, l'azione del creditore era finalizzata a recuperare il proprio credito e quindi legittima.
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Illecito permanente: Ministero responsabile anche dopo cessione funzioni
Un proprietario terriero cita in giudizio il Ministero per i danni da erosione causati da un porto. Il Ministero si difende sostenendo di aver trasferito le competenze alla Regione e di non essere più il soggetto responsabile. La Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'illecito permanente: la responsabilità per la condotta dannosa rimane in capo all'ente che l'ha posta in essere, anche se le funzioni amministrative sono state trasferite successivamente. Il trasferimento di competenze non cancella la responsabilità per il passato. Pertanto, il Ministero è stato ritenuto il soggetto corretto da citare in giudizio per i danni verificatisi prima della cessione delle funzioni, annullando la precedente decisione.
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Terza Pena Sospesa? La Revoca Sospensione Condizionale è Certa
Una persona ottiene una terza sospensione condizionale della pena, nonostante la legge lo vieti. Il Giudice dell'esecuzione interviene e annulla il beneficio. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: la revoca sospensione condizionale della pena è obbligatoria se il giudice che l'ha concessa non era a conoscenza concreta e documentata dei precedenti ostativi. Un semplice e generico riferimento a 'precedenti penali' in un atto di polizia non è sufficiente a dimostrare che il giudice sapesse. Di conseguenza, l'errore può e deve essere corretto in fase esecutiva. La condannata perde il beneficio e deve pagare le spese.
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