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Consegna

53 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto materiale di trasferire la persona ricercata dallo Stato in cui è stata arrestata (in questo caso, l'Italia) allo Stato che ha emesso il mandato (la Romania).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mandato di arresto europeo: indizi non più necessari per la consegna
Un cittadino italiano è stato oggetto di un mandato di arresto europeo emesso dallo Stato richiedente per reati di furto e rapina commessi all'estero. La Corte d'Appello ha disposto la sua consegna. Il ricorrente ha impugnato questa decisione, sostenendo la mancanza di "gravi indizi di colpevolezza" nel mandato, basandosi sulla precedente normativa. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che il D.Lgs. 10/2021 ha modificato la legge sul mandato di arresto europeo, eliminando il requisito dei "gravi indizi" per la consegna. La nuova disciplina si fonda sul principio del mutuo riconoscimento, richiedendo solo una verifica formale del mandato.
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Mandato di Arresto Europeo: Radicamento Territoriale non ferma la Consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sua consegna alle autorità rumene, richiesta tramite un Mandato di arresto europeo. L'uomo sosteneva di avere un solido radicamento territoriale in Italia, ma la Corte d'Appello aveva ritenuto le prove insufficienti. La Cassazione ha confermato, precisando che il ricorso contestava la valutazione dei fatti, non un errore di diritto, e che la legge limita il suo sindacato ai soli vizi di legittimità, escludendo una nuova analisi del merito. L'estradizione è stata quindi confermata.
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Mandato di Arresto Europeo: Revoca Ungherese, Liberazione Italiana
Un cittadino italiano era stato oggetto di un mandato di arresto europeo emesso dall'Ungheria per un reato. La Corte d'Appello di Roma aveva disposto la sua consegna, subordinandola al rientro in Italia per scontare l'eventuale pena. Successivamente, le autorità ungheresi hanno revocato il mandato di arresto europeo. Di conseguenza, la Corte d'Appello ha revocato gli arresti domiciliari e ordinato l'immediata liberazione del cittadino. La Corte di Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di consegna, poiché il presupposto stesso della procedura, ovvero il mandato di arresto europeo, era venuto meno.
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Mandato d’arresto europeo: Consegna per truffa, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino serbo alla Germania, richiesta tramite Mandato d'arresto europeo per il reato di truffa. Il ricorrente contestava la violazione del diritto di difesa, sostenendo di essere sotto programma di protezione testimoni, e l'assenza di doppia punibilità, ritenendo i fatti meri inadempimenti civili. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che un programma di protezione non impedisce la consegna e che la valutazione del merito delle accuse spetta al giudice richiedente, senza che sia consentita una verifica del quadro indiziario da parte dello Stato richiesto.
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Rifiuto Mandato di Arresto Europeo: Radicamento non provato, consegna confermata
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore straniero condannato in Ungheria per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e associazione per delinquere. L'Ungheria aveva richiesto la sua consegna tramite Mandato di Arresto Europeo. La Corte d'Appello aveva ordinato la consegna. Il Lavoratore ha fatto ricorso, sostenendo di avere un solido radicamento territoriale in Italia da oltre cinque anni, il che avrebbe potuto giustificare il rifiuto Mandato di Arresto Europeo secondo l'articolo 18 bis della legge 69/2005. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello. Non è stata provata la residenza o dimora stabile per il periodo minimo richiesto dalla legge per poter invocare il rifiuto della consegna.
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Mandato di arresto europeo: radicamento effettivo vs. consegna forzata
Un Lavoratore, cittadino non-UE ma stabilmente radicato in Italia da oltre cinque anni, è stato oggetto di un Mandato di arresto europeo dalla Francia per scontare una condanna definitiva. La Corte d'Appello aveva disposto la sua consegna, ritenendo che la legge non permettesse il rifiuto per i non-cittadini UE. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha interpretato erroneamente il concetto di "radicamento effettivo" e non ha adeguatamente considerato la questione di legittimità costituzionale sull'esclusione dei cittadini extra-UE dalla possibilità di rifiutare la consegna, rimandando il caso per un nuovo esame.
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Nato in Italia ma estradato: negato il rifiuto di consegna
Un uomo, condannato per furto in Francia, si oppone alla sua consegna da parte dell'Italia, sostenendo di avere diritto a scontare la pena nel suo Paese di nascita. La questione centrale è il possibile rifiuto di consegna per radicamento stabile. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che non esisteva alcuna prova di una residenza continuativa e reale in Italia per almeno cinque anni. I giudici hanno evidenziato che i suoi legami lavorativi erano recenti e precari, mentre la sua presenza in Francia durante i reati dimostrava un collegamento più forte con quel territorio. La sola nascita in Italia e le semplici dichiarazioni non sono sufficienti. L'uomo ha perso il ricorso e sarà consegnato alla Francia.
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Mandato di arresto europeo: la competenza interna non ferma la consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un imprenditore alla Germania sulla base di un Mandato di arresto europeo per reati di evasione IVA. L'imprenditore si opponeva sostenendo che il mandato fosse invalido perché emesso da un'autorità tedesca ordinaria anziché dalla Procura Europea (EPPO). La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il giudice italiano non ha il potere di valutare la ripartizione interna delle competenze giudiziarie di un altro Stato membro. Il suo unico compito è verificare che il mandato provenga da un'autorità giudiziaria. La consegna è stata quindi ritenuta legittima e inevitabile.
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Mandato di arresto europeo: residenza in Italia blocca la consegna
Un cittadino extracomunitario, residente in Italia da molti anni e con due figlie, era destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalla Germania per reati di truffa. La Corte d'Appello aveva autorizzato la consegna, svalutando i suoi legami con l'Italia. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: il giudice deve sempre verificare in modo approfondito lo stabile radicamento della persona sul territorio, anche se non è cittadino UE. La scarsa conoscenza della lingua italiana o un permesso di soggiorno scaduto non sono sufficienti a giustificare automaticamente la consegna. Il caso torna quindi in Appello per una nuova e più attenta valutazione.
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Mandato Arresto Europeo: no allo sconto pena per bloccare la consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino tedesco all'autorità giudiziaria della Germania, richiesta tramite un Mandato di Arresto Europeo per l'esecuzione di una condanna a un anno per lesioni. La difesa sosteneva che la pena residua, detratto il periodo già scontato, fosse inferiore alla soglia minima di quattro mesi prevista dalla legge. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: ai fini della consegna, si deve considerare la pena totale inflitta dalla sentenza straniera, non quella residua. Inoltre, ha ritenuto infondata la doglianza su un presunto processo in assenza, dato che il mandato stesso attestava la presenza dell'imputato.
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Mandato di arresto europeo: consegna valida anche senza gravi indizi
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di consegnare alle autorità spagnole una persona ricercata tramite un Mandato di arresto europeo. La difesa sosteneva che la documentazione fosse incompleta e che il giudice italiano dovesse verificare la presenza di prove concrete (i cosiddetti 'gravi indizi di colpevolezza'). I Giudici Supremi hanno respinto il ricorso, stabilendo un principio importante: a seguito delle recenti riforme legislative, il giudice italiano non deve più valutare la fondatezza delle accuse. La procedura si basa sulla fiducia reciproca tra Stati UE e la mancanza di alcuni documenti non è più motivo sufficiente per rifiutare la consegna. L'esito è la conferma della consegna della persona alla Spagna.
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Mandato di Arresto Europeo: Busta Paga non basta per restare
Un cittadino rumeno si oppone alla sua consegna in Romania, richiesta tramite un mandato di arresto europeo per scontare una pena. L'uomo sostiene di avere un radicamento in Italia e presenta come prova una busta paga e alcuni documenti medici. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiaro: per evitare la consegna non basta una presenza sporadica. È necessario dimostrare una residenza legittima, effettiva e ininterrotta di almeno cinque anni, supportata da prove concrete di stabilità lavorativa, sociale e familiare. La documentazione presentata è stata giudicata insufficiente e la Corte ha quindi autorizzato la consegna dell'uomo alle autorità rumene.
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Mandato di arresto europeo: Italia non valuta prove, sì alla consegna
Un cittadino olandese, arrestato in Italia, si opponeva alla sua consegna alle autorità del suo Paese, richiesta tramite un Mandato di arresto europeo per reati di narcotraffico. La sua difesa sosteneva che le prove a suo carico, basate su intercettazioni, non fossero state adeguatamente descritte e potessero essere inutilizzabili. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il giudice italiano che esegue un Mandato di arresto europeo non ha il potere di valutare la gravità degli indizi o l'ammissibilità delle prove. Questo compito spetta esclusivamente all'autorità giudiziaria dello Stato che ha emesso il mandato. L'Italia deve solo verificare la correttezza formale della richiesta, confermando così la consegna.
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Rifiuto consegna mandato arresto europeo: residenza instabile, sì alla consegna
Un cittadino straniero, colpito da un mandato di arresto europeo emesso dal suo Paese d'origine, si opponeva alla consegna sostenendo di essere stabilmente residente in Italia da oltre cinque anni. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Corte, la sua presenza in Italia era stata discontinua e frammentaria, interrotta da frequenti rientri nel Paese d'origine dove aveva commesso altri reati. L'attività lavorativa saltuaria e i legami affettivi non stabili non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare un vero radicamento. La sentenza stabilisce un principio chiaro: per il **rifiuto consegna mandato arresto europeo** non basta una semplice permanenza, ma serve una residenza effettiva e stabile. Di conseguenza, l'uomo sarà consegnato alle autorità straniere.
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Mandato di arresto europeo: 5 mesi in Italia non fermano la consegna
Un cittadino rumeno, condannato nel suo Paese per guida in stato di ebbrezza, si opponeva alla sua consegna richiesta dalla Romania tramite un mandato di arresto europeo. L'uomo sosteneva di avere un altro processo in Italia e di essere ormai 'radicato' nel territorio italiano, con un lavoro e un domicilio. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che una permanenza di soli cinque mesi in Italia non è sufficiente a dimostrare un vero radicamento che possa giustificare il rifiuto della consegna. La Corte ha quindi confermato l'efficacia del mandato di arresto europeo, autorizzando la consegna del condannato alle autorità rumene.
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Mandato di arresto europeo: lavoro e affetti non bastano per restare
Un cittadino rumeno, destinatario di un mandato di arresto europeo, ha chiesto di poter scontare la sua pena in Italia, sostenendo di avere qui lavoro, affetti e domicilio. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che il requisito fondamentale per poter scontare la pena in Italia è la residenza stabile e legale per almeno cinque anni. Nel caso specifico, il cittadino non raggiungeva questo periodo minimo. La Corte ha inoltre precisato che la semplice affermazione di avere legami con il territorio non è sufficiente se non supportata da prove concrete. Di conseguenza, la decisione di consegnarlo alle autorità rumene è stata confermata.
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Salute Precaria vs Mandato di Arresto Europeo: Consegna Valida
La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un uomo di 78 anni alla Germania, richiesta tramite un mandato di arresto europeo per reati fiscali. L'uomo si era opposto lamentando le sue precarie condizioni di salute e la violazione dei diritti fondamentali. I giudici hanno stabilito che lo stato di salute non rappresentava un ostacolo oggettivo e attuale alla consegna. Inoltre, hanno ribadito che il giudice italiano non può sindacare le ragioni per cui lo Stato estero ha ritenuto necessario l'arresto, in base al principio di fiducia reciproca tra i Paesi dell'Unione Europea. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la consegna confermata.
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Mandato di Arresto Europeo: Consegna in Francia, Pena in Italia
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di consegnare alla Francia un uomo ricercato tramite mandato di arresto europeo per associazione a delinquere e furto. L'uomo si era opposto, lamentando la vaghezza delle accuse e la violazione dei suoi diritti. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che le informazioni fornite dalla Francia erano sufficienti. È stata confermata la condizione che l'uomo sconti l'eventuale pena in Italia, per tutelare la finalità rieducativa. La Corte ha inoltre precisato che il principio di specialità (per cui può essere processato solo per i reati indicati nel mandato) si applica automaticamente per legge.
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Mandato di arresto europeo: quando la revoca chiude il processo
Una cittadina italiana è stata colpita da un mandato di arresto europeo emesso dalle autorità del Belgio per reati di associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio. La Corte di appello aveva inizialmente disposto la sua consegna. Tuttavia, prima che la Cassazione decidesse sul ricorso presentato dalla difesa, le autorità belghe hanno formalmente rinunciato alla procedura di consegna e la donna è stata rimessa in libertà. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso assorbito dalla sopravvenuta revoca del mandato, annullando senza rinvio la sentenza precedente poiché è venuto meno il presupposto stesso della procedura.
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Mandato di Arresto Europeo: regole per la consegna
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della consegna di un cittadino straniero verso uno Stato estero in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo. Il ricorrente contestava la tardività della decisione e il mancato riconoscimento del proprio radicamento in Italia. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per decidere è prorogabile in caso di necessità di informazioni integrative e che il rifiuto della consegna basato sulla residenza richiede un legame stabile e documentato di almeno cinque anni, non sussistente nel caso di specie.
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