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Consegna

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53 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mandato d’arresto europeo: reato commesso in Italia
Un cittadino, destinatario di un mandato d'arresto europeo emesso da Malta per furto, ha contestato la consegna sostenendo che il piano criminoso fosse stato ideato in Italia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il rifiuto della consegna per un reato parzialmente commesso sul territorio nazionale è una facoltà, non un obbligo. Tale facoltà può essere esercitata solo se esiste un procedimento penale già avviato in Italia per gli stessi fatti. La semplice ipotesi di un accordo criminoso stretto in Italia non è sufficiente a bloccare la procedura.
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Mandato di arresto europeo: i requisiti di validità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina polacca contro la consegna richiesta dalla Polonia per reati di truffa. La sentenza chiarisce che, a seguito delle recenti riforme, il mandato di arresto europeo è valido se contiene una descrizione sufficientemente dettagliata dei fatti, senza la necessità di allegare ulteriori fonti di prova. Errori materiali marginali nella sentenza di merito non inficiano la decisione se la sostanza del provvedimento è corretta.
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Mandato d’arresto europeo: no all’esecuzione in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la sua consegna al Portogallo in esecuzione di un mandato d'arresto europeo per traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la possibilità di scontare la pena in Italia è preclusa a chi non risiede legalmente e continuativamente da almeno cinque anni. Inoltre, ha confermato che la consegna è legittima anche in caso di condanna in absentia, se l'interessato era stato regolarmente citato e informato della possibilità di una decisione in sua assenza, in linea con il principio di reciproca fiducia tra gli Stati membri dell'UE.
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Mandato d’arresto europeo: la discrezionalità del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una decisione della Corte d'Appello che, in un caso di mandato d'arresto europeo, ha negato il rinvio della consegna. La Suprema Corte ribadisce che la scelta di posticipare l'estradizione per consentire di scontare una pena pregressa in Italia rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata, come nel caso di specie in cui è stata data priorità all'urgenza del processo nello Stato richiedente.
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Consegna UE: la prova del rischio di trattamenti inumani
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di consegna di un cittadino verso la Romania. La Corte ha stabilito che, per opporsi alla consegna UE, la difesa deve fornire prove concrete, specifiche e aggiornate del rischio di trattamenti inumani, non essendo sufficienti generiche allegazioni sulle condizioni carcerarie.
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Mandato di arresto europeo: limiti del giudice italiano
La Corte di Cassazione annulla il rifiuto di consegna basato su un mandato di arresto europeo. A seguito delle recenti riforme, il giudice italiano non può più valutare la gravità degli indizi, rafforzando così il principio di fiducia reciproca tra gli Stati membri dell'Unione Europea. La richiesta di documentazione integrativa, come l'ordinanza cautelare, non è più consentita per questo scopo.
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Mandato di arresto europeo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto richiesto dalla Francia tramite mandato di arresto europeo, nonostante fosse detenuto in Italia per un altro reato. La Suprema Corte ha chiarito che la pendenza di una pena o di un processo in Italia non costituisce un ostacolo automatico alla consegna. Il rinvio della stessa è una facoltà discrezionale della Corte d'Appello, che deve essere espressamente richiesta. Inoltre, è stato ribadito che il giudice italiano non può sindacare la fondatezza delle accuse formulate dall'autorità estera.
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Mandato d’arresto europeo: non basta la residenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28291/2025, ha annullato una decisione della Corte di Appello che rifiutava la consegna di un cittadino straniero sulla base di un mandato d'arresto europeo. La Suprema Corte ha stabilito che la mera residenza formale in Italia è insufficiente. I giudici devono condurre una valutazione approfondita sul reale radicamento della persona nel territorio e sulle concrete possibilità di reinserimento sociale, secondo i nuovi e specifici criteri introdotti dalla legge.
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Mandato d’arresto europeo: i requisiti essenziali
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una procedura di consegna basata su un mandato d'arresto europeo, anche se privo dell'indicazione della pena minima. La sentenza chiarisce che l'elemento essenziale è la pena massima. Inoltre, ha respinto l'opposizione alla consegna basata sulla presunta residenza in Italia, sottolineando come le dichiarazioni dell'interessato e la mancanza di iscrizione anagrafica prevalgano su altri indizi.
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Violata consegna arma: quando è reato per un militare?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violata consegna arma a un militare che aveva lasciato la pistola d'ordinanza in un'auto di servizio, da cui era stata poi rubata. La Corte ha stabilito che le circolari e i regolamenti generali sulla custodia delle armi sono parte integrante della "consegna" (ordine di servizio), anche se non esplicitamente richiamati. Pertanto, la scelta deliberata di non portare l'arma con sé, contravvenendo a tali regole, costituisce un reato doloso e non una semplice negligenza.
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Rescissione del giudicato: la consegna avvia i termini
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito un principio fondamentale in materia di rescissione del giudicato. Per un soggetto condannato in assenza e arrestato all'estero in esecuzione di un Mandato di Arresto Europeo, il termine di 30 giorni per impugnare la sentenza definitiva non decorre dal momento dell'arresto o della notifica del mandato, ma dal momento della sua effettiva consegna alle autorità italiane. Questa decisione, basata su un'interpretazione conforme al diritto europeo, mira a garantire la piena ed effettiva operatività del diritto di difesa, possibile solo dopo il rientro nel territorio nazionale.
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Mandato d’arresto europeo: salute e consegna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la consegna di un cittadino polacco in esecuzione di un mandato d'arresto europeo. La decisione si fonda sulla necessità di una verifica concreta e individualizzata delle condizioni di salute del ricercato e delle cure che gli sarebbero state garantite. La Corte ha ritenuto insufficienti le rassicurazioni generiche fornite dallo Stato richiedente, stabilendo che la motivazione del giudice di merito era solo apparente e non aveva adeguatamente tutelato il diritto alla salute della persona.
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Mandato d’arresto europeo: la scelta tra più mandati
Un cittadino era richiesto sia dalla Polonia, per l'esecuzione di una pena, sia dalla Germania, per essere processato per gravi reati. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di consegnarlo alla Germania, stabilendo che, in caso di più richieste, il giudice può scegliere discrezionalmente quale eseguire. La scelta è legittima se ben motivata, come in questo caso, dove è stata data priorità alla necessità di garantire la presenza dell'imputato al processo per assicurare il diritto di difesa. Il consenso dell'interessato alla consegna a un paese specifico non è vincolante per il giudice.
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