La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un professionista condannato per concorso in corruzione. L'imputato, fratello del Sindaco di un Comune, fungeva da intermediario e collettore delle tangenti. Attraverso la propria società di progettazione, formalmente intestata a lui ma gestita di fatto insieme al fratello pubblico ufficiale, riceveva somme di denaro da imprenditori privati. In cambio, il Sindaco sbloccava pratiche edilizie e varianti urbanistiche illegittime. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità del professionista come "extraneus" (soggetto esterno), evidenziando come la sua struttura societaria fosse lo strumento per mascherare il prezzo del reato sotto forma di fittizie prestazioni professionali. Di conseguenza, è stata confermata la condanna a oltre tre anni di reclusione e la confisca per equivalente di circa 55.000 euro.
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