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Concordato — Anno 2023

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302 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato

Provvedimenti

Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da diversi imputati a seguito di una sentenza emessa con la procedura del concordato in appello. I ricorrenti avevano tentato di contestare la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che l'adesione al concordato ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. comporta la rinuncia ai motivi di merito. Il ricorso in Cassazione rimane possibile solo per vizi legati alla formazione della volontà, al consenso del Pubblico Ministero o all'illegalità della pena inflitta.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati contro una sentenza emessa a seguito di concordato in appello. Il primo ricorrente contestava l'omessa valutazione delle cause di non punibilità, ma la Corte ha ribadito che tali doglianze sono precluse quando si sceglie la via dell'accordo sulla pena, salvo casi di illegalità della sanzione. Il secondo ricorrente ha visto il proprio ricorso rigettato poiché presentato personalmente e non tramite un difensore abilitato, violando le norme vigenti sulla legittimazione. Entrambi sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Patto di compensazione e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un istituto bancario che aveva effettuato anticipazioni su ricevute bancarie a favore di una società, poi ammessa al concordato preventivo. Il nodo centrale riguarda la validità del patto di compensazione inserito nel mandato all'incasso. Mentre i giudici di merito avevano negato alla banca il diritto di trattenere le somme riscosse dopo la domanda di concordato, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che, in presenza di una clausola contrattuale specifica che autorizza l'incameramento delle somme, la banca può legittimamente operare la compensazione tra il proprio credito per l'anticipazione e il debito derivante dalla riscossione, anche se quest'ultima avviene dopo l'apertura della procedura.
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Prescrizione del reato e concordato in appello
La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza d'appello che, pur avendo accolto un concordato sulla pena, aveva omesso di dichiarare la prescrizione del reato per alcuni capi d'imputazione. La Suprema Corte ha chiarito che la proposta di concordato non implica una rinuncia alla causa estintiva già maturata. L'imputato conserva un interesse concreto alla declaratoria di prescrizione poiché essa elimina l'accertamento di responsabilità penale, producendo effetti favorevoli anche in ambito civile e penitenziario.
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Concordato sanzionatorio: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per reati inerenti agli stupefacenti. Il ricorrente lamentava l'omessa motivazione sulla congruità della pena inflitta. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che la pena era frutto di un concordato sanzionatorio proposto dallo stesso imputato. Il consenso preventivo al trattamento penale rende logicamente e giuridicamente incompatibile qualsiasi successiva contestazione sulla motivazione della pena stessa, portando alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Termine a comparire e validità della notifica penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la nullità della notifica dell'atto di citazione in appello, avvenuta presso un difensore deceduto. La Suprema Corte ha chiarito che il mancato rispetto del termine a comparire integra una nullità di ordine generale che deve essere eccepita tempestivamente. Nel caso di specie, l'intervento del nuovo difensore di fiducia, che aveva richiesto solo un breve termine a difesa senza sollevare eccezioni sulla notifica, ha dimostrato la piena conoscenza del procedimento, rendendo il vizio non più rilevante ai fini della validità del giudizio.
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Recidiva e prescrizione: la guida al calcolo
La Corte di Cassazione ha chiarito che la recidiva reiterata influisce sul calcolo del termine di prescrizione anche se il giudice la ritiene equivalente o subvalente rispetto alle attenuanti generiche. Nel caso analizzato, un imputato aveva concordato la pena in appello per il reato di false dichiarazioni sull'identità, eccependo successivamente la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che, ai sensi dell'art. 157 c.p., il giudizio di bilanciamento delle circostanze non incide sulla determinazione del tempo necessario a prescrivere il reato quando è contestata un'aggravante ad effetto speciale come la recidiva qualificata.
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Concordato in appello: stop al rigetto senza discussione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per furto aggravato poiché la Corte d'Appello, dopo aver rigettato la proposta di concordato in appello, aveva deciso immediatamente nel merito senza consentire la discussione tra le parti. Il caso riguardava un furto commesso tramite l'uso di un dispositivo elettronico per l'apertura delle portiere. La Suprema Corte ha stabilito che il rigetto del concordato in appello impone la prosecuzione del dibattimento, garantendo il diritto di difesa e la formulazione delle conclusioni finali.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per bancarotta fraudolenta che aveva precedentemente aderito al Concordato in appello. Il ricorrente contestava la mancata applicazione del proscioglimento immediato ex art. 129 c.p.p. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno ribadito che l'accordo sui motivi di appello implica una rinuncia implicita a far valere vizi di merito o violazioni procedurali non attinenti alla formazione della volontà o all'illegalità della pena. La decisione sottolinea come il cosiddetto patteggiamento in secondo grado produca effetti preclusivi che si estendono fino al giudizio di Cassazione.
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Ricorso per cassazione: obbligo firma difensore.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un imputato contro una sentenza di concordato in appello. La decisione si fonda sul principio di diritto consolidato dopo la riforma del 2017, secondo cui l'imputato non può più sottoscrivere personalmente l'atto di impugnazione davanti alla Suprema Corte. Tale atto deve essere necessariamente firmato da un difensore iscritto all'albo speciale dei cassazionisti, a pena di invalidità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello, intendeva contestare la sussistenza di un'aggravante. La Corte ha chiarito che la scelta del concordato in appello, con contestuale rinuncia ai motivi di gravame (salvo quelli sulla pena), preclude ogni successiva contestazione su elementi del reato già accettati. La decisione ribadisce che la cognizione del giudice di legittimità è limitata esclusivamente ai punti non rinunciati, comportando in caso di violazione la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che, dopo aver stipulato un concordato in appello, contestava l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha chiarito che il concordato in appello, previsto dall'art. 599-bis c.p.p., preclude la possibilità di rimettere in discussione la misura della pena liberamente concordata, inclusi gli elementi che la compongono come la recidiva, purché la sanzione finale risulti legale. La decisione sottolinea che l'accordo avviene dopo un accertamento a cognizione piena della responsabilità già effettuato in primo grado.
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Estorsione aggravata: la Cassazione sul concorso.
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il delitto di estorsione aggravata in una vicenda legata alla restituzione di merce rubata dietro pagamento. Uno dei ricorrenti ha visto il proprio ricorso dichiarato inammissibile poiché aveva precedentemente sottoscritto un concordato in appello, limitando così i motivi di impugnazione. Per il secondo ricorrente, la Corte ha ribadito che il concorso nel reato sussiste anche in caso di partecipazione limitata alla fase finale, come il conteggio del denaro estorto indossando guanti di lattice. La sentenza chiarisce che la consapevolezza dell'origine illecita delle somme e la presenza attiva durante lo scambio integrano pienamente la fattispecie concorsuale.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., contestava la mancata applicazione di cause di non punibilità. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi di gravame sulla responsabilità, rendendo il successivo ricorso per cassazione privo di fondamento giuridico e proceduralmente inammissibile.
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Inammissibilità ricorso Cassazione e concordato
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso Cassazione presentato da tre imputati condannati per associazione a delinquere e reati tributari. La decisione evidenzia due criticità fondamentali: la presentazione di un ricorso sottoscritto personalmente anziché da un difensore abilitato e l'incompatibilità tra il concordato sulla pena in appello e la successiva contestazione del merito o delle circostanze attenuanti. La rinuncia ai motivi di merito operata in secondo grado preclude infatti ogni ulteriore doglianza in sede di legittimità.
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Omesso versamento ritenute: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omesso versamento ritenute nei confronti dell'amministratrice di una società calzaturiera. La difesa sosteneva che la crisi finanziaria, aggravata da ammanchi causati da una dipendente e dalla pendenza di un concordato preventivo, integrasse la forza maggiore. Gli Ermellini hanno però rigettato il ricorso, stabilendo che la crisi di liquidità non esonera dalla responsabilità penale se non è assoluta e imprevedibile. Inoltre, è stato chiarito che la confisca deve colpire l'intero importo non versato e non solo la quota eccedente la soglia di punibilità.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da diversi soggetti condannati per reati inerenti agli stupefacenti. Gli imputati avevano precedentemente stipulato un concordato in appello, rinunciando ai motivi di merito in cambio di una rideterminazione della pena. Nonostante l'accordo, i ricorrenti hanno tentato di contestare la sentenza lamentando violazioni procedurali e omessi proscioglimenti. La Suprema Corte ha ribadito che il concordato in appello preclude ogni questione relativa all'articolo 129 c.p.p. e alle circostanze del reato, poiché la volontà delle parti cristallizza il trattamento sanzionatorio validato dal giudice.
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Concordato sui motivi: stop ai ricorsi dopo l’accordo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava la motivazione sulla pena dopo aver stipulato un concordato sui motivi in appello. Poiché il giudice di secondo grado si era attenuto all'accordo raggiunto tra le parti ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., la sentenza non era ulteriormente impugnabile per tali profili. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Concordato sui motivi: stop ai ricorsi in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati contro una sentenza emessa a seguito di concordato sui motivi ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. Gli imputati, dopo aver raggiunto un accordo in appello e rinunciato ai motivi sulla responsabilità, avevano tentato di impugnare la decisione denunciando difetti di motivazione e criticità nel trattamento sanzionatorio. La Suprema Corte ha chiarito che l'adesione al concordato sui motivi preclude la possibilità di contestare successivamente la decisione sui punti oggetto dell'accordo, confermando la condanna alle spese e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Usura ed estorsione: la sentenza della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per diversi soggetti accusati di usura ed estorsione, rigettando la quasi totalità dei ricorsi. La decisione si sofferma sulla validità delle dichiarazioni della persona offesa, ritenute sufficienti per la condanna se intrinsecamente credibili. Unica eccezione riguarda un capo d'imputazione per tentata estorsione, annullato senza rinvio per intervenuta prescrizione, con conseguente necessità di rideterminare la pena complessiva per l'imputato coinvolto.
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