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Concordato In Appello — Anno 2025

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624 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Concordato In Appello

Provvedimenti

Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una sentenza della Corte d'appello di Napoli. Quest'ultima aveva applicato una pena di dodici anni di reclusione sulla base di un concordato in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. La decisione della Suprema Corte riafferma i limiti stringenti all'impugnazione di sentenze che ratificano un accordo tra le parti nel secondo grado di giudizio, confermando un principio giuridico consolidato.
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Concordato in appello: limiti alle pene sostitutive
Un imputato, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello), ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della pena e la mancata concessione di una pena sostitutiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, specificando che la pena concordata non è sindacabile nel merito, ma solo per illegalità. Inoltre, ha stabilito che la richiesta di pene sostitutive deve essere parte integrante dell'accordo stesso e non può essere concessa d'ufficio dal giudice.
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Pena illegale: ricorso inammissibile post-concordato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di concordato in appello, contestata per una presunta pena illegale. La Corte ha stabilito che la pena inflitta, che includeva un aumento con multa per un reato satellite che non la prevedeva, era legittima poiché calcolata sulla pena base del reato più grave, che invece prevedeva una sanzione pecuniaria.
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Confisca per equivalente: Cassazione nega retroattività
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26333/2025, interviene su un complesso caso di associazione per delinquere, truffa e riciclaggio. La decisione chiarisce due principi fondamentali: l'irretroattività della norma che consente la confisca per equivalente in caso di reato prescritto, se il fatto è anteriore alla sua entrata in vigore; e l'impossibilità di condannare al risarcimento civile se il reato era già estinto per prescrizione al momento della sentenza di primo grado. La Corte ha quindi annullato la confisca disposta a carico di un imputato e la condanna al risarcimento dei danni per un altro, dichiarando inammissibili gli altri ricorsi.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi proposti da due imputati avverso una sentenza di "concordato in appello". La Corte ribadisce che tale accordo processuale limita drasticamente le possibilità di impugnazione, ammettendole solo per vizi relativi alla formazione dell'accordo o per l'applicazione di una pena illegale, e non per contestare la valutazione del giudice su pene accessorie o confische.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (noto come concordato in appello), ha impugnato la sentenza chiedendo il proscioglimento. La Corte ha stabilito che l'accordo stesso implica la rinuncia a motivi di ricorso non legati alla validità dell'accordo, come la valutazione delle condizioni per il proscioglimento.
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Concordato in appello: la sentenza è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'appello che, dopo aver rigettato una proposta di 'concordato in appello', aveva deciso la causa senza consentire alle parti la discussione nel merito. Secondo la Suprema Corte, questa prassi viola il diritto di difesa e il principio del contraddittorio, come sancito dall'art. 599-bis del codice di procedura penale. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata per due dei tre ricorrenti, con rinvio degli atti alla Corte d'appello per un nuovo giudizio. Il ricorso del terzo imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Concordato in appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato avverso una sentenza di patteggiamento in appello. L'ordinanza chiarisce che il cosiddetto 'concordato in appello' è un negozio processuale e può essere impugnato solo per vizi specifici, come difetti nella formazione della volontà o illegalità della pena, e non per motivi legati a una presunta mancata valutazione dei presupposti per il proscioglimento. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna del ricorrente alle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: limiti all’impugnazione
Un imputato ha impugnato in Cassazione la sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello', lamentando un errore nel calcolo della pena per rapina. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che tale tipo di sentenza può essere impugnato solo per vizi di volontà o procedurali, non per contestare la determinazione della pena. Inoltre, la Corte ha sottolineato che, nel caso specifico, il calcolo era comunque corretto, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: i limiti del patteggiamento
Un imputato ricorre in Cassazione lamentando la motivazione sulla pena applicata con un patteggiamento in appello. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che i motivi di impugnazione contro un concordato sono limitati a vizi della volontà o a una decisione difforme dall'accordo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Concordato in appello: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza di patteggiamento in appello. L'ordinanza stabilisce che il 'concordato in appello' non può essere impugnato per vizi di motivazione o travisamento dei fatti, ma solo per specifici vizi procedurali legati alla formazione della volontà delle parti o a un'eventuale pena illegale.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di cinque imputati avverso una sentenza di "concordato in appello" per il reato di ricettazione. L'ordinanza ribadisce che tale sentenza è impugnabile solo per vizi procedurali specifici (es. formazione della volontà, illegalità della pena) e non per motivi attinenti alla valutazione di merito, come la richiesta di proscioglimento. Si tratta di una decisione che cristallizza la natura negoziale dell'istituto, precludendo riesami successivi non previsti dalla legge.
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Ricorso inammissibile post concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver concordato la pena in appello per truffa aggravata, aveva impugnato la sentenza. La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena implica una rinuncia ai motivi di doglianza, rendendo il successivo ricorso inammissibile e comportando la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Ricorso personale in Cassazione: quando è inammissibile
Un imputato, condannato per rapina aggravata, presenta un ricorso personale in Cassazione dopo un concordato in appello. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile perché non sottoscritto da un avvocato cassazionista, come richiesto dalla legge per garantire la corretta amministrazione della giustizia e la funzione di nomofilachia della Corte.
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Concordato in appello: quando è inammissibile il ricorso
Due imputati ricorrono in Cassazione contro una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello', lamentando l'erroneità dei criteri di determinazione della pena. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, ribadendo che l'impugnazione contro tale accordo è possibile solo per vizi sulla formazione della volontà o per illegalità della pena, non per contestare la congruità della sanzione pattuita tra le parti.
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Concordato in appello: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un accordo sulla pena in appello (concordato in appello), aveva impugnato la sentenza lamentando carenze motivazionali sulla responsabilità e sulla determinazione della pena. La Suprema Corte chiarisce che l'accordo implica la rinuncia a tali motivi, creando un giudicato sui punti oggetto di rinuncia e limitando il controllo del giudice alla sola legalità della pena pattuita.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato in appello ex art. 599-bis c.p.p., aveva impugnato la sentenza. La Corte ribadisce che tale accordo processuale preclude la possibilità di sollevare in sede di legittimità doglianze diverse da quelle relative a vizi del patto stesso, con un effetto preclusivo analogo alla rinuncia all'impugnazione.
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Qualificazione giuridica del fatto: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la qualificazione giuridica del fatto attribuita in una sentenza patteggiata in appello. L'ordinanza sottolinea che tale motivo di ricorso è valido solo se la qualificazione è palesemente errata rispetto alle accuse, e non può essere usato per richiedere un nuovo esame dei fatti e delle prove. Il tentativo di ridiscutere il proprio ruolo nelle vicende criminose esula dai poteri della Corte di legittimità, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reformatio in peius: niente violazione se la pena è legale
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste violazione del divieto di reformatio in peius se la Corte d'Appello, in un concordato, aumenta la pena base per correggere un errore del primo giudice ma la pena finale risulta comunque più favorevole per l'imputato. L'accordo tra le parti implica la rinuncia a sollevare eccezioni su aspetti del trattamento sanzionatorio che non sfocino in una pena illegale. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Concordato in appello: no sanzioni sostitutive d’ufficio
Un imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza di concordato in appello, lamentando la mancata applicazione di sanzioni sostitutive alla pena detentiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: nel contesto di un concordato in appello con rinuncia ai motivi, il giudice non può sostituire d'ufficio la pena detentiva con sanzioni alternative se non vi è una esplicita richiesta delle parti. L'accordo tra le parti definisce i limiti della decisione del giudice.
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