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Committente

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123 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Appalto: il dovere di cooperazione del committente vince sul recesso
Una società appaltatrice segnala a un Comune la pericolosità dell'impianto di illuminazione pubblica che doveva manutenere. Il Comune, invece di intervenire per metterlo in sicurezza, non fa nulla e poi risolve il contratto accusando la società di inadempimento. La Cassazione dà ragione all'impresa, affermando che il cliente non può accusare l'appaltatore se prima non ha rispettato il proprio dovere di cooperazione del committente. L'inerzia del Comune ha reso impossibile il lavoro, quindi la risoluzione del contratto era illegittima. La mancata collaborazione del cliente blocca il suo diritto di lamentare l'inadempimento altrui.
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Incarico professionale: paga chi ordina, non chi ne beneficia
Un professionista ha richiesto il pagamento ai proprietari di un immobile per un progetto di ristrutturazione. L'incarico, però, gli era stato conferito dall'inquilino. La Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo un principio fondamentale sull'incarico professionale a favore di terzo: a pagare è tenuto solo il committente, cioè chi conferisce l'incarico, non il soggetto che ne beneficia. Per obbligare il proprietario, l'inquilino avrebbe dovuto agire esplicitamente in suo nome. Anche la richiesta di indennizzo per ingiustificato arricchimento è stata negata, perché il professionista aveva un'azione contrattuale diretta verso il vero committente, l'inquilino.
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Responsabilità solidale: Committente paga contributi dopo 2 anni
La Corte di Cassazione chiarisce la portata della responsabilità solidale del committente per i contributi non versati dall'appaltatore. Un'Azienda Committente era stata chiamata dall'Ente Previdenziale a pagare i contributi omessi da un'Azienda Appaltatrice. La Committente sosteneva che il diritto dell'Ente fosse estinto, essendo trascorsi più di due anni dalla fine dell'appalto. La Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza di due anni vale solo per le azioni dei lavoratori (per retribuzioni e TFR), ma non per quelle degli enti previdenziali. L'azione dell'Ente per il recupero dei contributi è soggetta solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, la richiesta di pagamento al Committente è stata ritenuta valida.
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Responsabilità solidale appaltante: per i contributi non scade in 2 anni
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità solidale appaltante per i contributi non versati. Una società committente era stata chiamata dall'INPS a pagare i contributi omessi da una cooperativa in subappalto. L'azienda si opponeva, sostenendo che l'INPS avesse agito oltre il termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto. La Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: il termine di decadenza di due anni vale solo per le azioni dei lavoratori che chiedono retribuzioni e TFR. L'azione dell'INPS per il recupero dei contributi, invece, non è soggetta a questa decadenza, ma solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, l'INPS vince e l'azienda committente resta obbligata a pagare.
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Responsabilità solidale appalto: Committente paga anche dopo 2 anni
La Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale sulla responsabilità solidale appalto. Un'Azienda Committente era stata chiamata dall'Ente Previdenziale a pagare i contributi non versati da un'Azienda Appaltatrice. La Committente sosteneva che il diritto dell'Ente fosse estinto, essendo trascorsi più di due anni dalla fine dell'appalto. La Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale, stabilendo che il termine di decadenza di due anni, previsto per le azioni dei lavoratori, non si applica alle richieste degli enti previdenziali. Queste ultime sono soggette solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, l'Azienda Committente è stata condannata a pagare i contributi omessi.
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Appalto: la responsabilità solidale per contributi non scade in 2 anni
Un'azienda committente si opponeva alla richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi non versati da una sua ditta appaltatrice. L'azienda sosteneva che l'azione dell'INPS fosse tardiva, perché avvenuta oltre due anni dalla fine dell'appalto. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'INPS, stabilendo un principio fondamentale sulla responsabilità solidale appalto contributi: il termine di decadenza di due anni vale solo per le azioni dei lavoratori, non per quelle degli enti previdenziali. Le richieste dell'INPS sono soggette solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, il committente rimane responsabile per un periodo di tempo maggiore.
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Appalto: Committente responsabile per i contributi anche dopo 2 anni
La Corte di Cassazione interviene sulla responsabilità solidale appalto contributi. Un'azienda appaltatrice non aveva versato i contributi previdenziali per i propri dipendenti. L'Ente Previdenziale ha quindi agito contro i Committenti per recuperarli. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto, previsto per le azioni dei lavoratori, non si applica alle richieste degli enti previdenziali. Queste ultime sono soggette solo al più lungo termine di prescrizione. Di conseguenza, i Committenti restano responsabili per i contributi non versati dall'appaltatore anche dopo due anni dalla conclusione del contratto.
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Danni in appalto: la responsabilità del committente non si cancella
Un affittuario di un terreno agricolo, espropriato per pubblica utilità, subisce danni a causa dei detriti abbandonati dall'impresa esecutrice dei lavori. L'affittuario chiede il risarcimento sia al proprietario del fondo sia all'ente pubblico che ha commissionato l'opera. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale sulla responsabilità del committente: l'ente pubblico che affida i lavori non è esente da responsabilità per i danni causati a terzi dall'appaltatore. Il committente, infatti, mantiene un dovere di custodia e vigilanza sull'area e risponde dei danni, a meno che non dimostri che l'evento dannoso sia stato causato da un comportamento imprevedibile e inevitabile dell'appaltatore. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, imponendo un nuovo esame del caso.
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Credito d’imposta R&S: vince la sede UE, non la filiale svizzera
Un'azienda italiana si vede negare il rimborso del credito d'imposta ricerca e sviluppo per attività svolte per la sua controllante olandese. Il motivo del diniego dell'Agenzia delle Entrate era che la controllante aveva agito tramite una sua filiale (stabile organizzazione) in Svizzera, un paese all'epoca non collaborativo fiscalmente. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che per ottenere l'agevolazione è sufficiente che l'impresa committente sia residente in un paese UE, come i Paesi Bassi. La residenza della casa madre e la localizzazione della filiale sono requisiti alternativi. La possibilità di controllare i bilanci della società olandese garantisce la trasparenza necessaria, rendendo legittimo il credito d'imposta.
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Appalto non genuino: il cliente è il vero datore, vittoria dei lavoratori
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro diretto tra alcuni lavoratori e un'Azienda Committente, nonostante fossero formalmente assunti da una Società Appaltatrice. La vicenda riguarda un servizio di call center. I giudici hanno stabilito che si trattava di un appalto non genuino perché l'Appaltatrice si limitava alla gestione amministrativa (stipendi e ferie), mentre la Committente esercitava il reale potere direttivo, organizzando il lavoro e fornendo gli strumenti. In questi casi, il vero datore di lavoro è chi dirige effettivamente la prestazione lavorativa, cioè la Committente.
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Appalti: Indennità per Ore Ridotte? Non c’è Responsabilità Solidale
Un lavoratore, impiegato in un appalto di pulizie ferroviarie, ha chiesto il pagamento di un'indennità chilometrica sia al suo datore di lavoro sia all'azienda committente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la somma non era parte dello stipendio, ma un risarcimento per la riduzione dell'orario di lavoro dovuta a contratti di solidarietà. Di conseguenza, ha escluso la responsabilità solidale appalti a carico del committente, poiché questa garanzia copre solo i crediti di natura retributiva e non quelli risarcitori. Il ricorso del lavoratore è stato quindi respinto.
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Responsabilità solidale appalto: Cliente paga anche dopo 2 anni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'azienda committente a pagare i contributi non versati dalla sua appaltatrice. L'azienda sosteneva che la richiesta dell'Ente Previdenziale fosse tardiva, basandosi sul termine di decadenza di due anni previsto dalla legge. La Corte ha però stabilito un principio fondamentale: quel termine vale solo per l'azione del lavoratore per ottenere le sue retribuzioni, non per l'Ente Previdenziale. L'obbligo contributivo è autonomo e soggetto solo alla prescrizione ordinaria. Viene così pienamente confermata la **responsabilità solidale appalto** del committente per gli oneri previdenziali.
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Responsabilità solidale appalto: Committente paga anche le sanzioni
Una recente sentenza della Cassazione ha chiarito la portata della responsabilità solidale appalto. Un'Azienda Committente era stata chiamata dall'INPS a pagare i contributi e le sanzioni non versati da un suo Subappaltatore. L'Azienda si opponeva, sostenendo di dover rispondere solo per i contributi. La Corte ha invece stabilito che la responsabilità solidale si estende anche alle sanzioni civili. Queste, infatti, hanno natura accessoria rispetto all'obbligo contributivo principale e seguono la stessa sorte. Di conseguenza, l'Azienda Committente è stata condannata a pagare l'intero importo richiesto, comprensivo di sanzioni.
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Responsabilità solidale appalti contributi: non scade in 2 anni
Un'azienda committente si era opposta alla richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi non versati da una cooperativa in subappalto. L'azienda sosteneva che il diritto dell'ente fosse scaduto, applicando il termine di decadenza di due anni previsto per le azioni dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sulla **responsabilità solidale appalti contributi**: il termine di decadenza biennale vale solo per le richieste di stipendio dei lavoratori, non per le pretese contributive dell'INPS. Per l'ente previdenziale, infatti, si applica il normale termine di prescrizione di cinque anni. Di conseguenza, l'azienda committente è stata ritenuta ancora responsabile per il debito contributivo.
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Responsabilità solidale negli appalti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di una nota società concessionaria di infrastrutture stradali per i crediti retributivi maturati da un lavoratore nell'ambito di un appalto pubblico. Nonostante la società sostenesse di essere un organismo di diritto pubblico e quindi esente dal regime di solidarietà previsto per i privati, i giudici hanno ribadito che tale esenzione non si applica agli enti pubblici economici quando agiscono come committenti. La decisione sottolinea come la tutela dei lavoratori, garantita dalla responsabilità solidale, prevalga sulle norme di evidenza pubblica, assicurando al dipendente un'azione diretta verso il committente per stipendi e contributi non versati dall'appaltatore.
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Abuso edilizio: responsabilità del proprietario.
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per abuso edilizio inflitta a una proprietaria non residente, accusata di aver realizzato una chiusura in alluminio e vetro senza permesso. I giudici di merito avevano fondato la colpevolezza sulla sola titolarità dell'immobile e sul legame di parentela con i committenti. La Suprema Corte ha invece chiarito che la responsabilità penale non può derivare da semplici presunzioni, ma richiede la prova certa di una partecipazione effettiva all'illecito, specialmente quando il proprietario non ha la disponibilità di fatto del bene.
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Scoperta dei vizi: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità dell'appaltatore per gravi difetti immobiliari, focalizzandosi sul momento esatto in cui avviene la scoperta dei vizi. Nel caso in esame, un acquirente lamentava infiltrazioni di umidità, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato l'azione prescritta basandosi sulla data delle prime segnalazioni. Gli Ermellini hanno ribaltato tale decisione, stabilendo che il termine annuale per la denuncia e quello per l'azione legale decorrono solo quando il danneggiato acquisisce una conoscenza piena, obiettiva e tecnica della gravità dei difetti e della loro causa, spesso ottenibile solo tramite una perizia specialistica.
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Responsabilità solidale appalto: i termini INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale appalto non è applicabile all'INPS. L'ente previdenziale può agire per il recupero dei contributi omessi entro i normali termini di prescrizione, poiché il limite dei due anni dalla cessazione dell'appalto riguarda esclusivamente le azioni promosse dai lavoratori per ottenere retribuzioni e contributi dal committente.
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Solidarietà negli appalti: i termini per l’INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale per la solidarietà negli appalti non è applicabile alle azioni di recupero crediti promosse dagli enti previdenziali. Nel caso esaminato, un istituto previdenziale aveva richiesto a una società committente il pagamento di contributi omessi dall'appaltatore. Mentre i lavoratori devono agire entro due anni dalla fine dell'appalto, l'ente pubblico è soggetto solo alla prescrizione ordinaria, poiché l'obbligazione contributiva è autonoma e indisponibile rispetto a quella retributiva.
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Responsabilità solidale appalto: i termini INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale appalto non è applicabile alle azioni promosse dagli enti previdenziali. Nel caso esaminato, l'INPS aveva richiesto il pagamento di contributi omessi a una società committente per un appalto di servizi assistenziali. Mentre i giudici di merito avevano dichiarato l'ente decaduto dall'azione per il decorso di oltre due anni dalla fine dell'appalto, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. L'obbligazione contributiva è autonoma rispetto a quella retributiva e, pertanto, l'ente previdenziale è soggetto esclusivamente ai termini di prescrizione ordinaria, garantendo così la piena tutela assicurativa del lavoratore.
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