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Committente

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123 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Finto appalto e somministrazione irregolare di lavoro: condanna
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato un'imprenditrice per una somministrazione irregolare di lavoro riguardante nove dipendenti. Questi lavoratori erano formalmente assunti da una società terza, ma operavano sotto il controllo esclusivo dell'imprenditrice committente. La Corte d'Appello ha confermato le sanzioni basandosi sulle indagini della Guardia di Finanza e sulle dichiarazioni dei lavoratori. L'imprenditrice ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un'errata inversione dell'onere della prova e contestando la valutazione degli indizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'assenza di potere direttivo in capo alla società formale datrice di lavoro configura un appalto fittizio. Di conseguenza, l'imprenditrice perde la causa e deve pagare le sanzioni amministrative originarie, oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Responsabilità solidale negli appalti: il committente deve pagare
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive e TFR alla società committente, una nota società per azioni che gestisce le strade statali, in solido con l'impresa appaltatrice inadempiente. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendo la committente un ente pubblico esente da responsabilità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la committente, pur operando come ente aggiudicatore, mantiene natura privatistica. Di conseguenza, si applica la disciplina sulla responsabilità solidale negli appalti, che tutela i lavoratori garantendo loro un'azione diretta contro il committente per i crediti di lavoro non pagati dall'appaltatore. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Responsabilità solidale negli appalti: paga il committente
Un lavoratore ha chiesto la condanna del committente, una nota società per azioni di gestione stradale, al pagamento in solido delle differenze retributive e del TFR non versati dall'appaltatore fallito. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità del committente considerandolo un ente pubblico esente. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che la responsabilità solidale negli appalti si applica anche ai soggetti privati qualificabili come enti aggiudicatori, come la società in questione, che non rientra tra le pubbliche amministrazioni escluse dalla legge. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità solidale negli appalti: sanzioni per il passato
L'INPS ha richiesto a una società committente il pagamento dei contributi previdenziali e delle sanzioni civili non versati dall'appaltatore, invocando la responsabilità solidale negli appalti. La Corte d'Appello aveva escluso il pagamento delle sanzioni per il passato, applicando retroattivamente una legge di favore del 2012. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che la legge del 2012 non è retroattiva perché ha natura innovativa e non interpretativa. Di conseguenza, per i debiti contributivi sorti prima del 2012, il committente resta pienamente responsabile anche per le sanzioni civili collegate, in quanto queste hanno natura accessoria e automatica rispetto al debito principale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova decisione.
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Responsabilità solidale negli appalti: l’INPS vince sui tempi
L'INPS ha richiesto a una società committente il pagamento dei contributi previdenziali omessi dall'impresa appaltatrice per gli anni 2009-2010. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dell'ente, ritenendo decorso il termine di decadenza di due anni dalla cessazione dell'appalto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che in tema di responsabilità solidale negli appalti il termine biennale di decadenza non si applica all'azione promossa dagli enti previdenziali. Le pretese dell'INPS per il recupero dei contributi sono soggette esclusivamente alla prescrizione ordinaria. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Costruzione abusiva: rifinire l’opera non evita la demolizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Committente, confermando la condanna a due mesi di arresto e 8.000 euro di ammenda, oltre alla demolizione delle opere. Il caso riguarda una costruzione abusiva realizzata in area con vincolo paesaggistico e sismico, comprendente tettoie, muri in cemento armato e ampliamenti senza permesso di costruire. La Suprema Corte ha chiarito che anche i semplici lavori di completamento e rifinitura integrano il reato di costruzione abusiva se eseguiti su manufatti originariamente illeciti. Inoltre, il condono edilizio non è applicabile per ampliamenti volumetrici significativi in zone protette. Le attenuanti generiche sono state negate poiché il responsabile ha proseguito i lavori nonostante i controlli della Polizia Municipale.
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Responsabilità solidale negli appalti: l’azienda risponde del TFR
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive e TFR all'azienda committente, ritenendola responsabile in solido con le cooperative appaltatrici. L'azienda committente ha eccepito la decadenza, sostenendo che il termine biennale decorresse dalla fine dei singoli contratti di appalto e non dall'ultimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. Ha stabilito che, in caso di contratti successivi senza interruzioni con lo stesso appaltatore, il termine di due anni per far valere la responsabilità solidale negli appalti decorre dalla cessazione effettiva dell'intero rapporto. Inoltre, la Corte ha confermato che la responsabilità solidale comprende anche le quote di TFR, in quanto hanno natura di retribuzione differita. Vince il lavoratore.
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Responsabilità dell’appaltatore: esonero se il terreno frana
Il Committente rifiuta di pagare il saldo dei lavori all'Appaltatore, lamentando gravi vizi dell'edificio dovuti a un movimento franoso. L'Appaltatore e il Progettista si difendono dimostrando di aver fatto affidamento sulla dettagliata indagine geologica fornita dallo stesso Committente. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Committente, confermando che la responsabilità dell'appaltatore è esclusa se il committente fornisce un esame geologico approfondito svolto da un professionista e se ulteriori indagini richiederebbero strumenti straordinari. Il Committente viene quindi condannato a pagare i lavori eseguiti e a rimborsare le spese legali di tutte le parti, comprese quelle del Direttore dei Lavori chiamato in causa.
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Rovina di edificio: accordo tra le parti ferma la Cassazione
Un Condominio subisce danni a causa dei lavori di demolizione e ricostruzione eseguiti sull'immobile adiacente, di proprietà di una Società. Il Condominio richiede il risarcimento dei danni. In appello, i giudici riconoscono la responsabilità della Società proprietaria per rovina di edificio ai sensi dell'articolo 2053 del Codice Civile. La Società propone ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. La Società deposita quindi la formale rinuncia agli atti del giudizio, regolarmente accettata dal Condominio. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, dichiara l'estinzione del procedimento senza alcuna condanna alle spese di lite.
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Responsabilità del direttore dei lavori: chi decide paga i danni
Il caso riguarda il rifacimento dell'impermeabilizzazione del tetto di un immobile. La proprietaria (Il Committente) ha chiesto il risarcimento dei danni al professionista incaricato (Il Direttore dei Lavori) per gravi infiltrazioni d'acqua. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, escludendo la responsabilità del direttore dei lavori. I giudici hanno accertato che il Committente aveva modificato il progetto originario di propria iniziativa e all'insaputa del professionista. Inoltre, aveva sostituito l'impresa appaltatrice escludendo completamente il tecnico dalla fase finale dei lavori. La Corte ha stabilito che l'ingerenza totale del Committente, che esautora il professionista dal suo ruolo di garante, interrompe il nesso causale. Di conseguenza, il Direttore dei Lavori non risponde dei vizi dell'opera se è stato estromesso dalla gestione diretta del cantiere.
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Abuso edilizio del coniuge: la condanna colpisce anche il marito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale di un uomo per un abuso edilizio realizzato materialmente dalla moglie. Il marito sosteneva di non essere il committente dei lavori e di non aver partecipato alla loro esecuzione. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto inammissibile il ricorso, confermando che la responsabilità per l'abuso edilizio del coniuge può essere dimostrata attraverso indizi precisi. Tra questi figurano la comunione dei beni, la presenza sul cantiere, l'interesse comune alla costruzione e la mancanza di opposizione ai lavori. Di conseguenza, l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio e prescrizione: la prova spetta all’imputato
Un committente, ritenuto anche esecutore materiale di lavori abusivi, è stato condannato per violazioni della normativa edilizia. L'imputato ha proposto ricorso sostenendo che il reato fosse estinto per il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che in tema di abuso edilizio e prescrizione spetta all'imputato l'onere di provare la data di inizio del decorso del termine se diversa da quella accertata. La semplice assenza di operai al momento del controllo non dimostra una desistenza volontaria dai lavori. Inoltre, la Cassazione ha negato la particolare tenuità del fatto a causa delle plurime violazioni contestate. L'imputato perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Competenza territoriale del giudice del lavoro: basta un parcheggio
Un autista ha promosso un giudizio contro il proprio datore di lavoro e la società committente per ottenere il pagamento di straordinari e il recupero di trattenute indebite. La causa è stata avviata davanti al Tribunale di Massa, luogo in cui il dipendente svolgeva materialmente l'attività di trasporto utilizzando i mezzi aziendali parcheggiati presso la sede della committente. Il datore di lavoro ha eccepito l'incompetenza del tribunale, sostenendo che la propria sede legale si trovasse in un'altra provincia e che a Massa non vi fosse alcuna sede o ufficio aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che la competenza territoriale del giudice del lavoro sussiste anche nel luogo in cui si trova un parcheggio di terzi utilizzato per la sosta dei mezzi di lavoro, in quanto qualificabile come dipendenza aziendale.
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Responsabilità solidale negli appalti: sì a stipendi, no a ferie
Un lavoratore ha chiesto al committente privato il pagamento delle differenze retributive non versate dal datore di lavoro (appaltatore), nel frattempo fallito. La Corte di Cassazione ha chiarito i confini della responsabilità solidale negli appalti. I giudici hanno stabilito che il committente privato, anche se a partecipazione pubblica, risponde dei debiti salariali dell'appaltatore fallito. Tuttavia, questa garanzia si applica solo ai trattamenti strettamente retributivi. Di conseguenza, l'indennità per ferie e permessi non goduti, avendo natura risarcitoria e non retributiva, è esclusa dalla responsabilità solidale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare le somme dovute, escludendo tali indennità.
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Sicurezza sul lavoro nei cantieri: condanna anche senza sapere
Un idraulico ha perso la vita all'interno di un cantiere edile a causa del crollo delle pareti di uno scavo, profondo oltre due metri e mezzo e privo di qualsiasi armatura di sostegno. Il tribunale ha condannato il legale rappresentante dell'impresa committente, che rivestiva anche i ruoli di responsabile dei lavori e datore di lavoro, per omicidio colposo. La Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il ricorso dell'imputato. La Corte ha stabilito che gli obblighi in materia di sicurezza sul lavoro nei cantieri gravano direttamente sul committente-datore di lavoro, il quale non può scusarsi sostenendo di non essere stato a conoscenza della specifica e temporanea esecuzione dello scavo da parte del capocantiere, poiché la lavorazione era già prevista nei piani di sicurezza originari e non vi era stata alcuna delega formale delle funzioni di vigilanza.
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Responsabilità solidale negli appalti: niente decadenza per INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto al Committente il pagamento dei contributi previdenziali non versati dall'Appaltatore per un appalto di servizi. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'Ente decaduto dall'azione, ritenendo applicabile il termine di decadenza di due anni dalla fine dell'appalto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che in tema di responsabilità solidale negli appalti il termine di decadenza biennale non si applica alle azioni degli enti previdenziali. Queste ultime rimangono soggette unicamente alla prescrizione ordinaria. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità solidale negli appalti: esclusa nel trasporto
L'ente previdenziale ha richiesto a un'azienda committente il pagamento dei contributi non versati da una cooperativa di trasporti per i propri dipendenti. L'azienda ha contestato la pretesa, sostenendo che il rapporto non fosse un appalto ma un semplice contratto di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la responsabilità solidale negli appalti prevista dall'art. 29 del d.lgs. 276/2003 non si applica al mero contratto di trasporto. Quest'ultimo, infatti, non comporta quella dissociazione tra titolarità del lavoro e utilizzo della prestazione tipica dell'appalto di servizi. Di conseguenza, l'azienda committente non è tenuta a pagare i contributi previdenziali dei dipendenti del vettore.
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Responsabilità solidale negli appalti: l’INPS non ha limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda committente, confermando la sua condanna a pagare oltre 280 mila euro all'INPS per contributi previdenziali non versati dall'appaltatrice. La decisione si basa sul principio della responsabilità solidale negli appalti. La ricorrente sosteneva che l'azione dell'ente previdenziale fosse decaduta, poiché avviata oltre il termine di due anni previsto dalla legge. I giudici hanno chiarito che il termine di decadenza biennale si applica esclusivamente alle azioni promosse dai lavoratori per ottenere i propri crediti di lavoro. Al contrario, l'azione di recupero dei contributi promossa dagli enti previdenziali come l'INPS è soggetta solo al termine di prescrizione ordinario. Di conseguenza, l'azienda committente è obbligata a pagare l'intero importo richiesto.
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Responsabilità solidale negli appalti: il condominio non paga l’INPS
L'INPS ha richiesto a un Condominio il pagamento dei contributi previdenziali non versati da un'impresa di pulizie appaltatrice per due lavoratrici impiegate nello stabile. La Corte d'Appello aveva ritenuto il Condominio responsabile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Condominio, stabilendo che la disciplina sulla responsabilità solidale negli appalti non si applica ai condomini. Il condominio, infatti, agisce come semplice ente di gestione dei beni comuni e non svolge attività d'impresa o professionale. Di conseguenza, è equiparato alle persone fisiche che agiscono per scopi privati, le quali sono escluse dal vincolo di solidarietà per i debiti contributivi dell'appaltatore. La Cassazione ha quindi annullato la decisione precedente, stabilendo che il Condominio non deve pagare nulla all'INPS.
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Responsabilità solidale negli appalti: estesa alla subfornitura
Un'azienda committente ha impugnato il verbale dell'Inps che le imponeva il pagamento dei contributi previdenziali per i dipendenti di un proprio subfornitore. L'azienda sosteneva che la responsabilità solidale negli appalti non si applicasse ai contratti di subfornitura. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la tutela dei lavoratori si estende anche alla subfornitura. La norma mira infatti a proteggere chiunque svolga un'attività lavorativa indiretta nell'ambito del decentramento produttivo. Di conseguenza, l'azienda committente è stata condannata a pagare i contributi e le spese di giudizio.
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