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Circostanza Attenuante — Anno 2022

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283 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Circostanza Attenuante

Provvedimenti

Reato fallimentare: ricorso generico costa caro all’imputato
L'Imputato, condannato per un reato fallimentare, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una scorretta valutazione delle prove e il mancato riconoscimento delle attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che le contestazioni erano del tutto generiche e si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare realmente la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: i limiti e la condanna
L'Imputato ha patteggiato una pena per il reato di furto di generi alimentari. Successivamente, il suo difensore ha presentato un ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha lamentato la mancata applicazione dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di un patteggiamento per errata qualificazione giuridica è consentita solo per errori evidenti e immediati. Il ricorso per mere valutazioni interpretative non è ammesso. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente attenuante con guadagni continui
Un uomo viene condannato per cessione ripetuta di sostanze stupefacenti, reato riqualificato come spaccio di lieve entità. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la presunta inattendibilità delle dichiarazioni rese dall'acquirente e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità. La Suprema Corte rigetta il ricorso confermando la condanna. I giudici evidenziano che le dichiarazioni dell'acquirente trovano riscontro nelle osservazioni delle forze dell'ordine e nelle analisi tossicologiche. Inoltre, la Corte precisa che il riconoscimento dello spaccio di lieve entità non comporta in modo automatico l'attenuante per il guadagno di speciale tenuità. Trattandosi di circa trenta episodi di cessione, il guadagno complessivo perseguito dallo spacciatore non risulta marginale o di speciale tenuità.
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Esposizione alla pubblica fede e furto di bicicletta legata
L'Imputato ha rubato una bicicletta legata a un palo sulla pubblica via spezzando la catena con una tronchese. Intercettato, ha tentato la fuga prima in auto e poi a piedi. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna per furto aggravato. La Corte ha stabilito che l'esposizione alla pubblica fede sussiste anche se il bene è protetto da una semplice catena, poiché si tratta di una cautela inidonea a eliminare l'affidamento pubblico. Negata anche l'attenuante per il danno di lieve entità, dovendosi calcolare il pregiudizio complessivo subito dalla vittima, compresa la rottura della catena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Correzione di errore materiale: il refuso non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha disposto d'ufficio la correzione di errore materiale in una propria precedente sentenza resa nei confronti de L'Imputato. In fase di composizione del testo originario era stato omesso per un refuso un inciso essenziale sulla motivazione del diniego di un'attenuante, oltre all'avverbio negativo 'non'. La Suprema Corte ha chiarito che la rettifica formale è pienamente legittima quando risana la difformità tra la reale volontà del giudice e la sua espressione scritta, senza alterare la decisione finale. Nel merito, il testo corretto conferma che l'attenuante per la tenue entità del danno si applica solo ai delitti e non alle contravvenzioni. I giudici hanno quindi integrato la sentenza senza modificare l'esito della condanna.
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Attenuante della collaborazione: fare nomi senza aiuti non basta
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento della attenuante della collaborazione in un procedimento per reati di droga. L'uomo aveva inizialmente indicato il nome del proprio fornitore tramite dichiarazioni spontanee. Successivamente, però, l'imputato si era avvalso della facoltà di non rispondere, bloccando ogni ulteriore aiuto agli inquirenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che non basta fare il nome del fornitore per beneficiare dello sconto di pena. La collaborazione deve produrre risultati utili e concreti per le indagini, impedendo la commissione di altri reati. Di conseguenza, L'Imputato ha perso la causa e deve pagare le spese processuali unitamente a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: negato nel tentato furto
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di rubare un furgone parcheggiato sulla pubblica via, infrangendo il finestrino. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando il diniego della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte ha chiarito che tale attenuante si applica al delitto tentato solo se, tramite un giudizio ipotetico, emerge che il danno sarebbe stato minimo. Nel caso specifico, il furgone aveva un valore economico non trascurabile, come dimostrato dalla decisione del proprietario di ripararlo. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Correzione errore materiale: la Cassazione rimedia alla sua svista
La Corte di Cassazione ha disposto la correzione errore materiale di una propria precedente sentenza. Nel provvedimento originario, la Suprema Corte aveva annullato la decisione di secondo grado limitatamente alla circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, ma aveva omesso di indicare il giudice a cui rinviare la causa per il nuovo giudizio. Rilevata la svista, i giudici hanno integrato il dispositivo stabilendo che il nuovo esame sul punto spetta a un'altra sezione della Corte di appello di Torino. I ricorrenti ottengono così la corretta prosecuzione del giudizio davanti al giudice competente.
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Concorso nel reato di rapina: condannati i basisti assenti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di concorso nel reato di rapina ai danni di una banca. I due imputati avevano fornito informazioni cruciali e supporto logistico agli esecutori materiali, utilizzando un linguaggio in codice durante le telefonate intercettate. La difesa sosteneva l'irrilevanza del loro contributo e invocava la desistenza volontaria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che per la configurabilità del concorso è sufficiente un qualsiasi contributo agevolatore, anche minimo, che aumenti la probabilità di successo del piano criminoso. Inoltre, la desistenza non è applicabile una volta che l'azione causale è già stata avviata. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: presentarsi in caserma non evita la condanna
Un uomo agli arresti domiciliari si allontanava dall'abitazione simulando una visita medica urgente. Successivamente, i Carabinieri gli notificavano un invito a presentarsi in caserma per motivi amministrativi indipendenti. Presentatosi spontaneamente per ritirare l'atto, i militari accertavano la violazione della misura cautelare in corso. La difesa richiedeva l'applicazione dell'attenuante speciale per essersi costituito spontaneamente prima della condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che la presentazione spontanea deve essere finalizzata alla consegna all'autorità per ripristinare la restrizione, e non può coincidere con una convocazione per altri motivi d'ufficio.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione se si tace in appello
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione di una circostanza attenuante per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato che l'Imputato non aveva sollevato questa specifica contestazione durante il processo d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. L'Imputato perde definitivamente la causa.
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Furto in negozio ed estinzione del reato per morte dell’imputato
Un uomo viene condannato per aver sottratto un flacone di olio per il corpo in un negozio e per aver tentato di rubare un profumo, venendo fermato dalla vigilanza. La difesa propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità, dato il valore irrisorio della merce. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, giunge il certificato di morte dell'uomo. La Corte di Cassazione, preso atto del decesso, dichiara l'estinzione del reato per morte dell'imputato e annulla la sentenza di condanna senza rinvio, chiudendo definitivamente il procedimento penale a carico del defunto.
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Ricorso contro patteggiamento: quando contestare costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento proposto da un imputato. L'uomo contestava il mancato riconoscimento di una circostanza attenuante da parte del Tribunale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la legge limita fortemente i motivi per impugnare una sentenza di patteggiamento. La contestazione sulle attenuanti richiede una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata in Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Patteggiamento in appello: l’accordo sulla pena blocca i ricorsi
L'Imputato, dopo aver concordato la pena in secondo grado tramite il cosiddetto patteggiamento in appello, ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la qualificazione giuridica dei fatti e richiedere l'applicazione di attenuanti e della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'accordo sulla pena tra accusa e difesa è vincolante nella sua interezza. L'adesione al concordato comporta infatti l'accettazione della qualificazione giuridica del fatto e di tutte le circostanze che incidono sul calcolo della sanzione, precludendo successive contestazioni. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto di oggetti atti ad offendere: ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per il reato di porto di oggetti atti ad offendere. La ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante prevista dalla legge sulle armi. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le stesse contestazioni di fatto già esaminate e correttamente respinte dalla Corte d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Danno di speciale tenuità: il rottame vale come bene aziendale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, il quale chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità per la sottrazione di materiali ferrosi. L'Imputato sosteneva che il valore del bene dovesse essere calcolato in base al prezzo di mercato del ferro vecchio. I giudici hanno invece stabilito che il valore del danno deve essere valutato considerando l'utilità del bene all'interno del contesto produttivo aziendale, anche se l'azienda si trova in stato di fallimento. Di conseguenza, il valore economico reale era ben superiore a quello del semplice scarto ferroso, escludendo così l'attenuante.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la borsa costa cara
Una donna è stata condannata per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, dopo essere stata sorpresa a Porto Recanati con la droga nascosta nella propria borsetta. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione contestando la competenza territoriale del tribunale e richiedendo l'applicazione di una circostanza attenuante per la presunta marginalità del ruolo della donna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'eccezione sulla competenza territoriale è stata sollevata tardivamente, oltre i termini previsti dalla legge. Inoltre, i giudici hanno escluso l'attenuante del ruolo marginale, definendo determinante l'azione di trasportare la droga nella borsetta. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto aggravato: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti, la sussistenza dell'aggravante dell'uso di mezzo fraudolento e il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e ripetitivi, limitandosi a riproporre le stesse difese già respinte in appello senza contestare realmente la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a sconti tardivi
L'Imputato è stato condannato per aver ceduto 0,58 grammi di hashish in cambio di cinque euro. Ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità da parte della Corte di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché la difesa non aveva sollevato questa specifica questione durante il giudizio di secondo grado. I giudici di legittimità hanno ribadito che non è possibile proporre per la prima volta in Cassazione questioni che non sono state oggetto dei motivi di appello, per evitare che si contesti un difetto di motivazione su un punto mai sottoposto ai giudici di secondo grado. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso successivo
Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul mancato riconoscimento di una circostanza attenuante non inclusa nell'accordo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello comporta la rinuncia a far valere qualsiasi contestazione successiva in sede di legittimità, comprese le questioni rilevabili d'ufficio. Le uniche eccezioni riguardano l'applicazione di una pena illegale, i vizi nella formazione della volontà delle parti, la mancanza di consenso del pubblico ministero o la difformità della decisione del giudice rispetto all'accordo. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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