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Circostanza Attenuante — Anno 2022

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283 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Circostanza Attenuante

Provvedimenti

Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo blindato non si tocca
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal GIP del Tribunale di Bologna, lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione di questa sentenza è limitata a casi tassativi, come i vizi della volontà, la difformità tra richiesta e sentenza, l'errata qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. La contestazione sul mancato riconoscimento di un'attenuante non rientra in queste ipotesi. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di documenti in bianco: condannato chi li getta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per il reato di ricettazione. L'uomo era stato sorpreso a disfarsi di un modulo in bianco di una carta d'identità alla vista delle forze dell'ordine. La difesa contestava la prova della consapevolezza dell'origine illecita del documento. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che la condotta di gettare il documento dimostra la consapevolezza della sua provenienza delittuosa. Inoltre, i giudici hanno chiarito che la ricettazione di documenti in bianco non consente l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. Il valore del bene, infatti, non è quello del foglio di carta, ma quello imprecisabile legato al suo potenziale uso illecito. L'Imputato perde la causa e viene condannato alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Ricettazione e particolare tenuità del fatto: vince l’imputato
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di dieci giubbini con marchi contraffatti. La Corte d'appello ha riconosciuto l'attenuante della ricettazione di lieve entità, ma ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ritenendo il reato non minimale e il comportamento abituale a causa di un unico precedente risalente al 2005. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che un solo precedente datato non costituisce abitualità e che vi era contraddizione nel riconoscere la lieve entità ma negare la particolare tenuità del fatto con le stesse motivazioni. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Ricettazione di lieve entità: illegittimo usare la pena base
Il caso riguarda Il Condannato, accusato del reato di ricettazione. La Corte di Appello aveva rideterminato la sanzione applicando la riduzione per la circostanza attenuante del fatto di speciale tenuità, ritenuta prevalente sulla recidiva. Tuttavia, nel calcolo concreto, il giudice di secondo grado era partito dalla pena base prevista per l'ipotesi ordinaria di ricettazione, anziché muoversi all'interno della cornice edittale autonoma prevista per la ricettazione di lieve entità. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del difensore, stabilendo che, una volta riconosciuta la prevalenza dell'attenuante, il calcolo della sanzione deve iniziare direttamente dai limiti edittali più favorevoli previsti per l'ipotesi attenuata. La sentenza è stata annullata limitatamente alla determinazione della pena, con rinvio per un nuovo calcolo.
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Danno di speciale tenuità: la Cassazione nega lo sconto per rapina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per rapina aggravata. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il valore sottratto fosse minimo. I giudici hanno chiarito che il danno non può considerarsi trascurabile se il valore del bene sottratto è vicino o superiore all'importo di una pensione sociale. Inoltre, la capacità economica della vittima di sopportare la perdita finanziaria è del tutto irrilevante per la concessione dell'attenuante. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di marchi contraffatti: no al doppio sconto di pena
Il caso riguarda un uomo condannato per la ricettazione di marchi contraffatti. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere applicata se il valore limitato della merce è già stato utilizzato per concedere l'attenuante specifica della ricettazione lieve. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La sentenza conferma il divieto di doppia valutazione dello stesso elemento di fatto per ottenere sconti di pena cumulativi.
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Furto di energia elettrica: condanna per danno da 5.000 euro
Un utente è stato condannato per il reato di furto di energia elettrica aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il danno economico causato alla società erogatrice, pari a oltre cinquemila euro, esclude qualsiasi connotazione di particolare tenuità. Inoltre, l'imputato non ha fornito prove idonee a dimostrare la sussistenza di elementi a suo favore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: condanna anche se i complici restano ignoti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato a carico di un uomo sorpreso a scaricare venticinque bancali di legno rubati, per un valore di circa duecentocinquanta euro. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Corte ha chiarito che l'aggravante del reato commesso da tre o più persone sussiste anche se solo due soggetti vengono identificati, purché un testimone ne abbia visti tre. Inoltre, il danno di duecentocinquanta euro non è stato considerato di speciale tenuità, escludendo così l'attenuante comune. Infine, la recidiva è stata applicata a causa della pericolosità sociale del soggetto, dedito sistematicamente ai reati contro il patrimonio. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Furto di energia elettrica: la prescrizione cancella la condanna
L'Utente era stata condannata per il reato di furto di energia elettrica, realizzato tramite un allaccio abusivo ottenuto modificando il cavo dell'ente erogatore. L'Utente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la responsabilità, l'aggravante della violenza sulle cose e il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno, già accettato dall'ente. La Suprema Corte ha ritenuto non manifestamente infondato il motivo relativo al risarcimento del danno. Questa valutazione ha impedito la dichiarazione di inammissibilità totale del ricorso, consentendo così di rilevare l'avvenuto decorso del tempo massimo per punire il fatto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per estinzione del reato dovuta a prescrizione.
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Danno patrimoniale di speciale tenuità: tre anelli costano caro
L'Imputato ha sottratto tre anelli alla Persona Offesa. Successivamente, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sul valore dei beni spetta ai giudici di merito e che tre anelli non possono essere considerati beni di valore particolarmente tenue. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: patti vincolanti
Il GIP del Tribunale di Bologna applicava a L'Imputato, tramite patteggiamento, la pena di dieci mesi di reclusione e 1.200 euro di multa per reati sugli stupefacenti. L'Imputato proponeva ricorso per cassazione contro patteggiamento lamentando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge limita rigidamente i motivi di impugnazione delle sentenze di patteggiamento a vizi di volontà, difetto di correlazione, errore di qualificazione giuridica o illegalità della pena. La contestazione sulle attenuanti, escluse dall'accordo originario, non rientra in questi casi. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no a sconti automatici
Due soggetti, sorpresi dalle forze dell'ordine dopo una segnalazione telefonica, fuggono ma vengono arrestati in flagranza per tentato furto aggravato. I giudici di merito li condannano. I soggetti presentano ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che l'attenuante del danno di speciale tenuità non si applica automaticamente solo perché il bene ha un valore irrisorio. Occorre valutare la gravità complessiva dell'azione criminale. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato: la goccia di sangue che incastra il colpevole
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto aggravato dopo essere stato identificato grazie a una traccia di DNA estratta da una goccia di sangue rinvenuta all'interno dell'auto derubata. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il vincolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi presentati riproducevano genericamente le stesse difese già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto in supermercato: la Cassazione nega gli sconti di pena
Due soggetti sono stati condannati per concorso in furto in supermercato. I giudici di merito hanno inflitto un anno di reclusione al primo imputato e sei mesi alla seconda. Gli imputati hanno proposto ricorso per cassazione, lamentando la mancata concessione di un'attenuante e contestando la severità della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, a meno di evidenti vizi logici nella motivazione, qui assenti. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del risarcimento del danno: rapina e risarcimento
L'Imputato, accusato di rapina per aver sottratto trenta euro, ha risarcito la vittima con cento euro prima dell'ammissione al giudizio abbreviato. La Corte di appello ha negato l'attenuante del risarcimento del danno, ritenendo il pagamento tardivo e già considerato per le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato. I giudici hanno chiarito che, nel rito abbreviato, il risarcimento è tempestivo se avviene prima dell'ordinanza di ammissione al rito. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza con rinvio ad un'altra sezione della Corte di appello per una nuova valutazione.
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Prescrizione della ricettazione: la Cassazione nega lo sconto
Il Tribunale aveva dichiarato estinto per prescrizione il reato addebitato all'Imputato, qualificando il fatto come ricettazione di lieve entità. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione con ricorso diretto in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la lieve entità della ricettazione costituisce una circostanza attenuante e non un reato autonomo. Di conseguenza, ai fini del calcolo del tempo necessario per la prescrizione della ricettazione, non si deve tenere conto dell'attenuante, ma bisogna fare riferimento alla pena massima del reato base (otto anni). Poiché tale termine non era ancora decorso, la Cassazione ha annullato la sentenza e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo.
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Ricettazione di assegno smarrito: condanna e niente prescrizione
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno smarrito, avendo consegnato come garanzia commerciale un titolo proveniente da un carnet precedentemente smarrito. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la prova della consapevolezza della provenienza illecita dell'assegno e sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la genericità dei motivi. I giudici hanno chiarito che il possesso del titolo senza alcuna spiegazione logica dimostra la consapevolezza dell'illecito. Inoltre, ai fini della prescrizione, si deve considerare la pena massima edittale di otto anni senza calcolare le attenuanti, portando il termine a dieci anni complessivi, non ancora decorsi. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Passeggero o complice? Favoreggiamento immigrazione clandestina
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina a carico di un passeggero di un autoarticolato. All'interno del mezzo erano nascosti tre cittadini stranieri irregolari. La difesa sosteneva la tesi della semplice connivenza non punibile, poiche il conducente si era assunto l'intera responsabilita. I giudici hanno invece accertato che il passeggero ha svolto un ruolo attivo e indispensabile, sorvegliando i migranti e nascondendo i loro telefoni cellulari per impedire comunicazioni esterne. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo l'attenuante della minima partecipazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Minorata difesa: il buio di notte non fa scattare l’aggravante
L'Imputato è stato condannato per rapina e lesioni aggravate. Ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e l'applicazione dell'aggravante della minorata difesa per aver agito di notte. La Corte di Cassazione ha rigettato i motivi sulla responsabilità e sull'attenuante, ricordando che nella rapina va valutata anche la lesione alla persona. Ha invece accolto il ricorso sull'aggravante della minorata difesa: commettere un reato di notte non fa scattare automaticamente l'aggravante, ma occorre dimostrare in concreto che l'oscurità abbia ostacolato la difesa della vittima e che il colpevole ne abbia approfittato. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo punto.
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Risarcimento del danno: pagare non basta se rivuoi i soldi
L'Imputato, condannato per rapina aggravata, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno e il giudizio di equivalenza tra le circostanze. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il risarcimento del danno, per diminuire la pena, deve essere volontario, integrale (comprensivo di danno patrimoniale e morale) ed effettivo. Nel caso di specie, l'indennizzo era parziale, avvenuto solo dopo una formale messa in mora e seguito da un'azione civile per recuperare le somme. Pertanto, l'attenuante non spetta e la condanna viene confermata con sanzione pecuniaria aggiuntiva.
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