LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Cessione

103 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Accordo con cui un creditore trasferisce il proprio diritto di credito a un altro soggetto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Quando la Non Punibilità per Tenuità del Fatto non si applica
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le argomentazioni sulla destinazione a uso personale e sulla non punibilità per particolare tenuità del fatto fossero già state esaminate e respinte. La Corte ha confermato che le modalità di conservazione e la tipologia delle sostanze indicavano un'attività di cessione organizzata, escludendo la tenuità del fatto.
Continua »
Assoluzione per Spaccio di Droga: Cassazione Conferma la Decisione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato dal Pubblico Ministero contro l'assoluzione di un individuo accusato di cessione di marijuana per 5 euro. Il ricorso contestava la valutazione delle prove da parte della Corte d'Appello. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il ricorso mirava a una nuova valutazione del materiale probatorio, cosa non consentita in sede di legittimità. L'assoluzione per spaccio di droga è stata così confermata, poiché la sentenza impugnata era basata su criteri valutativi delle prove validi.
Continua »
Spaccio di droga: la Cassazione conferma la gravità del reato
Due persone, Il Primo Ricorrente e Il Secondo Ricorrente, hanno presentato ricorso contro una sentenza che li condannava per spaccio di droga. Essi contestavano la qualificazione giuridica spaccio di stupefacenti, sostenendo che il fatto dovesse essere classificato come meno grave (Art. 73, comma 5, D.P.R. n. 309/1990) anziché come più grave (Art. 73, comma 1). La Corte d'Appello aveva ritenuto corretta la qualificazione più grave, basandosi sulla grande quantità di droga trovata in possesso dei ricorrenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, confermando la decisione precedente e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
Continua »
Spaccio di Droga: Cassazione conferma condanne e recidiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imputati, Il Trafficante e Il Complice, condannati per spaccio di droga (plurime cessioni di cocaina). Il Complice aveva chiesto di derubricare il reato a un'ipotesi meno grave e di riconoscere la prevalenza delle attenuanti generiche sulla recidiva. La Corte ha respinto entrambi i ricorsi. Ha confermato la gravità del reato, evidenziando l'ingente quantità di cocaina e l'organizzazione dello spaccio come un "supermercato" all'aperto. La sentenza ha ribadito che la recidiva reiterata impediva la prevalenza delle attenuanti generiche. Entrambi gli imputati hanno perso il ricorso e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ammortamento beni materiali: la vendita non è eliminazione
Una società ha acquistato un'attrezzatura produttiva e l'ha rivenduta nello stesso anno, pretendendo di dedurre interamente il costo residuo non ancora ammortizzato. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, limitando la deduzione alla sola quota annuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo un principio fondamentale in tema di ammortamento dei beni materiali. La deduzione del costo residuo per eliminazione del bene si applica solo a eventi fisici e materiali, come distruzione, perdita o obsolescenza, e non a contratti di vendita. Di conseguenza, la società perde la causa e non può dedurre l'intero costo residuo come sperato.
Continua »
Sequestro conservativo per garanzie false nel contratto
Il Tribunale di Milano ha disposto un sequestro conservativo a causa della condotta scorretta dei venditori di un credito. Gli stessi avevano garantito che il credito fosse definitivo e non più impugnabile, mentre in realtà era pendente un ricorso in Cassazione. La decisione si basa sulla gravità delle false dichiarazioni e sul rischio concreto che i debitori svuotino il proprio patrimonio.
Continua »
Detenzione illecita di sostanze stupefacenti: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per cessione e detenzione illecita di sostanze stupefacenti (eroina). L'imputato era stato identificato da un acquirente come il proprio spacciatore abituale e, durante una perquisizione, le forze dell'ordine lo avevano sorpreso vicino a una scatola di scarpe contenente altra droga. La Suprema Corte ha confermato la validità della condanna, ritenendo logica la ricostruzione dei giudici di merito. Inoltre, ha respinto la richiesta di concessione del beneficio della non menzione della condanna, in quanto il diniego era stato correttamente motivato basandosi sulla gravità e sulle modalità concrete del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Cessione di stupefacenti: l’uso di gruppo non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. L'uomo sosteneva che la droga fosse destinata a un uso di gruppo, ma i giudici hanno confermato la sussistenza del reato di cessione di stupefacenti, essendoci prove della vendita a due acquirenti. La Suprema Corte ha inoltre confermato l'applicazione della recidiva e il giudizio di equivalenza con le attenuanti generiche, basandosi sui numerosi e gravi precedenti penali del soggetto. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Cessione di sostanze stupefacenti: condannata anche per cortesia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata a sei mesi di reclusione per cessione di sostanze stupefacenti. L'imputata sosteneva che la consegna della droga fosse avvenuta per mera cortesia personale e chiedeva le attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che anche la cessione gratuita o di cortesia costituisce reato. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali specifici della ricorrente. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio o uso personale di stupefacenti? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per spaccio. Gli imputati sostenevano che la sostanza stupefacente sequestrata fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, le indagini della polizia giudiziaria avevano documentato una pluralità di cessioni di droga in un brevissimo lasso di tempo, attività peraltro confessata dagli stessi interessati. La Suprema Corte ha evidenziato l'assoluta incompatibilità logica tra la tesi difensiva dell'uso personale e la condotta di spaccio concretamente accertata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di lieve entità per stupefacenti: detenzione contro spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di lieve entità per stupefacenti. L'imputato era stato trovato in possesso di circa 8,4 grammi di cocaina e accusato di plurime cessioni di droga a un'acquirente nel corso del tempo. La difesa lamentava una doppia sanzione, sostenendo che l'offerta di una dose al momento dell'arresto dovesse considerarsi assorbita nella detenzione della sostanza. I giudici hanno chiarito che la Corte d'Appello ha correttamente distinto la detenzione (che includeva l'offerta non completata) dalle precedenti e distinte cessioni avvenute negli anni. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Frode IVA: l’onere di diligenza del cedente è decisivo
Una società concessionaria vendeva veicoli in regime di sospensione IVA a società acquirenti che si sono rivelate 'cartiere' dedite a frodi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, negando il beneficio fiscale. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il venditore non può limitarsi a rispettare gli obblighi formali, come ricevere la dichiarazione d'intenti. Grava su di lui un 'onere di diligenza del cedente', che impone di adottare tutte le misure ragionevoli per accertarsi della buona fede del cliente, qualora esistano elementi di sospetto. La Corte ha quindi annullato la precedente sentenza favorevole all'azienda, ordinando una nuova valutazione per verificare se la società avesse agito con la dovuta prudenza.
Continua »
Sostanze stupefacenti: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso legato alla detenzione di sostanze stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. Nonostante la difesa sostenesse la finalità di uso personale o la cessione gratuita, la presenza di una bilancia di precisione e l'ammissione della consegna a terzi hanno reso la motivazione della sentenza di appello solida e insindacabile. La Corte ha ribadito che, in sede di legittimità, non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti se il giudice di merito ha fornito una spiegazione logica e coerente.
Continua »
Imposta di registro e cessione ramo d’azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la decisione di merito che aveva annullato un avviso di rettifica relativo all'imposta di registro su una cessione di ramo d'azienda. La controversia verte sulla deducibilità delle passività legate al personale, in particolare il TFR e i compensi differiti, dal valore complessivo dell'azienda ceduta. La Corte di Cassazione, constatando la pendenza di numerosi ricorsi analoghi tra le medesime parti, ha disposto la riunione dei procedimenti per una trattazione unitaria, rinviando la causa a nuovo ruolo.
Continua »
Reato continuato e vendita di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tre episodi di cessione di cocaina. La difesa sosteneva che le condotte dovessero essere riunite in un unico reato di detenzione, ma i giudici hanno confermato la configurazione del reato continuato. La distinzione temporale tra le vendite e la natura stessa dell'attività di spaccio impediscono di considerare i fatti come un'unica azione, confermando la correttezza della sentenza di merito.
Continua »
Dolo revocatorio: la frode del cedente annulla la sentenza
Una società di gestione infrastrutture ha impugnato per dolo revocatorio una sentenza di condanna al risarcimento danni per oltre 43 milioni di euro. La frode consisteva nella falsificazione di una lettera del 1999, utilizzata per interrompere la prescrizione del credito. La Corte d'Appello aveva rigettato l'impugnazione sostenendo che il dolo fosse imputabile al cedente del credito e non alla società cessionaria che aveva agito in giudizio. La Cassazione ha invece stabilito che il dolo revocatorio è configurabile anche se l'attività fraudolenta proviene dal dante causa, poiché il cessionario non può beneficiare di un diritto inquinato da raggiri volti a trarre in inganno il giudice.
Continua »
Rimborso IVA: l’identificazione tardiva non lo blocca
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società estera in merito al diniego di un Rimborso IVA. La controversia nasceva dall'importazione di prodotti farmaceutici dagli USA, successivamente venduti in ambito comunitario. L'Agenzia delle Entrate aveva negato il rimborso poiché la società non si era identificata in Italia prima delle operazioni. La Suprema Corte ha stabilito che l'identificazione IVA ha natura meramente formale e non può impedire il diritto sostanziale al rimborso, a patto che siano rispettati i requisiti di sostanza, non vi sia frode e l'identificazione avvenga in tempi ragionevoli.
Continua »
Patto di compensazione e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un istituto bancario che aveva effettuato anticipazioni su ricevute bancarie a favore di una società, poi ammessa al concordato preventivo. Il nodo centrale riguarda la validità del patto di compensazione inserito nel mandato all'incasso. Mentre i giudici di merito avevano negato alla banca il diritto di trattenere le somme riscosse dopo la domanda di concordato, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che, in presenza di una clausola contrattuale specifica che autorizza l'incameramento delle somme, la banca può legittimamente operare la compensazione tra il proprio credito per l'anticipazione e il debito derivante dalla riscossione, anche se quest'ultima avviene dopo l'apertura della procedura.
Continua »
Trasferimento di ramo d’azienda: i nuovi limiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un trasferimento di ramo d'azienda effettuato da una multinazionale tecnologica. La decisione si fonda sulla mancanza dei requisiti di autonomia e preesistenza del ramo ceduto. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova spetta al datore di lavoro, il quale deve dimostrare che l'entità trasferita fosse capace di operare autonomamente già prima dello scorporo. Nel caso analizzato, il ramo era composto quasi esclusivamente da personale senza un apparato strutturale idoneo, rendendo l'operazione una semplice cessione di contratti di lavoro nulla senza il consenso dei dipendenti.
Continua »
Definizione agevolata: rinvio per cessazione parziale
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo di una controversia riguardante cartelle esattoriali e iscrizioni ipotecarie a seguito della presentazione di una domanda di definizione agevolata. L'erede del contribuente ha invocato la normativa prevista dalla Legge 130/2022 per chiudere la lite. Tuttavia, poiché l'istanza riguarda solo una parte dei tributi originariamente contestati, la Corte ha ritenuto necessario aggiornare l'udienza per permettere all'ente della riscossione di valutare la portata della cessazione parziale della materia del contendere.
Continua »