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Cessione Del Credito — Anno 2026

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111 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessione Del Credito

Provvedimenti

Notificazione Cessione Credito: Agenzia Paga Male, Cassazione Annulla
Una società cede un suo credito IVA a un'altra per saldare un debito. La cessione viene comunicata all'Agenzia delle Entrate da un notaio. Nonostante ciò, l'Agenzia paga il rimborso alla società originaria, sostenendo che la notifica non fosse valida. La Cassazione ha stabilito che la notificazione cessione credito è un atto a forma libera e non richiede un incarico formale per chi la esegue. Poiché l'Agenzia era stata informata prima del pagamento, questo non è valido. La società che ha ricevuto il credito vince la causa.
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Commissione Massimo Scoperto: Banca Perde per Clausola Indeterminata
La Cassazione ha stabilito che una clausola sulla commissione di massimo scoperto è nulla se il contratto non ne specifica chiaramente il meccanismo di calcolo. La Corte ha chiarito che la successiva legge del 2009, che ha regolamentato tale commissione, non può 'sanare' retroattivamente la nullità di clausole pattuite in precedenza e viziate da indeterminatezza. Pertanto, la richiesta di pagamento della banca basata su quella clausola è stata ritenuta illegittima. La Corte ha invece respinto le obiezioni del debitore sulla titolarità del credito, passata a una società di recupero.
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Compensazione Debito IVA: Credito Negato e Fisco Vince in Cassazione
Una società acquista un credito IRES da un'altra azienda e ne chiede il rimborso al Fisco. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso, applicando una compensazione con un vecchio debito IVA della società venditrice. La società acquirente si oppone, sostenendo che il debito fosse sorto prima della procedura fallimentare della venditrice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità della compensazione debito IVA. I giudici hanno stabilito che la valutazione dei fatti, come la data di origine del debito, spetta esclusivamente ai tribunali di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che la motivazione della sentenza precedente non sia del tutto assente o illogica.
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Debito Acquistato: la Licenza Recupero Crediti non è Necessaria
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave in materia di recupero crediti. Un'azienda che acquista un credito da un altro soggetto non necessita della licenza recupero crediti (prevista dall'art. 115 TULPS) per riscuoterlo. La vicenda nasce dal debito di un bar per forniture elettriche, ceduto a una società di gestione. Il bar sosteneva la nullità della cessione perché la società acquirente non aveva la licenza al momento dell'acquisto. La Corte ha chiarito che tale licenza è obbligatoria solo per chi recupera crediti per conto di terzi, come servizio. Chi acquista un credito, invece, agisce per tutelare un diritto proprio, entrato nel suo patrimonio. Di conseguenza, la cessione è valida e il bar è tenuto a pagare l'intero debito.
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Compensazione crediti tributari: Fisco bloccato su IVA post-concordato
Un'azienda in concordato preventivo matura un credito IVA e lo cede a una banca. L'Amministrazione Finanziaria sospende il rimborso alla banca, tentando una compensazione crediti tributari con propri crediti verso l'azienda, sorti prima del concordato. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave: la compensazione è possibile solo se il fatto genetico di entrambi i crediti (quello del contribuente e quello del Fisco) è anteriore all'inizio della procedura concorsuale. Poiché il credito IVA è sorto durante il concordato, mentre il debito fiscale era precedente, la compensazione è illegittima. La Corte accoglie il ricorso della banca, che vince la causa.
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Truffa Sismabonus: Competenza Territoriale nell’Autoriciclaggio
La Suprema Corte ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo di oltre 1,7 milioni di euro per crediti fittizi legati ad agevolazioni edilizie. Al centro della vicenda vi è la competenza territoriale nell'autoriciclaggio. L'accusa riteneva competente il tribunale del luogo di interesse degli indagati, poiché l'inserimento telematico dei crediti era avvenuto in luogo ignoto. La difesa ha dimostrato che il contratto di cessione dei crediti, vero atto ingannevole, era stato stipulato in una città diversa. La Cassazione ha chiarito che, in caso di condotte frammentarie, il reato si perfeziona nel luogo in cui si realizza il primo atto della condotta tipica. Il giudice del riesame ha errato nel non valutare il luogo di stipula del contratto, determinando l'annullamento del provvedimento cautelare.
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Giudizio di ottemperanza tributario: rimborsi IVA e crediti ceduti
Una società di factoring ha avviato un giudizio di ottemperanza tributario per ottenere il rimborso di un credito IVA, originariamente spettante a una società cedente. L'Ente Riscossore ha contestato l'esecuzione, sostenendo che la sentenza non fosse ancora definitiva e che esistessero controcrediti vantati verso la società originaria, opponibili anche alla cessionaria. La Corte di Cassazione ha rilevato una profonda connessione tra questo ricorso e un altro procedimento pendente riguardante la medesima vicenda fattuale e la validità della documentazione prodotta. Per evitare decisioni contrastanti e garantire un esame unitario sulla legittimità della compensazione e sui limiti dell'attività istruttoria in sede di rinvio, i giudici hanno disposto la trattazione congiunta delle cause, rinviando la decisione a una nuova udienza pubblica.
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Interpretazione del contratto: il testo letterale vince sui dubbi
Una società finanziaria ha impugnato la decisione che negava il rimborso di oltre tre milioni di euro derivanti da una cessione di crediti erariali. La ricorrente sosteneva che l'accordo includesse tutti i crediti chiesti a rimborso, mentre i giudici di merito hanno limitato l'oggetto ai soli crediti già riconosciuti dall'Erario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione del contratto è un'attività riservata al giudice di merito. Il senso letterale delle parole rappresenta il criterio primario e insuperabile se non vi sono ambiguità. La Corte ha inoltre sanzionato la società per lite temeraria, avendo presentato un ricorso generico e privo di fondamento giuridico solido, confermando la centralità del testo contrattuale rispetto a interpretazioni soggettive postume.
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Cessione del credito e appalti: le regole di forma
La Corte di Cassazione ha confermato l'inopponibilità di una cessione del credito derivante da appalto pubblico poiché effettuata tramite semplice scrittura privata non autenticata. La decisione ribadisce che, per i crediti vantati verso la Pubblica Amministrazione, la normativa speciale prevale sulla disciplina generale del codice civile. Tale normativa impone requisiti di forma solenne, come l'atto pubblico o la scrittura autenticata, per garantire la certezza dei rapporti finanziari dell'ente pubblico. Senza tali requisiti, il pagamento effettuato dall'amministrazione al creditore originario mantiene valore liberatorio, rendendo nulla la pretesa del nuovo acquirente del credito.
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Cessione del credito e cancellazione società
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di decreti ingiuntivi emessi per compensi professionali, rigettando il ricorso di una società tecnologica. Il cuore della controversia riguardava la qualificazione di un accordo come cessione del credito anziché cessione del contratto. La Corte ha stabilito che, una volta sciolto il vincolo contrattuale, il diritto al compenso può essere ceduto senza il consenso del debitore. Inoltre, è stato chiarito che la cancellazione di una società dal registro delle imprese non comporta la rinuncia automatica ai crediti certi e liquidi, i quali si trasferiscono ai soci successori.
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Doppia conforme e prova del credito: stop Cassazione
Un istituto bancario ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la revoca di un decreto ingiuntivo emesso per crediti energetici non pagati da un ente locale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile applicando il principio della doppia conforme. Poiché sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno ritenuto insufficiente la prova del credito basata su fatture e dati estratti da piattaforme elettroniche, il ricorrente non ha assolto l'onere di dimostrare che le due decisioni di merito si fondassero su ragioni di fatto differenti, rendendo così insindacabile il vizio di motivazione in sede di legittimità.
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Cessione del credito e responsabilità della banca
Una società ha citato in giudizio un istituto bancario lamentando un danno derivante dalla gestione di una cessione del credito in ambito fallimentare. La ricorrente sosteneva che la banca avesse violato obblighi di mandato non opponendosi a un piano di riparto sfavorevole. Tuttavia, il contratto originale prevedeva una clausola di esonero totale per la banca, ponendo ogni onere di tutela del credito in capo all'acquirente. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la volontà contrattuale scritta prevale su presunti accordi verbali o condotte successive non univoche.
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Cessione Credito IVA Infrannuale: Fisco Perde, Impresa Vince
Un'impresa acquista un credito IVA trimestrale da un'altra società, ma l'Agenzia delle Entrate nega il rimborso sostenendo che solo i crediti annuali sono trasferibili. La Corte di Cassazione ha dato torto al Fisco, stabilendo che la cessione credito IVA infrannuale è pienamente legittima. Secondo i giudici, in assenza di un divieto esplicito, vale il principio generale del codice civile sulla libera trasferibilità dei crediti. La normativa fiscale citata dall'Agenzia non vieta la cessione, ma si limita a regolare le modalità con cui il Fisco può recuperare le somme dal nuovo creditore, presupponendo quindi che la cessione sia valida. Di conseguenza, l'impresa che ha acquistato il credito ha diritto al rimborso.
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Cessione del credito: tassazione e ritenute fiscali
Una contribuente ha acquistato crediti da lavoro dipendente vantati verso una società in fallimento. Al momento del pagamento da parte della curatela, è stata applicata la ritenuta d'acconto prevista per i redditi da lavoro. La contribuente ha richiesto il rimborso, sostenendo che la **cessione del credito** avesse trasformato la natura del reddito in 'reddito diverso', non soggetto a tale ritenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il trasferimento del credito non muta la sua natura fiscale originaria e che l'obbligo di ritenuta permane in capo al sostituto d'imposta anche se il pagamento avviene a favore di un terzo cessionario.
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Fideiussore consumatore: la tutela della Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che la qualifica di fideiussore consumatore deve essere determinata in base all'attività svolta dal garante e non da quella del debitore principale. Nel caso esaminato, alcuni garanti avevano contestato un decreto ingiuntivo bancario eccependo l'incompetenza territoriale del giudice. Mentre i giudici di merito avevano negato la tutela consumeristica poiché il debito garantito era di natura imprenditoriale, la Suprema Corte ha cassato la decisione. Il principio cardine è che se una persona fisica garantisce un debito per scopi estranei alla propria attività professionale, essa agisce come consumatore, beneficiando del foro competente presso la propria residenza.
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Cessione del credito e titolarità in giudizio
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento avanzata da una società fallita contro un ente pubblico, poiché il diritto era stato oggetto di una precedente **cessione del credito** a favore di un istituto bancario. La Corte ha chiarito che la titolarità del rapporto giuridico può essere verificata d'ufficio dal giudice se emerge dagli atti di causa, inclusi i documenti acquisiti dal Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) e non contestati tempestivamente. Anche in caso di cessione pro solvendo, l'effetto traslativo della titolarità è immediato, privando il cedente del potere di agire per l'adempimento.
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Rimborso IRES: la Cassazione chiarisce i termini
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che riconosceva a una società il diritto al Rimborso IRES per un credito acquistato da un fallimento. La Corte ha stabilito che l'erogazione del rimborso prima del ricorso non costituisce acquiescenza, poiché finalizzata a evitare l'esecuzione forzata. È stato inoltre chiarito che il credito diventa attuale con la chiusura del fallimento e la presentazione della dichiarazione finale, respingendo le eccezioni del Fisco sulla necessità di controlli preventivi automatizzati.
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Rimborso parziale: i rischi di mancata impugnazione
Una società ha impugnato il silenzio dell'Amministrazione Finanziaria dopo aver ricevuto un rimborso parziale di un credito IRES acquistato da una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha confermato che l'erogazione di un rimborso parziale, motivata dalla carenza documentale per la parte residua, costituisce un provvedimento di diniego implicito. Tale atto deve essere impugnato entro il termine perentorio di 60 giorni dalla sua comunicazione. La mancata impugnazione determina la decadenza dal diritto di contestare il mancato accoglimento integrale, rendendo inammissibile qualsiasi ricorso successivo basato sulla formazione del silenzio-rifiuto.
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Intervento adesivo dipendente: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un istituto bancario intervenuto in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La banca, avendo assunto la veste di terzo tramite un **intervento adesivo dipendente** a sostegno dei cessionari del credito, non dispone di un potere autonomo di impugnazione se la parte principale ha prestato acquiescenza alla sentenza. La decisione ribadisce che i poteri processuali dell'interventore accessorio sono subordinati a quelli della parte adiuvata, impedendo il ricorso in Cassazione qualora manchi un interesse giuridico diretto e autonomo sulla questione di merito.
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Azione revocatoria e prova della cessione del credito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due coniugi contro la sentenza che dichiarava inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale tramite azione revocatoria. Il punto centrale della decisione riguarda la legittimazione attiva di una società intervenuta nel processo come cessionaria del credito. La Suprema Corte ha rilevato che la prova della cessione del credito è stata prodotta tardivamente, solo con la comparsa conclusionale, violando le regole sulle preclusioni istruttorie. Il giudice d'appello non ha motivato correttamente su tale eccezione, rendendo necessaria la cassazione della sentenza con rinvio.
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