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Cessione Del Credito — Anno 2026

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111 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Cessione Del Credito

Provvedimenti

Cessione del diritto all’indennizzo: l’utilizzatore vince
Un'azienda utilizzatrice di un impianto in leasing subisce un incendio e chiede l'indennizzo alla compagnia assicurativa. L'assicuratore rifiuta il pagamento, eccependo che la polizza era stata stipulata dalla società di leasing (proprietaria del bene) e che mancava il suo consenso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'utilizzatrice. I giudici chiariscono che la specifica appendice contrattuale, firmata da tutte le parti, configurava una valida cessione del diritto all'indennizzo a favore dell'utilizzatrice. Di conseguenza, non era necessario alcun ulteriore consenso per liquidare il danno. La Suprema Corte cassa la sentenza d'appello e rinvia la causa per un nuovo esame, stabilendo che il trasferimento del credito derivante dalla polizza è pienamente efficace tra le parti.
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Cessione del TFR: l’azienda paga la finanziaria errata e si salva
Un lavoratore ottiene un prestito offrendo in garanzia la cessione del TFR e della quota di stipendio. Il datore di lavoro, nonostante la notifica, versa la liquidazione a un'altra finanziaria concorrente alla fine del rapporto. La società finanziaria creditrice agisce in giudizio per ottenere il pagamento. La Corte d'Appello condanna il datore di lavoro, ritenendo valida la cessione del TFR prima della fine del rapporto e non nullo il contratto. La Cassazione, pur confermando la piena validità della cessione del TFR e respingendo la tesi della nullità del prestito, accoglie il ricorso del datore di lavoro. I giudici d'appello hanno infatti commesso un'omessa pronuncia, ignorando le difese dell'azienda sul pagamento in buona fede al creditore apparente. La causa torna in appello per un nuovo esame.
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Cessione del credito: senza contratti scritti la banca perde
Un'azienda e i suoi fideiussori si oppongono a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca. Nel corso del giudizio interviene una società terza che dichiara di aver acquistato il debito. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l'intervento di quest'ultima perché non ha fornito la prova scritta dei contratti di cessione del credito, non bastando la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, anche il ricorso principale dell'azienda viene dichiarato improcedibile poiché i ricorrenti non hanno depositato la copia autentica della sentenza d'appello con la relata di notifica telematica entro i termini di legge. Di conseguenza, l'opposizione dei debitori fallisce definitivamente.
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Interessi moratori commerciali: la banca batte il Comune inerte
Una banca cessionaria ha agito contro un Comune per ottenere il pagamento di fatture energetiche e dei relativi interessi moratori commerciali ex D.Lgs. 231/2002. La Corte d'appello ha riconosciuto il credito ma ha fatto decorrere gli interessi solo dalla domanda giudiziale, ritenendosi vincolata al decreto ingiuntivo opposto, e ha omesso di pronunciarsi sulle spese e sulle restituzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo è a cognizione piena e non soffre di vincoli derivanti dalla fase monitoria. Inoltre, ha confermato che gli interessi moratori commerciali decorrono automaticamente dalle scadenze delle singole fatture, senza necessità di costituzione in mora. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Cessione del credito: il Comune paga il soggetto sbagliato e perde
Una società fornitrice di energia ha effettuato la cessione del credito verso un Comune a favore di una banca. La notifica della cessione è stata eseguita da un avvocato privo di idonea procura per i Comuni. Il Comune ha quindi pagato direttamente la società fornitrice. La banca ha agito in giudizio per ottenere il pagamento degli interessi di mora. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, stabilendo che la banca ha successivamente ratificato l'operato del notificatore con effetto retroattivo. Di conseguenza, la notifica della cessione del credito è valida e il Comune è tenuto a pagare gli interessi alla banca, poiché la ratifica sana la carenza di potere del rappresentante ed è rilevabile d'ufficio dal giudice come mera difesa.
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Cessione del credito: il timbro aziendale vincola la società
Il Debitore Ceduto si opponeva al decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca Cessionaria per il pagamento di alcune fatture emesse dalla Società Fornitrice, eccependo la presenza di vizi della merce e disconoscendo le firme di accettazione della cessione. I giudici di merito rigettavano l'opposizione per tardività della denuncia dei vizi e per mancata querela di falso contro i timbri societari presenti sui documenti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del Debitore Ceduto. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di cessione del credito, il disconoscimento della firma non basta se sul documento sono presenti timbri e carta intestata della società: in tal caso, è necessaria la querela di falso per contestarne la riferibilità all'ente. Inoltre, la tardiva denuncia dei vizi impedisce di opporre l'inadempimento al cessionario.
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Cessione del credito: l’INPS paga il soggetto sbagliato e perde
L'Azienda riceve dall'INPS una richiesta di contributi per due lavoratori. Questi ultimi effettuano una cessione del credito previdenziale a favore dell'Azienda per compensare parzialmente il debito. L'INPS accetta la cessione e rimodula il piano di rateazione dell'Azienda. Successivamente, l'INPS rimborsa erroneamente gli stessi crediti ai lavoratori originari e consente loro compensazioni tramite modello F24. L'ente previdenziale pretende quindi il pagamento della somma dall'Azienda. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'INPS, stabilendo che, una volta notificata la cessione del credito, i successivi rimborsi o compensazioni effettuati a favore dei lavoratori non sono opponibili all'Azienda. L'INPS perde la causa e deve farsi carico del proprio errore di pagamento.
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Interruzione della prescrizione: il debitore perde la causa
Un debitore si oppone al pagamento di un finanziamento residuo, sostenendo che il diritto di credito della società cessionaria fosse estinto per prescrizione. Il debito originario era garantito dalla cessione del quinto dello stipendio, ma il datore di lavoro era fallito. La società assicuratrice, dopo aver indennizzato la finanziaria, era subentrata nel credito ma non aveva notificato la surroga al curatore fallimentare. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del debitore, stabilendo che l'insinuazione al passivo effettuata dal creditore originario produce un effetto di interruzione della prescrizione con carattere permanente fino alla chiusura del fallimento. Tale effetto si estende automaticamente al nuovo creditore, anche in mancanza di comunicazione formale al curatore. Di conseguenza, la richiesta di pagamento è pienamente tempestiva e il debitore deve pagare.
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Cessione del credito o mandato? Chi deve pagare il fornitore
Una società fornitrice ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice per il pagamento di forniture commerciali. La debitrice si è opposta sostenendo che la fornitrice avesse effettuato una cessione del credito a favore della propria banca, perdendo così il diritto di agire. La Corte d'Appello ha invece accertato che tra la fornitrice e la banca vi era solo un mandato all'incasso legato a un'anticipazione su fatture. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, confermando che spetta al debitore dimostrare l'effettiva cessione del credito se vuole contestare la legittimazione del creditore originario. La semplice notifica della banca non basta a provare il trasferimento della titolarità del credito.
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Cessione del credito o pagamento? Il bonifico senza contratto
Una società terza versa 195.000 euro a una banca per sanare il debito di due persone, confidando nel successivo trasferimento dei crediti. Poiché la banca non formalizza l'atto notarile, la società avvia una causa chiedendo il risarcimento o la restituzione della somma, sostenendo che si trattasse di una cessione del credito. La banca si difende qualificando il versamento come adempimento del terzo, che estingue il debito senza trasferire garanzie. La Corte d'Appello rigetta le richieste della società. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: stabilire se vi sia stata una reale cessione del credito o un semplice pagamento del debito altrui richiede una valutazione dei fatti e dei documenti riservata esclusivamente ai giudici di merito, non ripetibile in sede di legittimità.
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Azione revocatoria: la cessione del credito non salva il trust
Un istituto bancario avvia un'azione revocatoria contro un debitore che ha conferito i propri immobili in un trust per sottrarli alla garanzia patrimoniale. Durante il processo, la banca cede il proprio credito a società terze. Il debitore sostiene che la cessione determini la perdita della legittimazione ad agire della banca e l'inammissibilità dell'intervento dei nuovi creditori. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del debitore e del trustee, confermando che, ai sensi dell'articolo 111 del codice di procedura civile, la cessione del credito in corso di causa non fa venir meno l'interesse e la legittimazione del creditore originario, e che i nuovi acquirenti del credito possono legittimamente intervenire nel processo beneficiando degli effetti della sentenza.
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Inefficacia del sequestro conservativo: no credito, no tutela
Un Acquirente stipula un preliminare con un'Azienda Venditrice, versando una caparra. Saltato l'affare, l'Acquirente cede parte del credito a una Società Cessionaria. Entrambi ottengono un sequestro conservativo sui beni della Venditrice. Successivamente, il Tribunale dichiara inefficace il preliminare e rigetta la domanda di condanna della Cessionaria, pur condannando la Venditrice a restituire la caparra all'Acquirente. La Corte d'Appello dichiara l'inefficacia del sequestro conservativo della Cessionaria, poiché il suo credito è stato dichiarato inesistente. La Cassazione conferma la decisione: se il giudizio di merito nega il diritto tutelato, la misura cautelare decade automaticamente. La correzione materiale della sentenza a favore dell'Acquirente non riattiva il sequestro della Cessionaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: banca sanzionata
Un istituto bancario, cessionario di crediti per forniture sanitarie, ha impugnato la sentenza d'appello che riduceva le somme dovute da un'azienda sanitaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità del ricorso per cassazione** per gravi difetti procedurali. La banca non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata a causa di file telematici corrotti e non ha formulato censure idonee, limitandosi a richiedere un riesame del merito. Avendo la banca insistito nel giudizio nonostante la proposta di definizione accelerata, la Corte l'ha condannata per responsabilità aggravata al pagamento delle spese legali, di una sanzione pecuniaria e di una somma aggiuntiva a favore della controparte.
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Contratti della Pubblica Amministrazione: niente firma, niente pagamento
Una società finanziaria ha richiesto a un Ente Locale il pagamento di oltre un milione di euro per forniture di energia elettrica, basandosi su richieste di attivazione firmate da un dirigente tecnico. L'Ente Locale si è opposto, eccependo la mancanza di un valido accordo scritto. La Corte d'Appello ha revocato il decreto ingiuntivo, rilevando che il firmatario non aveva i poteri di rappresentanza esterna e che le richieste erano atti meramente attuativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società finanziaria, confermando che per i contratti della Pubblica Amministrazione è indispensabile la forma scritta ad substantiam. Di conseguenza, in assenza di un contratto formale sottoscritto da un soggetto autorizzato, l'Ente Locale non è tenuto a pagare la somma richiesta, e la società finanziaria è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Nullità del mutuo di scopo: il capitale va comunque restituito
Un'azienda agricola e i suoi garanti si sono opposti a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per il pagamento di anticipi su fatture e cambiali agrarie. I debitori hanno eccepito la nullità dei finanziamenti agrari per deviazione dallo scopo e hanno chiesto il ricalcolo del saldo del conto corrente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori. La Corte ha confermato la nullità del mutuo di scopo per aver utilizzato le somme per ripianare debiti pregressi, ma ha stabilito che tale nullità non esime il debitore dall'obbligo di restituire il capitale erogato. Inoltre, ha ribadito che l'onere della prova per il ricalcolo del saldo del conto corrente grava sul correntista, il quale deve produrre tutti gli estratti conto.
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Cessione del credito: banca batte fallimento in Cassazione
Un'impresa editoriale ottiene un finanziamento bancario garantito dalla cessione del credito dei futuri contributi pubblici per l'editoria. Successivamente, l'impresa fallisce. Il curatore fallimentare contesta la cessione del credito alla banca, ritenendola inopponibile al fallimento perché avente ad oggetto un credito non ancora esistente al momento del fallimento stesso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del curatore. I giudici chiariscono che il diritto ai contributi pubblici sorge direttamente dalla legge al momento della domanda, e non con il successivo provvedimento di liquidazione della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, la cessione del credito era pienamente valida ed efficace prima del fallimento, poiché riguardava un credito già esistente, sebbene non ancora liquidato. Viene inoltre ritenuta legittima la compensazione operata dallo Stato tra i contributi dovuti e le somme da restituire per annualità precedenti.
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Cessione del credito: perché non puoi risolvere il contratto
Una società acquistava tramite cessione del credito i diritti derivanti da un contratto preliminare di vendita di un terreno. Successivamente, chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento, lamentando che l'immobile appartenesse anche a terzi. La Corte d'Appello respingeva la domanda, rilevando che il preliminare era collegato a un appalto e subordinato al collaudo delle opere, non ancora eseguito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la cessione del credito non trasferisce le azioni di risoluzione del contratto originario, spettanti solo in caso di cessione del contratto. Inoltre, l'inesigibilità del credito dovuta al mancato avveramento della condizione non ricade sulla garanzia del cedente, escludendo la mala fede poiché l'amministratore delle due società era lo stesso.
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Improcedibilità del ricorso: l’errore formale dell’ospedale
Un Ente Ospedaliero si oppone alla cessione di crediti per forniture sanitarie effettuata a favore di una Banca, sostenendo la necessità del proprio consenso in quanto pubblica amministrazione. La Corte d'Appello accoglie le ragioni della Banca, escludendo la natura pubblica dell'ente. L'Ente Ospedaliero propone ricorso in Cassazione, ma omette di depositare la relata di notifica della sentenza impugnata entro i termini di legge. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso ai sensi dell'articolo 369 del codice di procedura civile. I giudici chiariscono che il deposito della relata è un adempimento obbligatorio e non sanabile, volto a verificare la tempestività dell'impugnazione. L'Ente Ospedaliero viene quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Interessi moratori pubblica amministrazione: condannato il Comune
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Comune che si opponeva al pagamento di oltre 850 mila euro per forniture di energia elettrica in regime di salvaguardia. Il credito era stato ceduto a una banca. Il Comune contestava la regolarità del contratto, l'assenza di un preventivo impegno di spesa e la decorrenza automatica degli interessi moratori pubblica amministrazione senza una formale costituzione in mora. I giudici hanno stabilito che, nelle transazioni commerciali con la Pubblica Amministrazione, gli interessi moratori pubblica amministrazione decorrono automaticamente dal giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento, a partire dalla ricezione della fattura tramite il Sistema di Interscambio, senza necessità di una formale diffida ad adempiere.
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Cessione del credito: banca condannata a restituire 500mila euro
Una società cooperativa in concordato preventivo ha chiesto la restituzione di oltre 500.000 euro incassati da una banca. La banca aveva anticipato l'importo di una fattura trattenendo poi i successivi pagamenti del debitore a titolo di compensazione. Tuttavia, la cessione del credito non era stata notificata al debitore prima del deposito della domanda di concordato, né il contratto quadro aveva data certa. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della compensazione: senza notifica o accettazione con data certa anteriore alla procedura concorsuale, la cessione del credito non è opponibile ai creditori. La banca è stata quindi condannata a restituire l'intera somma alla società.
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